Galanteria

L'origine della galanteria è legata all'aristocrazia.[1]

La galanteria fu un codice mondano della società aristocratica, fondato sul decoro, sulla misura e sulla buona educazione, che, nelle cerchie di corte e di salotto, disciplinava i gesti di cortesia rivolti dagli uomini alle donne, manifestandosi nella conversazione, nella scrittura e nel corteggiamento; ebbe il suo sviluppo più compiuto nella Francia del XVII secolo.[2] Tra la fine del Seicento e il Settecento, altri Paesi europei ne imitarono i modelli, adattandoli o mettendoli in ridicolo.[3]

Da questi ambienti nacque anche una letteratura galante che, ispirandosi alla conversazione mondana, ricercava nella scrittura misura, eleganza e vivacità di tono.[4][5] Più che genere letterario autonomo, fu una maniera di scrivere che attraversò romanzi, opere teatrali, epistolari, poesie e pubblicazioni periodiche, rivolgendosi sempre al pubblico aristocratico e mondano.[6][7][8]

Nell'italiano contemporaneo, galanteria indica anzitutto una cortesia cerimoniosa rivolta alle donne, nell'uso comune talvolta vicina alla cavalleria intesa come nobiltà di modi, generosità, premura.[9][10] Il termine deriva dal francese galanterie, che nel Seicento copriva un campo assai più ampio, abbracciando la gentilezza dei modi, i servizi resi alle donne, la relazione amorosa, l'uso mondano di offrire piccoli doni o favori.[11]

La psicologia sociale contemporanea ha collocato la galanteria fra le manifestazioni del sessismo benevolo: gesti di cortesia rivolti alle donne possono, sotto l'apparenza positiva, contribuire al mantenimento di ruoli diseguali tra i sessi.[12]

Significati

Frontespizio della prima edizione del Dictionnaire de l'Académie française (1694), in cui compare la parola galanterie.[11]

Nel francese del XVII secolo, la voce galanterie copriva un'estensione semantica assai più larga di quanto non avvenga nell'italiano galanteria.[9][11] Il Dizionario dell'Académie française del 1694 vi raccoglieva la qualità della persona galante, la gentilezza dei modi, i doveri e le attenzioni rivolte alle donne, la relazione amorosa, i piccoli doni o favori offerti alle dame; la quinta edizione del 1798 ne avrebbe conservato quegli usi, aggiungendo poi la piacevolezza, la cortesia raffinata, le premure femminili, il riferimento eufemistico alla relazione illecita e, in un'estensione singolare, perfino quello alla malattia venerea.[11][13] Nell'italiano attuale galanteria rinvia anzitutto a una gentilezza ostentata e cerimoniosa verso le donne, manifestandosi nelle parole, negli atteggiamenti, nei gesti; può indicare anche l'atto galante o la singola parola galante, mentre negli usi antichi e letterari conserva i significati di garbo, di leggiadrìa, di avvenenza.[9] Più rara è invece l'accezione concreta, ove il termine viene a designare l'ornamento o l'oggetto raffinato destinato al dono.[9]

Nel francese contemporaneo, galanterie conserva significati meno frequenti in italiano o del tutto sconosciuti all'uso italiano: la qualità di una persona o di una cosa galante, l'arte di piacere in società attraverso l'eleganza e una cortesia raffinata, le premure verso le donne, il comportamento volto alla seduzione o alla relazione amorosa.[9][14] Le due parole si incontrano là dove indicano cortesia e premura verso le donne; il francese mantiene tuttavia un legame più stretto con la seduzione, la relazione amorosa e l'arte di piacere in società.[9][14]

Nell'italiano contemporaneo cavalleria può sovrapporsi parzialmente a galanteria quando vale per nobiltà di modi, generosità, cortesia.[9][10] La coincidenza rimane comunque limitata, in quanto cavalleria richiama anche la milizia a cavallo, l'istituzione sociale medievale, la dignità del cavaliere. Nell'inglese contemporaneo, gallantry designa tanto il comportamento cortese verso le donne quanto il coraggio dimostrato in situazioni difficili o pericolose; chivalry, a sua volta, riunisce sotto un'unica voce la cortesia maschile verso le donne e il sistema di valori attribuito ai cavalieri del Medioevo.[10][15][16]

Distinto dalla galanteria è il galateo, codice di buona educazione che regola i rapporti esterni fra persone in tutti gli aspetti della vita di relazione, valido indistintamente per uomini e donne; la galanteria riguarda invece i gesti di cortesia rivolti dagli uomini alle donne.[17][9]

Galanteria nella Francia del XVII secolo

La corte di Luigi XIV fu uno degli ambienti in cui la galanteria francese ebbe rilievo come comportamento di società e linguaggio dei rapporti mondani.[2]

Comportamenti mondani e rapporti fra i sessi

Catherine de Vivonne, marchesa di Rambouillet, con la figlia Julie d'Angennes: l'ambiente aristocratico e femminile dei salotti contribuì alla formazione della conversazione mondana.[4]

Nella società aristocratica francese del XVII secolo, la galanteria reggeva insieme conversazione, cortesia dei modi, rapporti amorosi.[2][5] Le medesime convenzioni che governavano conversazioni, complimenti, lettere, comportamenti amorosi passarono nei romanzi, nelle poesie, in quanto si destinasse ai lettori di corte e di salotto: il desiderio vi si esprimeva sempre in modo indiretto, mediante allusioni, riserbo, complimenti misurati, dichiarazioni attenuate, ossequio alle convenienze sociali.[1][2] L'ideale galante si accostava in tal modo alla figura dell'honnête homme, uomo di mondo colto ed equilibrato, che sapeva mantenere in società il giusto contegno; nella narrativa del periodo, il corteggiamento appariva di norma prudente, dosato dalla misura, dallo spirito, dal decoro sociale, arrivando a comprendere la maniera stessa di alludere, di attenuare, di tacere, di rispondere quale la vita mondana esigeva.[2][5][18]

