Francesco Mallardo

Francesco Mallardo, soprannominato Ciccio 'e Carlantonio (Giugliano in Campania, 1º aprile 1951 – Parma, 29 maggio 2025) è stato un mafioso italiano appartenente alla Camorra, capo dell'omonimo clan e inserito nell'elenco dei latitanti di massima pericolosità.

Biografia

Francesco Mallardo e il fratello minore Giuseppe succedettero al padre Domenico, ucciso su ordine di Alfredo Maisto il 24 giugno 1976. L'omicidio diede inizio a una vendetta che durò fino all'aprile 1987 con l'omicidio di Antonio Maisto e dei suoi due fratelli. Ciò cancellò dalla scena del crimine il clan Maisto a Giugliano, ora dominata dal clan Mallardo. L'attentato segnò anche la rottura definitiva dei rapporti tra i Mallardo e il clan Nuvoletta di Marano. Per completare il triplice omicidio, il clan Mallardo si alleò con il clan dei Casalesi di Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti, richiedenti l'addio alla storica alleanza tra Giugliano e Marano, alleatasi con la Nuova Famiglia con il proposito di porre fine allo strapotere della NCO di Raffaele Cutolo alla fine degli anni Settanta e anni Ottanta.

La successiva ascesa di Mallardo fu legata al clan Licciardi e al clan Contini. I tre clan insieme formarono una coalizione chiamata Alleanza di Secondigliano, allo scopo di ottenere il controllo del traffico di droga e dell'estorsione a Napoli.

Arresti

Venne arrestato una prima volta nel marzo del 1992 in un appartamento a Giugliano, lo stesso giorno in cui venne arrestato Gennaro Licciardi.

Il 14 aprile 2000 venne arrestato in una casa di campagna tra Qualiano e Giugliano durante una riunione tra i membri dell'Alleanza di Secondigliano. Tra i 13 arrestati vi furono Patrizio Bosti e suo fratello Feliciano Mallardo. Tentarono di fuggire ma furono bloccati dalla Polizia.[1]

Già affetto da problemi cardiaci, fu colpito da un infarto nel carcere di massima sicurezza di Parma. Fuggì da due ospedali, una volta nella sua città natale Giugliano e poi da una clinica di Pinerolo. Fu nuovamente arrestato il 29 agosto 2003. La Polizia, messasi sulle sue tracce, trovò la sua auto sulla A30 nei pressi di Nola e istituì un posto di blocco. Il boss, in viaggio di ritorno da una vacanza con la famiglia, finse di fermarsi ma poi accelerò improvvisamente, ferendo leggermente due poliziotti. La Polizia esplose quindi alcuni colpi di arma da fuoco e colpì uno pneumatico dell'auto. Dopo alcune centinaia di metri l'auto si fermò.[2]

Morte

Condannato a 30 anni di reclusione, morì presso l'ospedale di Parma, dopo esservi stato ricoverato per le cure palliative di una malattia in fase terminale, il 29 maggio 2025 all'età di 74 anni.[3][4] Fu sepolto in forma strettamente privata nel cimitero di Giugliano.

Note