Giochi di notte
| Giochi di notte | |
|---|---|
| Titolo originale | Nattlek |
| Paese di produzione | Svezia |
| Anno | 1966 |
| Durata | 105 min |
| Dati tecnici | B/N |
| Genere | drammatico |
| Regia | Mai Zetterling |
| Soggetto | Mai Zetterling |
| Sceneggiatura | Mai Zetterling e David Hughes |
| Casa di produzione | Sandrews Film |
| Distribuzione in italiano | I.N.D.I.E.F. |
| Fotografia | Rune Ericson |
| Montaggio | Paul Davies |
| Musiche | Jan Johansson e Georg Riedel |
| Scenografia | Jan Boleslaw |
| Interpreti e personaggi | |
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Giochi di notte (Nattlek) è un film svedese del 1966 diretto da Mai Zetterling.
Sergio Frosali, giornalista del quotidiano fiorentino La Nazione, scrisse in un articolo che per entrare nella sala destinata alla proiezione riservata del film bisognava superare tre diversi controlli ed era proibito introdurre macchine fotografiche.[1]
Trama
Irene, una donna bella e affascinante, annuncia la sua gravidanza invitando amici e conoscenti nella sua lussuosa dimora in un castello. Durante la festa, tra la musica e gli invitati che si aggirano fra le sale, si sparge la voce che Irene sta per dare alla luce il bambino: tutti si precipitano, anche il dodicenne Jan, primo figlio della donna, ma il bambino nasce morto.
Sono passati più di vent'anni, Jan ormai è un adulto, ma i ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza lo condizionano e lo tormentano. Cresciuto tra genitori anaffettivi che lo trascuravano abbandonandosi a serate equivoche fra viziosi di ogni genere, controllato da una vecchia e severa zia, ricorda le scene morbose a cui aveva assistito o di cui egli stesso era stato protagonista, che riaffiorano sotto forma di flashback. L'inquietante somiglianza tra la madre e Mariana, la sua fidanzata, blocca ogni suo desiderio. Mariana, sperando che Jan possa rimuovere le sue ossessioni, lo sposa; ma Jan è sempre preso dal particolare rapporto con la madre, tanto da non riuscire a consumare il matrimonio.
Presto Mariana si ribella e impone al marito di dare un'ultima festa nel castello della madre, affinché si liberi definitivamente del suo passato. Durante la festa, alla quale intervengono anche i soliti opportunisti, appartenenti a una borghesia degenerata, Jan annuncia improvvisamente che il castello è minato ed esploderà entro cinque minuti: tutti cercano di fuggire afferrando quello che possono e l'antica dimora salta in aria, segnando la liberazione di Jan, che si rotola abbracciato con Mariana nella neve, e l'inizio di un sereno rapporto di coppia sulle note dell'inno nazionale svedese.[2]
Produzione
Il film è basato sull'omonimo romanzo della stessa regista Mai Zetterling, che ne ha anche scritto la sceneggiatura insieme all'allora suo marito, l'inglese David Hughes. Le riprese si svolsero nel castello medievale di Penningby, nel Roslagen, 70 km a nord di Stoccolma. Le musiche furono composte da Jan Johansson e Georg Riedel.
Distribuzione
Il film, montato da Paul Davies, fu presentato in concorso alla Mostra di Venezia il 2 settembre 1966 e ne fu l'avvenimento più rilevante. Preceduto da una polemica tra Mario Marcazzan, allora presidente della Biennale, e Luigi Chiarini, direttore della Mostra che aveva invitato espressamente la Zetterling a presentarlo, suscitò un enorme clamore tra la stampa, l'opinione pubblica e la Chiesa, tanto che nello stesso giorno fu prevista un'omelia di Giovanni Urbani, patriarca di Venezia, diretta ai cineasti intervenuti alla Mostra. Per decisione di Marcazzan, la proiezione al pubblico non ebbe luogo e la visione del film a porte chiuse fu riservata alla sola giuria e alla stampa accreditata.
La conferenza stampa della regista fu raccontata dalle cronache come la più affollata mai vista fino ad allora. Alla scrittrice Milena Milani che auspicava una liberazione dai tabù sessuali anche in Italia, la regista puntualizzò che i tabù non riguardavano solo l'Italia. Numerosi furono i moralisti, che contestarono perfino un celebre disegno "troppo esplicito" di Leonardo da Vinci, utilizzato come locandina per il film, e vollero informarsi sull'età di Jörgen Lindström che compariva nudo nel ruolo di Jan da bambino, al che la Zetterling rassicurò spiegando che aveva 15 anni, anche se ne dimostrava meno, ed era già perfettamente consapevole e informato avendo, tra l'altro, già recitato ne Il silenzio di Bergman. [3]
La Commissione di censura approvò la circolazione nelle sale italiane con nulla osta del 27 settembre 1966, dopo aver richiesto l'alleggerimento di quattro sequenze e l'eliminazione di alcune battute di dialogo.[4]
Note
- ↑ Il Davinotti. Curiosità sul film 'Giochi di notte', su davinotti.com.
- ↑ Giovanni Grazzini «Giochi di notte» a Venezia: la Zetterling non è il diavolo, in Corriere della Sera, 3 settembre 1966, p. 13
- ↑ Carlo Laurenzi, Una regista nordica nel clamore italiano, in Corriere della Sera, 3 settembre 1966, p. 11
- ↑ nulla osta 47673 (PDF), su Italia Taglia. URL consultato il 14 gennaio 2026.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Giochi di notte, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
- (EN) Giochi di notte, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) Giochi di notte, su AllMovie, All Media Network.
- (EN) Giochi di notte, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC.
- (EN, ES) Giochi di notte, su FilmAffinity.
- (EN) Giochi di notte, su Box Office Mojo, IMDb.com.