Nel romanzo La principessa di Clèves (La Princesse de Clèves, 1678), la galanteria è stata letta entro la conversazione mondana dell'alta società: il lessico amoroso vi ricorre attraverso parole come amore, passione, bellezza e galanteria.[2] In questa scrittura, parole, silenzi e prudenza aiutavano a distinguere chi conosceva le regole della società di corte e di salotto.[2]

Corte, salotti e vita mondana

La "camera azzurra" dell'Hôtel de Rambouillet, associata alla conversazione aristocratica e alla cultura di salotto della Francia secentesca.[4]

La galanteria prese forma in ambienti dove la reputazione dipendeva, oltre che dal rango, dal modo di conversare, di giudicare un testo, di scrivere una lettera, di rispondere a un complimento.[4] Le cerchie galanti non coincidevano con le istituzioni letterarie ufficiali: accanto alla corte e ai luoghi aristocratici, i salotti divennero spazi di incontro per nobili, letterati, donne capaci di orientare il gusto e favorire la circolazione dei testi.[4] In queste cerchie, una conversazione riuscita, una lettera elegante, un componimento breve attestavano insieme cultura, spirito, padronanza delle convenienze, capacità di piacere; la galanteria comprendeva dunque non soltanto l'omaggio rivolto alle donne e il linguaggio amoroso, ma anche l'arte di parlare, scrivere e comportarsi davanti a un pubblico mondano.[1][2][6][18]

Il prestigio del comportamento galante derivava dalla capacità di tenere insieme cortesia, misura, spirito e rispetto delle convenienze, evitando sia la grossolanità sia la pedanteria.[2][18] La presenza femminile fu uno dei tratti più riconoscibili di queste cerchie: le donne potevano prendere parte alla conversazione, dare circolazione ai testi, pronunciarsi sul gusto mondano, senza per questo annullare le gerarchie sociali e quelle di genere.[4] La galanteria riguardò quindi il comportamento aristocratico, i rapporti tra i sessi e la vita letteraria, dentro una società gerarchica nella quale il giudizio delle donne era riconosciuto entro limiti sociali e culturali precisi.[4][19]

Conversazione e scrittura

Madeleine de Scudéry dedicò ampio spazio alla conversazione nella narrativa mondana e nella descrizione dell'amore galante.[18][20]

La galanteria si esercitava soprattutto nella conversazione, dove cortesia, spirito, controllo del linguaggio e relazioni tra i sessi si intrecciavano.[2][4][18] Nel Seicento la scrittura letteraria volle spesso ricalcare il tono e le forme della conversazione, alla ricerca di una parola galante piacevole, misurata, adatta al contesto in cui veniva pronunciata o messa in scena.[2][6][18] Nelle opere di Madeleine de Scudéry, le conversazioni descrissero la vita mondana e le regole dell'amore galante; quelle inserite in Clelia (Clélie, histoire romaine, 1654-1660) proposero un ideale di parola elegante, vivace e controllata, collegato dagli studi alla formazione dello stile galante.[18][20] Nei romanzi del tempo, i dialoghi insegnavano in quale maniera si potesse parlare d'amore nei salotti, ricorrendo ad allusioni, risposte prudenti, complimenti, battute misurate.[18]

Amore galante e preziosismo

La Carta di Tendre, inserita nella Clelia di Madeleine de Scudéry, rappresentò i sentimenti amorosi come luoghi di una mappa allegorica.[21]

Tra il 1650 e il 1675, sotto la reggenza di Anna d'Austria, il ministero di Mazzarino, la prima fase del regno personale di Luigi XIV, l'amore prezioso e l'amore galante trovarono ampia rappresentazione nella letteratura e nella società mondana francese.[22] Vi confluirono romanzi, testi teatrali, raccolte di lettere, produzioni in prosa o in versi consacrate ai rapporti amorosi.[22][23] Nell'amore galante, desiderio, riserbo, corteggiamento e padronanza della parola erano legati fra loro: l'amore dipendeva anzitutto da tempi, distanze e convenienze.[2]

Le preziose presero parte ai dibattiti mondani sull'amore; nella letteratura amorosa degli anni successivi al 1654 si moltiplicarono diverse carte amorose, ossia rappresentazioni allegoriche dei sentimenti costruite alla maniera di mappe geografiche. La più celebre rimane la Carta di Tendre (Carte de Tendre, 1654), pubblicata nella Clelia di Madeleine de Scudéry: sentimenti, inclinazioni, ostacoli vi compaiono come luoghi di una mappa, presentando l'amore come percorso scandito da tappe, scelte, distanze.[21]

Letteratura galante

Frontespizio della Clelia di Madeleine de Scudéry, romanzo spesso richiamato per la conversazione, la Carta di Tendre e l'amore galante.[18]

Definizione e forme

Nel XVII secolo la galanteria influenzò un'ampia produzione letteraria senza per questo costituire un genere autonomo: fu piuttosto uno stile destinato al pubblico di corte e di salotto, affine alle forme brevi, alle conversazioni romanzesche, ai componimenti d'occasione, alle lettere, alle raccolte miscellanee, alle pubblicazioni periodiche.[6][8] Vi confluirono romanzi, testi teatrali, raccolte epistolari, componimenti in prosa o in versi consacrati alla rappresentazione delle relazioni amorose; gli studi sulla galanteria letteraria si sono concentrati per lo più sul periodo compreso fra il 1650 e il 1675, quando la scrittura mondana contribuì a fissare modi di conversare, di corteggiare, di parlare d'amore.[6][8] Privilegiando testi brevi, forme leggere, conversazioni inserite nei romanzi, componimenti occasionali, raccolte di lettere, pubblicazioni periodiche, la galanteria letteraria esigeva da chi scriveva poesie, lettere, racconti, conversazioni romanzesche una piena padronanza delle regole della vita di salotto: occorreva scegliere non solo l'argomento, ma il tono adatto a lettori e lettrici avvezzi alla conversazione aristocratica.[8][23][24][25]

