Giulio Grablovitz

Conte Giulio Grablovitz (Trieste, 1846 – Isola d'Ischia, 19 settembre 1928) è stato un sismologo e vulcanologo italiano, ideatore della vasca sismica e primo direttore di un Osservatorio geodinamico in Italia, studioso della fisica terrestre e celeste.
Biografia
La reputazione di Giulio Grablovitz, tra i più autorevoli sismologi italiani, ebbe risonanza anche in ambito internazionale [1]. Tra l’Ottocento e il Novecento, la sua attività si estese a numerosi ambiti delle Scienze della Terra, dei quali resta testimonianza nella sua ricchissima documentazione manoscritta.[2].
Nacque a Trieste, dove visse, durante il periodo della dominazione austro-ungarica, fino all’età di quarant'anni[3].
Sismologo, meteorologo e astronomo[1], fu figura di straordinaria versatilità intellettuale e sostenitore dell’irredentismo, circostanza che gli valse una condanna a morte in contumacia da parte delle autorità austriache.
Nel 1874 pubblicò il suo primo lavoro astronomico sul calcolo di previsione dei fenomeni celesti registrati a Trieste ed in Italia[4]. Nel 1876 si fece conoscere e apprezzare per la sua Nuova Teoria Sismica delle Maree.[1] [5]
Studioso di fisica cosmica e terrestre, l'attività di Grablovitz rifulse in vari rami della Geofisica, ma più particolarmente nella Sismometria.[3] Ideò numerosi strumenti scientifici innovativi che gli valsero la medaglia d'oro all'Esposizione di Milano del 1906.[4]
Giulio Grablovitz indicò la giusta via per ottenere dei sismogrammi leggibili. I suoi pendoli orizzontali che innovarono i primi registratori empirici dai grafici confusi e indecifrabili, costituiscono il punto di partenza per i più sensibili sismografi moderni.[6] [3]
Fondò il primo osservatorio geodinamico sorto in Italia[6] per volontà del Parlamento, in seguito al terremoto di Casamicciola del 1883 che colpì quella parte dell'Isola d'Ischia. Poco dopo, fu chiamato a far parte della Commissione Governativa istituita per stabilire il programma per lo studio dei terremoti in Italia[6].
Prima che fosse costruito l’Osservatorio Geodinamico di Casamicciola, impiantò fin dal 1885 una stazione sismica provvisoria a Porto d’Ischia, dove vi intraprese anche osservazioni sistematiche sulla temperatura di quelle acque termali e sulle maree. Questi due osservatori erano forniti quasi esclusivamente di strumenti ideati dal direttore, costruiti con minimi mezzi sul posto, e cioè: la vasca sismica di sua nuova concezione, i livelli geodinamici ad acqua e i pendoli orizzontali.[6]
La maggior parte delle sue memorie sono state pubblicate nei Rendiconti della R. Accademia dei Lincei, negli Annali del R. Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica e nel Bollettino della Società Sismologica Italiana, della quale egli fu uno dei soci fondatori.[6]
Adattò a registratori i pendoli orizzontali del Rebeur Paschwitz, riuscendo così a catturare con un solo apparecchio le onde sismiche di svariate lunghezze. I suoi pendoli orizzontali furono gli antenati dei sismografi moderni[4].
Il prof. Grablovitz affermava che senza strumenti precisi e senza un tempo cronometrico, i diagrammi più perfetti perdessero nove decimi della loro utilità. Realizzò planisferi per un uso geodinamico, adatti a fornire le distanze e le direzioni azimutali dei vari luoghi necessari alla determinazione della distanza epicentrale[3].
Nell’opera Sismologia moderna (Ulrico Hoepli, Milano, 1910) del Prof. Giovanni Battista Alfano, direttore dell’Osservatorio Sismico di Pompei dal 1907 al 1931, Grablovitz è ampiamente menzionato ed è tra gli studiosi più frequentemente presenti, con numerosi riferimenti distribuiti in diverse parti del volume. Nel testo compare complessivamente 13 volte, un numero di occorrenze paragonabile a quello di altri studiosi richiamati nell’opera, quali Agamennone (13), Cancani (15), Mercalli (25) e Omori (26).
