Giovanni Porzio
| Giovanni Porzio | |
|---|---|
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| Vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana | |
| Durata mandato | 24 maggio 1948 – 27 gennaio 1950 |
| Contitolare | Attilio Piccioni Giuseppe Saragat |
| Capo del governo | Alcide De Gasperi |
| Predecessore | Luigi Einaudi Randolfo Pacciardi Giuseppe Saragat |
| Successore | Attilio Piccioni |
| Deputato dell'Assemblea Costituente | |
| Gruppo parlamentare | Unione democratica nazionale |
| Collegio | unico nazionale |
| Incarichi parlamentari | |
| |
| Sito istituzionale | |
| Senatore della Repubblica Italiana | |
| Legislatura | I |
| Gruppo parlamentare | Misto |
| Circoscrizione | di diritto ex III disp. transitoria Cost.ne |
| Deputato del Regno d'Italia | |
| Legislatura | XXIII, XXIV, XXV, XXVI, XXVII |
| Gruppo parlamentare | Liberale |
| Collegio | Napoli-San Ferdinando |
| Sito istituzionale | |
| Dati generali | |
| Partito politico | Partito Liberale Italiano |
| Titolo di studio | Laurea in giurisprudenza |
| Professione | avvocato |
Giovanni Porzio (Portici, 6 ottobre 1873 – Napoli, 22 settembre 1962) è stato un politico e avvocato italiano.
Biografia
Si diplomò presso il Ginnasio-Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli e si laureò in giurisprudenza presso l'Università Federico II di Napoli, quindi iniziò la sua attività forense con Alfonso Ridola e Alberto Geremicca (che in seguito sarebbe stato sindaco di Napoli).
In seguito esercitò autonomamente e da brillante penalista presso il Foro di Napoli e in Campania, acquisendo una fama che mantenne una volta entrato alla Camera, nel marzo del 1912, rimanendo tra i banchi dei deputati sino al 1929.
Liberale, divenne sottosegretario alla giustizia nel governo Nitti (dal marzo al maggio del 1920), quindi sottosegretario all'interno nel secondo governo Nitti (maggio-giugno 1920), giungendo al sottosegretariato alla presidenza del consiglio nell'ultimo governo di Giovanni Giolitti (dal giugno 1920 al luglio 1921). Ai suoi elettori affermò la necessità della difesa del prestigio dello stato, salvaguardando l'ordine e reprimendo ogni tentativo di violenza, fosse esso rosso o in contrapposizione a esso.
Per le politiche del 1924 accettò di entrare nel listone, ma, deluso dal fascismo, si ritirò dalla politica nel 1929.
La sua carriera politica riprese dopo la liberazione, prima come consultore e poi come costituente[1]
Nel 1948 fu nominato senatore di diritto ex III disp. trans. della Costituzione Italiana, in virtù delle sei legislature precedenti.
Fu anche presidente dell'Ordine degli Avvocati di Napoli.
Il rapporto OSS L 53227 dello statunitense Office of Strategic Services, dell'11 gennaio 1945,, lo qualifica quale massone. Il documento riguardava l’attività del generale Roberto Bencivenga per la creazione di una nuova loggia massonica (si fanno i nomi di Vittorio Emanuele Orlando, Giovanni Porzio, Enrico De Nicola, Arturo Labriola, Luigi Einaudi e Luigi Gasparotto tra gli aderenti) con lo scopo di mantenere i contatti con gli alleati inglesi: “La loggia – si legge nell'informativa– seguirà le autorità inglesi e richiederà loro aiuti politici, economici e di guida, cosa che gli aderenti non potrebbero ottenere con i rispettivi partiti, se non esponendosi al rischio di essere accusati di farsi pagare dagli inglesi”.
Note
- ↑ Per la formazione delle liste dei candidati liberali, si recò invano da Enrico De Nicola con Benedetto Croce, ma non riuscì a convincerlo a candidarsi. Si veda:Domenico Bartoli, Da Vittorio Emanuele a Gronchi, Milano, Longanesi, 1961, pp. 95-96.
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Collegamenti esterni
- Giovanni Porzio, su storia.camera.it, Camera dei deputati.
- Giovanni Porzio, su Senato.it - I legislatura, Parlamento italiano.
- Commemorazione di Enrico De Nicola a palazzo Marginali, fatta da Giovanni Porzio, Istituto Luce, 03.12.1959.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 307327855 · SBN CFIV008625 · BAV 495/341670 · GND (DE) 1176537768 · CONOR.SI (SL) 156652387 |
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