Gūji

Il gūji del santuario di San Marino durante una cerimonia

Il termine giapponese gūji (宮司?) identifica il capo custode di un santuario shintoista[1].

Storia

La distinzione tra gūji e daigūji/shōgūji è attestata in diversi santuari fin dall'antichità: risulta che la carica di gūji presso il Grande Santuario di Ise sia stata istituita durante il regno dell'imperatore Kōtoku, mentre le cariche di daigūji e shōgūji sono documentate presso il tempio di Usa nel 771, presso il Kashiigū nel 938 e presso il Munakata Jinja nel 979. A partire dal 1871, i templi classificati come taisha all'interno del sistema kankoku heisha (templi imperiali e nazionali) dovevano avere sia un daigūji sia uno shōgūji, mentre quelli di rango intermedio (chūsha) dovevano avere un gūji e un gongūji; tuttavia solo il Grande Santuario di Ise ha mantenuto entrambe le cariche, mentre gli altri templi hanno avuto un semplice gūji. Dal secondo dopoguerra è diventato invece comune per tutti i santuari chiamare gūji il proprio capo sacerdote.[2]

Compiti del gūji

Il gūji si occupa della manutenzione del tempio, esegue i rituali e officia le funzioni.

Come diventare gūji

Per diventare gūji è necessario superare gli esami dati dall'associazione dei santuari Shintō (Jinja Honchō 神社本庁).

Questi test sono aperti a uomini e donne che vogliono diventare sacerdoti di Shintō.

Durante la maggior parte della storia del Giappone, l'ammissione al sacerdozio era controllata dalla Corte Imperiale, famiglie di sacerdoti e varie scuole di Shintō.

Il sacerdozio di Shintō era normalmente una professione ereditaria, passata dal padre al figlio, fino all'Era di Meiji (1868-1912).

Il 14 maggio 1871, il governo Meiji ha emesso l'ordine di abolire il sistema ereditario e la proprietà privata dei santuari.

Note

  1. ↑ (EN) shinshoku, su Enciclopedia Britannica. URL consultato il 7 febbraio 2022.
  2. ↑ Marco Milone, Lo scintoismo, Guida, 2021, p. 223-224, ISBN 9788868667603.

Voci correlate

Collegamenti esterni

  • Chi sono i Gūji?, su shintoismo.com (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2017).