Gastone Giacomini
| Giovanni Giacomini | |
|---|---|
| Nascita | Roma, 20 ottobre 1913 |
| Morte | Riolo Terme, 30 dicembre 1940 |
| Cause della morte | Morto in combattimento |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | Regio Esercito |
| Arma | Arma di Fanteria |
| Anni di servizio | 1936 - 1945 |
| Grado | Capitano |
| Guerre | Seconda guerra mondiale |
| Campagne | Campagna del Nordafrica Campagna di Tunisia Campagna d'Italia (1943-1945) |
| Battaglie | Battaglia delle Alpi Occidentali |
| Decorazioni | vedi qui |
| Studi militari | Regia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena |
| dati tratti da Giacomini Gastone[1] | |
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Gastone Giacomini (Roma, 20 ottobre 1913 – Riolo Terme, 10 aprile 1945) è stato un ufficiale e partigiano italiano, che nel corso della seconda guerra mondiale fu ferito sei volte ed insignito di una medaglia d'oro, una d'argento e due di bronzo al valor militare.
Biografia
Nacque a Roma il 20 ottobre 1913 da Giulio e Bice Biagini.[2] Frequentò l'Istituto Massimiliano Massimo, gestito dalla Compagnia di Gesù.[1] Fu durante la permanenza in questo istituto che, a partire dal 1° marzo 1925, prese parte alle attività della Congregazione mariana sita all'interno della struttura.[1] Terminati gli studi, nell'ottobre 1934 entrò per concorso nella Regia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena.[2] Ne uscì il 17 settembre 1936 con il grado di sottotenente in servizio permanente effettivo, assegnato all'arma di fanteria.[1] Dal 1 ottobre 1936 frequentò la Scuola di applicazione d'arma a Parma, al termine della quale, il 24 ottobre 1937 viene assegnato al 61° Reggimento fanteria motorizzato della 102ª Divisione motorizzata "Trento".[2] Il 7 ottobre 1938 fu promosso tenente.[2]
Dopo l'entrata in guerra del Regno d'Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, combatté sul fronte occidentale contro la Francia.[1] Il 24 ottobre 1940 fu trasferito al 66º Reggimento fanteria della 101ª Divisione motorizzata "Trieste" dislocato in Africa Settentrionale Italiana.[1] Il 13 agosto 1941 salpò dal porto di Napoli per raggiungere la Libia, sbarcando a Tripoli il 15 agosto.[2]
Al comando della 1ª Compagnia del I Battaglione, si distinse nel corso dei combattimenti e fu decorato, sul campo, di due medaglie di bronzo al valor militare e della Croce di Ferro di seconda e di prima classe, che ricevette direttamente dal generale tedesco Erwin Rommel.[1] Impegnato nella campagna del Nordafrica, il 27 giugno 1942 fu promosso capitano.[2] nel corso dei mesi di marzo e aprile dello stesso anno condusse i suoi uomini durante le fasi della lunga ritirata che portò il Regio Esercito nell'ultimo caposaldo difensivo nella città di Takruna, in Tunisia.[1] Raggiunto dall’ordine emesso dai comandi militari di resistere a oltranza, per permettere alle truppe dell’Asse di ricompattarsi, si distinse nuovamente il combattimento, venendo gravemente ferito da un colpo alla gola.[1] Rimase comunque al suo posto fino a quando, perduto il caposaldo, si mise alla guida di un’ambulanza carica di feriti della sua compagnia, sostituendo l’autiere che non era più in grado di guidare.[1] Per le sue azioni, citato nella relazione ufficiale del generale Giovanni Messe, venne decorato con la medaglia d'argento al valor militare.[1] A causa della grave ferita riportata, nell’aprile del 1943 gli fu concesso di ritornare in Patria sulla nave ospedale Toscana, sbarcando a Livorno il 2 maggio 1943.[2] Fu ricoverato all’ospedale militare di Montecatini Terme, per essere adeguatamente curato.[2] Una volta dimesso ebbe una breve licenza per la convalescenza, e in questo periodo assistette alla caduta del Fascismo e poi alla firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943.[2] Trovatosi a Roma durante il periodo di occupazione tedesca, non accetto alcuna forma di collaborazione con i tedeschi e con le autorità della Repubblica Sociale Italiana, entrando a far parte della banda clandestina denominata "Bertone", perché al comando del colonnello Giuseppe Bertone, e composta in prevalenza da militari appartenuti all'esercito, rimasti fedeli al giuramento che li legava al re.[1] Nonostante l'attività che caratterizzò la formazione e il continuo impegno per la liberazione della città, la banda non cercò mai il riconoscimento del Fronte militare clandestino e non venne mai integrata in esso.[1]
