Fons Vitae (Avicebron)

Fons Vitae
AutoreAvicebron
1ª ed. originale1049
Generedialogo
Sottogenerefilosofico
Lingua originalearabo e in seguito tradotto in ebraico

Fons Vitae[1][2] è un dialogo filosofico neoplatonico scritto da Avicebron filosofo e teologo ebreo-spagnolo di al-Andalus.

In origine scritto in arabo con il titolo Yanbu' al-Hayat (arabo: ينبوع الحياة), fu poi tradotto in ebraico da Samuel ben Judah ibn Tibbon: (מקור חיים, lett. "Fonte della vita") (cfr Salmi 36,10).

Contenuto

Il contenuto filosofico dell'opera si sviluppa attraverso un dialogo tra maestro e discepolo sulla natura della Creazione e su come comprendere ciò che siamo (la nostra natura) possa aiutarci a sapere come vivere (il nostro scopo). Il suo fine quindi è comprendere la natura dell'essere umano, la ricerca della conoscenza, e l'attuazione delle buone azioni dellessere umano stesso. L'opera si distingue nella storia della filosofia per aver introdotto la dottrina secondo cui tutte le cose, compresa l'anima e l'intelletto, sono composte di materia e forma, e per la sua enfasi sulla volontà divina.

Nelle frasi conclusive della Fons Vitæ (5.43, p. 338, riga 21), Avicebron descrive ulteriormente questo stato di “ritorno” come una liberazione dalla morte e un'adesione alla fonte della vita.

Struttura e temi dell'opera

Fons Vitae si compone di cinque sezioni:

  • Materia e forma in generale e loro relazione nelle sostanze fisiche (substantiæ corporeæ sive compositæ);
  • La sostanza che sta alla base della corporeità del mondo (de substantia quæ sustinet corporeitatem mundi);
  • Prove dell'esistenza di intermediari tra Dio e il mondo fisico (substantiæ simplices, lett. "intelligibiles");
  • Prove che anche questi “intelligibili” sono costituiti di materia e forma;
  • Materia universale e forma universale.

Fons Vitæ presuppone che la base dell'esistenza e la fonte della vita in ogni cosa creata sia una combinazione di "materia" (materia universalis) e "forma".).tutto ciò che esiste può essere ridotto a tre categorie: Dio; materia e forma (cioè Creazione); volontà (un intermediario). Tutti gli esseri creati sono costituiti da forma e materia. Ciò vale sia per il mondo fisico (substantiis corporeis sive compositis) che per il mondo spirituale (substantiis spiritualibus sive simplicibus), che sono quest'ultimo l'anello di congiunzione tra la prima sostanza (cioè la Divinità, essentia prima) e il mondo fisico (substantia, quæ sustinet novem prædicamenta, lett. "sostanza divisa in nove categorie"). Materia e forma sono sempre e dovunque nel rapporto di “sustinens” e “sustentatum”, “propriatum” e “proprietas”: substrato e proprietà o attributo.

Lingua

L'opera è stata composta in arabo, una redazione di cui non sopravvivono copie. Fu preservata per secoli da una traduzione in latino effettuata nell'anno 1150 da Abraham ibn Daud e Dominicus Gundissalinus, quest'ultimo l primo direttore ufficiale della Scuola di Traduttori di Toledo patrocinata da Alfonso X il Saggio. Nel XIII secolo, Shem Tov ibn Falaquera scrisse una epitome in ebraico della Fons Vitæ, mentre una traduzione completa del testo latino in lingua ebraica si sarebbe avuta solo nel 1926.

Importanza dell'opera

La Fons Vitae di Avicebron costituisce una delle opere fondamentali della filosofia ebraica medievale e un esempio importante della filosofia ebraica in ambito neoplatonico.

Note

Controllo di autoritàVIAF (EN) 310535756 · GND (DE) 4590776-6 · BNE (ES) XX2196502 (data) · BNF (FR) cb14494367b (data)