Filippo Zaniberti

Filippo Zaniberti (Brescia, 1585 – 1636) è stato un pittore italiano, attivo prevalentemente a Venezia nella prima metà del XVII secolo..
Fu tra gli esponenti del tardo manierismo veneziano, inizialmente influenzato dalla pittura di Paolo Veronese e successivamente aperto alle novità del primo barocco. Tra le sue opere più note figurano il Banchetto di stato del doge Giovanni Corner, conservato alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, e la Verità scoperta dalla Giustizia e dal Tempo, realizzata per il Palazzo Ducale.
Biografia
Nato a Brescia nel 1585, fu condotto ancora fanciullo a Venezia, dove il padre lo affidò alla bottega di Sante Peranda. Qui compì la propria formazione artistica, rimanendo presso il maestro per circa un decennio, tra il 1599 e il 1609 circa.[1]
Terminato l'apprendistato collaborò inizialmente con il condiscepolo Matteo Ponzone, per poi avviare un'attività autonoma che gli procurò numerose commissioni nella città lagunare.[1] Tra gli incarichi più prestigiosi figurò la decorazione di una nuova sala di Palazzo Ducale, della quale si conserva il Banchetto di stato del doge Giovanni Corner, oggi alle Gallerie dell'Accademia di Venezia.[1]
Nel corso della carriera realizzò numerose opere per palazzi, chiese e collezioni private veneziane, molte delle quali sono andate perdute o risultano disperse.[1] Tra le opere conservate sono ricordate una pala per il duomo di Sebenico e una già attribuitagli nella chiesa dei Santi Faustino e Giovita di Brescia.[1] Quest'ultima attribuzione è stata tuttavia successivamente respinta dalla critica, che ha ricondotto il dipinto a Gian Giacomo Barbelli.[2]
La sua produzione si colloca nell'ambito del tardo manierismo veneziano e risente in particolare della lezione di Paolo Veronese. Nelle opere della maturità, tuttavia, il linguaggio pittorico mostra un progressivo aggiornamento verso soluzioni più moderne, come testimonia la tela della Verità scoperta dalla Giustizia e dal Tempo, eseguita per la sala della Quarantia Civil Nova di Palazzo Ducale, nella quale la critica ha rilevato anche l'influenza di Bernardo Strozzi.[1]
Note
- 1 2 3 4 5 6 Vittorio Moschini, ZANIBERTI, Filippo, su Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 28 giugno 2026.
- ↑ Begni Redona, p. 109.
Bibliografia
- Pier Virgilio Begni Redona, Pitture e sculture in San Faustino, in AA. VV. (a cura di), La chiesa e il monastero benedettino di San Faustino Maggiore in Brescia, Brescia, Editrice La Scuola, 1999.
- Marco Boschini, La carta del navegar pitoresco, Venezia, 1660, pp. 466 e seguenti. ISBN non esistente
- Enrico Calabi, La pittura a Brescia nel Seicento e Settecento, Brescia, 1935.
- Giuseppe Fiocco, La pittura veneziana del Seicento e Settecento, Verona, 1929.
- Federico Nicoli Cristiani, Della Vita delle pitture di Lattanzio Gambara; Memorie Storiche aggiuntevi brevi notizie intorno a' più celebri ed eccellenti pittori Bresciani, Brescia, Spinelli e Valgiti, 1807. ISBN non esistente
- Lawrence Barnett Phillips, The dictionary of biographical reference, Londra, Sampson, Low, Son, and Marston, 1871. ISBN non esistente
- Carlo Ridolfi, Le maraviglie dell'arte, a cura di Detlev von Hadeln, vol. 2, Berlino, 1924, pp. 274 e seguenti.
- Anton Maria Zanetti, Della pittura veneziana, Venezia, 1771, pp. 341 e seguenti. ISBN non esistente
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Vittorio Moschini, ZANIBERTI, Filippo, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1937.
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