Giorgio De Gaspari

Giorgio De Gaspari conosciuto anche col soprannome veneziano “Giorgio Foresto” (Milano, 30 gennaio 1927 – Venezia, 16 ottobre 2012) è stato un illustratore, fumettista e pittore italiano. Considerato dai colleghi (Sergio Toppi, Aldo di Gennaro, Ferenc Pintér e molti altri), uno dei più talentuosi artisti nel panorama illustrativo nazionale e internazionale, è stato definito dal critico Luca Boschi "Il massimo illustratore del '900"[1].

Biografia
Infanzia
Giorgio De Gaspari nasce il 30 gennaio 1927 in provincia di Milano. Fin dalla giovanissima età, passata nella cittadina di Brongio, coltiva il talento nel disegno supportato dall'incoraggiamento del padre Virginio De Gaspari (disegnatore tecnico) e della madre Anna Preto (appassionata di canto lirico). Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale esegue diversi disegni ad acquerello che denotano la sua crescente abilità tecnica.
Periodo milanese
Iniziato negli anni ‘50 con l’inizio della carriera accademica e conclusosi alla fine degli anni ‘60 con l’abbandono lavorativo, il periodo di permanenza a Milano vede De Gaspari protagonista collaterale di quel fermento artistico che troverà forse proprio nell’illustrazione editoriale il suo più fortunato settore. Nel maggio del 1947 inizia la promettente collaborazione con La Domenica del Corriere sulla stregua di Achille Beltrame e, soprattutto, sotto la guida di Walter Molino (che forse introduce Giorgio come sostituto). Illustra diverse copertine del periodico Il Romanzo per tutti. Frequenta senza troppo interesse l’ambiente accademico e la scuola serale del nudo, incontrando tuttavia volti amici -in particolare Mino Ceretti e Bepi Romagnoni- che condivideranno con lui felici discussioni artistiche presso il Bar Giamaica o dalla “Titta” e scorribande alcoliche tra le vie notturne del quartiere. In questo primo periodo condivide con Ceretti dapprima un appartamento al limite del fatiscente situato al primo piano di un alto edifico denominato “La Torre”, poi un più confortevole alloggio in via Pontaccio. Di entrambi il Ceretti darà poi conto nel sul romanzo autobiografico Il caso di vivere. Iniziano altresì le numerose collaborazioni con case editrici come Antonio Vallardi Editore (Fiabe di ogni paese del ‘46; interni de Il Birichino di Papà del ‘48, Pinocchio del ‘59, Le più belle fiabe del ‘63, Don Chisciotte), Lucchi (celebre è la copertina di Ventimila leghe sotto i mari nell'edizione del 1955), Fratelli Fabbri Editori (copertina e interni di Moby Dick nelle edizioni del ‘55 e del ‘65; e il celebre Fiabe Sudamericane del ‘61 e ‘73). I suoi lavori denotano una grande capacità mimetica e un’impressionante abilità nella variazione degli stili e delle tecniche utilizzate; capacità che lo portano rapidamente alla ribalta e lo introducono negli ambienti dell’aristocrazia intellettuale. Riscontra in questo periodo l’apprezzamento e la stima di Dino Buzzati incontrato negli uffici del Corriere della Sera in Via Solferino e di Enzo Biagi. Tesse una profonda e cordiale amicizia con Viviano Domenici, caporedattore delle pagine “Scienza”, col quale condivide un piccolo ufficio. Proficua e preziosa per la sua carriera nel mondo editoriale è l'amicizia con Roy (Rinaldo) e Carlo Porciani che lo assumono, assieme ad una folta schiera di fumettisti e illustratori, presso la Produzioni Editoriali Dami (poi Dami Editore) per la quale realizzerà molteplici lavori legati al mondo animale (in particolare la collana Guarda e scopri gli animali) preistorico e fantascientifico. Ama spesso firmare i suoi lavori con pseudonimi (Ed Pagaris, Pagardesi, Disperaga, George De Gas, Riga Diego e Dale) dimostrando una incredibile vivacità pur palesando spesso una discutibile propensione verso comportamenti eccentrici e provocatori (presentandosi in ufficio accompagnato dall'inseparabile cacatua “Coco” o regalando al datore di lavoro Rinaldo una piccola scimmia in carne ed ossa). Produce per il Corriere più di mille illustrazioni tra interni e copertine (celebri, tra le tante, quella del 15 agosto 1954 che illustra la conquista del K2 e quella del 22 luglio 1969 che illustra in anteprima lo sbarco sulla luna) diventando così uno tra i più pagati illustratori degli anni ‘60 e maturando nel frattempo uno stile pittorico più definito, complesso e variegato che, attingendo ad una fervida immaginazione, non lesina in figure e dettagli suggerendo spesso prospettive inusuali (si veda a tal proposito la copertina del 21 maggio 1967). Molte di queste tavole verranno poi esposte a Palazzo Reale nel 2007 durante la mostra intitolata La Domenica del Corriere - il Novecento illustrato ed edite nell'omonimo volume.

