Filico di Corcira

Filico (in greco: Φίλικος; in latino: Philiscus Corcyraeus o Philiscus Epigrammaticus; fl. III secolo a.C.) è stato un poeta greco antico del III secolo a.C., uno dei sette poeti della Pleiade[1].

Biografia

Non si sa molto di Filico. Nato probabilmente a Corcira, l'odierna Corfù, sarebbe stato sacerdote di Dioniso e, come poeta tragico, avrebbe lavorato ad Alessandria d'Egitto alla corte di Tolomeo II Filadelfo, re dal 285 al 247 a.C.

Demetra, Museo Pio-Clementino

Opere

Opere teatrali

Altrettanto poco si sa dell'opera letteraria di Filisco.

Praticamente nulla si sa dell'opera di Filisco come drammaturgo. La Suda gli attribuisce 42 tragedie, ma non ne menziona nemmeno una. Dopo un'analisi approfondita dei titoli giunti fino a noi di opere attribuite a Filisco come poeta comico – Ἄδωνις (Adone), Διὸς γοναί (La nascita di Zeus), Θεμιστοκλῆς (Temistocle), Ὄλυμπος (Olimpo), Πανὸς γοναί (La nascita di Pan), Ἑρμοῦ καὶ Ἀφροδίτης γοναί (La nascita di Ermes e Afrodite), Ἀρτεμίδος καὶ Ἀπόλλωνος γοναί ([La nascita di] Artemide e Apollo) – Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff giunse alla conclusione che nessuna di esse sembrava adatta come soggetto di commedia, e che pertanto avrebbero potuto essere state effettivamente scritte da un poeta tragico; quindi tutte le opere sopra menzionate sono state definite comicosatyrica. Tuttavia, per quanto riguarda un titolo, Temistocle, possiamo essere certi che l'opera non fosse una commedia, bensì una tragedia ad ambientazione storica. L'altra potrebbe essere una tragedia intitolata Adone. Tragedie riguardanti questo mito, di origine siriana e popolari in epoca ellenistica, furono scritte dal tiranno di Siracusa Dionisio il Vecchio e anche da Tolomeo IV. La storia del doloroso amore di Afrodite e della morte del suo amato non era certo una trama naturale per una commedia.

Le tracce di un componimento letterario di Filisco di Corcira si possono trovare negli scoli agli Aratea di Germanico[2]. Questi scoli parlano di Dioniso reso folle, il quale, nel suo cammino verso l'oracolo di Dodona, viene aiutato ad attraversare un fiume da un gruppo di asini. Una di queste bestie, dotata dalla divinità del dono della parola umana, intraprende in seguito una disputa con Priapo dsul membro maschile. Questo componimento, che ridicolizza un culto di nuova moda, è stato classificato da Wilamowitz-Moellendorff come l'opera di un poeta lirico. Ciò sarebbe in qualche misura confermato dalla testimonianza di Cesio Basso: Philiscus conscripsit Cereri et Libero[3]. Si deve tuttavia riconoscere che questo soggetto si prestava idealmente anche alla trama di un dramma satiresco e, come tale, ricalcava effettivamente una convenzione del tutto classica. I protagonisti di un simile dramma sarebbero stati Dioniso e Priapo, oltre a un asino parlante, assunto in cielo tra le stelle.

Inno a Demetra

Gli si attribuiva l'ideazione dell'esametro coriambico, metro che dal suo nome veniva chiamato Philicio dai grammatici antichi[4], ma che secondo Efestione era stato già impiegato da Simmia di Rodi, sebbene non per interi poemi[5].

Di Filico ci resta un Inno a Demetra proprio in esametri coriambici proveniente da un papiro egiziano del III secolo a.C., contemporaneo pertanto al periodo della composizione, pubblicato parzialmente da Medea Norsa nel 1927[6] e completamente da Carlo Gallavotti nel 1931. Dell'Inno a Demetra rimangono 62 versi, dei quali 50 sono molto lacunosi[7][8]. L'identificazione è avvenuta grazie al primo verso, citato da Efestione. La maggior parte del carme è talmente lacunoso che non è possibile ricostruirne il contenuto.

