Giovanni Orsatto

Giovanni Orsatto, anche Giovanni Orsato o Zuanne Orsato (Monte di Malo, 1662 circa – dopo il 16 gennaio 1748) è stato un impresario teatrale italiano, attivo principalmente nella Repubblica di Venezia, dove si è affermato come uno dei maggiori impresari del teatro pubblico.

Vita

Gli inizi nell’impresariato

Figlio di Domenico e originario di Monte Malado, nei pressi di Vicenza, il nome di Giovanni Orsatto comparve per la prima volta nel 1696 nella dedica del libretto dell’Eurione (Giacomo Amadio, opera allestita al Teatro di Piazza di Vicenza)[1]. Si contarono, da lì in poi, più di trent’anni di conduzione quasi ininterrotta di stagioni d’opera, lungo i quali Orsatto si affermò tra gli impresari del teatro pubblico di area veneta (soprattutto veneziano) più di successo e più longevi, ma anche più discussi[2].
Operò inizialmente come una sorta di manager di spettacolo a Vicenza, a Udine e a Verona, città che costituivano, a fine Seicento, un reticolo teatrale secondario che accoglieva le opere date in anteprima nella Serenissima.

La stabilizzazione a Venezia e la prima esperienza al Sant’Angelo

Dopo il periodo di gavetta, nel 1702 Orsatto venne chiamato dai compatroni del Teatro Sant'Angelo a dirigere la stagione 1702-1703; siccome si trattava di un giovane impresario ignoto all’ambiente musicale veneziano i locatori temporeggiarono, così il suo contratto venne controfirmato solo il 12 luglio 1702[3].
Orsatto però era arrivato ben prima a Venezia; da una deposizione del 16 gennaio 1748 da lui firmata, per testimoniare in favore dell’amico di lunga data Pietro Mauro (nipote di Antonio Vivaldi) nella richiesta di annullamento del suo matrimonio, dichiarava di avere circa ottantacinque anni e di risiedere a Venezia da cinquantaquattro anni, in una casa della contrada di Santa Maria Mater Domini[4]. Tuttavia ci sono opinioni contrastanti su quando Orsatto fosse effettivamente approdato in laguna[5].
A essere certo è che nel 1688 l’impresario sposò la vicentina Caterina Cechinato, ricondotta alla cantante virtuosa Cattina Orsatto[6], che a inizio Settecento appose la propria firma accanto a quella di Giovanni Orsatto su vari libretti d’opera circolanti a Venezia.

Nella sua prima stagione veneziana, Orsatto dovette fin da subito scontrarsi con varie magagne legali: il 14 febbraio 1703, ad esempio, i Capi del Consiglio dei Dieci gli intimarono di saldare un debito di trecento ducati correnti dovuti a una cantante (non fu, questo, il primo e ultimo caso di compensi non corrisposti ai professionisti). Uno dei compatroni del Sant’Angelo, Polo Capello, si sfogò riguardo alla gestione Orsatto, temendo rovinose ricadute sia sui bilanci che sul prestigio del teatro e dei suoi proprietari[7], che negli anni scorsi avevano già attraversato una sequela di stagioni negative.
Orsatto lasciò la guida del Sant’Angelo dopo appena una stagione e gli succedettero, per quella successiva, il fondatore del teatro stesso Francesco Santurini e il suo protettore Tomaso Malipiero. Il vicentino rimase comunque attivo in altre piazze dell’Italia settentrionale[8].

