Francesco Spinola

Francesco Spinola (Genova, ... – Finale Ligure, 9 febbraio 1442) è stato un politico e ammiraglio italiano.

Stemma Spinola

Biografia

Nasce negli ultimi anni del XIV secolo da Ottobono Spinola[1].
Come suo padre ed altri esponenti dell’aristocrazia genovese si fa oppositore del dogato dei Fregoso e sostiene i tentativi di Filippo Maria Visconti di impadronirsi del dominio su Genova nel 1421.
Negli anni successivi è coinvolto più volte nelle campagne anticatalane del Visconti, con azioni sul Tirreno e in Sardegna..

Nel 1425 Tomaso Fregoso, con il sostegno aragonese, tenta inutilmente di recuperare il potere, favorito dal malcontento le due Riviere liguri che si ribellano alla signoria milanese.

Le famiglie ostili ai Visconti [2] fomentano i ribelli e riescono ad impadronirsi di molti centri liguri. Per fermare la loro avanzata, Filippo Maria Visconti concede ai suoi fedeli il feudo di varie località strategiche. In questa occasione lo Spinola riceve il governo della valle d'Arroscia con la signoria dei castelli di Pieve di Teco e di Ranzo[3].

Per il Visconti nel 1430 riconquista i borghi di Sestri, Moneglia e Portofino e l’anno seguente è incaricato di rappresentare Genova nella stesura del patto di alleanza con Lucca che in quegli anni era in conflitto con Firenze.

Nello 1431 la Repubblica di Venezia[4], invia nel mar Ligure Pietro Loredan al comando di una flotta per aiutare i fuoriusciti genovesi a cacciare i Visconti.
Spinola è subito incaricato di contrastare le forze veneziane, ma in uno scontro navale al largo di Portofino le navi genovesi subiscono una pesante sconfitta. Lo stesso Spinola è fatto prigioniero dal Loredan, condotto a Firenze e poi incarcerato a Venezia nel 1432. Liberato nel 1433, è nuovamente coinvolto in importanti operazioni militari nel 1435 in occasione della guerra tra Alfonso V d’Aragona e Renato d’Angiò per la successione a Giovanna II d’Angiò nel regno di Napoli.

La Genova viscontea sostiene il candidato angioino e gli affida il comando di due navi e ottocento uomini inviati a soccorrere Gaeta, difesa dai milanesi contro Alfonso V.
Spinola rafforza le difese della città per esistere all’imminente assedio aragonese. Nonostante i duri attacchi delle forze aragonesi Spinola, ferito, rifiuta la resa [5]. Ai primi di agosto, per malattie e carestia[6], Gaeta sta ormai per capitolare, ma è salvata dall’arrivo dei rinforzi inviati in soccorso: il 5 agosto al largo di Ponza la flotta genovese, al comando di Biagio Assereto, sconfigge le forze aragonesi, fa prigioniero re Alfonso, i suoi fratelli Enrico e Pietro, suo figlio Ferrante e il re di Navarra Giovanni II d'Aragona oltre a numerosi baroni.

Nonostante l'importanza politica della vittoria il duca di Milano decide poi di liberare Alfonso e gli altri prigionieri senza riconoscere il merito di Genova e della sua flotta[7].
Anzi poco tempo dopo, nel dicembre 1435, il Visconti nomina Erasmo Trivulzio come nuovo governatore di Genova [8]. Questa decisione scatena la rivolta cittadina capeggiata dallo stesso Francesco Spinola[9] e sotto il suo comando i genovesi cacciano le guarnigioni milanesi decretando la fine del dominio dei duchi di Milano.

Monumento tombale di Francesco Spinola

Dopo la cacciata dei milanesi il governo della città passa agli ‘’Otto capitani della Libertà’’, e dopo tre mesi venne restaurato dogato di Isnardo Guarco e poi quello di Tomaso Fregoso[10]il 3 aprile 1436.

Francesco Spinola muore a Finale il 9 febbraio 1442.
Viene sepolto a Genova nella chiesa di San Domenico in un sarcofago greco-romano che gli era stato donato a Gaeta. Sopra il sarcofago viene collocato un suo monumento equestre[11][12].

Note

  1. ↑ Ottobono Spinola nel 1414 aveva acquistato il castello ed il titolo del feudo di Lerma.
  2. ↑ Campofregoso, Fieschi, Grimaldi e Adorno.
  3. ↑ Ne conserverà il possesso fino al 1439 quando dovrà cederlo a Tomaso Fregoso tornato doge di Genova.
  4. ↑ Venezia era alleata di Firenze contro Milano viscontea,
  5. ↑ Per la sua capacità di tenere testa alle forze nemiche durante il lungo assedio, Spinola venne definito dagli ambasciatori di Gaeta «lume e splendore della nazione genovese» come riferisce l’annalista Agostino Giustiniani, Annali..., a cura di G.B. Spotorno, 1854, p. 347.
  6. ↑ Mancando i viveri con cui sfamare la popolazione Francesco Spinola allontana dalla città i vecchi e i bambini, circa quattromila persone, che trovarono ricovero nel campo nemico grazie alla generosità di Alfonso.
  7. ↑ Per evitare di riconoscere il merito genovese, Filippo Maria Visconti ordina che i prigionieri non siano sbarcati a Genova, ma a Savona e di lì condotti a Milano. Molti storici affermano che la decisione del Visconti di liberare Alfonso sia da porre in relazione al comune intenzione di non farsi una guerra definitiva, ma di spartirsi invece la penisola in rispettive zone d’influenza, G.Caridi, ‘’Alfonso il Magnanimo’’, Salerno ed., Roma, 2019.
  8. ↑ in sostituzione di Opizzino d’Alzate.
  9. ↑ Per questo Francesco Spinola è ricordato come Liberatore della Patria.
  10. ↑ In questo caso è il secondo dogato.
  11. ↑ La scultura è attribuita a Michele D'Aria oppure a Filippo Solari e Andrea Ciona. La testa del personaggio è un rifacimento di Santo Varni.
  12. ↑ A Genova oggi il sarcofago è conservato nel Museo di Sant'Agostino, mentre la statua è nell’atrio della Galleria nazionale di palazzo Spinola.

Bibliografia

  • R. Musso, Il dominio degli Spinola su Pieve di Teco e la valle Arroscia (1426-1512), in Ligures, 2003
  • G. Petti Balbi, Tra dogato e principato: il Tre e il Quattrocento, in Storia di Genova. Mediterraneo, Europa, Atlantico, Genova, 2003
  • G.Caridi, Alfonso il Magnanimo, Ed. Salerno, Roma, 2019.