Francesco Cito

Francesco Cito (Napoli, 5 maggio 1949) è un fotografo, fotoreporter e giornalista italiano.

Tra i migliori fotoreporter del mondo[1][2], è stato vincitore di due World Press Photo[3]. Noto per i suoi reportage di guerra ha documentato la Guerra in Afghanistan, la Prima intifada, la Guerra del Golfo in Iraq, le Guerre jugoslave in Bosnia e altre zone di guerra[3]. Ha fotografato la Napoli della camorra e del contrabbando, le proteste dei minatori inglesi[4] e la contestazione punk, la Sardegna rurale e il Palio di Siena[3].

Biografia

Nato a Napoli nel Rione Sanità[3], dopo aver interrotto gli studi, nel 1972 si stabilisce a Londra dedicandosi alla fotografia. Nel 1975 viene assunto dal magazine Radio Guide, per cui segue il debutto europeo di Santana[5]. Nello stesso anno per il Sunday Times realizza la sua prima copertina con il reportage La Mattanza[6] e nel 1978 a Napoli realizza un reportage sul contrabbando di sigarette[7], fotografando direttamente a bordo dei motoscafi l'attività illecita[5].

In seguito all'occupazione sovietica, è tra i primi reporter a raggiungere l’Afghanistan nel 1980, dove con i mujaheddin percorre a piedi oltre 1200 chilometri[8].

Un suo reportage sulla camorra realizzato a Napoli tra il 1982 ed il 1983 è stato pubblicato in tutto il mondo, da riviste come Epoca, Stern, Life e Zeit Magazine[9]. Lo stesso Epoca nel 1983 lo invia sul fronte libanese per un reportage sul conflitto interno all’OLP, dove è stato l’unico a documentare la caduta del campo profughi di Beddawi, ultima roccaforte di Arafat[2].

Dal 1984 inizia a lavorare sulle condizioni del popolo palestinese nei territori occupati, restando per ben tre volte ferito tra l’inizio della prima intifada (1987-88) ed il 1994, mentre nel 1989 rientra clandestinamente in Afghanistan per documentare la ritirata Sovietica per il Venerdi di Repubblica.

Durante la prima guerra del Golfo è tra i primi a raggiungere la penisola arabica nel 1990, rimanendovi fino al termine del conflitto nel marzo 1991. Ha seguito anche i vari conflitti dei Balcani recandosi in Bosnia, Kosovo ed Albania.

In Italia ha seguito le vicende di mafia e camorra ed aspetti sociali come il Palio di Siena[2].

Nel 2002, nonostante il coprifuoco, riesce ad entrare e a raccontare il campo profughi di Jenin e, in seguito quello di Betlemme.

Tra il 2004 e il 2005 è stato a Gaza, Nablus, Ramallah, Betlemme e Abu Dis[10].

Nel 2012 ha realizzato un lavoro fotografico sugli artigiani dell'azienda orafa francese Van Cleef & Arpels[11].

Riconoscimenti

  • 1995 il World Press Photo gli conferisce il terzo premio Day in the Life per il Neapolitan Wedding story
  • 1996 il World Press Photo gli conferisce il primo premio per il Palio di Siena
  • 1997 l'Istituto Abruzzese per la storia d'Italia contemporanea, gli conferisce il premio Città di Atri per l'impegno del suo lavoro sulla Palestina
  • 2001 il Leica Oskar Barnak Award lo segnala con una Menzione d'Onore per il reportage Sardegna
  • 2004 riceve il premio Città di Trieste per il reportage
  • 2005 riceve il premio: La fibula d'oro, a Castelnuovo Garfagnana (LU)
  • 2005 riceve il premio Werner Bischof Il flauto d'argento ad Avellino
  • 2006 l'associazione FIAF lo insigna del titolo Maestro della fotografia italiana
  • 2006 vince il premio Bari photocamera
  • 2007 riceve il premio Benevento
  • 2009 vince il premio San Pietroburgo (Russia)
  • 2009 insignito del premio Antonio Russo per il reportage di guerra (Pescara)
  • 2013 vince il primo premio Canon - Mondadori

Pubblicazioni

  • L'isola al di la dal mare, 2003.
  • Immagini come parole, 2005. ISBN 88-6007-016-3
  • Il palio: fotografie di Francesco Cito: dal 11 al 26 giugno, 2005.
  • Neapolitan wedding, 2010.
  • Franciacorta: un vino, una terra, 2010.
  • Afghanistan la guerra infinita, 2013. ISBN 978-88-6541-352-4
  • Terra dell'Osso: indagine sull'Irpinia, 2025. ISBN 9791280884343

Note

  1. ↑ Carlo Franza, Francesco Cito. Matrimonio Napoletano. Una superba galleria fotografica alla Biblioteca Universitaria di Genova, su ilgiornale.it, 3 dicembre 2017 (archiviato il 16 marzo 2026).
  2. 1 2 3 Francesco Cito: il Palio di Siena in B&W, su sienawards.com (archiviato l'11 marzo 2026).
  3. 1 2 3 4 Il ritratto di Francesco Cito, su repubblica.it, 3 marzo 2019 (archiviato il 17 maggio 2026).
  4. ↑ Sara Polotti, Cito: «Il lavoro del fotoreporter di guerra non è più quello di prima», su giornaledibrescia.it, 19 marzo 2026 (archiviato il 19 marzo 2026).
  5. 1 2 Paolo Popoli, Il volto di Napoli, Francesco Cito: "La fotografia oltre i like, così racconto storie", su repubblica.it, 3 marzo 2019 (archiviato il 22 luglio 2025).
  6. ↑ Francesco Cito, su mediterraneofotografia.eu (archiviato il 27 febbraio 2021).
  7. ↑ Francesco Cito – Testimone del tempo, su fiaf.net, 24 agosto 2015 (archiviato il 14 gennaio 2026).
  8. ↑ Francesco Cito-Conflitti, su impfestival.com (archiviato il 13 gennaio 2026).
  9. ↑ Francesco Cito, su macof.it (archiviato il 17 gennaio 2026).
  10. ↑ Antonio Mannu, Francesco Cito e la Palestina, su manifestosardo.org, 17 febbraio 2009 (archiviato il 10 luglio 2025).
  11. ↑ Francesco Cito, su isolecheparlano.it (archiviato il 13 marzo 2026).

Bibliografia

  • Fulvio Merlak, Francesco Cito, collana Grandi autori della fotografia contemporanea, Torino, FIAF, 2006.

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN) 309885074 · ISNI (EN) 0000 0000 1644 1928 · SBN CAGV350479 · GND (DE) 12298126X