Florilegium

Frontespizio del Florilegium amplissimum et selectissimum di Emanuel Sweert.

Nel latino medievale, un florilegium (plurale: florilegia) era una raccolta di citazione o sententiae da altri scritti che deriva dalla tradizione del commonplace book. La parola deriva dall'unione del latino flos (fiore) e legere (raccogliere): letteralmente una raccolta di fiori, o una collezione di estratti dal corpo di un'opera più ampia. La parola rendeva letteralmente il greco anthologia (ἀνθολογία; "antologia"), con lo stesso significato etimologico.

Uso medievale

I florilegi medievali erano raccolte sistematiche di brani tratti principalmente dagli scritti dei Padri della Chiesa, da autori paleocristiani, anche da Aristotele e talvolta da scrittori classici. Un esempio emblematico è il Manipulus florum di Tommaso d'Irlanda, completato all'inizio del XIV secolo. Lo scopo era quello di raccogliere brani che illustrassero determinati argomenti, dottrine o temi. Dopo il periodo medievale, il termine fu esteso a qualsiasi miscellanea o compilazione di carattere letterario o scientifico.

Comprendevano estratti di scritti di autori antichi e medievali, per lo più in versi, ma non mancavano anche opere di prosa.

I florilegi erano utilizzati nell'insegnamento e nella scrittura. Di norma, un estensore scriveva i versi che gli piacevano traendoli da varie poesie. Gli estratti, spesso modificati in termini di testo, erano solitamente organizzati in ordine alfabetico o di argomento. In questo modo, i florilegi fornivano informazioni sulla popolarità degli autori. D'altra parte, l'uso dei florilegi da parte di scrittori meno colti serviva a simulare una maggiore conoscenza della letteratura. Copie frequenti con abbreviazioni, modifiche e aggiunte rendevano più difficile la ricerca filologica.[1]

Cataloghi botanici

Il termine florilegium si applica anche letteralmente a un trattato sui fiori, o a libri medievali dedicati alle piante ornamentali, a quelle medicinali o ritenute di grande utilità (descritte negli erbari).[2]

L'emergere dell'illustrazione botanica come genere artistico risale al XV secolo, quando vennero stampati erbari (libri che descrivevano gli usi culinari e medicinali delle piante) contenenti illustrazioni di fiori. Con il progredire delle tecniche di stampa e l'arrivo di nuove piante in Europa dalla Turchia ottomana nel XVI secolo, individui facoltosi e giardini botanici commissionarono ad artisti di registrare la bellezza di queste piante esotiche nei Florilegia.[3] Questi ultimi ebbero un forte sviluppo nel XVII secolo, quando furono creati per ritrarre piante rare ed esotiche provenienti da luoghi lontani. I florilegi moderni cercano di registrare collezioni di piante, spesso ormai in via di estinzione, all'interno di un particolare giardino o luogo. Sono tra i libri più sontuosi e costosi a causa di tutto il lavoro necessario per produrli.

Impiego

Il termine si applica in particolare a:

  • una raccolta di dipinti di piante accurati dal punto di vista botanico e realizzati da illustratori a partire piante reali;
  • un'antologia patristica nella letteratura cristiana;
  • il titolo di una rivista scientifica pubblicata annualmente dalla Società canadese dei medievisti (Société canadienne des médiévistes)[4];
  • il titolo di varie antologie letterarie, ad esempio di Giovanni Stobeo;
  • il titolo di alcune raccolte di composizioni musicali, ad esempio, di Georg Muffat.

Note

  1. ↑ Ekkehard Mühlenberg, Franz Brunhölzl: Florilegien. In: Theologische Realenzyklopädie Online. De Gruyter: Berlin, New York 2010 (in 36 Textbänden 1976–2004)
  2. ↑ Jackson, Benjamin D. 1900. A Glossary of Botanical Terms. London: Duckworth & Co. p. 102.
  3. ↑ The Shirley Sherwood Gallery of Botanical Art, su kew.org, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 25 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 2 gennaio 2011).
  4. ↑ Florilegium, Università del New Brunswick

Bibliografia

Sulle raccolte di brani di testo

  • Florilegien. Genese, Wirkungsweisen und Transformationen frühneuzeitlicher Kompilationsliteratur. In: Wissensspeicher der Frühen Neuzeit: Formen und Funktionen, hrsg. von Frank Grunert und Anette Syndikus, Walter de Gruyter, Berlin 2015, S. 97–138.
  • Gilbert Heß: Formen der Validierung in frühneuzeitlichen Florilegien. In: Eule oder Nachtigall? Tendenzen und Perspektiven kulturwissenschaftlicher Werteforschung, hrsg. von Marie Luisa Allemeyer u. a., Wallstein, Göttingen 2007, S. 73–103.
  • Philipp Otto Roelli: Asketische Schriften des Mönchs Markos (s. XIII). Zürich 2009.zora.uzh.ch/ (PDF, 5,6 MB, Einleitung, Erstedition und Übersetzung eines Florilegiums und dreier Sermones. Universität Zürich, Kunst-Fakultät, 2009, MB, 23. Juni 2018)
  • Loris Sturlese: Philosophische Florilegien im mittelalterlichen Deutschland. In: Ders., Homo divinus: philosophische Projekte in Deutschland zwischen Meister Eckhart und Heinrich Seuse, Kohlhammer, Stuttgart 2007, S. 155–168, ISBN 978-3-17-019790-9.

Sui cataloghi botanici

  • Benjamin Bühler, Stefan Rieger: Das Wuchern der Pflanzen: Ein Florilegium des Wissens. Frankfurt a. M.: Suhrkamp, 2009.

Voci correlate

Altri progetti