La stagione 1705-06 e il contenzioso con Sebastiano Ricci

Orsatto si ricandidò, in un primo momento, a condurre da solo il Sant’Angelo nella stagione 1705-1706, ma ebbe ben presto un ripensamento (forse per l’esperienza precedentemente maturata)[9], al che decise di spartire la gestione dell’impresa. Subentrò il pittore bellunese Sebastiano Ricci come co-impresario, assumendo i propri incarichi a ridosso dell’inizio della stagione, insolitamente slittato al 4 o 5 dicembre 1705[10].
Girolamo Polani venne incaricato di comporre la musica per la prima opera di cartellone: Creso tolto a le fiamme (libretto di Aurelio Aureli), prodotta insieme a La regina creduta re. Egli si avvalse di un giovanissimo Antonio Vivaldi[11] come collaboratore, il quale assolse a gran parte del suo incarico per poi arrivare a denunciare lo stesso Polani, accusandolo di non avergli corrisposto la paga. Questo episodio, deleterio tanto per l’immagine quanto per le economie del teatro, fu mal gestito da Orsatto.
Egli venne bersagliato, inoltre, da Francesco Mazzarri, poeta sotto le sue dipendenze che denunciò la 'scomparsa' di un proprio dramma dal programma della stagione 1705-06 del Sant’Angelo.
È quindi probabile che Ricci arrivò a co-condurre il teatro per cercare di salvare una stagione partita male, sotto la sola gestione Orsatto[12].

La stagione terminò entro il 16 febbraio 1706, ma ne seguì un aspro contenzioso di carattere pecuniario tra Ricci e Orsatto, segnato da

«menzogne e mezze verità, raggiri e tentativi di depistaggio»

[13], contratti ambigui e comportamenti sleali. L’11 maggio 1706 venne emesso un comandamento dalla magistratura dei Censori che obbligò l’interveniente di Ricci a presentare tutte le carte contabili concernenti l’attività al Sant’Angelo, su richiesta di Orsatto di far luce sui dissesti economici della società. Il giorno seguente, lo stesso Orsatto presentò presso la medesima magistratura un ‘’conto‘’ di

«seicentocinquantotto lire e dieci soldi»

[14] con il quale accusava Ricci di non aver corrisposto una parte delle paghe dei cantanti e delle spese per l’illuminazione della sala teatrale.
Si aprì così un fitto botta e risposta, in sede giudiziaria, tra i due (ormai ex) soci. Il 14 giugno 1706 Ricci denunciò a sua volta Orsatto per non averlo pagato in svariate occasioni, ma il 12 luglio 1706 arrivò la controreplica, consegnata alla magistratura del Mobile, nella quale il vicentino esponeva in sette punti le manchevolezze di Ricci[15]. Il primo punto riguardava la mancata corresponsione al socio di trecentocinquantaquattro lire per delle spese di vitto, legate alla permanenza a Venezia (dal 22 ottobre al 20 febbraio 1705) della cantante Anna Martelli e della madre, coperte interamente da Orsatto nonostante, a suo dire, si fosse a priori accordato formalmente con Ricci per smezzarle. Il vicentino proseguiva sbandierando i propri adempimenti (relativi a: corresponsioni ad altri virtuosi e annessi per spese di vitto e alloggio, acquisto di candele e pagamenti agli addetti all’illuminazione di sala) e denunciando l’ex socio di essersi sottratto agli stessi. L’ultima accusa rivoltagli, nel settimo punto del ‘’conto‘’, riguardava il fatto che i cantanti del Sant’Angelo avessero percepito solo la prima delle tre rate previste nei rispettivi onorari.
In questa prima fase del contenzioso, tuttavia, i giudici dettero ragione a Ricci. Si instaurò allora una tregua temporanea con Orsatto, resa possibile soprattutto dal fatto che il pittore avrebbe di lì (estate o autunno 1706) a poco intrapreso la sua fortunata stagione fiorentina[16].

