Forte Gabrielli

Beato Forte Gabrielli
Immagine del beato Forte Gabrielli nell'Eremo dei Camaldoli a Napoli
 

Religioso

 
NascitaGubbio
MorteFonte Avellana, 9 maggio 1040
Venerato daChiesa cattolica
Beatificazione17 marzo 1756 da papa Benedetto XIV (conferma del culto)

Forte Gabrielli (Gubbio, 970 – Fonte Avellana, 9 maggio 1040) è stato un religioso italiano. Il suo culto come beato fu confermato da papa Benedetto XIV nel 1756.

Biografia

Originario di Gubbio, membro della nobile famiglia dei Gabrielli, si ritirò a condurre vita eremitica in una cella sul monte Scheggia;[1] in seguito, si pose sotto la direzione di san Lodolfo trasferendosi nel monastero camaldolese di Fonte Avellana, dove morì sotto il priorato di Guido d'Arezzo.[2]

Il pensiero

«Gli agiografi, tra cui il Piccotti, citato dallo Jacobilli, ci dicono che Forte era solito affermare che l'uomo ha due nemici: il suo corpo ed il mondo; per domare il primo nemico, le armi adatte erano la castità contro i morsi della carne e la povertà contro le bramosie materiali. Per sconfiggere il secondo, l'unica arma era l'eremitaggio».[3]

Culto

Pompeo Batoni. Madonna in trono con Santi e Beati della famiglia Gabrielli di Gubbio (1732). Roma, Chiesa di San Gregorio al Celio (il Beato Forte è in primo piano a sinistra)

Nel XV secolo sul suo eremo del monte Scheggia fu innalzata una chiesa, detta di Santa Maria in Monte, dove Forte Gabrielli era già onorato con il titolo di santo.[1]

Nel 1732, il suo omonimo discendente, Forte Gabrielli di Gubbio conte di Baccaresca, commissionò a Pompeo Batoni una pala d'altare per la cappella Gabrielli nella chiesa camaldolese di San Gregorio Magno al Celio, a Roma. L'opera, intitolata Madonna in trono con Santi e Beati della famiglia Gabrielli di Gubbio, rappresenta il Beato Forte insieme a San Rodolfo Gabrielli, alla Beata Castora Gabrielli e al Beato Pietro Gabrielli.[4]

Nel 1740, in occasione del settecentesimo anniversario della morte del Beato Forte, lo stesso conte Forte Gabrielli commissionò a Carlo Innocenzo Frugoni un poema agiografico, intitolato Per il Beato Forte Gabrielli da Gubbio eremita e monaco, celebrandosi dal signor conte Gabrielli suo discendente il compimento del settimo secolo di sua beata memoria.[5]

Il suo culto come beato fu confermato da papa Benedetto XIV il 17 marzo 1756.[2]

Due anni dopo, nel 1758, un religioso e storico eugubino, Rinaldo Reposati, dedicò un breve trattato biografico al Beato Forte, la Vita del Beato Forte Gabrielli da Gubbio eremita.[6]

Il suo corpo è esposto e venerato nella cattedrale di Gubbio.[2]

Il suo elogio si legge nel Martirologio romano al 9 maggio.

Note

  1. 1 2 Giovanni Lucchesi, BSS, vol. V (1964), col. 972.
  2. 1 2 3 Giovanni Lucchesi, BSS, vol. V (1964), col. 973.
  3. ↑ Pietro Vispi, Profili agiografici. I Santi, Beati, Venerabili e Servi di Dio della Chiesa Eugubina, Gubbio 2008, p. 48.
  4. ↑ Edgar Peters Bowron, Peter Björn Kerber. Pompeo Batoni. Prince of Painters in Eighteenth-century Rome. Yale University Press, 2007.
  5. ↑ Supplemento alle opere poetiche del signor abate Carlo Innocenzio Frugoni, fra gli Arcadi Comante Eginetico, Segretario Perpetuo della Reale Accademia delle Belle Arti, Compositore e Revisore degli spettacoli teatrali di S. A. R. il Signor Infante Duca di Parma, Piacenza, Guastalla ec. ec. ec. Parma, dalla Stamperia Reale MDCCLXXIX (1779).
  6. ↑ Vita del Beato Forte Gabrielli da Gubbio eremit, ove specialmente si esamina il punto se egli sia stato monaco ed eremita dell'Avellana, oppure semplice solitario negli Appennini presso alla terra della Scheggia. Operetta del sacerdote Don Rinaldo Reposati di Gubbio. In Gubbio, MDCCLVIII (1758). Per Giuseppe Bartolini Stampatore Vescovile, del Sant'Uffizio, e Pubblico. Con licenza de' Superiori.

Bibliografia

  • Filippo Caraffa e Giuseppe Morelli (curr.), Bibliotheca Sanctorum (BSS), 12 voll., Istituto Giovanni XXIII nella Pontificia Università Lateranense, Roma 1961-1969.
  • Ludovico Jacobilli, Vite de' Santi e Beati dell'Vmbria, e di quelli i corpi de' quali riposano in essa provincia, Foligno, 1656.

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