Generation Swine

Generation Swine
album in studio
ArtistaMötley Crüe
Pubblicazione24 giugno 1997
Durata49:26
Dischi1
Tracce13
GenereHeavy metal
Alternative metal
Industrial metal
Rock alternativo
EtichettaElektra
ProduttoreScott Humphrey
Registrazione1995-1997, Can-Am Recorders, Tarzana (California), Music Grinder, Hollywood (California), Conway Recording, Hollywood (California), The Enterprise, Burbank (California), The Chop Shop, Los Angeles (California), Butt Cheese West, Los Angeles (California)
FormatiCD, MC
Certificazioni
Dischi d'oroGiappone (bandiera) Giappone[1]
(vendite: 100 000+)
Stati Uniti (bandiera) Stati Uniti[2]
(vendite: 500 000+)
Mötley Crüe - cronologia
Album precedente
(1994)
Album successivo
(1998)
Singoli
  1. Afraid
    Pubblicato: 8 maggio 1997
  2. Beauty
    Pubblicato: 16 dicembre 1997

Generation Swine è il settimo album in studio del gruppo musicale statunitense Mötley Crüe, pubblicato il 24 giugno 1997 dalla Elektra Records.

L'album segna il ritorno del cantante Vince Neil dopo la sua ultima apparizione in Decade of Decadence nel 1991. È anche l'ultimo lavoro registrato con il batterista Tommy Lee fino a Saints of Los Angeles del 2008, nonché l'ultimo pubblicato con la Elektra Records.

Il titolo deriva dal romanzo Generation of Swine di Hunter Stockton Thompson.

Antefatti

In seguito al fallimento dell'album omonimo, i Mötley Crüe subirono pressioni dai dirigenti della Elektra Records affinché la band raggiungesse nuovamente il successo degli anni ottanta. Il gruppo, allora composto dal cantante/chitarrista John Corabi, dal bassista Nikki Sixx, dal batterista Tommy Lee e dal chitarrista Mick Mars, era talmente frustrato dalle scarse vendite dell'album e del tour precedente che licenziò numerose persone vicine alla band, tra cui il manager Doug Thaler e il produttore Bob Rock. Il gruppo assunse quindi Allen Kovac come nuovo manager (noto per aver rilanciato le carriere di altri artisti in declino) e iniziò a cercare un produttore con cui lavorare al disco successivo, originariamente intitolato Personality #9.[3][4]

Dopo la serie di licenziamenti, la band fu convocata a un incontro con l'amministratore delegato della Warner Doug Morris per discutere delle prospettive future con l'etichetta. Durante l'incontro, Morris cercò di convincere Sixx e Lee a sbarazzarsi di Corabi, poiché non era una "star", e a riunirsi con il cantante originale Vince Neil. Sixx e Lee non erano interessati all'idea di lavorare di nuovo con Neil e insistettero per tenere Corabi nel gruppo. Con ulteriore insistenza da parte dell'amministratore delegato della Elektra Sylvia Rhone, Morris acconsentì e la band proseguì la sua attività con Corabi.[3]

Registrazione

La band rientrò in studio con l'intenzione di realizzare un album ancora più aggressivo del precedente Mötley Crüe.[5] Con Bob Rock come produttore, registrarono alcuni brani inediti come The Year I Lived in a Day e La Dolce Vita.[6] La band era così eccitata che, secondo Corabi, "Alla fine di ogni giornata giravamo per lo studio con i nostri enormi cazzi in mano perché la musica spaccava tantissimo."[3]

Dopo che Rock fu licenziato in quanto ritenuto "troppo costoso",[3] la band scelse Scott Humphrey, con Sixx e Lee come coproduttori. Tuttavia, il processo divenne disorganizzato; Humphrey era un produttore inesperto e litigava spesso con Lee e Sixx su come l'album dovesse suonare. Il ruolo di Mars fu notevolmente ridotto a causa di una faida tra lui e Humphrey, e Corabi si sentì sempre più frustrato, poiché il suo materiale veniva completamente cambiato ogni volta che tornava in studio.

Sia Mars che Corabi hanno affermato che, sebbene Mars fosse a tutti gli effetti partecipe alle sessioni di registrazione, i suoi contributi furono a un certo punto scartati e sostituiti con quelli di vari musicisti non accreditati. Mars ha descritto questo periodo come il suo unico rimpianto come membro dei Mötley Crüe. "Non avevano rispetto per Mick", ha detto Corabi riguardo alle sessioni.[7]

Mentre le registrazioni proseguivano, la band subiva pressioni per riunirsi con Neil. Corabi aveva lasciato il gruppo stanco della pressione esercitata dalla band e da Humphrey. Con l'uscita di Corabi, l'invito a Neil di tornare era aperto.