Ricci, però, ritornò nella Serenissima già a fine 1707 e Orsatto, dopo quasi due anni di riflessione, riaccese il contenzioso.
Già il 12 luglio 1708, Giovanni Battista Candi, ‘’carattadore‘’[17] e presunto ‘’protettore‘’ di Orsatto nella stagione 1705-1706, perse al tribunale del Petizion una causa fatta nei confronti di Ricci; a distanza di sei giorni si ripresentò insieme agli altri ‘’carattadori‘’ davanti ai giudici e venne seguito a ruota da Orsatto, il quale ribadì ufficialmente le posizioni del suo vecchio ‘’conto‘’ il 24 luglio 1708. Da ciò che il vicentino scrisse nel nuovo documento si apprende che prese in affitto il Sant’Angelo il 22 marzo 1705, ma pentendosi della scelta affrettata passò a Ricci il brevetto di conduzione del teatro, rinunciando agli utili, svincolandosi dalle varie obbligazioni e regolando alcuni pagamenti pregressi, previo accordo con il socio entrante circa la futura gestione delle pendenze rimanenti[18]. Ricci violò gli accordi, inducendo Orsatto a inoltrare il 7 giugno 1706 una richiesta di risarcimento.

Tornando alla nuova denuncia del vicentino del 24 luglio 1708, egli sosteneva di essere stato vittima di un subdolo montaggio di intimazioni e raggiri usati da Ricci nella sua

«spuria dimanda di converso»

[19], presentata originariamente il 14 giugno 1706 e che il pittore ripresentò il 31 luglio 1708, con tre capi d’imputazione gravanti su Orsatto, circa la riscossione indebita degli affitti: di un palco spettante a Ricci, della caneva[20] e dei palchi più elevati.
Il 30 agosto 1708 Orsatto presentò una risposta a Ricci presso il tribunale del Petizion nella quale si limitava a definire iniqua la domanda di converso del suo avversario e invocava giustizia per le presunte insolvenze dello stesso (già denunciate in precedenza nella dimanda del 12 giugno 1706, con Ricci che, però, venne assolto[21]). Il 31 agosto Orsatto avanzò anche le ragioni di altri due creditori in passato da lui retribuiti e per i quali, a suo dire, non ottenne alcun rimborso dal socio; pure questa querela non andò in porto e il giorno stesso venne emesso il verdetto di soccombenza verso l’impresario vicentino, giudicato reo in base a tutti e tre i capitoli presentati da Ricci nella sua domanda di converso e dunque condannato al pagamento delle spese processuali (inutile fu il suo ricorso in appello).

Le altre esperienze e gli ultimi anni di attività

Chiusa la disputa con Ricci, Orsatto continuò a essere attivo in vari teatri veneti.
Al Teatro di Piazza di Vicenza operò (protetto, forse, da uno dei proprietari, membro della famiglia Angaran) dal 1696 al 1709, mentre probabilmente dirigeva anche una compagnia di cantanti di giro[22]. In questo periodo si registrò anche una cospicua lista di libretti firmati da Orsatto e da Cattina Orsatto[23], relativi a opere spesso eseguite in prima nei teatri 'minori' veneziani, prima di approdare nei ben più importanti teatri territoriali della Repubblica di Venezia. Molte delle edizioni di tali libretti vennero pubblicate a Venezia, ma è possibile che Orsatto abbia curato anche edizioni delle suddette opere pubblicate in città limitrofe[24].
Nel 1711 produsse su commissione delle opere per il Carnevale di Verona, mentre nell’estate 1712 venne associato all’impresa di tale Gabriel Faggia, con cui condusse una nuova travagliata stagione, poiché il socio, per sottrarsi a dei rimborsi dovutigli, provò più volte a escluderlo dall’attività[25].

Ignoto, Frontespizio del Teatro alla moda, circa 1720, incisione

A Venezia Orsatto diresse il Teatro San Fantin nel 1714[26], il Teatro San Moisè dal 1715 al 1726 (dove si mise in società con Pietro Denzio[27]) e nuovamente il Sant’Angelo nelle stagioni 1712-1713 e 1717-1718; durante quest’ultima finì sull’orlo del fallimento, aprendo così al commissariamento del teatro da parte dei Capi del Consiglio dei Dieci.
All’incirca nel 1720 Orsatto fu persino oggetto (insieme a Sebastiano Ricci, Andrea Allegri e Antonio Vivaldi) di una caricatura apparsa sul noto frontespizio del pamphlet satirico Il teatro alla moda di Benedetto Marcello, contenente la frase

«[...] all’insegna dell’ORSO in PEATA.»