Il pubblico di questa letteratura si componeva di lettori e lettrici legati alla corte, ai salotti, agli ambienti colti della Francia aristocratica; proprio per la loro vicinanza alla conversazione e per la dipendenza dal favore di un pubblico ristretto, simili testi furono spesso giudicati leggeri, marginali, troppo dipendenti dalle convenzioni di corte.[6][7][8][25]

Conversazione e stile galante

Nella letteratura galante, la scrittura riprese dalla conversazione un linguaggio elegante, controllato e piacevole; il dialogo di salotto offriva una misura del tono, della naturalezza e del decoro.[6][8][18] La bienséance, vale a dire il rispetto delle convenienze e del decoro, fu una nozione importante nella riflessione sulla cortesia raffinata; l'enjouement, cioè il tono vivace, gradevole e giocoso della conversazione, fu associato alla galanteria e alla definizione di uno stile galante.[18] Scrivere in modo galante richiedeva quindi di adattare parole, tono e argomento all'occasione, all'interlocutore e al pubblico, trasferendo nella scrittura le convenzioni della buona educazione e della vita di salotto.[8][18][25]

Poesia mondana e galante

Vincent Voiture fu fra i poeti mondani e galanti studiati in rapporto alla vita di salotto, alla conversazione e ai generi considerati minori.[25][26]

La poesia mondana e galante fu fra le pratiche letterarie più diffuse nelle cerchie di corte e di salotto. Gli ambienti mondani si distinguevano dagli ambienti eruditi e istituzionali per più ragioni: la presenza delle donne come animatrici dei salotti, la libertà della conversazione, l'apprezzamento per la poesia galante e per il bel esprit, lo spirito brillante e raffinato. Contavano anche il gioco letterario, la leggerezza, il badinage, vale a dire il tono scherzoso e brillante; la scrittura galante privilegiò la brevità, la varietà, un tono piacevole e lontano dalla pedanteria.[8][26][27]

Vincent Voiture, Jean-François Sarasin e Isaac de Benserade sono stati studiati come poeti mondani e galanti; la tradizione scolastica e critica assegnò loro un posto meno stabile rispetto agli autori assunti come rappresentanti del classicismo francese. La poesia di Voiture, legata all'Hôtel de Rambouillet, alla conversazione di salotto, a un pubblico aristocratico misto, ricercò un tono fatto di raffinatezza, allusione e piacere del gioco verbale. In alcune sue composizioni, lo spirito galante poté farsi licenzioso o allusivo, suggerendo il desiderio maschile mediante giochi di parole e interruzioni sintattiche; la galanteria letteraria poteva dunque comprendere, accanto alla cortesia e alla grazia, anche seduzione, desiderio sessuale, affermazione della mascolinità.[28][26][29]

La Fontaine e il tono galante

Jean de La Fontaine riprese temi e forme della scrittura mondana e galante in racconti sciolti e vari nel tono.[20][30]

Gli studi sulla galanteria hanno riguardato anche le opere di Jean de La Fontaine, il quale prese avvio nella propria attività letteraria negli anni Cinquanta del Seicento, in un'epoca in cui erano ancora vive le opere pubblicate postume di Voiture nel 1650 e di Sarasin nel 1656.[20] Il Discorso sulle opere di Sarasin (Discours sur les œuvres de M. Sarasin, 1656) di Paul Pellisson, che fu mentore di La Fontaine nei suoi anni mondani, definì alcuni tratti di una poetica galante; nelle conversazioni inserite nella Clelia, Madeleine de Scudéry teorizzava intanto l'aria galante e giocosa, che La Fontaine riprese in racconti sciolti, vari nel tono, attenti al piacere della narrazione.[20][31] Negli studi specifici, il rapporto fra galanteria e poesia di La Fontaine è stato collegato al tono giocoso e piacevole della scrittura: la gaieté, vivacità gradevole non riducibile al puro riso, permetteva di trattare argomenti seri o morali senza perderne la leggerezza. La galanteria riguardava dunque non soltanto il tema amoroso, ma anche il modo di trattare la materia letteraria per renderla più piacevole a un pubblico mondano.[20][30]

Nella prefazione agli Amours de Psyché et de Cupidon (1669), La Fontaine scrisse che "il gusto del secolo si porta al galante e alla facezia"; testi come Adonis, Le Songe de Vaux, gli stessi Amours de Psyché sono stati riletti in chiave galante, mentre nelle Favole l'aggettivo "galant" assume più spesso significati arcaici, prossimi all'idea di furberia, di astuzia maliziosa, come nella Volpe e la cicogna o nel Tesoro e i due uomini.[32] La critica recente ha posto l'estetica galante di La Fontaine in una posizione di "giusto mezzo" fra la tradizione petrarchista e neoplatonica, che sublimava la donna e divinizzava l'amore, e una tradizione popolare e misogina che riconduceva invece il sentimento al lato basso del corpo: la galanteria teneva insieme elementi dei due orientamenti.[33]

Romanzo e teatro

Nel teatro di Molière, la galanteria assume valori diversi, fra seduzione, apparenza sociale, comicità e satira dei comportamenti eleganti.[34]

Nel romanzo galante, sentimenti, conversazioni e rapporti amorosi venivano narrati secondo le regole di decoro e di conversazione proprie della società di corte e di salotto.[18] La Clelia di Madeleine de Scudéry ne offrì un esempio noto anche per la Carta di Tendre, che tradusse il discorso amoroso in forma allegorica.[21]

Nel teatro, il valore della galanteria mutava a seconda del personaggio, della situazione scenica, del tono comico; nel teatro di Molière, i termini collegati a galant e galanterie compaiono ne Il misantropo, in George Dandin o il marito confuso, ne Il borghese gentiluomo, con riferimento ora alla morale amorosa, ora al comportamento sociale, ora all'apparenza seducente, ora alla riuscita artistica, ora all'arte stessa delle relazioni amorose.[34] Nel teatro comico, la galanteria poteva insomma indicare seduzione, buone maniere, ambizione sociale, equivoco comico, mutando di valore a seconda del personaggio e della scena.[34]