Nel 1954 sposa la pittrice e scultrice informale Frances Martienssen, dalla quale avrà successivamente due figli: Marco e Caterina. Trasferitosi con la famiglia in un’accogliente abitazione in Viale dei Mille trascorre un’esistenza ricca di arte, musica e poesia non sempre facilmente inquadrabile all’interno delle consuetudini borghesi dell'epoca. Continua a lavorare senza sosta illustrando interni anche per il Reader's Digest ed Epoca.[2][3]
Soggiorno Londinese
Alla fine degli anni ‘50 viene presentato da Rinaldo Dami ad alcuni editori Londinesi (Penguin Books, Collins) e in particolare alla nascente Fleetway Publications che ricerca illustratori e fumettisti da assoldare. Il viaggio fino a Farringdon Street presso il palazzo dell’editore pare sia costato a Dami anche un trench nuovo (De Gaspari in aereo vi aveva rigurgitato sopra il cappuccino). È nel pieno degli anni ‘60 dunque che si trasferisce, assieme alla moglie Frances, presso un appartamento a Richmond Upon Thames. Vi rimarrà diverso tempo illustrando un totale di 147 copertine (per le serie Cowboy Picture Library, Thriller Picture Library, Super Detective Library, War Picture Library, Battle Picture Library, Air Force, War at Sea). Al notevole successo oltremanica segue poi un rilevante prestigio internazionale nonché la stima indiscussa dei colleghi.

Periodo veneziano
All’inizio degli anni ‘70, forse a causa della prematura morte della moglie, abbandona improvvisamente l’ambiente editoriale (nonché amici e famiglia) per trasferirsi all’insaputa di tutti presso la laguna veneta. Approda così nella pittoresca isola di Pellestrina dove, sotto falso nome, intraprende un’esistenza marginale e discreta. Da questo momento inizia a firmarsi Giorgio Foresto (forestiero, straniero) continuando a produrre un numero impressionante di opere che, proprio in virtù di una espressività liberata dai vincoli e dalle costrizioni, testimoniano una incredibile varietà di stili, tecniche e supporti (ante di armadi, selle di motociclette, materiale di recupero). Baratta le sue opere per i beni di prima necessità (frutta, verdura, una barca, un favore…) consegnando spesso alle case degli isolani veri e propri capolavori.