, dalla quale è desumibile che ‘’Orso‘’ fosse proprio Orsatto e che ‘’Peata‘’ facesse riferimento o a Modotto (co-impresario al San Moisé) o alla barca con la quale il vicentino esportò, nel corso di trentacinque anni, tante produzioni veneziane (e non) in quasi tutti i teatri provinciali veneti[28].

Orsatto fu anche conduttore di sala al teatro San Cassiano quando questo riaprì al melodramma, con il debutto della Didone abbandonata di Pietro Metastasio e con l’Antigona nella stagione 1724-1725, al termine della quale l’impresario vicentino finì in tribunale per fronteggiare nuove beghe pecuniarie.
La sua attività come impresario viene documentata fino all'autunno del 1732, con il dramma per musica La caduta di Leone imperator d’Oriente come ultima opera attestata su cui abbia apposto la firma, sebbene egli stesso si definisse ancora ‘’Impresario d’Opere‘’ il 13 aprile 1747, quando fu chiamato a testimoniare nella causa di divorzio di Pietro Mauro. Quest’ultimo, peraltro, esordì nel 1730 come tenore al San Moisè ed è possibile che attorno alla gestione del teatro gravitasse ancora la figura di Orsatto, nonostante l’impresario fosse ormai Pietro Chechia[29]. D'altronde Orsatto intrattenne vari rapporti professionali con la famiglia Mauro: l’amico Giovanni Antonio Mauro fu suo copista tra il 1719 e il 1732 (periodo in cui Orsatto firmò almeno nove opere, tra cui La caduta di Leone imperator d’Oriente[30]) e il pittore Antonio Giuseppe Mauro fu sotto le sue dipendenze durante alcune stagioni teatrali.

Nel 1735 Orsatto tentò insieme ad Alessandro Torrelazzi, pronipote di Sebastiano Ricci, un raggiro ai danni di Maddalena Vandermer, vedova del pittore bellunese, ma la truffa venne sventata[31].
La già citata deposizione del 16 gennaio 1748 firmata da Orsatto risulta essere l’ultima testimonianza diretta del fatto che almeno fino a quella data egli fosse ancora in vita.

Altre controversie

Oltre alle frizioni con Polo Capello, Gabriel Faggia e al lungo contenzioso con Sebastiano Ricci, Orsatto dette a più riprese prova di essere un impresario sleale e senza scrupoli[32]. Per esempio: il 1° marzo 1711 Maria Angelica Bracci e altri cantanti sotto le dipendenze di Orsatto protestarono al Consiglio dei Dieci per non essere stati ancora pagati, in occasione del Carnevale veneziano del 1715 Orsatto e Denzio vennero citati in causa da tale Carl’Antonio Mazza per non averlo rimborsato dell’affitto di un palchetto e sempre nello stesso anno il vicentino ebbe un acceso screzio con la cantante Anna Maria Armida[33]. Queste, oltre a quelle già citate nelle altre sezioni, furono solo alcune delle numerose controversie che coinvolsero Orsatto (spesso difeso in sede giudiziaria da tale Anna Maria Giusti), molte delle quali relative a conflitti con musicisti non pagati,.

Nella truffa del 1735 ai danni di Maddalena Vandermer Orsatto aiutò Alessandro Torrelazzi a produrre un falso viglietto (un pagherò cambiario) intestato ai due e contenente la firma (contraffatta) di Sebastiano Ricci, al fine di estorcere all’anziana vedova del pittore bellunese duemiladuecentocinquanta ducati; per rendere il tutto credibile i due truffatori si impossessarono di un paio di documenti appartenuti a Ricci, ma la Vandermer non cadde nel tranello. Il caso venne, dunque, archiviato il 2 aprile 1737, con una sentenza di 'taglio' che stabilì l’annullamento del falso pagherò e che dichiarò, ancora una volta, colpevole Giovanni Orsatto[34].