Mercure galant

La galanteria diede il nome anche al Mercure galant, pubblicazione fondata nel gennaio 1672 da Jean Donneau de Visé. Il periodico riuniva notizie di corte, testi letterari, componimenti poetici, informazioni musicali, curiosità scientifiche; per una simile varietà di contenuti, il Mercure galant non andrebbe ridotto a un giornale nell'accezione contemporanea del termine, essendo stato descritto come un libro continuamente aggiornato e insieme come una raccolta di testi diversi in prosa e in versi. La forma ibrida lo apparentava alle raccolte secentesche di pezzi brevi, permettendogli di accogliere notizie, poesie, racconti, enigmi, oltre a mode e testi legati alla vita di corte.[7][35][36]

Rivolto a un pubblico ampio e non esclusivamente femminile, il Mercure galant adottò una destinataria fittizia di nome "Madame", presentandosi però progressivamente come opera utile tanto alle lettrici quanto ai lettori. Dopo la fase iniziale del 1672-1677, la pubblicazione si propose di non separare belle lettere e galanteria, uomini di spirito e persone colte, lettori e lettrici; venne così facendo circolare notizie, testi, nomi di autori, reputazioni, componimenti letterari, sempre nel rispetto delle regole proprie della conversazione e della vita galante.[37][38]

Diffusione europea e satira settecentesca

Christian Friedrich Hunold, noto con lo pseudonimo Menantes, fu fra gli autori tedeschi legati alla Galanterie fra fine Seicento e primo Settecento.[39]

La galanteria non restò un fenomeno esclusivamente francese: alla fine del XVII secolo, e poi lungo tutto il XVIII, comportamenti galanti, modelli di conversazione, pratiche di corteggiamento e figure di gentiluomini alla moda furono imitati, adattati e talvolta messi in ridicolo in altri paesi europei.[40]

Area tedesca

Maria Aurora von Königsmarck, autrice e figura di corte, rielaborò nei suoi scritti i modelli tedeschi di Galanterie.[41]

In area tedesca si parlò esplicitamente di Galanterie. La diffusione del modello francese è posta convenzionalmente fra la prima traduzione tedesca della Clelia di Madeleine de Scudéry (1664) e la prima rappresentazione dell'Emilia Galotti di Lessing (1772), opera nella quale la galanteria viene severamente condannata.[42] A differenza del contesto francese, dove la galanteria era legata alla conversazione orale dei salotti, in area tedesca fu soprattutto fenomeno letterario scritto e si diffuse anche attraverso le società di lingua come la Società dei Carpofori (Fruchtbringende Gesellschaft), alle quali furono ammesse anche le donne e dove gravitavano traduttori e traduttrici.[42]

La ricezione di Madeleine de Scudéry diede luogo a riletture autonome. Il traduttore Johann Wilhelm von Stubenberg ridisegnò la Carta di Tendre in una Innigkeits-Landkarte con più di cinque cammini, percorsi articolati e fiumi sinuosi; questa interpretazione sarebbe stata ripresa dal poeta Siegmund von Birken, il quale non conosceva il francese, nonché da Catharina Regina von Greiffenberg.[43] Christian Thomasius mediò il passaggio mediante la lettura simultanea delle opere di Scudéry e della critica del preziosismo, mescolando galanteria e satira e moralizzandola attorno al motivo dell'"amore ragionevole"; nei suoi Monatsgespräche (1688-1689), primo periodico di critica letteraria in lingua tedesca, fece conoscere la nuova cultura della galanteria anche a un pubblico più vasto.[43]

Manuali di comportamento e romanzi galanti guardarono alla Francia e alla corte di Luigi XIV, rivolgendosi però anche a lettori non nobili desiderosi di apprendere lettere, poesie, conversazione, linguaggio amoroso; tra gli autori legati a tale produzione figurano August Bohse, Christian Friedrich Hunold e Gottlieb Siegmund Corvinus, noti rispettivamente con gli pseudonimi Talander, Menantes, Amaranthes.[39] Fra questi testi si trovano il romanzo epistolare di Bohse Des Galanten Frauenzimmers Secretariats-Kunst (1692), il manuale di Hunold Die Manier höflich und wohl zu reden und zu leben (1710), il romanzo di Johann Michael von Loen Der redliche Mann am Hofe (1713), nonché i manuali di danza pubblicati a corredo di questa produzione, come la Neueste Art zur galanten und theatralischen Tantz-Kunst (1712) di Louis Bonin e Von der Nutzbarkeit des Tantzens (1713) di Johann Leonhard Rost.[44]

Simili testi si rivolgevano in prevalenza agli uomini, riservando alle donne un ruolo più ridotto come praticanti della galanteria. Altrove, negli scritti di Hunold e di Maria Aurora von Königsmarck, l'ideale maschile dell'homme galant si trovava a confronto con personaggi femminili capaci di agire nella trama.[45]

La letteratura galante tedesca rappresentò spesso il passaggio culturale dalla Francia attraverso il motivo della Cavalierstour, viaggio formativo del giovane nobile a Parigi per apprendervi la lingua, le tecniche del comportamento sociale e acquisire beni di prestigio utili a distinguersi nella società di corte al ritorno; la Cavalierstour favorì così la circolazione di una cultura aristocratica comune europea.[46] Nel romanzo Die liebenswürdige Adalie (1702), Hunold rielaborò liberamente il romanzo francese L'Illustre Parisienne. Histoire galante et véritable (1679-1690) di Jean de Préchac, attenuando il sottotesto politico legato alla propaganda di Luigi XIV intorno alla pace di Nimega e ampliando invece le vicende amorose; nell'originale francese la protagonista parigina diventava "maestra di galanteria" del principe tedesco, insegnandogli a scrivere lettere galanti, raccomandandogli letture, sostenendolo nell'acquisto degli abiti adatti alla società di corte.[47]

