Gerardo Marchioro

Gerardo Marchioro (Castelnovo, 25 gennaio 1850 – Arre, 22 settembre 1922) è stato un architetto italiano.

Biografia

Gerardo Marchioro nacque a Castelnovo di Isola Vicentina il 25 gennaio 1850, figlio di Domenico e di Maddalena Gudese.

Nella documentazione esistente risulta che nel 1871 era impegnato come scalpellino a Gambugliano, mestiere probabilmente anche del padre[1], per la costruzione della chiesa parrocchiale, iniziata nel 1867 su progetto dell’architetto Vittorio Barichella e sotto la direzione del capomastro Giuseppe Sottoriva, forse primi insegnanti del Marchioro[1].

Con il passare del tempo il Marchioro, da esecutore di disegni eseguiti da altri, si trasformò in studioso autodidatta di architettura, come testimoniano i manuali e gli album per l’apprendimento delle tecniche presenti nella sua biblioteca[1].

Il 28 gennaio 1877 Marchioro convolò a nozze con Elisabetta Rizzi, sorella del parroco di Povolaro, che gli diede sei figli: Giulio, Domenico, Silvia, Maddalena, Adele e Olimpia. I primi due risultano nei registri comunali come “tagliapietra” e lavorarono fin da giovani con il padre, mentre Maddalena prese i voti e Adele emigrò in Francia[2].

Nel 1903 i suoi studi, uniti alla sua esperienza come capomastro, portarono al riconoscimento della qualifica di “progettista costruttore”, autorizzata con decreto dell’ingegnere civile Antonio Borgo[3].

Nonostante la qualifica, più volte i disegni del Marchioro ebbero bisogno di un visto di approvazione di altri professionisti come garanzia della loro fattibilità e della loro sicurezza. Va detto, però, che tali verifiche ebbero sempre esito positivo, con complimenti ed elogi per la perizia dimostrata[4].

I suoi progetti suscitarono ammirazione ma anche invidie come quella dell’architetto Luigi Toniato di Vicenza, visto che il suo lavoro fu accantonato in favore di quello del Marchioro per la costruzione della chiesa parrocchiale di Nanto. Successe pure che fu imitato nella facciata della chiesa parrocchiale di Veggiano[4][5].

Marchioro brevettò anche una specie di macchina per la costruzione dei soffitti delle chiese, fase di lavoro in cui era un esperto[4].

Nel 1915 la moglie Elisabetta morì. A quel tempo il primogenito Giulio, trentasettenne, aveva già cinque figli[1].

Nonostante il successo e la popolarità raggiunta, Marchioro rimase una persona modesta e buona di carattere, come dimostrano alcuni componimenti scritti per l’inaugurazione delle chiese.

Egli era più interessato al risultato che al guadagno, tanto da proporre soluzioni più economiche, ma gradevoli dal punto di vista estetico, in modo da risparmiare sulle spese, compreso il suo compenso. Probabilmente fu anche questo uno dei motivi che portarono parroci e fabbricerie a preferire Marchioro a colleghi più noti[4].

Altra ragione del successo di Marchioro è quella legata dalle direttive della Curia di Vicenza, guidata dal Vescovo Ferdinando Rodolfi, che sosteneva come le parrocchie dovesse essere il punto di riferimento di ogni comunità e il simbolo che rappresentava ogni paese.

A quei tempi ci furono vari luoghi di culto ampliati o costruiti ex novo per l’aumento della popolazione e Marchioro fece in modo che nelle chiese da lui progettate ci fosse sempre il contributo materiale gratuito dei parrocchiani, tanto che ne teneva conto nei preventivi di spesa. Non mancava poi il fatto che la manodopera veniva reclutata direttamente sul posto, cosa che permetteva di avere un’occupazione per alcune persone, nonché il reperimento di materiali in loco, magari sfruttando quelli dell’edificio sacro precedente oppure in cave e greti non lontani dal cantiere.

I marmi, invece, venivano forniti direttamente da Marchioro, che a Castelnovo aveva un deposito dove lavoravano quattro-cinque operai sul materiale proveniente in gran parte da Costozza e poi inviato dove ce n’era bisogno[6].

Di Castelnovo erano anche i pittori Felice e Adolfo Lovato, che spesso decorarono le chiese progettate dal loro concittadino[7].

Marchioro morì il 22 settembre 1922, intorno alle ore 11:15, a Arre, nel padovano, precipitando da un’impalcatura della chiesa parrocchiale in costruzione. Qualcuno sparse la voce che la causa fosse l’epilessia di cui si dice soffrisse, cosa non documentata e su cui si dubita, vista l’abitudine a lavorare a determinate altezze. Qualcuno parlò anche di omicidio, ma questo è infondato.
La salma fu tumulata il successivo 24 settembre nel cimitero di Arre[7].

A Gerardo Marchioro è stata dedicata una via nel suo paese natale.

Opere

Architetture

Chiesa di Santa Caterina in Villa in San Giovanni Ilarione (VR), progettata dal Marchioro.

Note

Bibliografia

  • Franco Barbieri e Gabriella Candia, Gerardo Marchioro «architetto costruttore» di Castelnovo Vicentino, Vicenza, Stocchiero Editrice, 1993.

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