Allestimenti teatrali

Questo è un elenco degli allestimenti teatrali ai quali Giovanni Orsatto ha collaborato a partire dal 1695 fino al 1732.

  • Eurione, 1696, Vicenza, Teatro di Piazza, poesia di Giacomo Amadio.[35]
  • Furio Camillo, 1696, Vicenza, Teatro di Piazza, poesia di Matteo Noris, musica di Giacomo Antonio Perti.
  • Rosiclea, 1697, Brescia, Teatro dell’Accademia degli Erranti, musica di Carlo Francesco Pollarolo.
  • L’Almira, 1698, Udine, Teatro Mantica, poesia di Giulio Pancieri, musica di Giuseppe Boniventi.
  • Li avvenimenti di Rinaldo con Armida, 1698, Udine, Teatro Mantica, poesia di Girolamo Collatelli, musica di Teofilio Orgiani.
  • La costanza in trionfo, 1698, Verona, poesia attribuita a Francesco Silvani, musica di Giuseppe Boniventi.
  • Falaride, 1699 - 1700, Brescia, Teatro Grande.
  • Silla, 1699, Udine, Teatro Mantica, poesia di Andrea Rossini, musica di Domenico Freschi.
  • Giustino, 1699, Udine, Teatro Mantica, poesia di Nicolò Beregan, musica di Giovanni Legrenzi.
  • Rossane, Imperatrice degli Assiri, 12 novembre 1700, Venezia, Teatro Sant’Angelo, poesia di Alvise Pavino.
  • La maga trionfante, 1700, Vicenza, Teatro Nuovo, poesia di Girolamo Collatelli, musica di Teofilio Orgiani.
  • Primislao primo re di Boemia, 1700, Vicenza, Teatro di Piazza, poesia di Giulio Cesare Corradi, musica di Tomaso Albioni.
  • Almira regina di Castiglia, 1701, Vicenza, Teatro di Piazza, poesia di Giulio Pancieri, musica di Giuseppe Boniventi.
  • Primislao primo re di Boemia, 1701, Vicenza, Teatro di Piazza, poesia di Giulio Cesare Corradi, musica di Tomaso Albioni.
  • Marte deluso, 1701, Vicenza, Teatro di Piazza, musica di Marc’Antonio Ziani.
  • Marte deluso, 1702, Vicenza, Teatro di Piazza, musica di Marc’Antonio Ziani.
  • L’Almansore in Alimena, 1703, Venezia, Teatro Sant’Angelo, poesia attribuita a Giovanni Matteo Giannin, musica di Carlo Francesco Pollarolo.
  • L’enigma disciolto, 1703, Vicenza, Teatro di Piazza, poesia di Giambattista Neri, musica di Carlo Francesco Pollarolo.
  • L’Almansore in Alimena, 1704, Vicenza, Teatro di Piazza, poesia attribuita a Giovanni Matteo Giannin, musica di Carlo Francesco Pollarolo.
  • Primislao primo re di Boemia, 1704, Padova, Teatro Obizzi, poesia di Giulio Cesare Corradi, musica di Tomaso Albioni.
  • Primislao primo re di Boemia, 1704, Udine, Teatro Mantica, poesia di Giulio Cesare Corradi, musica di Tomaso Albioni.
  • Creso tolto alle fiamme, stagione teatrale 1706 - 1707, Venezia, poesia di Aurelio Aureli, musica attribuita a Girolamo Polani.
  • La regina creduta re, stagione teatrale 1706 - 1707, Venezia, poesia di Matteo Noris, musica di Antonio Maria Bononcini.[36]
  • Zenone imperator d’Oriente, 1707, Vicenza, Teatro di Piazza.
  • Zenone imperator d’Oriente, 1708, Brescia, Teatro dell'Accademia degli Erranti.
  • Demetrio e Tolomeo, 1709, Padova, Teatro Obizzi, poesia di Antonio Marchi, musica di Antonio Pollarolo.
