Forte VII
| Forte VII campo di sterminio | |
|---|---|
| Nome originale | Konzentrationslager Posen |
| Stato | |
| Stato attuale | |
| Città | Poznań |
| Coordinate | 52°25′01″N 16°52′05″E |
| Costruzione | 1876-1880 |
| Attività | 1939-1944 |
| Gestito da | Gestapo, SS |
| Comandanti | Herbert Lange |
| Camere gas | 1 |
| Detenuti | 18 000-45 000 |
| Vittime | 4 500-20 000 |
| Sito web | www.poznan.pl/mim/public/turystyka/object.html?id_cz=12&id_klasy=202&id_obiektu=15744 |
Il Forte VII, ufficialmente Konzentrationslager Posen, fu un campo di concentramento e di sterminio nazista operativo tra il 1939 e il 1944 a Poznań, nella Polonia occupata. Situato in uno dei forti ottocenteschi della città, fu teatro della morte di un numero di persone compreso, secondo le stime, tra le 4 500 e le 20 000, in gran parte civili polacchi della regione.
Il campo
Il Forte VII (noto come Fort VII Colomb tra il 1902 e il 1918) fu una delle strutture difensive realizzate attorno a Poznań dalle autorità prussiane alla fine del XIX secolo.[1] Costruito tra il 1876 e il 1880, subì ammodernamenti nel biennio 1887-1888, durante la seconda fase del piano Festung Posen. Nel periodo tra le due guerre mondiali perse la sua funzione militare e fece da magazzino.[2][3][4]
Dopo l'invasione tedesca della Polonia nel settembre 1939 il Forte VII fu designato come sede del primo campo di concentramento nella Polonia occupata, con il nome di Konzentrationslager Posen.[2] La sua istituzione è attribuita alla decisione del Reichsstatthalter del Reichsgau Wartheland, Arthur Greiser. Il campo entrò in funzione nell'ottobre 1939 e ospitò principalmente i prigionieri polacchi provenienti dalla regione della Wielkopolska. Tra questi figuravano numerosi esponenti dell'intellighenzia locale, attivisti politici, nonché veterani della rivolta della Grande Polonia (1918-1919) e delle rivolte della Slesia.
In un primo momento le esecuzioni avvenivano generalmente entro una settimana dall'arrivo dei detenuti. Nell'ottobre 1939 il chimico delle SS August Becker condusse presso il forte i primi esperimenti di esecuzione tramite monossido di carbonio;[5][6] circa 400 persone, tra pazienti e personale medico degli ospedali psichiatrici di Poznań, furono uccise nel bunker 17, una camera a gas sperimentale.[3] Lo sterminio dei malati di mente fu coordinato dall'SS-Sturmbannführer Herbert Lange, già membro dell'Einsatzgruppe VI durante l'Operazione Tannenberg.[7] L'esperienza maturata da Lange nel Forte VII e nei successivi massacri di Owińska (1 100 pazienti),[8] Kościan (2 750 pazienti) e Działdowo (1 558 pazienti e 300 civili polacchi) lo portò a diventare il primo comandante del campo di sterminio di Chełmno (rimase in carica fino all'aprile 1942).[4][9][10][11]
A metà novembre 1939 la struttura cambiò nome in "prigione della Gestapo e campo di transito" (in tedesco Geheime Staatspolizei Staatspolizeileitstelle Posen. Übergangslager – Fort VII). In questa fase i detenuti rimanevano nel campo solitamente per circa sei mesi prima di affrontare la condanna a morte, o lunghe pene detentive, o il trasferimento verso campi di concentramento più ampi, tra cui Dachau e Auschwitz. Tra i prigionieri di questo periodo c'erano numerosi attivisti politici e militari dello Stato clandestino polacco.[3][4]
Il decreto di Himmler del 28 maggio 1941 assegnò al complesso la denominazione di "prigione di polizia e campo di lavoro correzionale" (in tedesco Polizeigefängnis der Sicherheitspolizei und Arbeitserziehungslager). In questa fase crebbe la categoria dei cosiddetti niedzielnicy (dal polacco niedziela, "domenica"): si trattava di lavoratori detenuti temporaneamente tra la fine del turno del sabato e l'inizio di quello del lunedì, come misura punitiva per le violazioni della disciplina lavorativa.[3]
Numero dei detenuti e decessi
In media, il campo ospitava contemporaneamente tra i 2 000 e i 2 500 prigionieri, sorvegliati da circa 400 militari delle SS. La struttura disponeva di 27 celle maschili e 3 femminili. Secondo le stime del Muzeum Martyrologii Wielkopolan Fort VII, vi transitarono circa 18 000 persone, con un bilancio finale di 4 500 vittime. Altre ricostruzioni storiche elevano a 45 000 il numero totale e a circa 20 000 quello dei decessi, causati da esecuzioni sommarie (fucilazioni e impiccagioni), dall'uso di camere a gas, oltre che da torture, maltrattamenti e malattie contagiose.[3]
Il 20 ottobre 1939 al Forte VII furono eseguite le prime condanne a morte contro i cittadini ebrei di Poznań. Diverse esecuzioni di ebrei avvennero nel forte e nelle località vicine come Buk e Kornik, ma la maggior parte della popolazione ebraica locale fu deportata nel distretto di Lublino, per poi trovare la morte nei campi di sterminio di Belzec o Sobibor. Dato che verso la fine del conflitto i tedesci distrussero quasi tutti gli archivi, i registri ufficiali riportano solo 479 decessi. Oltre ai cittadini polacchi e sovietici, nel forte furono internati anche quelli provenienti da Jugoslavia, Francia, Regno Unito e alcuni oppositori tedeschi.[3]
Condizioni di vita