Dopo un breve e rocambolesco soggiorno a bordo del peschereccio “Volpe” (del pescatore Delio Pitto), dove pernotta per i mesi estivi, riesce a barattare alcune opere per l’acquisto di una imbarcazione e di un affascinante e bizzarro atelier: una palafitta (in Veneto “casone”, utilizzato solitamente dai locali come rimessa per le attrezzature da pesca) che Foresto riadatta trasformandone scopo e aspetto. Mentre da fuori si presenta come un ammasso omogeneo e confuso di immondizia, sopra il quale troneggiano una sedia, qualche vaso coltivato a pomodori e uva, assi di legno, uno specchio e altro incomprensibile materiale; al suo interno trovano spazio un grande tavolo da lavoro, una piccola libreria, un cucinino e due letti. Sul lato est la figura lignea di una mezzaluna offre al pittore lo spunto per il nome: “Mondo della Luna”, omaggio all'Orlando Furioso o forse all’omonimo dramma giocoso scritto da Carlo Goldoni. Sarà questo luogo, negli anni a venire, il nuovo centro operativo dell’illustratore più stimato d’Europa: isola nell’isola che concede all’artista una più quieta estraneità. Solo negli anni successivi ha modo di acquistare una rustica abitazione in isola, più adeguata alla permanenza invernale, presso il civico 431 di Via Vianelli (barattando parte dei lavori edili con un grande dipinto). Tra il 1970 e il 1973 incontra presso il cantiere locale, gestito da Pompilio Menetto e figli, il celebre artista e architetto Friedensreich Hundertwasser -alle prese con il restauro della sua barca Regentag- e l'architetto viennese Horst Waitmayr, con i quali condividerà in futuro una sincera complicità d’intenti. Nonostante i comportamenti bizzarri, lo stile di vita bohemien e il desiderio profondo di indipendenza, avrà modo di instaurare nel tempo profonde relazioni con alcuni abitanti (in particolare il barbiere Ivo Busetto e il muratore Leido Vianello) che lo accompagneranno per il resto della vita.
Viaggi in Oriente

Informazioni relative ai molteplici viaggi effettuati a partire dagli anni ‘70 (durante il periodo veneziano), verso luoghi più o meno ospitali dell'Asia e dell'Oceania, si presentano ancora oggi estremamente parziali, limitate e misteriose. Provengono infatti perlopiù da fonti orali e scritte (racconti dello stesso Foresto, cartoline e lettere ricevute da amici, poesie), mentre pochissime rimangono le fonti visive (disegni e dipinti) riportate a casa dai lunghi soggiorni esteri. La maggior parte di questi disegni, realizzati spesso con lapis o penna biro su supporti cartacei, vengono solitamente spediti -come riportato da diverse testimonianze- a collezionisti che acquistano in blocco le opere (attualmente inaccessibili). Il primo viaggio significativo è quello effettuato nei pressi di Livigno, compiuto nell'inverno tra il 1969 e 1970 (alcuni dati suggeriscono invece l'inverno dell’anno successivo). Vi si ha testimonianza grazie a fotocopie di disegni a penna biro, ritrovate forse da amici, che illustrano con dovizia di particolari gli ambienti, le attività, gli animali e i volti incontrati. Significativa è, a riguardo, la rappresentazione quasi ossessiva di una grande aquila tenuta in cattività. Sempre negli anni ‘70 è il lungo viaggio in medio oriente. Testimonianze e qualche appunto grafico rievocano la permanenza in Cappadocia, nella cittadina di Goreme, presso il Mar Morto e a Gerusalemme. Dal 1980 al 1988 ha invece luogo il viaggio di Foresto in Oriente (che prende forse spunto dal lavoro di traduzione di Alice nel Paese delle meraviglie, ma che senz’altro da voce alla ricerca spirituale di Giorgio e all’amicizia con Hundertwasser). Le tappe di cui si ha testimonianza, all'interno di un itinerario senza dubbio più articolato, sono le seguenti: Singapore nel 1980, Hong Kong nel 1981-82, India (Villaggio di Ellora e coste) nel 1985, Nuova Zelanda (Picton, Kaurinui) nel 1986-87. Molteplici sono gli aneddoti legati alle avventure e disavventure del pittore tra le foreste indiane e le spiagge del Pacifico (visita probabilmente le isole Samoa, Tonga e Fiji). Solitamente ospite presso ristoratori italiani, continua a barattare le sue opere per beni di prima necessità. È possibile infine supporre un ritorno congiunto di Foresto e Hundertwasser (che lo ospita nella sua tenuta) presso l’isola di Pellestrina nel febbraio del ‘87, come testimonia l’opera “Pellestrina Wood” n. 904 realizzata dall’architetto proprio nella laguna veneta. Del 1997 è invece il ritorno in Nuova Zelanda e Sud Pacifico (come testimoniano molteplici disegni), probabilmente sollecitato dalla famiglia Rocco con la quale intrattiene una fitta corrispondenza.