Spagna, Portogallo e Italia meridionale

Ramón de la Cruz, autore spagnolo ricordato nel dibattito settecentesco sul cortejo e sui costumi urbani.[48]
Gaspar Melchor de Jovellanos intervenne nel dibattito spagnolo sui costumi, sulla presenza pubblica delle donne e sui modi francesi.[48]

La trattazione congiunta di Spagna, Portogallo e Italia meridionale dipende da un dato storico-culturale documentato: Napoli, Sicilia, Sardegna, Milano erano stati a lungo possedimenti spagnoli, sino alle cessioni seguite alla guerra di successione spagnola del primo Settecento; i legami dinastici sarebbero peraltro continuati con Carlo III di Spagna, che fu duca di Parma e re di Napoli prima di salire al trono spagnolo. A questi vincoli si aggiungevano la circolazione di artisti, musicisti, gesuiti italiani alla corte di Madrid, i rapporti fra accademie letterarie e artistiche.[49] Gli osservatori del Nord Europa tendevano così ad accomunare Spagna, Portogallo e Italia in un unico "Sud" cattolico, segnato dalle medesime debolezze morali; gli intellettuali italiani e spagnoli reagirono contestando questa rappresentazione, ma cercando insieme riferimenti condivisi di costume e di galanteria.[50]

In quest'area la discussione sulla galanteria passò soprattutto per figure maschili che accompagnavano donne sposate nella vita mondana: il cicisbeo italiano, il cortejo o chichisveo spagnolo. Il Diario de los literatos de España del 1738 paragonava già le due pratiche, notando che il termine cicisbeo designava in Italia ciò che in Spagna si era a lungo chiamato galanteo.[51] La frequentazione mondana fra uomini e donne divenne inoltre oggetto di un dibattito transnazionale fra teologi cattolici di Francia, Portogallo, Italia, Spagna: ne discussero compatibilità o rischi rispetto alla morale cristiana, con autori del peso di Anton Maria Salvini, Costantino Roncaglia, Giuseppe Brocchi a guidare la critica.[52] Nelle testimonianze settecentesche, il cicisbeo è descritto come pratica delle nobiltà cittadine soprattutto nell'Italia settentrionale, mentre Napoli e l'Italia meridionale, sottoposte a una più severa custodia delle donne, rimasero a lungo refrattarie a questa forma di galanteria; secondo Vincenzio Martinelli, ancora nel 1746 le dame napoletane non potevano uscire di casa senza scorta e ricevevano visite solo in conversazioni pubbliche, anche se a metà secolo l'usanza era ormai entrata pure a Napoli.[53][54]

In Spagna, il termine chichisbeo fece ingresso nel lessico e nella letteratura nel corso del Settecento, presentandosi con numerose varianti ortografiche e fonetiche (chichisbeo, chichisveo, chischibeo, cicisveo, sigisbeo, sisisbeo, chichisbeato) che indicavano insieme la pratica del corteggiamento assiduo di una dama e l'uomo che la esercitava.[55] Il drammaturgo José de Cañizares (1706-1750) fu il primo ad accogliere il termine nel titolo di una commedia, El honor del chichisbeo (1715); il poeta-militare Eugenio Gerardo Lobo (1679-1750) ne avrebbe dato una prima definizione poetica nel 1717, in un componimento di novanta versi ottosillabi che ritraeva il sigisbée come "amante platonico" sospeso fra dipendenza e libertà.[56] La fortuna della voce fu tale che il Diccionario de Autoridades lo accolse nella propria prima edizione (tomo II, 1729), con la grafia chihisveo, definendolo "sorta di galanteria, di attenzione, di corte" introdotta dall'Italia.[57]

Contro la nuova moda comparvero pamphlet ecclesiastici come El chichisveo impugnado (1729) del teologo José Haro de San Clemente, il quale reclamava l'estirpazione di quella "mala hierba" piantata dal diavolo; il pamphlet sarebbe stato plagiato nel 1737 da Juan José de Salazar y Ontiveros sotto il titolo Impugnación católica y fundada a la escandalosa moda del chichisbeo.[58] La querelle spagnola oppose i sostenitori di una pratica giudicata innocua all'attacco della Chiesa, che denunciava nella nuova usanza la dissoluzione dei costumi, l'effemminamento maschile, le spese eccessive in abiti e parrucche, la libertà delle donne, una minaccia per il matrimonio.[59] La discussione sul cortejo entrò anche nella satira e nella riflessione morale: la Colección de diferentes escritos relativos al cortejo di Luis José Velázquez de Velasco, pubblicata a Madrid nel 1764, si apriva con la finzione di un viaggiatore marocchino in Spagna, ricorrendo all'ironia orientaleggiante per criticare i costumi europei; in seguito, autori come Ramón de la Cruz, José Cadalso, Gaspar Melchor de Jovellanos avrebbero collegato il corteggiamento alla virilità maschile, alla presenza pubblica delle donne, al confronto fra tradizione nazionale e modi francesi.[60] Dall'epoca di Carlo III, il termine cortejo sostituì progressivamente chichisbeo nella lingua spagnola e indicò una figura più ispanica, meno raffinata, più popolare, di frequente associata ai quartieri di Madrid.[61] Il tema comparve anche negli adattamenti spagnoli del teatro goldoniano: Il cavaliere e la dama fu rielaborato da Antonio Bazo con il titolo El caballero y la dama (1784).[62]

Alla fine del secolo, Inés Joyes y Blake e Josefa Amar y Borbón avrebbero criticato il chichisveo e il cortejo senza per questo rimpiangere la reclusione femminile del passato. Nelle loro letture, la galanteria moderna poteva creare dipendenze più sottili e danneggiare la reputazione delle donne proprio nel momento in cui pareva allargarne la presenza nella vita sociale.[63]

Goldoni e il cicisbeo

Carlo Goldoni rappresentò la galanteria settecentesca come costume nobiliare, fra cicisbei, dame, conversazione e satira dei comportamenti aristocratici.[64]

