Francesco Maria Spinelli

Francesco Maria Spinelli
Principe di Scalea
Stemma
Stemma
In carica1704 – 1752
PredecessoreAntonio I Spinelli
SuccessoreAntonio II Spinelli
TrattamentoPrincipe
Altri titoli
NascitaMorano Calabro, 30 gennaio 1686
MorteNapoli, 4 aprile 1752 (66 anni)
DinastiaSpinelli
PadreAntonio I Spinelli
MadreAnna Beatrice Carafa
ConsorteIppolita Pignatelli
Rosa Pignatelli
FigliCecilia
Antonio
Andrea
Maria Giuseppa
Maria Giovanna
Maria Isabella
Carlo
Fabrizio
ReligioneCattolicesimo

Francesco Maria Spinelli (Morano Calabro, 30 gennaio 1686 – Napoli, 4 aprile 1752) è stato un nobile e filosofo italiano, principe di Scalea, marchese di Misuraca, conte di Anversa, barone di Lungro, Morano, Papasidero e Saracena, e signore di Campo di Giove, Cansano e Villalago[1].

Biografia

Nato a Morano Calabro, non lontano da Cosenza, il 30 gennaio 1686, Francesco Maria Spinelli era il figlio di Antonio I Spinelli, principe di Scalea, ed Anna Beatrice Carafa[2].

Nel 1698, ancora giovane, si trasferì col resto della sua famiglia a Napoli, dove ebbe modo di conoscere e studiare presso Gregorio Caloprese, filosofo cartesiano, che gli impartì lezioni di algebra, geometria, letteratura latina e, giudicando il suo allievo gracile e debole, anche di educazione fisica[2]. Dopo quasi un anno di studi, ad ogni modo, lo Spinelli dovette trasferirsi temporaneamente a Roma presso suo zio paterno, il futuro cardinale Pier Luigi Carafa, e, pertanto, dovette interrompere questi studi[3]. In compagnia di questo stesso zio, Francesco Maria compì un viaggio in Italia di breve durata, tornando poi a Napoli e passando da lì in Calabria[3]. Dopo sei mesi, dunque, riprese le lezioni col Caloprese nella capitale partenopea, rimanendo con lui per i successivi quattro anni[3].

La morte del padre Antonio costrinse ancora una volta Francesco Maria Spinelli ad interrompere i propri studi per fare ritorno stabilmente ad occuparsi dell'amministrazione del patrimonio famigliare[3]. Sposò a tale scopo la nobile Ippolita Pignatelli, erede del ducato di Termoli, che morì di tisi nel 1709, lasciandolo vedovo[3]. Si risposò con Rosa Pignatelli, figlia del duca di Monteleone, con la quale prese stabilmente residenza a Napoli, dove venne a sapere della morte di Caloprese nel 1715[3]. A Napoli lo Spinelli riprese ad ogni modo il fulcro delle proprie dissertazioni filosofiche, scontrandosi in particolar modo con Paolo Mattia Doria, suo ex compagno di studi[2].

Morì a Napoli il 4 aprile 1752[2].

Il pensiero

Il pensiero filosofico di Francesco Maria Spinelli è deducibile non solo dai suoi scritti, ma anche dalla fitta corrispondenza che ebbe con molti altri filosofi, partenopei ed internazionali, della sua epoca[3]. Si oppose allo spinozismo propugnato da Paolo Mattia Doria, come pure al pensiero di Pierre Bayle e a quello di Francesco Antonio Piro, autore dell'opera Della origine del male contra Baile[3]. Lo scontro col Doria rappresenta il principale fulcro di lavori filosofici dello Spinelli: quando Paolo Mattia Doria diede alle stampe a Napoli nel 1724 i suoi Discorsi critici filosofici intorno alla filosofia degli antichi e de' moderni, nei quali sosteneva che lo spinozismo altro non era che la conseguenza logica della disciplina cartesiana, lo Spinelli rispose nel 1733 pubblicando le sue Riflessioni sulle principali materie della prima filosofia, nel quale egli presentava le sue obiezioni a concepire l'identificazione tra Dio e natura[4]. Il Doria scrisse in quello stesso anno le sue Risposte ad un libro stampato col titolo Riflessioni di Francesco Maria Spinelli, nelle quali tentò di ribaltare le accuse rivoltegli[3].

Il principe di Scalea pubblicò anche una propria autobiografia, che da molti è vista nella propria prima parte come una risposta indiretta alle Risposte ad un libro stampato col titolo Riflessioni di Francesco Maria Spinelli del Doria, ribadendo inoltre la propria fedeltà alle idee di Platone che costituivano a sua detta il vero e profondo fondamento della filosofia cartesiana[3].