Ultimi anni

Trascorre a Venezia e Pellestrina gli ultimi anni di vita, incrementando la sua già vasta produzione artistica e frequentando instancabilmente le biblioteche locali (Fondazione Querini Stampalia, Biblioteca Cagnaccio di San Pietro, Biblioteca Cristoforo Sabbadino) immerso in appassionate letture. Affaticato dalla diffusione di una forma tumorale al fegato, non smette di disegnare nemmeno sul letto d'ospedale (come testimoniato da alcune infermiere). Poco prima di spegnersi, il 16 ottobre 2012, sposa civilmente la compagna di avventure e collega pittrice Marlene Sturz che già dal 1970 aveva condiviso con lui preziosi momenti e uno stile di vita profondamente austero, legato al vegetarianesimo e al naturismo. Aneddoti legati alle ultime volontà vedono le sue ceneri gettate nella laguna veneta di fronte all'atelier-palafitta nel quale aveva così tenacemente infuso il suo ideale artistico. Scomparirà anch'esso, distrutto nel corso di una grande mareggiata nel Novembre del 2019.
Esperienze letterarie
La natura per molti versi duale dell’esistenza di questo artista Lombardo-Veneto, che dal grigiume Milanese approda allo splendore cangiante di Venezia, riflette le sue caratteristiche non soltanto nella duplice nomenclatura De Gaspari-Foresto (che ancora oggi genera qualche attrito nella critica), e non appena nello sdoppiamento della sua produzione artistica (dapprima squisitamente Illustrativa e poi più concretamente pittorica); ma si manifesta anche nella capacità di presentarsi come artista-poeta. Soprattutto nel periodo veneziano, infatti, Foresto si dedica lungamente, e con non meno impegno rispetto alla produzione pittorica, alla stesura di testi in poesia e prosa. Si tratta di un corpus -perlopiù inedito e di non facile reperibilità- che, offrendo testimonianza alla profondità intellettuale di un uomo tenacemente dedito alla lettura, alla leggerezza di un carattere tanto debordante quanto rigoroso, all’amabilità di una mente raffinata ed estremamente colta, evita di recludere entro i contorni degli innumerevoli e stravaganti aneddoti una personalità complessa e facilmente equivoca. Giorgio, pur conoscendo e praticando metrica e stili della letteratura italiana, predilige la cantabilità di ballate e romanze tipiche di un certo sentore popolare legato all'Opera lirica e ai filò contadini. Il lessico è spesso variegato, a tratti destabilizzante, ma sempre vince su tutto la musicalità della lingua, la messa in opera di una eufonia che mescola vernacolo e italiano. Di seguito si riportano due brani:
La visita del cappello (2000)
Ho un casotto solitario /Proprio adatto a due persone/È un tugurio assai elitario/Hic manebimus benone./Palafitticolo e acqueario/E anti civilizzazione./Non sarà Palazzo Dario/Non somiglia al Partenone/Il colonnato è precario/Ma i peoci ci han pensione/E noi abbiamo è straordinario/L’orizzonte per prigione:/Sterminato reliquiario/Di ogni mistica emozione. […]
Vent’anni dopo (18 luglio 1992)
Sul fondale emerso,/nel fango forbito,/ riposa, distrutta,/la mia dinosaura./ Dal glabro, perverso/ liscone annerito/ promana una brutta/fortissima aura./ Un’aura steaniera/ di marcio d’incendio,/ d’odiato… D’infranta/ dea disseppellita./ La parte prodiera/ vivente compendio/ degli anni settanta/col nome è sparita./ Preistoria! Preistoria!/ (Marlene in barena/ Galliano annegato/ i cuori per Ciaci)./ Dannate memorie!/ Te, algosa cancrena,/ relitto aggranchiato/ invece dei baci!/
Significativo è senza dubbio anche l'impegno investito nel corso di un trentennio nella traduzione (accuratamente filologica) ed illustrazione del romanzo Alice nel paese delle meraviglie che ha assunto nel tempo ruolo di libro fondativo per quanto riguarda la concezione creativa degaspariana. Sempre in ambito prosaico si ha l'edizione -ormai estremamente rara- del pamphlet OH GOBI : itinerario satirico tra etimologie orientali ed esperienze artistiche veneziane. Edito a Venezia da Albert Gardin Editoria Universitaria.