  • L’enigma disciolto, 1709, Padova, Teatro Obizzi, poesia di Giambattista Neri, musica di Carlo Francesco Pollarolo.
  • L’Almansore in Alimena, 1710, Verona, poesia attribuita a Giovanni Matteo Giannin, musica di Carlo Francesco Pollarolo.
  • Filli consolata, 1710, Rovigo, Teatro Campagnela, anonimo.
  • Gl’amici rivali, carnevale 1710, Verona, poesia di Giambattista Neri, musica di Carlo Francesco Pollarolo.
  • Armida regina di Damasco, 1711, Verona, poesia di Girolamo Colatelli, musica di Teofilo Orgiani.
  • L’inganno felice, 1711, Verona.
  • Armida in campo, carnevale 1712, Verona, poesia di Francesco Silvani, musica di Giovanni Battista Bassani e Giuseppe Boniventi.
  • Gl’amici rivali, carnevale 1714, Venezia, Teatro Sant’Angelo, poesia di Giambattista Neri, musica di Carlo Francesco Pollarolo.
  • Laomedonte, 19 ottobre 1715, Venezia, Teatro San Moisé, musica di Lorenzo Baseggio.
  • La fede tradita e vendicata, 15 novembre 1715, Venezia, Teatro San Moisé, poesia di Francesco Silvani musica di Francesco Gasparini.
  • La costanza trionfante degli amori e degli odii, carnevale 1716, Venezia, Teatro San Moisé, poesia attribuita ad Antonio Marchi, musica di Antonio Vivaldi.
  • La virtù coronata, carnevale 1717, Venezia, Teatro San Moisé, poesia di Domenico David.
  • L’innocenza riconosciuta, autunno 1717, Venezia, Teatro Sant’Angelo, poesia attribuita ad Antonio Marchi, pasticcio con alcune arie di Vivaldi.
  • Il vinto trionfante del vincitore, autunno 1717, Venezia, Teatro Sant’Angelo, poesia attribuita ad Antonio Marchi, pasticcio con alcune arie di Vivaldi.
  • Berengario re d’Italia, carnevale 1719, Udine, Teatro Mantica, poesia di Matteo Noris, musica di Girolamo Polani.
  • La sorte nell’amore, carnevale 1720, Venezia, poesia di Francesco Silvani.
  • Il climene, 1722, Mantova, Teatro Arciducale.
  • Circe delusa, 1723, Padova, Teatro Obizzi, poesia di Giorgio Antonio Falier, musica attribuita a Giuseppe Boniventi.
  • La pace per amore, 1724, Vicenza, Teatro di Piazza.
  • Gl’inganni fortunati, 1725, Vicenza, Teatro di Piazza, poesia di Belisario Valeriani, musica di G. M. Buini.
  • La Didone abbandonata, carnevale 1725, Venezia, Teatro San Cassiano, poesia di Pietro Metastasio, musica attribuita a Tomaso Albinoni.
  • Alcina delusa da Ruggero, 1725, Venezia, Teatro San Cassiano, poesia di Antonio Marchi.[37]
  • Amor indovino, 1726, Venezia, Teatro San Moisé, poesia di Giovanni Battista Neri.
  • Amor odio e pentimento, autunno 1729, Venezia, Teatro Novissimo, poesia di Francesco Passarini, musica di Giovanni Porta.
  • La Silvia, 1730, Venezia, Teatro San Moisé, poesia di Enrico Bissari, musica di Bartolomeo Cordans.
  • Romilda, carnevale 1731, Venezia, Teatro San Moisé, poesia di Carlo Pagani Cesa, musica di Bartolomeo Cordans.[38]
  • La caduta di Leone imperator d’Oriente, autunno 1732, Venezia, Teatro Sant’Angelo, musica di Giuseppe Antonio Paganelli.