L'apertura dell'inno è citata dal metricologo antico Efestione per illustrare la struttura del metro: «Alla dea della terra Demetra e a Persefone e a Climene offro in dono i canti che riguardano i loro misteri». Subito dopo, Filico si rivolgeva direttamente ai dotti dell'epoca (i filologi e i grammatici della corte alessandrina) rivendicando con orgoglio la novità della sua tecnica metrica: «Vi porto in dono, o filologi, questa composizione di Filico scritta in modo del tutto nuovo».

Invece[9] la sezione più estesa e interessante recuperata su papiro riguarda il celebre episodio del mito in cui la dea Demetra, disperata e in lutto per il rapimento della figlia Persefone, rifiuta cibo e onori. A rompere il silenzio doloroso della dea interviene Iambe dell'Attica, una vecchia e saggia chiacchierona che abita nella campagna. Iambe non offre alla dea i classici onori formali dei culti tradizionali, ma cerca di scuoterla e confortarla con schiettezza e ironia contadina:

«Ascolta, o dea, da me un buon consiglio,

da me, Iambe, che in Attica nacqui.
Senza futili giri di parole,
vissuta sono a lungo nei campi,
e sono vecchia del popolo e loquace.
Offrir ghirlande ed ampie coppe han scelto
e gelida acqua attinta alla sorgente.
Dono di donne – guardalo! – è sol erba,
che pasce solo i più paurosi cervi.
Ma nulla io curo questi onori inerti!
Se il tuo pianto vorrai placare alfine,
io ti libererò da quest'affanno.»

Iambe esorta poi a non trattare la dea con il "cibo per le capre" (alludendo ironicamente ai magri digiuni rituali), spiegando che la fame di una divinità non si cura con le privazioni ma con la vita, il riso e il nutrimento reale. Nel mito eleusino, saranno proprio le battute argute e la sfacciataggine di Iambe a far sorridere per la prima volta Demetra, sbloccando la sua disperazione e restituendo la fertilità alla terra.

Note

  1. ↑ Sono sette poeti alessandrini, sette come le stelle della costellazione delle Pleiadi, che nel III secolo a.C. furono inclusi nel Canone alessandrino
  2. ↑ 70.15.
  3. ↑ De metris, p. 263 Keil.
  4. ↑ Thomas Gaisford (a cura di), Scriptores latini rei metricae, manuscriptorum Codicum ope subinde refinxit Thomas Gaisford. Oxonii: E Typographeo Academico, 1837, p. 321 (on-line)
  5. ↑ Raffaele Cantarella, «Innografia religiosa». In: la letteratura greca dell'età ellenistica e imperiale. Firenze: Sansoni/Accademia, 1968, p. 134
  6. ↑ Mario Capasso (a cura di), Omaggio a Medea Norsa; premessa di Giorgio Zalateo, Napoli, Le edizioni dell'Elleboro, 1993.
  7. ↑ Carlo Gallavotti, Inno a Demetra di Filico, in "Studi Italiani di Filologia Classica", n. s., vol. 9 (1931), fasc. 1, pp. 37-60.
  8. ↑ Carlo Gallavotti, Dai papiri della Società italiana: 1282, Filico, Inno a Demetra, 1286, Hypotheseis di drammi euripidei, in "Papiri della Società italiana", vol. XII, fasc. II.
  9. ↑ Dal papiro PSI 1282 già citato.

Bibliografia

  • Hubert Cancik (a cura di). Der Neue Pauly, Enzyklopädie der Antike, Stuttgart: Metzler, 1996–2007, ISBN 3-476-01470-3, Vol. 9, p. 791.

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