In Italia, il fenomeno si legò soprattutto alla figura del cicisbeo o cavalier servente, il gentiluomo che accompagnava una dama sposata nella vita mondana. I contemporanei collegarono presto questa pratica alla galanteria francese: Ludovico Antonio Muratori, negli Annali del 1707, descrisse il cicisbeo come "lacrimevole invenzione di questi ultimi tempi" e come "funesta eredità della dominazione francese".[54] Nell'Istoria dei cicisbei, scritta intorno al 1770, Vincenzio Martinelli faceva risalire il fenomeno italiano al carnevale del 1710, quando ufficiali francesi al ritiro dall'assedio di Torino svernarono a Genova frequentando le conversazioni notturne delle dame; da Genova l'usanza si propagò alle altre città italiane.[65] Nell'aristocrazia genovese del Settecento il cavalier servente era presenza ormai consolidata; con differenze locali, lo si incontrava in altre città italiane. Venezia, osservata dai viaggiatori stranieri come città del piacere e del divertimento, rese particolarmente visibile questa forma di galanteria fondata sul triangolo dama-marito-servente.[66] Nella letteratura e nella pubblicistica del tempo, il cavalier servente divenne spesso bersaglio di censura morale o di rappresentazioni sarcastiche, dal momento che la sua presenza accanto alla dama rendeva ambigua la distinzione fra servizio, conversazione, seduzione, ruolo coniugale.[67]

Nel teatro di Carlo Goldoni, la galanteria italiana del Settecento divenne materia di satira mirata a cicisbei e costumi nobiliari. Nelle Memorie, a proposito de Il cavaliere e la dama (1749), Goldoni dichiarò di aver osservato a lungo i cicisbei, definendoli "martiri della galanteria" e "schiavi de' capricci del bel sesso"; aggiungeva inoltre di non aver potuto annunciare apertamente i cicisbei nel titolo, per non irritare la "numerosa brigata dei galanti", e dichiarava di aver dissimulato la critica sotto il contrasto fra personaggi virtuosi e personaggi ridicoli.[64] Nello stesso resoconto, descrisse poi la scena delle dame in visita a Donna Eleonora accompagnate dai rispettivi cicisbei, con mariti e cavalieri intrecciati in una "compagnia galante" fatta di visite, sospetti, conversazione, situazioni comiche.[68]

Goldoni sarebbe tornato sul tema anche a proposito della villeggiatura. Nelle Memorie, presentando La villeggiatura, osservava che nelle case di campagna lungo il Brenta, fra gioco, tavole aperte, balli, spettacoli, i cicisbei italiani facevano "più progressi che in qualunque altro luogo"; nello stesso passo evocava la "galanteria delle conversazioni di campagna" e descriveva dame, galanti, gelosie, passeggiate, incontri sospetti come materiale per la commedia.[69] Nel teatro di Goldoni la galanteria appare dunque diversa da quella della letteratura francese del XVII secolo: diventa costume nobiliare da satira di scena, legato alla conversazione, al servizio delle dame, alle tensioni matrimoniali e agli incontri della vita mondana.[70][71]

Teatro inglese della Restaurazione

William Congreve, autore della commedia inglese della Restaurazione, vicina alla satira dei modi eleganti e della conversazione mondana.[72]

Nell'Inghilterra della Restaurazione successiva al 1660, autori come George Etherege, William Wycherley, William Congreve elaborarono la cosiddetta comedy of manners, incentrata su gentiluomini alla moda, libertini, corteggiatori, conversazione arguta, satira dei modi aristocratici.[73] Il contatto con la cultura francese del XVII secolo fu diretto e di prima mano: la corte di Carlo II aveva trascorso gli anni dell'esilio in Francia, riportando con sé al ritorno mode, lingua, modelli teatrali francesi; i primi autori della comedy of manners avevano del resto vissuto in Francia in gioventù: Etherege a Saint-Germain-en-Laye al seguito del principe Carlo, Wycherley nella cerchia di Julie d'Angennes, marchesa di Montausier.[74] Etherege in Love in a Tub (1664) e Wycherley in Love in a Wood (1671) introdussero in Inghilterra il modello moliéresco di osservazione realistica della società mondana, in particolare a partire dalle Preziose ridicole (Les précieuses ridicules, 1659).[72] Nelle commedie del periodo, la seduzione regolata dalle convenzioni sociali faceva avanzare l'azione drammatica, con tipi ricorrenti quali il gay couple, vale a dire la coppia di giovani spiritosi, e il fop, l'uomo alla moda caricaturato; la satira aveva di mira i comportamenti del mondo elegante.[75]

Critica

Illustrazione delle Précieuses ridicules di Molière: la commedia rese comica l'autorità mondana attribuita alle preziose sulla lingua e sul gusto.[19]

Galanteria e classicismo

La storia letteraria francese considerò a lungo la letteratura galante meno rilevante degli autori del classicismo: Vincent Voiture, Jean-François Sarasin, Isaac de Benserade furono studiati come poeti mondani e galanti, senza tuttavia raggiungere il rilievo riconosciuto agli scrittori che scuole, manuali, critica presentarono come rappresentanti del classicismo francese.[26][29] La loro produzione comprendeva forme brevi, poesie d'occasione, giochi di spirito, lettere, conversazioni, testi destinati agli ambienti di corte e di salotto; proprio per questa ragione, venne spesso collocata in posizione subordinata rispetto a generi più codificati, quali la tragedia, il poema epico, l'oratoria.[25][26][29] Gli autori galanti restarono ai margini anche perché il classicismo francese fu identificato soprattutto con altri generi e altri scrittori, lasciando in penombra una vasta produzione di testi di salotto, vicini alla conversazione, al pubblico aristocratico, a generi considerati minori.[6][29]

Alcune poesie contenevano allusioni licenziose o giochi sul desiderio maschile, pur restando entro le convenzioni della società aristocratica; la galanteria letteraria non si limitava insomma alla cortesia elegante, potendo comprendere seduzione, spirito, competizione letteraria e ricerca di prestigio sociale.[26][76]

