Giovanni e Giacomo

Icona dei santi Giovanni, vescovo, a Giacomo, presbitero.

Giovanni e Giacomo sono due martiri persiani, venerati come santi dalla Chiesa cattolica, che li commemora il 23 ottobre.

Agiografia e culto

Le fonti per la storia delle vicende dei santi Giovanni e Giacomo sono una passio in siriaco e la Cronaca di Arbela. La più antica attestazione del loro culto è contenuta nel Martirologio siriaco, attribuito al IV secolo.[1][2]

Giovanni era metropolita di Arbela, l'odierna Erbil, eletto a questa sede attorno al 316. Per la sua particolare devozione alla vergine Maria fu soprannominato Bar Maryam, ossia "figlio di Maria". Perseguitato dai pagani si rifugiò dapprima nelle montagne dell'Adiabene e poi a Seleucia, attorno al 338/339. Inviato in missione nel Khūzestān (oggi in Iran), venne a conoscenza della persecuzione che Sapore II intrapese contro i cristiani del suo regno. Ritornò allora a Arbela, e qui fu arrestato, assieme al sacerdote Giacomo, soprannominato "lo zelota". Rimasero in prigione per un anno e poi furono trasferiti a Bēṯ Lapaṭ, dove, dopo diverse torture, furono giustiziati per decapitazione il 23 ottobre 344.[1][3][4]

Secondo alcune fonti agiografiche leggendarie, Giovanni avrebbe preso parte al concilio di Nicea del 325, ma il suo nome non appare in nessuna lista dei partecipanti a quel concilio ecumenico.[5]

Il culto dei santi Giovanni e Giacomo passò anche nei sinassari bizantini, commemorati al 1º novembre. E poi da qui la loro memoria fu inserita nel Martirologio Romano alla stessa data.[6]

Nel martirologio romano riformato dopo i decreti del concilio Vaticano II, il loro elogio è stato spostato al 23 ottobre:[7]

«In Persia, santi martiri Giovanni, vescovo, e Giacomo, sacerdote, che sotto il re Sabor II furono gettati in carcere e dopo un anno terminarono, trafitti con la spada, il loro glorioso combattimento.»

Note

  1. 1 2 Bibliotheca sanctorum, VI, col. 1008.
  2. ↑ Peeters, Le "Passionnaire d'Adiabène", pp. 268-269.
  3. ↑ Bibliotheca sanctorum orientalium, I, col. 1208.
  4. ↑ Peeters, Le "Passionnaire d'Adiabène", p. 268.
  5. ↑ Peeters, Le "Passionnaire d'Adiabène", p. 271.
  6. ↑ Martirologio romano pubblicato per ordine del Sommo Pontefice Gregorio XIII, riveduto per autorità di Urbano VIII e Clemente X, aumentato e corretto nel 1749 da Benedetto XIV (PDF), quarta edizione italiana, Libreria editrice vaticana, 1955, p. 283.
  7. ↑ Martirologio romano, 2004, p. 825.

Bibliografia

Collegamenti esterni