Nel 1750 lo Spinelli pubblicò un volume dal titolo De origine mali dissertatio, in polemica con le idee del filosofo francese Pierre Bayle, rigettando i motivi addotti da quest'ultimo sul perché Dio avesse creato l'uomo come capace di peccare e sul perché le pene dell'inferno sono da definire come "infinite"[5]. In questa stessa opera, lo Spinelli si scontrò anche con le tesi sostenute da Francesco Antonio Piro (e indirettamente quindi anche con quelle di Gottfried Leibniz), ritenendole non solo insufficienti a risolvere il problema esposto da Bayle, ma addirittura dannose per la vita del buon cristiano[6]. Lo Spinelli radunò queste riflessioni nell'opera pubblicata l'anno successivo dal titolo De bono dissertatio, dove egli espose il proprio concetto secondo il quale il bene è prerogativa solo di Dio e che, dopo Adamo, l'uomo si sia dovuto adattare al mondo secondo le proprie necessità, godendo solo del bene che gli proviene da Dio, non essendo questi capace di dispensarne da solo[3].

Opere

Ascendenza

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Ettore Spinelli
Principe di Scalea
Giovanni Battista I Spinelli
Principe di Scalea
 
 
Caterina Pignatelli  
Troiano II Spinelli
Principe di Scalea
 
Angela di Capua Fabrizio di Capua
Conte di Altavilla
 
 
Dorotea Spinelli  
Antonio I Spinelli
Principe di Scalea
 
Giovanni Battista Caracciolo
Duca di Martina
Carlo Caracciolo
Duca di Martina
 
 
Diana Loffredo  
Isabella Caracciolo  
Maria Francesca Spinelli Fabrizio Spinelli
Duca di Aquara
 
 
Isabella Caracciolo  
Francesco Maria Spinelli
Principe di Scalea
 
Carlo Carafa
Marchese di Anzi
Ottavio Carafa
Principe di Belvedere
 
 
Caterina Carafa  
Francesco Maria Carafa
Principe di Belvedere
 
Beatrice Carafa Giovanni Carafa
Duca di Noja
 
 
Giulia di Lannoy  
Anna Beatrice Carafa  
Francesco Maria di Somma ? di Somma  
 
?  
Silvia di Somma  
Vittoria Carafa Giovanni Antonio Carafa
Duca di Forlì
 
 
Diana Capece Minutolo  
 

Discendenza

Francesco Maria Spinelli si sposò il 29 maggio 1706 nel quartiere partenopeo di Barra con Ippolita Pignatelli, duchessa di Termoli, figlia di Girolamo Pignatelli, principe di Marsiconovo, e Giulia di Capua[7]. Dalla loro unione nacque una figlia, Cecilia, la quale nel 1715 acquisì i feudi di Anversa, Campo di Giove, Cansano e Villalago, ma suo padre subito li cedette al marchese Francesco Recupito[8].

Rimasto vedovo, si risposò il 15 novembre 1714 a Napoli con Rosa Pignatelli, figlia di Nicola Pignatelli, duca di Monteleone, e Giovanna Tagliavia[7]. La coppia ebbe quattro figli e tre figlie[9]:

Note

Bibliografia

  • Walter Caligiuri, Francesco Antonio Piro e la filosofia di Leibniz. Principio di ragion sufficiente e problema del male, Cosenza, Luigi Pellegrini, 2006, ISBN 88-8101-348-7.
  • Alfonso Colarossi-Mancini, Storia di Scanno e guida nella valle del Sagittario, L'Aquila, Officine Grafiche Vecchioni, 1921, SBN SBL0730517.
  • (ES) José Ignacio Conde y Díaz-Rubín e Javier Eusebio Sanchiz Ruiz, Marqués del Valle de Oaxaca (PDF), in Historia genealógica de los títulos y dignidades nobiliarias en Nueva España y México, vol. 1 (Casa de Austria), Città del Messico, Universidad Nacional Autónoma de México e Instituto de Investigaciones Históricas, 2008, ISBN 978-970-32-4999-2.
  • Pietro D'Onofri, Succinte notizie della vita del servo di Dio P. Francesco D'Anna prete dell'Oratorio di Napoli, Napoli, Michele Morelli, 1790, ISBN non esistente.
  • Virgilio Orsini, Campo di Giove dai primitivi alla seggiovia, Sulmona, Tipografia Labor, 1970, ISBN non esistente.
  • Antonio Piromalli, La letteratura calabrese, vol. 2 (Il Novecento), 3ª ed., Cosenza, Luigi Pellegrini, 1996, ISBN 88-8101-013-5.
  • Giuseppe Ricuperati, L'esperienza civile e religiosa di Pietro Giannone, Milano-Napoli, Riccardo Ricciardi, 1970, SBN RAV0124701.

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

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