Neil era impegnato con la sua carriera solista e la prematura scomparsa della figlia Skylar quando gli fu proposto di riunirsi ai Mötley Crüe. Neil, come Sixx e Lee, era inizialmente contrario all'idea, ma alla fine si convinse. Dopo aver incontrato Sixx e Lee, Neil accettò di rientrare nella band e finire l'album, il cui titolo era stato cambiato in Generation Swine.[3]

Composizione e stile

La maggior parte dell'album è stata scritta mentre Corabi era ancora nella band,[8] e per questo motivo Neil ha avuto difficoltà ad adattare la sua voce al nuovo materiale. "Ci sono molte cose in quell'album che avrei cambiato se fossi stato lì fin dall'inizio", ha dichiarato Neil. "Non pensavo che il produttore sapesse davvero cosa stesse facendo, perché non mi lasciava cantare nello stile a cui ero abituato. Non lasciava nemmeno che Mick suonasse nel suo solito modo. È stato un incubo."[9]

Nonostante il ritorno di Neil nella band, l'album si rivelò sostanzialmente diverso dai tradizionali lavori dei Mötley Crüe, sperimentando con tendenze come l'elettronica e il rock alternativo. Tra le varie tracce spicca la nuova versione di Shout at the Devil quale tentativo di creare un ponte tra la musica degli anni ottanta e il nuovo sound della band.

L'album vede inoltre per la prima volta Sixx e Lee alle voci soliste: Sixx in Rocketship (una canzone d'amore dedicata alla sua nuova relazione con la modella Donna D'Errico) e Lee in Brandon (scritta per il suo primogenito e la sua moglie di allora Pamela Anderson).

Nelle recensioni negative dell'album, i critici tendevano a prendere in giro Brandon per essere eccessivamente sentimentale. In un'intervista del marzo 1998 con Spin, Sixx disse che questo lo turbava, commentando: "[i critici] adorano quando Tommy viene beccato con una pistola o fa sesso in un video, ma per loro non è nemmeno un umano. Come puoi aspettarti che qualcuno non scriva della cosa più bella che gli sia mai capitata nella vita?".[10]

Pubblicazione e promozione

Il primo singolo estratto dall'album fu Afraid. Il video includeva la partecipazione del fondatore di Hustler Larry Flynt, che quell'anno mise anche la band sulla copertina di un numero di Hustler. La canzone raggiunse la posizione numero 10 nella Mainstream Rock Airplay, ma non bastò a generare interesse per l'album. Il secondo singolo fu Beauty, che raggiunse invece la posizione numero 37. Find Myself fu pubblicato come singolo promozionale e fu realizzato un video musicale per Shout at the Devil '97.

La band riteneva che le vendite deludenti fossero dovute al fatto che la Elektra non avesse promosso adeguatamente l'album, sostenendo che l'etichetta fosse interessata solo a promuovere artisti R&B. Sylvia Rhone smentì questa affermazione, dichiarando che i Mötley Crüe erano una priorità assoluta per la Elektra e che l'etichetta aveva speso una grossa somma di denaro per convincere la band a esibirsi con Shout at the Devil '97 agli American Music Awards nel gennaio 1997.[3]

Generation Swine debuttò al numero 4 della Billboard 200,[11] vendendo oltre 80 500 copie nella prima settimana e ottenne la certificazione di disco d'oro dalla RIAA il 26 agosto 1997.[2] Nonostante il forte debutto in classifica, l'album non riuscì a riportare la band al livello di successo critico e commerciale che ci si aspettava dalla reunion con Neil.

Accoglienza

Recensioni professionali
RecensioneGiudizio
AllMusic[12]
Chicago Tribune[13]
Collector's Guide to Heavy Metal[14]9/10
Entertainment Weekly[15]B
Metal Forces[16]6/10
Rolling Stone[17]
The Rolling Stone Album Guide[18]

L'album ha ricevuto recensioni contrastanti. "In qualche modo", ha osservato Sixx nel 2000, "si era diffusa la voce che i Mötley Crüe avevano flirtato con un suono alternativo, che ci eravamo venduti. Certo, era sperimentale, ma non era alternativo, techno o dance. Quindi sono rimasto un po' deluso dal modo in cui è stato accolto."[19]

