Giorgio Semeria
Giorgio Semeria (Milano, 3 novembre 1950 – Varese, 10 marzo 2013) è stato un terrorista e brigatista italiano.
Biografia
Figlio di un dirigente della SIT-Siemens di Milano,[1] studiò sociologia a Trento, nell'ambito della Gioventù Studentesca che pose le basi per la nascita di Comunione e Liberazione[1]. Gli anni dell'università lo portarono ad avvicinarsi agli ambienti della sinistra extraparlamentare di stampo cristiano, prima di entrare nelle Brigate Rosse[1].
Attività nelle Brigate Rosse
La Brigate Rosse (BR) nacquero nel 1970 da un insieme di militanti della sinistra extraparlamentare, fra cui, oltre ai fondatori noti quali Alberto Franceschini, Margherita Cagol e Renato Curcio, compariva anche Giorgio Semeria[2]. Semeria fu un membro centrale del primo comitato fondativo chiamato "nucleo storico" delle BR, nel tempo divenne, dopo la cattura di Renato Curcio, direttore logistico della colonna milanese (nucleo milanese) e capo della "frazione politica" del gruppo[3]. Nelle cronache dell'epoca emerge anche la sua visione tattica: secondo Semeria, le BR avrebbero dovuto inserirsi non solo nei gruppi estremisti (come i NAP), ma anche infiltrarsi in settori più moderati della sinistra extraparlamentare[3].
In un'intervista rilasciata a Giorgio Bocca negli anni '70 (poi parte del libro-intervista Noi terroristi del 1978 dello stesso Bocca[1]) Semeria spiegò il suo malessere verso la situazione sociale del tempo, affermando: "avevo nausea dello stato delle cose, terrore di doverlo accettare, di essere condannato a vivere in quella gabbia".[4]
Arresto, carcere e dissociazione dalle BR
Il 22 marzo 1976 i carabinieri arrestarono Giorgio Semeria nella stazione centrale di Milano dopo uno scontro a fuoco, nel quale rimase gravemente ferito al torace[3]. La sua detenzione durò diciassette anni: partecipò alla rivolta dei detenuti politici a L'Asinara nel 1979, nel 1981 prese parte all'assassinio del membro di Prima Linea Giorgio Soldati. Non rivelò mai collaborazioni con la giustizia, ma continuò a rivendicare le sue scelte fino agli anni '80[1].
Negli anni '80, Semeria cominciò progressivamente a prendere le distanze dall'ideologia brigatista. Da detenuto si dissociò ufficialmente dall'organizzazione terroristica, insieme all'ex compagno di lotta Alberto Franceschini[1]. Ciò gli fece ottenere nel gennaio 1993 il riconoscimento del cumulo delle pene previsto dalla legge per i militanti che rinunciano alla lotta armata, uscendo dal carcere.[3][5]
Vita dopo il carcere e morte
Una volta libero, Semeria si dedicò ad attività sociali e lavorative lontano dall'ambiente militante. A Bologna collaborò a progetti di assistenza comunale: prestò servizio come volontario nel programma «Progetto donna» del Comune e come operatore volontario nel carcere di San Vittore[3]. In seguito tornò nella sua regione d'origine: si stabilì in provincia di Varese dove lavorò come rappresentante commerciale nel settore della climatizzazione[5]. I vicini di casa ricordavano un uomo "riservato ma cortese" che da tempo lottava contro una grave malattia. Semeria partecipò talvolta a iniziative culturali locali, ma in forma anonima: pochi in città sapevano della sua storia nelle BR[5].
Giorgio Semeria morì il 10 marzo 2013 all'ospedale di Varese, a 62 anni, dopo una lunga lotta con un tumore[5].
Note
- 1 2 3 4 5 6 10.3.13: muore Giorgio Semeria, “figlio delle Brigate rosse”, su ugomariatassinari.it. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Un terrore lungo 30 anni, su lastampa.it, 13 febbraio 2007. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- 1 2 3 4 5 E' morto l'ex brigatista Semeria, su repubblica.it. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Giorgio Bocca: Maglie colorate e doppiopetti, così il terrore litigava sul look, su feltrinellieditore.it. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- 1 2 3 4 L'ultimo viaggio dell'ex Br, su prealpina.it. URL consultato il 9 dicembre 2025.