Quando, il 5 giugno del 1944, le truppe americane del generale Mark Wayne Clark entrarono nella Capitale, sancendo così la liberazione di Roma, i militari del gruppo "Bertone" vennero in larga parte inquadrati nel ricostituito Regio Esercito per proseguire la guerra contro le forze tedesche presenti nel suolo nazionale.[1] Il 24 settembre 1944 viene richiamato dal CERSETI (Centro Raccolta e Riordinamento Settore Tirrenico) ed assegnato prima al Ministero della guerra, guidato dal generale Taddeo Orlando, e poi all’88° Reggimento fanteria del Gruppo di Combattimento "Friuli" in qualità di comandante della 5ª Compagnia.[2] Dal 30 novembre 1944 prese parte alle operazioni nella guerra di liberazione italiana.[1] Nell’aprile del 1945 il suo reparto fu impegnato nella prolungata offensiva che gli angloamericani lanciarono contro le forze tedesche trincerate su posizioni difensive sulla linea Gotica, che avrebbe dovuto sancire la definitiva sconfitta delle forze nazifasciste operanti nella penisola.[2] In particolare il Gruppo di Combattimento "Friuli", insieme al XIII Corpo d'armata britannico, ai paracadutisti della "Folgore" e ai bersaglieri del gruppo "Legnano", venne schierato sul fianco sinistro del fronte, nella zona della valle del Santerno, oltre il fiume Senio.[2] Il 10 aprile 1945, mentre comandava i suoi uomini durante i combattimenti che avrebbe permesso alle forze alleate di costituire la strategica testa di ponte di Abbazia nei pressi di Riolo dei Bagni in Romagna, quando cadde colpito a morte.[1] Fu decorato con la medaglia d'oro al valor militare alla memoria.[1] A Roma gli è stata dedicata una via.
Onorificenze
— Decreto luogotenenziale 30 aprile 1946[3][4]
Onorificenze estere
Note
Bibliografia
- Alberto Bongiovanni, La guerra in casa settembre 1943 - aprile 1945, Milano, Mursia, 1967.
- Filippo Cappellano e Salvatore Orlando, L'Esercito italiano dall'armistizio alla guerra di Liberazione, Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, 2005.
- Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), Roma, Tipografia Regionale, 1965, p. 660.
- Nicola Labanca (a cura di), I Gruppi di combattimento. Studi, fonti, memorie (1944-1945), Roma, Carocci Editore, 2006, ISBN 978-88-430-3972-2.
- Roberto Roggero, Oneri e onori. Le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia, Milano, Greco & Greco Editori, 2006, ISBN 88-7980-417-0.
- Romano Rossi (a cura di), Il Gruppo di Combattimento "Friuli" 1944 - 1945, Imola, Bacchilega Editore, 2009, ISBN 978-88-88775-85-2.
- Periodici
- Nicola Pignato e Filippo Cappellano, L'Esercito Italiano dall'armistizio al trattato di pace, in Storia Militare, n. 91, Parma, Ermanno Albertelli, aprile 2001, pp. 45-57.
- Nicola Pignato e Filippo Cappellano, L'Esercito Italiano dall'armistizio al trattato di pace, in Storia Militare, n. 92, Ermanno Albertelli, maggio 2001, pp. 43-52.
Voci correlate
Collegamenti esterni
- Giacomini, Gastone, su Combattenti Liberazione. URL consultato il 18 marzo 2025.
- Giacomini Gastone, su Isacem. URL consultato il 18 marzo 2025.
- Gastone Giacomini, decorato di MOVM, un romano sulla linea Gotica, su Giano. URL consultato il 18 marzo 2025.
- Medaglia d'oro al valor militare capitano Gastone Giacomini (PDF), su Ancfarglpresidenzanazionale. URL consultato il 18 marzo 2025.
- Gastone Giacomini, su Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. URL consultato il 18 marzo 2025.