Donne e autorità del gusto

Ritratto di Madeleine de Scudéry nel primo volume della Clelia: nei salotti, le donne presero parte alla conversazione e al giudizio sul gusto, entro rapporti sociali ancora gerarchici.[4][19]

Negli ambienti galanti, le donne poterono intervenire nella conversazione, nella diffusione dei testi, nell'orientamento del gusto dei salotti; nelle conversazioni aristocratiche avevano modo di leggere, ascoltare, giudicare, incoraggiare o svalutare testi e autori, restando però esposte alla satira, alla ridicolizzazione, alle regole della società mondana.[4][77] Nella seconda metà del Seicento, e soprattutto negli anni Cinquanta, il termine francese précieuses designava donne e ragazze che attribuivano valore a sé stesse cercando un riconoscimento sociale; l'accesso alla cultura fu uno dei mezzi attraverso i quali tentarono di distinguersi dal "comune delle donne", ma la satira rimise in discussione un simile riconoscimento, trasformando in bersaglio comico la donna colta, giudice dei testi e attiva nella vita letteraria.[77] Nella satira, la preziosa e la donna sapiente servirono dunque a ridicolizzare l'autorità femminile sulla lingua, sul gusto, sulla letteratura.[19]

Nelle belles-lettres, vale a dire nella letteratura colta, le donne poterono intervenire nella valutazione delle opere; nelle ruelles galanti, spazi di conversazione aristocratica legati ai salotti, il giudizio delle donne si espresse attraverso conversazioni, lettere, poesie leggere, romanzi.[78] Nelle Conversations di Madeleine de Scudéry, pubblicate fra il 1680 e il 1692, i personaggi femminili discutono di morale, filosofia, scienza, passioni alla pari dei personaggi maschili; alle donne è spesso assegnato un ruolo di custodia dell'armonia del gruppo e di animazione della conversazione, mentre alcune di loro sono presentate come "sagge" o esperte, capaci all'occorrenza di contraddire gli uomini quando il discorso lo richiede.[79] Gli studi recenti hanno rilevato come l'autorità femminile nella conversazione galante si esprima soprattutto nella capacità di ascoltare, di rilanciare, di dirigere il discorso, di proporre alternative argomentative; questo ruolo corrispondeva a quello che le donne, in qualità di padrone di casa, esercitavano nei fatti nei salotti del Seicento.[79] La presenza femminile fu descritta anche come una minaccia per l'autonomia degli scrittori, quando il giudizio delle donne venne presentato come una tirannia del gusto da cui i letterati galanti cercavano di emanciparsi; la voce delle donne ebbe dunque spazio nella galanteria, pur dentro rapporti sociali e letterari ancora dominati dagli uomini.[4][80]

Nel Seicento il dialogo passò fra salotti, teatro e testi didattici, mostrando come la voce delle donne potesse essere valorizzata, controllata o limitata.[4] La galanteria disciplinò il modo di parlare in società e di presentarsi come persona di mondo, indicando anche i limiti imposti alle donne nella vita culturale.[4][19]

Preziosismo e ruoli di genere

Frontespizio delle Précieuses ridicules: la satira delle preziose fu collegata alla contestazione dell'autorità femminile sulla lingua, sul gusto e sull'amore.[19][81]

Galanteria e preziosismo appartennero ai medesimi ambienti mondani e letterari, descrivendo tuttavia in modi differenti i rapporti tra uomini e donne.[82] L'amore galante e l'amore prezioso ebbero uno dei loro luoghi principali nella conversazione, nelle lettere, nei romanzi, nella poesia e nel modo stesso di descrivere i sentimenti; parlare d'amore voleva dire allora stabilire quali parole usare, quali distanze mantenere, quali comportamenti si potessero ritenere accettabili in società.[2] Gli studi di genere hanno indagato galanteria e preziosismo in rapporto ai ruoli attribuiti a donne e uomini nella Francia del Seicento, mostrando come la galanteria tendesse ad associare le donne al tema dell'amore.[82] L'amore tenero e l'amicizia mondana convivevano dunque con regole che assegnavano a uomini e donne ruoli amorosi distinti e gerarchizzati; la satira delle preziose insistette proprio su questo contrasto, ridicolizzando le donne che rivendicavano il diritto di giudicare lingua, testi e comportamenti amorosi.[19][81]

La stessa opposizione fra galant e femme galante rivela la diversa valutazione morale riservata a uomini e donne:[82] il maschile galant poteva rinviare alla cortesia, allo spirito, alla capacità di piacere in società; la medesima parola, riferita a una donna, assumeva invece sfumature moralmente sfavorevoli.[14][82] Ne derivava una morale differenziata per uomini e donne: la galanteria offriva prestigio agli uomini e apriva alle donne uno spazio nella cultura mondana, esponendole però a un sospetto morale più severo.[4][19][83]

Cortesia e sessismo benevolo

Il sessismo benevolo, concetto elaborato dalla psicologia sociale contemporanea, non descrive direttamente la galanteria francese del Seicento.[12][84] Esso è stato però utilizzato per analizzare forme attuali di cortesia verso le donne: atteggiamenti dall'apparenza positiva, presentati come protezione, deferenza, idealizzazione, ma tali da rafforzare ruoli diseguali ogni volta che presuppongono fragilità femminile o tutela maschile; la distinzione non riguarda evidentemente ogni gesto cortese, quanto piuttosto le forme di favore o di protezione fondate su ruoli di genere asimmetrici.[12][85]

Descritto come complementare al sessismo ostile, il sessismo benevolo premia le donne che rispettano i ruoli di genere tradizionali; quello ostile, al contrario, colpisce le donne che li rifiutano o li mettono in questione.[86] La cortesia protettiva finisce così per consolidare il dominio maschile quando presenta le donne come desiderabili, delicate, moralmente superiori, ma insieme meno competenti, meno autonome; il richiamo alla galanteria pone un problema ogni volta che presenta come gentilezza un rapporto in cui l'uomo protegge e la donna resta in posizione dipendente.[87]

