Francesco Delpero

Francesco Delpero (Canale, 1831 – Bra, 31 luglio 1858) è stato un brigante italiano.
Biografia
Nato a Canale nel 1831, Francesco Delpero lavorò come calzolaio prima di darsi alla malavita.[1]
Fu costretto a scontare una condanna per un ferimento nel 1848; nel 1853 venne arrestato a Torino e costretto a scontare vent'anni di carcere nel bagno penale di Genova ai quali se ne aggiunsero altri cinque per tentativo di evasione.[2] Delpero riuscì a fuggire dal carcere 1° maggio 1857, uccidendo una guardia.[2] Rimasto latitante, iniziò a commettere una serie di furti ai danni dei viaggiatori e nelle cascine; fu anche responsabile di una serie di omicidi: tra le sue vittime vi furono un contadino anziano di Monteu Roero, due dodicenni di Pocapaglia, una donna di Guarene e due carabinieri di Santa Vittoria. Diversamente da altri briganti dell'epoca, Delpero non fece affidamento su una vera e propria banda, ma su individui che lo aiutavano nei suoi crimini.[2][1]
Delpero divenne famigerato nel Piemonte meridionale; fece parlare di sé anche a Torino; la sua fama spinse gli oppositori del ministro dell'interno Urbano Rattazzi a usare le gesta del brigante come simbolo di una cattiva gestione dell'ordine pubblico.[1]
Delpero venne arrestato il 5 agosto 1857 presso un'osteria di Vigone; nel corso delle indagini che seguirono, emersero tre fiancheggiatori e cinque complici dei suoi crimini. Delpero fu sottoposto a processo e condannato alla pena di morte per impiccagione il 31 luglio 1858, nella piazza del mercato di Bra.[2]
Nella cultura
Delpero divenne una figura leggendaria nelle Langhe e nel Roero e le sue imprese vennero rielaborate in chiave favolistica.[3] Si narrava, ad esempio, che fu un carabiniere sotto copertura a permettere la cattura del brigante, quando gli mise una sostanza nel bicchiere in cui beveva per farlo addormentare; un'altra leggenda vuole che, prima di morire, lui avesse chiesto come ultimo desiderio di vedere la madre e, fingendo di baciarla, le avrebbe morso l'orecchio incolpandola di tutti i suoi mali in quanto non lo avrebbe rimproverato adeguatamente e punito quando da bambino commetteva piccoli furti e, anzi, spronandolo a derubare.[3] Si diffusero anche altre leggende secondo le quali era un uomo bello, agile e capace di fuggire alle forze dell'ordine, talvolta umiliandole; un'altra leggenda gli attribuisce l'omicidio del figlio sulla strada che collega Vezza ad Alba; un'altra quella di un bambino per dimostrare ai suoi collaboratori di non provare alcuna pietà per nessuno.[3]
Il brigante viene menzionato nel libro Alle porte d'Italia (1892) di Edmondo De Amicis.[1]
Note
- 1 2 3 4 Francesco Delpero, il bandito che fece tremare il Re, su roeroterraritrovata.it. URL consultato il 4 agosto 2026.
- 1 2 3 4 La cella del brigante Delpero, su museodellamemoriacarceraria.it. URL consultato il 9 agosto 2026.
- 1 2 3 Le leggende sul brigante Delpero., su roeroterraritrovata.it. URL consultato il 4 agosto 2026.
Bibliografia
- Milo Julini, Il terrore del Roero - storia e leggenda del famigerato bandito Francesco Delpero : 1857-1858, Libreria Piemontese editrice, 1999.
- Alessandro Mondo, I briganti del Piemonte, Newton Compton, 2007.