Note
- ↑ Luca Boschi, Giorgio De Gaspari: il massimo illustratore del Novecento, in Cartoonist globale, 20 ottobre 2012.
- ↑ Gianni Brunoro, Gianfranco Goria, Giorgio De Gaspari passed away, su afnews.info, 19 ottobre 2012.
- ↑ Viviano Domenici, Storia di De Gaspari, l’illustratore di Buzzati, in Corriere della Sera, 21 ottobre 2012, p. 26.
Bibliografia
Articoli
- Luca Boschi, Giorgio De Gaspari, Aldo Di Gennaro (a Lucca) e Kolosso, in Cartoonist globale, 19 ottobre 2011.
- Luca Boschi, Giorgio De Gaspari: il massimo illustratore del Novecento, in Cartoonist globale, 20 ottobre 2012.
- Luca Boschi, Giorgio De Gaspari: 20.000 leghe ed oltre, in Cartoonist globale, 23 ottobre 2012.
- Luca Boschi, Giorgio De Gaspari in mostra a Solesino, in Cartoonist globale, 5 aprile 2013.
- Gianni Brunoro, Gianfranco Goria, Giorgio De Gaspari passed away, su afnews.info, 19 ottobre 2012.
- Viviano Domenici, Storia di De Gaspari, l’illustratore di Buzzati, in Corriere della Sera, 21 ottobre 2012, p. 26.
- Giuseppe Festino, L'uomo meraviglia, in Fumetto, n. 87, 2013.
- Luigi Marcianò, Giorgio De Gaspari: semplicemente, un Grande (intervista ad Aldo Di Gennaro), in Fumetto, n. 87, 2013.
- Giorgio Perlini, Giorgio De Gaspari e l'arte del disperdere le tracce, in Tu(t)ti libri, io mi libro.
- Anna Sandri, Addio al Foresto. Raccontò a colori la nostra storia, in il mattino di Padova, 22 ottobre 2012.
- Giovanni Scarpa, “Giorgio Foresto”, la vita misteriosa di De Gaspari, il più grande illustratore del Novecento, su rosminipadova.it, 6 agosto 2014.
- Giovanni Scarpa, Nelle terre selvagge di Giorgio De Gaspari (PDF), in Fumetto, n. 101, 2017.
- Luciano Tamagnini, Era lui...oppure no?, in Fumetto, n. 95, 2015.
Libri
- David Roach, Aarrgghh!! It’s war. The Best War Comic Cover Art from War, Battle, Air Ace and War at Sea Picture Libraries, Londra, Prion Books, 2007, ISBN 9781853756337.
- Giovanni Scarpa, Giorgio Foresto. Le opere segrete di Giorgio De Gaspari, Chioggia, Il Leggio, 2014, ISBN 9788883201158.
- Giovanni Scarpa, Giorgio Foresto – Avventure a colori di un pittore fuggiasco, Edizioni NPE, 2022, ISBN 9788836271184.
- Giovanni Scarpa, Giorgio Foresto una vita a colori, Il Leggio Libreria Editrice, 2025
Riviste
Voci correlate
- Achille Beltrame
- Alessandro Biffignandi
- Dino Buzzati
- Renzo Calegari
- Benedetto (Nino) Caroselli
- Gino D'Antonio
- Giuseppe (Pino) Dell'Orco
- Aldo Di Gennaro
- Ugo Guarino
- Walter Molino
- Hugo Pratt
- Giorgio Tabet
- Ferdinando Tacconi
- Mario Uggeri
- Franz Zumstein
Altri progetti
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Giorgio De Gaspari
Collegamenti esterni
- Giorgio Foresto, le opere segrete di Giorgio De Gaspari | Padova, 5 febbraio 2015, su m.youtube.com.
- Alcune opere, su comicartfans.com.
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