David Grad di Entertainment Weekly elogiò la voce di Neil, che non aveva perso "nulla della sua urgenza ormonale" e descrisse la musica come una dimostrazione "di metal altamente levigato che sbandiera i piaceri della droga e del sesso estremo".[15] Al contrario, Stephen Thomas Erlewine di AllMusic ha trovato l'album "nient'altro che imbarazzante" e ha accusato la band di "riciclare semplicemente vecchie idee e suoni", di non aver ideato "riff orecchiabili" e di aver reso il ritorno di Neil "solo una coincidenza".[12] Per Dean Golemis del Chicago Tribune, nonostante "passaggi punk da far sanguinare il naso", ciò che ne risultava era il suono di una "band metal hollywoodiana degli anni '80".[13]

Jon Wiederhorn di Rolling Stone osservò come la band avesse cercato di fondere "tecniche glam-metal di bassa lega" con "una produzione all'avanguardia ed effetti industriali graffianti", ma anziché una "nuova direzione che sfidasse le aspettative", avesse prodotto un album "più schizofrenico di Wesley Willis", sgradito ai fan dei Mötley Crüe che "desiderano coerenza".[17] Neil Arnold di Metal Forces ha definito Generation Swine "la pecora nera della famiglia Crüe, che fa sembrare brillante persino l'omonimo album del 1994", a causa della fusione di "ritmi di stampo industriale e sonorità metalliche" con il "distintivo lamento di Vince Neil", concludendo che "elettronica e alternative non sono parole che assocerei ai Mötley Crüe".[16]

Eredità

Nel 2016, Classic Rock ha stilato una lista delle dieci peggiori canzoni dei Mötley Crüe, posizionando Brandon al quinto posto e definendola "probabilmente molto toccante per le persone coinvolte, inclusa la mamma Pamela Anderson. Ma imbarazzante e goffa per noi altri."[20] In un'intervista del 2024, Vince Neil ha affermato di aver sempre "odiato" l'album. Ha detto che il produttore Scott Humphrey e gli altri membri della band stavano "cercando di reinventarsi per essere al passo con i tempi", aggiungendo che l'album era derivativo di artisti dell'epoca, come Marilyn Manson, Nine Inch Nails, Rob Zombie, Ministry e Pantera.[21]

Causa legale

Il 7 luglio 1997, Corabi ha intentato una causa da 4 milioni di dollari contro la band per presunta violazione contrattuale, frode e diffamazione. Corabi sosteneva di non aver ricevuto royalties nel periodo in cui era nel gruppo.[22][23]

In Generation Swine, Corabi è stato ufficialmente accreditato solo per due canzoni, Flush e Let Us Prey, ma ha rivendicato di essere responsabile di almeno l'80% del materiale dell'album.[23]

Tracce

  1. Find Myself – 2:51 (Nikki Sixx, Mick Mars, Tommy Lee)
  2. Afraid – 4:07 (Sixx)
  3. Flush – 5:03 (Sixx, Lee, John Corabi)
  4. Generation Swine – 4:39 (Sixx, Lee)
  5. Confessions – 4:21 (Lee, Mars)
  6. Beauty – 3:47 (Sixx, Lee, Scott Humphrey)
  7. Glitter – 5:00 (Sixx, Humphrey, Bryan Adams)
  8. Anybody Out There? – 1:50 (Sixx, Lee)
  9. Let Us Prey – 4:22 (Sixx, Corabi)
  10. Rocketship – 2:05 (Sixx)
  11. A Rat Like Me – 4:13 (Sixx)
  12. Shout at the Devil '97 – 3:43 (Sixx)
  13. Brandon – 3:25 (Lee)

Tracce bonus edizione rimasterizzata (2003)

  1. Afraid (Swine/Jimbo Mix) – 3:58 (Sixx)
  2. Wreck Me – 4:19 (Sixx, Mars, Lee, Vince Neil)
  3. Kiss the Sky – 4:47 (Sixx, Mars, Lee, Neil, Corabi)
  4. Rocketship (early demo) – 1:37 (Sixx)
  5. Confessions (demo, Lee on vocals) – 3:35 (Mars, Lee)
  6. Afraid (video)

Formazione

Gruppo

Altri musicisti

Produzione

Classifiche

Classifica (1997) Posizione
massima
Australia[24] 34
Canada[25] 10
Giappone[26] 9
Regno Unito[27] 80
Stati Uniti[11] 4
Svezia[24] 18

