Filippo de Vecchi
| Filippo de Vecchi vescovo della Chiesa cattolica | |
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| Incarichi ricoperti |
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| Nomina a vescovo | 19 settembre 1519[1] |
Filippo de Vecchi, o de Vegis, di Vegis (fl. 1519-1527), è stato un arcivescovo cattolico italiano[2].
Biografia
Dottore in diritto civile e canonico[3] e arciprete di Parenzo, venne nominato arcivescovo di Nasso il 19 (o 9) settembre 1519[1][2]; lo stesso anno divenne anche suffraganeo del vescovo di Brescia Paolo Zane, e il 21 ottobre 1522 è documentato come consacratore dell'altare della cappella del Santissimo Corpo di Cristo a Chiari, nel quale pose le reliquie dei santi vescovi bresciani Vigilio, Ottaziano e Tiziano. Già il mese dopo è però suffraganeo nella diocesi di Trento, al servizio di Bernardo Clesio, e il 5 novembre di quell'anno assolse dalla scomunica (nella quale era incorso dopo essersi indebitamente appropriato di alcuni beni della chiesa di Caprino) il canonico di Trento Francesco, conte d'Arco, che gli si presentò in ginocchio in cattedrale[2].
In quel periodo la riforma protestante stava prendendo piede in Europa, e alcuni testi cominciarono a circolare anche a Trento: appreso ciò, a capodanno del 1524 papa Clemente VII scrisse una breve sia al cardinal Clesio, sia a Filippo de Vecchi, esortando entrambi a far bruciare i testi eretici, punire i colpevoli ed essere più vigili; il Clesio, che era in Germania, scrisse a sua volta al suo suffraganeo e alle altre autorità trentine, rimproverandogli la negligenza nell'aver permesso "che una peste siffatta infettasse la sua città"[2].
Di Filippo de Vecchi ci sono giunti altri atti ufficiali (ad esempio, il 25 febbraio 1524 investì il proprio cappellano, Domenico de Preclaris, della cappella di San Sisinio in Palazzo Galasso, e nello stesso anno multò, sospese a divinis e fece incarcerare un tal prete Donato da Povo, reo di condurre una vita indegna della sua vocazione). Officiò inoltre alcune consacrazioni nel territorio del principato: nel 1525 consacrò la cappella del Rosario della pieve di Cavalese e riconciliò la chiesa dell'ospizio del passo San Pellegrino, profanata con spargimento di sangue; nel 1527 consacrò le chiese di San Vigilio a Lanza (Rumo) e Santi Pietro e Paolo a Mezzana e l'altare maggiore di quella di San Nicolò a Termenago; il 19 settembre di anno imprecisato consacrò anche l'altar maggiore della chiesa di San Giorgio di Croviana. Il clero locale però evitava di ricorrere ai suoi servigi, perché il suffraganeo caricava di spese i parroci e le chiese ed esigeva i compensi eccessivi per le sue funzioni; le lamentele giunsero infine all'orecchio di Bernardo Clesio che, pur rilevando la difficoltà nel trovare un sostituito adatto e rammaricandosi che anche i due precedenti suffraganei fossero durati assai poco, nell'agosto 1526 decise di licenziarlo; egli rimase comunque in carica sino alla fine del 1527, quando venne sostituito da Girolamo Vascherio[2].
Secondo Eubel il titolo di arcivescovo di Nasso passò nel gennaio 1524 a Giacomo Coppo, mentre Weber cita alcuni documenti secondo i quali il De Vecchi lo tenne sino al novembre 1527[2].
Note
- 1 2 (EN) David Cheney, Archbishop Filippo di Vegis †, su Catholic-Hierarchy.org. URL consultato il 1º ottobre 2025.
- 1 2 3 4 5 6 Weber, pp. 90-95.
- ↑ Storia del Trentino, p. 432.
Bibliografia
- Storia del Trentino: L'età moderna, Il Mulino, 2001.
- Simone Weber, I vescovi suffraganei della Chiesa di Trento, Trento, Aor, 1932.
Collegamenti esterni
- (EN) David M. Cheney, Filippo de Vecchi, in Catholic-Hierarchy.org.
- (EN) Filippo de Vecchi, in GCatholic.org.