Il Forte VII era noto per la particolare durezza del regime carcerario, dovuta anche all'elevato rapporto tra sorveglianti e detenuti (circa uno ogni cinque). Si viveva in celle sovraffollate, buie e insalubri: in ambienti di soli 20 × 5 metri venivano stipati dai 200 ai 300 uomini. Le celle femminili, situate nei livelli inferiori, erano soggette a frequenti allagamenti che raggiungevano l'altezza del ginocchio.[3]
Fino alla metà del 1942 i detenuti dormivano direttamente sul pavimento o su paglia, in totale assenza di servizi igienici minimi. Tali condizioni favorirono la diffusione di parassiti e gravi epidemie, in particolare di tifo esantematico, che in due diverse occasioni arrivò a uccidere l'80% della popolazione carceraria. Le guardie SS sottoponevano i prigionieri a costanti umiliazioni e violenze. Tra le pratiche più brutali è documentata la cosiddetta Scala della morte (in polacco schody śmierci): i detenuti venivano costretti a risalire di corsa la scala del forte trasportando pesanti pietre, mentre le guardie li colpivano o li calpestavano dall'alto. Nonostante il Forte VII fosse classificato come campo dove ufficialmente non si prestava attività lavorativa, molti prigionieri furono impiegati forzatamente in officine clandestine interne. In questo contesto si verificò l'unica evasione documentata, quella di Marian Szlegel, che riuscì a fuggire sfruttando un momento di allentamento della sorveglianza durante i turni di lavoro.[3]
Le esecuzioni erano quotidiane, con una media stimata di 7-9 fucilazioni al giorno, a cui si aggiungevano impiccagioni di massa e trasferimenti verso luoghi di esecuzione esterni al perimetro del forte. Molti di coloro che sopravvissero alla detenzione nel Forte VII perirono successivamente dopo il trasferimento in altri campi di concentramento.[3]
Chiusura
A partire dal marzo 1943, ebbe inizio il graduale smantellamento del campo per consentire lo sfruttamento del sito a scopi industriali. I prigionieri furono impiegati nella costruzione di un nuovo centro di detenzione a sud di Poznań, presso Żabikowo (in tedesco Poggenburg), dove i restanti deportati vennero trasferiti il 25 aprile 1944.[8] Gli spazi del Forte VII furono occupati dalla Telefunken, che vi stabilì una fabbrica per la produzione di apparecchiature radio destinate a sottomarini e velivoli militari.[3][4]
Al termine del conflitto la struttura fu inizialmente utilizzata dall'esercito polacco come deposito. Nel 1976 le autorità decisero di trasformarla in un luogo di memoria dedicato alle vittime dell'occupazione nazista. Il 13 agosto 1979 fu ufficialmente inaugurato il Muzeum Martyrologii Wielkopolan Fort VII (Museo della martirologia dei polacchi della Grande Polonia),[12] con l'obiettivo di preservare la storia del campo e documentare le atrocità commesse durante il periodo bellico.[2][4]
Note
- ↑ Fort VII Colomb - Poznan.pl, su www.poznan.pl. URL consultato il 24 dicembre 2025.
- 1 2 3 (DE) Fort VII Colomb | Poznan.pl, su www.poznan.pl. URL consultato il 23 dicembre 2025.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 (PL) Luiza Szumiło e Leszek Wróbel, Muzeum Martyrologii Wielkopolan - Fort VII, su Wielkopolskie Muzeum Walk Niepodległościowych w Poznaniu, 26 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 26 aprile 2014).
- 1 2 3 4 5 Memorialmuseums, su www.memorialmuseums.org. URL consultato il 24 dicembre 2025.
- ↑ Epstein, p. 175.
- ↑ (FR) Johan Puttemans, Le Fort VII ou le martyrologe de Poznań, in Témoigner. Entre histoire et mémoire. Revue pluridisciplinaire de la Fondation Auschwitz, n. 132, 2 maggio 2021, pp. 36–45, DOI:10.4000/temoigner.9868. URL consultato il 24 dicembre 2025.
- ↑ Artur Hojan e Cameron Munro, Nazi Euthanasia Programme in Occupied Poland 1939-1945, su The Tiergartenstrasse 4, 2015. URL consultato il 2 luglio 2015.
- 1 2 Holocaust Historical Society, su www.holocausthistoricalsociety.org.uk. URL consultato il 24 dicembre 2025.
- ↑ Epstein, p. 145.
- ↑ Friedlander, p. 138.
- ↑ Holocaust Research Project.org, Lange, Herbert; SS-Hauptsturmführer, su holocaustresearchproject.org, Holocaust Education & Archive Research Team, 2007. URL consultato il 13 maggio 2013.
- ↑ Muzeum Martyrologii Wielkopolan – Fort VII – Muzeum Martyrologii Wielkopolan – Fort VII, su fortvii.eu. URL consultato il 24 dicembre 2025.
Bibliografia
- (EN) Catherine Epstein, Model Nazi - Arthur Greiser and the Occupation of Western Poland, New York, Oxford University Press, 2010, ISBN 978-0-19-964653-1.
- (EN) Henry Friedlander, The Origins of Nazi Genocide: From Euthanasia to the Final Solution, UNC Press, 1997, ISBN 978-0-8078-4675-9.
Altri progetti
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Forte VII
Collegamenti esterni
- (PL, DE, EN) Sito ufficiale, su poznan.pl.
- (EN) Paweł Głuszek, ARTICLE: Fort VII in Poznań. Laboratory of Murder, su eng.ipn.gov.pl, 12 giugno 2023.
- (EN) Chef der SIPO und des SD Umwandererzentralstelle Posen (UWZ) (Sygn. 68), su collections.ushmm.org.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 236575410 · LCCN (EN) n2016037785 · GND (DE) 4723706-5 |
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