Il riferimento al sessismo benevolo non trasforma per questo la galanteria in sinonimo generale di sessismo: alcune analisi distinguono fra sessismo benevolo, benevolenza verso le donne, pratiche egualitarie, sostenendo che non ogni forma di cortesia o di apprezzamento rivolta alle donne implichi necessariamente l'idea di una loro inferiorità.[85]

Note

  1. 1 2 3 (FR) La galanterie, su essentiels.bnf.fr, Bibliothèque nationale de France. URL consultato il 16 maggio 2026.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 Matoré, 1990, p. 8
  3. ↑ Brook, 2014, p. 108
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 Kennedy, 2013, p. 1
  5. 1 2 3 Dupas, 2025, p. 55
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 Costentin, 2003, p. 55
  7. 1 2 3 Steinberger, 2016, p. 41
  8. 1 2 3 4 5 6 7 8 Denis, 1996, p. 147
  9. 1 2 3 4 5 6 7 8 Galanteria, su treccani.it, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 16 maggio 2026.
  10. 1 2 3 Cavalleria, su treccani.it, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 16 maggio 2026.
  11. 1 2 3 4 Académie française, 1694, p. 508
  12. 1 2 3 Sarlet e Dardenne, 2012, p. 435
  13. ↑ Académie française, 1798, p. 628
  14. 1 2 3 (FR) Galanterie, su cnrtl.fr, Centre national de ressources textuelles et lexicales. URL consultato il 16 maggio 2026.
  15. ↑ (EN) Gallantry, su dictionary.cambridge.org, Cambridge University Press & Assessment. URL consultato il 16 maggio 2026.
  16. ↑ (EN) Chivalry, su britannica.com, Encyclopaedia Britannica. URL consultato il 16 maggio 2026.
  17. ↑ Galateo, su treccani.it, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 23 maggio 2026.
  18. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 Denis, 1994, p. 111
  19. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Dufour-Maître, 2015, p. 158
  20. 1 2 3 4 5 6 7 Génetiot, 1997, p. 47
  21. 1 2 3 Donné, 2003, p. 211
  22. 1 2 Pelous, 1976, p. 70
  23. 1 2 Duchêne, 1993, p. 7
  24. ↑ Schuwey, 2015, p. 48
  25. 1 2 3 4 5 Taormina, 2010, pp. 17–18
  26. 1 2 3 4 5 6 7 Génetiot e Viala, 1993, p. 215
  27. ↑ Sweetser, 1997, p. 112
  28. ↑ Taormina, 2010, pp. 17-23
  29. 1 2 3 4 Viala, 1997, p. 115
  30. 1 2 Génetiot, 2016, p. 39
  31. ↑ Rolland, 2017, p. 115
  32. ↑ Rolland, 2017, pp. 113-115, 120-122
  33. ↑ Rolland, 2017, p. 125
  34. 1 2 3 4 Nédélec, 2000, p. 117
  35. ↑ Schuwey, 2015, pp. 48–50
  36. ↑ Vincent, 2003, p. 223
  37. ↑ Steinberger, 2016, pp. 42–43
  38. ↑ Schuwey, 2015, pp. 52–56
  39. 1 2 Brook, 2014, pp. 113-114
  40. ↑ Brook, 2014, pp. 108, 114
  41. ↑ Brook, 2014, pp. 109-110
  42. 1 2 Gantet, 2019
  43. 1 2 Gantet, 2019
  44. ↑ Gantet, 2019
  45. ↑ Brook, 2014, pp. 109-110, 121-124
  46. ↑ Stauffer, 2014, pp. 786-788
  47. ↑ Stauffer, 2014, pp. 786-790
  48. 1 2 Bolufer, 2023, pp. 25-26
  49. ↑ Bolufer, 2023, pp. 16-17
  50. ↑ Bolufer, 2023, pp. 33-35
  51. ↑ Bolufer, 2023, p. 15
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  59. ↑ Ibeas-Altamira e Vázquez, 2017, pp. 65-68
  60. ↑ Bolufer, 2023, pp. 14, 25-26
  61. ↑ Ibeas-Altamira e Vázquez, 2017, pp. 69-71
  62. ↑ Ibeas-Altamira e Vázquez, 2017, p. 70
  63. ↑ Bolufer, 2023, p. 31
  64. 1 2 3 Goldoni, 1888, pp. 156-157
  65. ↑ Bianco, 2011, pp. 569-573
  66. ↑ Manzatto, 1999, pp. 205-206
  67. ↑ Manzatto, 1999, pp. 206-208, 228-229
  68. ↑ Goldoni, 1888, p. 157
  69. 1 2 Goldoni, 1888, p. 207
  70. ↑ Goldoni, 1888, pp. 156-157, 207
  71. ↑ Manzatto, 1999, pp. 228-229
  72. 1 2 Miles, 1910, pp. 62-68, 78-79
  73. 1 2 Mateescu, 2000, pp. 33-34
  74. ↑ Miles, 1910, pp. 57-60, 61, 68
  75. ↑ March, 2008, pp. 189-191, 196-197
  76. ↑ Taormina, 2010, pp. 18–23
  77. 1 2 Dufour-Maître, 2015, pp. 157-158
  78. ↑ Dufour-Maître, 2015, pp. 158-159
  79. 1 2 Ghulam, 2024
  80. ↑ Dufour-Maître, 2015, pp. 158, 160
  81. 1 2 Dufour-Maître, 2016, p. 108
  82. 1 2 3 4 Dufour-Maître, 2016, p. 107
  83. ↑ Dufour-Maître, 2016, pp. 107-108
  84. ↑ Tostain, 2016, p. 170
  85. 1 2 Tostain, 2016, p. 171
  86. ↑ Sarlet e Dardenne, 2012, p. 445
  87. ↑ Sarlet e Dardenne, 2012, pp. 435, 456

Bibliografia

Testi originali citati
Fonti critiche

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