Giovanni da Procida

Giovanni da Procida
Riproduzione del ritratto di Giovanni da Procida
presente nella cattedrale di Salerno[1]
Barone di Caivano e Postiglione
Stemma
Stemma
TrattamentoBarone
Altri titoli
NascitaSalerno, 1210
MorteRoma, 1298
DinastiaProcida
PadreGiovanni da Procida
MadreClemenza Logoteta
ConsortePandolfina/Landolfina Fasanella
FigliFrancesco
Beatrice
Giovanna
Imelda
Tommaso (naturale, poi legittimato)
Guglielmo (naturale, poi legittimato)
Jacopo (naturale, poi legittimato)
ReligioneCattolicesimo

Giovanni da Procida (Salerno, 1210 – Roma, 1298) è stato un nobile, diplomatico e medico italiano, barone di Caivano e Postiglione, signore di Ador, Alís e Pomar, Benisanó, Buonvicino, Centuripe, Llutxent, Montecorvino Pugliano e Rovella, Palma, Procida, Quatretonda, Sant'Anastasia e Scicli, gran cancelliere del Regno di Sicilia e consigliere reale, familiares del re Manfredi di Svevia, tra i protagonisti dei Vespri siciliani[2].

Biografia

Membro della famiglia nobile dei Procida, signori dell'omonima isola dal XII al XIV secolo, terzo con questo nome, era il figlio primogenito di Giovanni da Procida e Clemenza Logoteta. La sua dimora può essere individuata nel Palazzo Fruscione di Salerno[3]. Fu tra i consiglieri del re del Regno di Sicilia Federico II di Svevia, da cui si vide affidare l'educazione del giovane figlio Manfredi.

Si trovò al fianco di questi fino alla disfatta di Benevento del 1266, dopo la quale, costretto alla fuga, cominciò a viaggiare tra le corti di tutta Europa al fine di dispiegare una grande opera diplomatica finalizzata al ritorno della dinastia sveva sui troni di Napoli e Sicilia e alla cacciata degli Angioini dalla penisola italiana. Ciò lo fece divenire uno dei principali avversari di Carlo I d'Angiò nei due decenni successivi.

Fu particolarmente attivo a Roma, a Costantinopoli e in Aragona, dove offrì per lungo tempo i suoi servigi al re Giacomo I d'Aragona e in seguito a suo figlio Pietro III d'Aragona che, avendo sposato Costanza di Svevia, era – tra l'altro – anche genero di Manfredi. Fu quindi tra i principali organizzatori ed animatori dei Vespri siciliani e della guerra che ne seguì, così come fautore dell'intervento di Pietro III d'Aragona in Sicilia. Il 2 febbraio 1283 fu nominato gran cancelliere del Regno di Sicilia, pur continuando, nonostante l'età, la sua frenetica attività diplomatica tra le diverse corti d'Europa.

Fu in un'ennesima missione diplomatica a Roma nel 1298 che Giovanni da Procida morì all'età di 88 anni.

Il giudizio storico sulla sua figura, nei secoli successivi, fu spesso controverso: diversi storici, in particolare di parte guelfa, lo videro a lungo come un mero "cospiratore contro l'autorità costituita". Nonostante ciò, a partire dal XIX secolo la sua figura è stata sempre più riabilitata, figurando in tali giudizi come uno dei primi uomini politici e diplomatici nel senso "moderno" del termine.

Nel 1830 il drammaturgo Giovanni Battista Niccolini gli dedicò una sua tragedia, inizialmente censurata per il contenuto giudicato di propaganda risorgimentale. È inoltre uno dei personaggi de I vespri siciliani (titolo originale: Les vêpres siciliennes), grand opéra in francese del compositore Giuseppe Verdi (libretto di Eugène Scribe e Charles Duveyrier), la cui prima rappresentazione si ebbe all'Opéra di Parigi il 13 giugno 1855. Giovanni da Procida canta nel registro di basso; la sua aria, con cui si apre il II atto dell'opera, O tu, Palermo, è stata cantata da tutti i più grandi bassi.

Leggende

Illustrazione della decapitazione di Corradino di Svevia nella Nova Cronica di Giovanni Villani del XIV secolo
Drouet viene ucciso trafitto dalla spada ne I Vespri siciliani di Francesco Hayez, Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea, Roma, 1846
  • Secondo una leggenda, Giovanni da Procida si trovò in incognito, a Napoli, il 29 ottobre 1268, mentre veniva decapitato Corradino di Svevia, e riuscì a raccogliere il "guanto di sfida" che il giustiziato avrebbe lanciato alla folla dal patibolo poco prima di morire. Tale avvenimento fu ripreso in un canto dedicato al condannato:
«E vide un guanto trasvolar dal palco
sulla livida folla; e non fu scorto
chi 'l raccogliesse. Ma nel dì segnato
che da le torri sicule tonaro
come arcangeli i Vespri; ei fu veduto
allor quel guanto, quasi mano viva,
ghermir la fune che sonò l'appello
dei beffardi Angioini innanzi a Dio.»
  • Secondo un'altra leggenda, meno nota, Giovanni da Procida avrebbe organizzato l'incidente tra Drouet e la nobildonna che fece scattare la prima scintilla della guerra dei Vespri siciliani il 31 marzo 1282, lunedì dopo la Pasqua, sul sagrato della chiesa del Santo Spirito di Palermo[4]. La giovane sarebbe stata Imelda, figlia proprio di Giovanni, che sarebbe giunta appositamente da Napoli per provocare un pretesto che permettesse di far iniziare la rivolta già pianificata dal padre[4].

Opere

Note

  1. ↑ Parascandolo (1893), p. 159.
  2. ↑ BeWeb; DBE; DBI; Dizionario di storia; GEC; Enciclopedia Italiana; Koller (2007), in DBI; Portaledelsud.org; Sapere.it; Treccani.it; (CA) Pròixida (XML), in Gran Enciclopèdia Catalana on line, Enciclopèdia Catalana.
  3. ↑ Guarino (1997), p. 74.
  4. 1 2 Giovanni da Procida, su italiamedievale.org (archiviato dall'url originale il 29 dicembre 2022).

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

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