Note

  1. ↑ Ma è probabile che il suo debutto come impresario teatrale fosse già avvenuto in precedenza; si veda: Gianluca Stefani, Sebastiano Ricci impresario d’opera a Venezia nel primo Settecento, Firenze, Firenze University Press, 2015, p. 129.
  2. ↑ Lo studioso Gastone Vio ha registrato i vari guai giudiziari ai quali andò incontro Orsatto nel corso della sua carriera. Cfr. ivi, p. 128.
  3. ↑ Cfr. ivi, p. 129.
  4. ↑ Cfr. ivi, p. 128.
  5. ↑ Per via della grande mole di documenti firmati da Orsatto in cui, parlando del suo passato, forniva riferimenti temporali approssimativi, spesso ritrattati da un documento a un altro; si veda: Ibidem; lo si confronti con Aurelia Ambrosiano, I Mauro e Antonio Vivaldi: nuove informazioni e spunti di riflessione, in «Studi vivaldiani», 18, 2018, p. 10.
  6. ↑ Cfr. ibidem.
  7. ↑ Come risulta da una stragiudiziale del 4 agosto 1703 scritta dal procuratore Andrea Allegri all’indirizzo di Giovan Battista Raisoni, interveniente ufficiale del Sant’Angelo. Si veda: Stefani, Sebastiano Ricci impresario d’opera a Venezia nel primo Settecento, cit., p. 130.
  8. ↑ Eleanor Selfridge-Field, A New Chronology of Venetian Opera and Related Genres, 1660-1760, Stanford, Stanford University Press, 2007, p. 257.
  9. ↑ Stefani, Sebastiano Ricci impresario d’opera a Venezia nel primo Settecento, cit., p. 135.
  10. ↑ Ivi, p. 137.
  11. ↑ In anni successivi il Prete Rosso si sarebbe cimentato nell’impresariato teatrale veneziano; si veda: Franco Mancini - Maria Teresa Muraro - Elena Povoledo, I teatri del Veneto, I, tomo II. Venezia e il suo territorio. Imprese private e teatri sociali, Venezia, Regione del Veneto, Giunta regionale - Corbo e Fiore, 1996, p. 37.
  12. ↑ Cfr. Stefani, Sebastiano Ricci impresario d’opera a Venezia nel primo Settecento, cit., pp. 141-142.
  13. ↑ Ivi, p. 148.
  14. ↑ Ivi, p. 149.
  15. ↑ Ivi, p. 227.
  16. ↑ Ivi, p. 159.
  17. ↑ Investitore, stakeholder orbitante intorno all’attività teatrale. Ivi, p. 163.
  18. ↑ Ivi, p. 229.
  19. ↑ Una sorta di domanda riconvenzionale proposta dal reo, cioè da Ricci, per contrattaccare l’attore, cioè Orsatto. Cfr. ivi, pp. 166, 225.
  20. ↑ La cantina del teatro, spesso affittata a terzi. Ivi, p. 167.
  21. ↑ Ivi, p. 168.
  22. ↑ Mancini - Muraro - Povoledo, I teatri del Veneto, I, tomo II, cit., p. 37.
  23. ↑ Lorenzo Bianconi - Thomas Walker, Production, Consumption and Political Function of Seventeenth-Century Opera in «Early Music History», 4, 1984, p. 291.
  24. ↑ Come per L’enigma disciolto, Brescia, 1708. Inoltre, l’alta ricorrenza, nei documenti rinvenuti, di certe opere ascrivibili a Orsatto potrebbe suggerire il fatto che egli disponesse di un suo repertorio; si veda: Ivi, pp. 291-292.
  25. ↑ Per approfondire: Mancini - Muraro - Povoledo, I teatri del Veneto, I, tomo II, cit., p. 38.
  26. ↑ Dediche per L’amante impazzito e Gl’amici rivali; si veda: Bianconi - Walker, Production, Consumption and Political Function of Seventeenth-Century Opera, cit., p. 289.
  27. ↑ Dediche per Laomedonte e La fede tradita e vendicata (1715), poi Gl’inganni fortunati (1720) e Amor indovino (1726); si veda: Ivi, p. 290; Ambrosiano, I Mauro e Antonio Vivaldi: nuove informazioni e spunti di riflessione, cit. p. 13.
  28. ↑ Tale interpretazione sembrava confermata nel dialogo satirico I diavoli ne’ teatri, pubblicato a Venezia nel 1726, in cui Orso rappresentava la metafora del satiro; si veda: Bianconi - Walker, Production, Consumption and Political Function of Seventeenth-Century Opera, cit., p. 290.
  29. ↑ Ambrosiano, I Mauro e Antonio Vivaldi: nuove informazioni e spunti di riflessione, cit., pp. 17-18.
  30. ↑ Cfr. ivi, p. 16.
  31. ↑ Stefani, Sebastiano Ricci impresario d'opera a Venezia nel primo Settecento, cit., p. 195.
  32. ↑ Ivi, p. 169.
  33. ↑ Per approfondire: Selfridge-Field, A New Chronology of Venetian Opera and Related Genres, 1660-1760, cit., pp. 296, 319, 321, 326.
  34. ↑ Per approfondire: Ivi, p. 213.
  35. ↑ Il 20 dicembre 1695 è la data di firma del libretto. La dedica firmata da Orsatto è alle pp. 3 - 4.
  36. ↑ Creso tolto alle fiamme e La regina creduta re furono le due opere prodotte dalla ditta Sebastiano Ricci-Giovanni Orsatto per l’autunno e il carnevale 1705-1706. La programmazione di una coppia di drammi a stagione era di prassi nei teatri veneziani.
  37. ↑ In La sorte nell'amore, Circe delusa, La pace per amore, La Didone abbandonata e Alcina delusa da Ruggero, Orsatto partecipa come collaboratore. Non è specificato nei libretti ma nei documenti dell’epoca (atti notarili e giudiziari).
  38. ↑ Per quanto riguarda La Silvia e Romilda, Orsatto provvede soprattutto all'ingaggio dei cantanti.