Note

  1. ↑ (EN) Oricon Album Chart Book: Complete Edition 1970-2005, Roppongi, Oricon Entertainment, 2006, ISBN 4-87131-077-9.
  2. 1 2 (EN) Mötley Crüe - Generation Swine – Gold & Platinum, su Recording Industry Association of America. URL consultato il 25 giugno 2015.
  3. 1 2 3 4 5 6 (EN) Tommy Lee, Mick Mars, Nikki Sixx e Vince Neil, The Dirt: Confessions of the World's Most Notorious Rock Band, a cura di Neil Strauss, ReganBooks, 2002, ISBN 978-0060989156.
  4. ↑ (EN) Crue to Be Kind, su Rolling Stone, 22 novembre 1996. URL consultato il 7 aprile 2021 (archiviato dall'url originale il 9 novembre 2006).
  5. ↑ (EN) Linda Scott, INTERVIEW: Nikki Sixx, Motley Crue, su westnet.com, 15 marzo 1995. URL consultato il 7 aprile 2021 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016).
  6. ↑ (EN) John Corabi confirms there are two unreleased Mötley Crüe songs that he co-wrote w/ Sixx, Mars and Lee, su sleazeroxx.com, 3 aprile 2021. URL consultato il 7 aprile 2021.
  7. ↑ (EN) Andy Greene, Mick Mars Goes to War With Mötley Crüe, su Rolling Stone, 24 giugno 2023. URL consultato il 17 dicembre 2023.
  8. ↑ Note di copertina di Generation Swine - Crücial Crüe Remaster, Mötley Crüe, Mötley Records, 2003.
  9. ↑ (EN) Dave Ling, We are lüdicröus!, in Classic Rock, n. 12, marzo 2000, p. 49.
  10. ↑ (EN) Shout at the Bouncer, in Spin, marzo 1998, p. 80. URL consultato il 7 dicembre 2024.
  11. 1 2 (EN) Mötley Crüe – Chart history, su Billboard, Penske Media Corporation. URL consultato il 15 gennaio 2016. Cliccare sulla freccia all'interno della casella nera per visualizzare la classifica desiderata.
  12. 1 2 (EN) Stephen Thomas Erlewine, Generation Swine, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 14 marzo 2015.
  13. 1 2 (EN) Dean Golemis, Motley Crue: Generation Swine (Elektra), su Chicago Tribune, 27 giugno 1997. URL consultato il 7 aprile 2021 (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2014).
  14. ↑ (EN) Martin Popoff, The Collector's Guide to Heavy Metal: Volume 3: The Nineties, Burlington, Ontario, Collector's Guide Publishing, 2007, p. 294-95, ISBN 978-1-894959-62-9.
  15. 1 2 (EN) David Grad, Generation Swine (1997), su Entertainment Weekly, 27 giugno 1997. URL consultato il 7 aprile 2021 (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2014).
  16. 1 2 (EN) Neil Arnold, Mötley Crüe - Generation Swine, su Metal Forces. URL consultato il 7 aprile 2021.
  17. 1 2 (EN) Jon Wiederhorn, Generation Swine, in Rolling Stone, 26 giugno 1997. URL consultato il 14 marzo 2015.
  18. ↑ (EN) J. D. Considine, Mötley Crüe, in Nathan Brackett e Christian Hoard (a cura di), The New Rolling Stone Album Guide, 4ª ed., Simon & Schuster, 2004, p. 562-63, ISBN 0-7432-0169-8.
  19. ↑ (EN) Dave Ling, We are lüdicröus!, in Classic Rock, n. 12, marzo 2000, p. 48.
  20. ↑ (EN) The 10 worst Motley Crue songs of all time, su Classic Rock, 24 settembre 2016. URL consultato il 7 dicembre 2024.
  21. ↑ (EN) VINCE NEIL Says He Hates MÖTLEY CRÜE's 'Generation Swine' Album: There Are 'No Good Songs On It', su Blabbermouth.net, 29 aprile 2024. URL consultato il 7 dicembre 2024.
  22. ↑ (EN) Corabi Files Lawsuit Against Motley Crue, Elektra Records, su Rolling Stone, 9 luglio 1997. URL consultato il 7 aprile 2021 (archiviato dall'url originale il 13 ottobre 2007).
  23. 1 2 (EN) Lyndsey Parker, And Justice For All...Heavy Metal Lawsuits, su Yahoo! Music, 7 ottobre 1997. URL consultato il 7 aprile 2021 (archiviato dall'url originale il 14 dicembre 2006).
  24. 1 2 (NL) Mötley Crüe - Generation Swine, su Ultratop. URL consultato il 15 gennaio 2016.
  25. ↑ (EN) Top Albums - July 7, 1997, su Library and Archives Canada. URL consultato il 15 gennaio 2016.
  26. ↑ (EN) Oricon Album Chart Book: Complete Edition 1970–2005, Roppongi, Tokyo, Oricon Entertainment, 2006, ISBN 4-87131-077-9.
  27. ↑ (EN) Official Albums Chart: 22 June 1997 - 28 June 1997, su Official Charts Company. URL consultato il 15 gennaio 2016.

Collegamenti esterni