Gaspare Grimaldi
| Gaspare Grimaldi | |
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| Capitano del Popolo di Genova | |
| Durata mandato | 10 dicembre 1317 – 27 luglio 1318 |
| Predecessore | Carlo Fieschi |
| Successore | Riccardo di Gambatesa |
Gaspare Grimaldi (Genova, ... – ...; fl. XIV secolo) è stato un politico italiano, capitano del popolo di Genova nel 1317.
Origini familiari
I Grimaldi erano insieme ai Fieschi la principale forza del partito guelfo a Genova contrapposta alle grandi casate ghibelline dei Doria e degli Spinola: le quattro famiglie designate collettivamente come quatuor gentes si contendevano da generazioni la supremazia sul Comune.[1] Il padre di Gaspare figlio di Luca di Ingone e signore del castello di Stella sull'Appennino savonese aveva più volte ricoperto cariche politiche e diplomatiche al servizio della Repubblica e la sua lealtà alla casa d'Angiò gli aveva fruttato una pensione regia e il titolo cavalleresco, onorifico quanto raro in una città di mercanti. La sua devozione alla fazione guelfa lo aveva però anche esposto a persecuzioni e dopo la fallita rivolta del 1272 contro il capitanato di Oberto Doria e Oberto Spinola, all'esilio in Provenza dove morì intorno al 1274.[2]
Biografia
Il nome di Gaspare Grimaldi compare per la prima volta nelle fonti nel 1296 incluso in un elenco di cittadini guelfi espulsi da Genova dai capitani del popolo ghibellini Corrado Spinola e Corrado Doria. Il 19 maggio di quell'anno fu inoltre emesso nei suoi confronti un ordine di confisca dei beni e il fatto che egli figuri al primo posto tra i membri della sua famiglia nel documento suggerisce già in tal periodo un ruolo di preminenza all'interno dell'albergo Grimaldi.[2] Il bando del 1296 fu accompagnato da misure repressive eccezionalmente dure soprattutto ai danni del patrimonio guelfo: i più colpiti furono proprio i Grimaldi tradizionalmente i più combattivi nell'opposizione al regime ghibellino, molti dei quali si rifugiarono a Nizza e nei centri vicini dedicandosi alla pirateria come unica fonte di reddito rimasta.
La pace stipulata nel 1302 tra la Repubblica e Carlo II d'Angiò consentì il rientro in città dei fuorusciti guelfi che comunque si trovarono presto a fronteggiare una nuova concentrazione del potere nelle mani di Opizzino Spinola eletto capitano del popolo nel 1306 insieme a Bernabò Doria e autoproclamatosi unico capitano perpetuo nel 1308 dopo aver fatto imprigionare il collega. Opizzino reagì alla resistenza dei Grimaldi distruggendo il castello di Stella, ma i fuorusciti rafforzati dalle milizie feudali dei Del Carretto e dei marchesi di Ceva gli inflissero il 10 giugno 1310 una sonora sconfitta presso Sestri Ponente che lo costrinse alla fuga.[2] I vincitori entrarono in Genova e sostituirono il capitanato unico con un governo collegiale di dodici governatori metà nobili e metà popolari nel quale i Grimaldi ebbero la loro parte sebbene in subordine ai Doria che risultavano i veri padroni della situazione.[2]
La venuta a Genova nell'ottobre 1311 di Enrico VII di Lussemburgo, acclamato signore della città, sospese temporaneamente la lotta politica. Gaspare Grimaldi fu tra i capi delle quatuor gentes che presenziarono alla cerimonia di dedizione svoltasi il 22 novembre nel palazzo di Serravalle dove il comune genovese nominò un procuratore per giurare le clausole della signoria e il sovrano ne accettò solennemente i termini alla presenza del popolo acclamante.[3] La morte prematura dell'imperatore nel 1313 e la partenza del suo vicario Uguccione della Faggiola lasciarono nuovamente campo libero alle famiglie ghibelline che si reimpossessarono del potere. I Doria e gli Spinola ripresero il controllo della città acuendo il conflitto con la parte guelfa.
Il definitivo rovesciamento delle fortune avvenne nel 1317 quando Gaspare Grimaldi e Carlo Fieschi furono eletti capitani del popolo in rappresentanza della coalizione guelfo concludendo un assai lungo ciclo di dominazione ghibellina inaugurato nel 1270 con la diarchia Doria-Spinola.[4] Il governo dei due capitani presentava una struttura istituzionale singolare: pur trovando la sua legittimazione nella titolatura popolare era interamente guidato da esponenti dell'aristocrazia nobiliare e la diarchia riproduceva formalmente il modello ghibellino Doria-Spinola sostituendovi le famiglie guelfe Fieschi e Grimaldi.[5] Con il passare delle prime settimane, il capitanato si rivelò subito fragile: Doria e Spinola sostenuti dalle forze ghibelline dell'Italia settentrionale si mostrarono in grado di contestare militarmente il potere dei due capitani guelfi i quali non disponevano delle risorse necessarie per reggere un conflitto prolungato.[2] Incapaci quindi di difendersi contro la pressione congiunta delle case ghibelline e dei loro alleati esterni Gaspare e Carlo Fieschi cedettero il potere a Roberto d'Angiò nel 1318, instaurando una signoria angioina che sarebbe durata fino al 1335.[2][6] Ciò che parrebbe una semplice resa, si rivela essere invece una subdola mossa politicamente vantaggiosa per i Grimaldi: durante la signoria angioina la casata esercitò un predominio pressoché incontrastato in città e Gaspare ottenne in cambio feudi e possessi nel Regno di Napoli consolidando una rinata alleanza della famiglia con la corona angioina.[2] Suo figlio Antonio Grimaldi capostipite del ramo di Antibo si distinse in seguito nei conflitti con la Catalogna respingendo una flotta aragonesca al largo delle Baleari.[7]
La stagione dei capitani del popolo guelfi inaugurata nel 1317 si concluse nel 1335 con il ritorno al capitanato ghibellino ma il sistema duale dei capitani, qualunque fosse la fazione dominante, rimase la forma ordinaria di governo genovese fino alla rottura del 1339 quando una sollevazione popolare portò all'elezione fortuita del primo doge Simon Boccanegra.[5]
Note
- ↑ Donaver, 1965, pp. 102-108
- 1 2 3 4 5 6 7 Grimaldi, Gaspare, in Dizionario Biografico degli Italiani.
- ↑ Atti della Società Ligure di Storia Patria, Nuova Serie LIV, pp. 118-120.
- ↑ La Repubblica di Genova, su francobampi.it. URL consultato il 15 maggio 2013.
- 1 2 Atti della Società Ligure di Storia Patria, vol. II, pp. 134-136.
- ↑ Vitale, 1955, pp. 78-82
- ↑ Grimaldi, Antonio, in Dizionario Biografico degli Italiani.
Fonti e bibliografia
- Federico Donaver, Storia di Genova, Genova, Tolozzi, 1965.
- Vito Vitale, Breviario della storia di Genova, Genova, Società Ligure di Storia Patria, 1955.
- Giorgio Costamagna et al. (a cura di), Atti della Società Ligure di Storia Patria, Nuova Serie, vol. LIV, Genova 2014.
- Rodolfo Savelli, La Repubblica oligarchica: legislazione, istituzioni e ceti a Genova nel Cinquecento, Giuffrè, Milano 1981.
Voci correlate
Collegamenti esterni
- Grimaldi, Gaspare – Dizionario Biografico degli Italiani, su treccani.it.
- Grimaldi, Gaspare – Enciclopedia Treccani, su treccani.it.