Bibliografia

  • Ambrosiano, Aurelia, I Mauro e Antonio Vivaldi: nuove informazioni e spunti di riflessione, in «Studi vivaldiani», 18, 2018, pp. 3-39, ISSN 0393-2915.
  • Bianconi, Lorenzo - Walker, Thomas, Production, Consumption and Political Function of Seventeenth-Century Opera in «Early Music History», 4, 1984, pp. 209-296, ISSN 0261-1279.
  • Corago. Libretti, https://corago.unibo.it/libretti (ultimo accesso: 31/03/2026).
  • Mancini, Franco - Muraro, Maria Teresa - Povoledo, Elena, I teatri del Veneto, I, tomo II. Venezia e il suo territorio. Imprese private e teatri sociali, Venezia, Regione del Veneto, Giunta regionale - Corbo e Fiore, 1996, ISBN 88-7086-0760.
  • Sartori, Claudio, I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800. Catalogo analitico con 16 indici, 7 voll., Cuneo, Bertola & Locatelli, 1990-1994.
  • Selfridge-Field, Eleanor, A New Chronology of Venetian Opera and Related Genres, 1660-1760, Stanford, Stanford University Press, 2007, ISBN 978-08-0474-437-9.
  • Stefani, Gianluca, Sebastiano Ricci impresario d’opera a Venezia nel primo Settecento, Firenze, Firenze University Press, 2015, «Premio Ricerca ‘Città di Firenze’ 46», ISBN 978-88-6655-960-3.

Voci correlate

Collegamenti esterni