"Gli stava a cuore vedere confermata una sua giovanile teoria secondo la quale nelle maree entrano in modo preponderante le oscillazioni del suolo impresse nei punti più flessibili delle crosta terrestre dall'attrazione del sole e della luna".[3][7][8] Studiò il problema non meno complicato dei bradisismi.


Giulio Grablovitz ricordò di aver assistito, all’età di cinque anni[1], all’Eclissi solare del 28 luglio 1851. Una circostanza analoga fu riferita anche da Raffaele Bendandi, che osservò, insieme alla madre e da un’altura, l’Eclissi solare del 30 agosto 1905. Entrambi attribuirono particolare importanza al ruolo della Luna nei fenomeni sismici.
All’eclissi osservata da Grablovitz bambino seguì, il 14 agosto a distanza di circa 17 giorni, il Terremoto del Vulture del 1851 di magnitudo 6.5 e all’eclissi del 1905 seguì, circa 8 giorni dopo, il Terremoto della Calabria del 1905 di magnitudo 6.5. Trascorsi 3 anni il Prof. Giovanni Celoria, direttore dell’Osservatorio astronomico di Brera e docente di Geodesia al Politecnico di Milano, il 17 gennaio durante una comunicazione alla «Sezione Astronomica del Circolo Filologico Milanese» per dissipare le opinioni possibiliste sul legame tra l’Eclissi solare del 23 dicembre 1908 e il Terremoto di Messina del 1908 di magnitudo 7.1, verificatosi trascorsi 5 giorni, disse che: ”I terremoti sono prodotti esclusivamente da forze interne della Terra (endogene) e si fa falsa strada quando si cerca all’infuori della Terra, nel Sole e nella Luna, la causa loro”.[9]
Opere
Monografie
- Giulio Grablovitz, Nuova teoria sismica delle maree : breve esposizione, Trieste, Stabilimento Tipografico Appolonio & Caprin, 1876.
- Giulio Grablovitz, Dell'attrazione luni-solare coi fenomeni mareo-sismici. Studi dimostrativi, Milano, Tipog. e premiata Litog. degli Ingegneri, 1877.
- Giulio Grablovitz, Rapporti fra i moti microsismici e l'azione lunisolare delle maree, 1878.
- (DE) Giulio Grablovitz, Weltkarte der Azimute und der Entfernungen für Laibach: Mit einer Kartenskizze, Laibach, Buchdruckerei I.v.Kleinmayr & F.Bamberg, 1905.
Pubblicazioni
- Giulio Grablovitz, Descrizione dell'Osservatorio Meteorologico e Geodinamico al Porto d'Ischia, in Annali dell'Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica, VIII, 1886, p. IV.
- Giulio Grablovitz, Parere sugli avvisatori sismici, in Annali dell'Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica, VIII, Roma, 1888, p. IV.
- Giulio Grablovitz, Nuovi metodi per indagini geodinamiche, in Bollettino della Società Sismologica Italiana, II, Modena, 1896, pp. 41-61.
- Giulio Grablovitz, Sui vari tipi di strumenti sismici, in Bollettino della Società Sismologica Italiana, III, Modena, 1897, pp. 214-221.
- Giulio Grablovitz, Planisfero ad uso della geodinamica, in Bollettino della Società Sismologica Italiana, VII, Modena, 1901, pp. 219-228.
- Giulio Grablovitz, Un ventennio d'operosità in Ischia, in Bollettino della Società Sismologica Italiana, XII, Modena, 1907, pp. 209.
- Giulio Grablovitz, Sulle varie fasi dei sismogrammi, in Bollettino della Società Sismologica Italiana, XVII, Modena, 1913, pp. 218-244.
- Giulio Grablovitz, La dottrina dei terremoti, in Bollettino della Società Sismologica Italiana, XXV, Selci, 1925, pp. 95-112.
Bibliografia
Monografie
- Graziano Ferrari, Giuseppe Palumbo e Gianfranco Giardina, Le lune di Giulio Grablovitz, Caserta, Lavieri, 2023.
Pubblicazioni
- Graziano Ferrari, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Bologna, Italy, Giulio Grablovitz (1846-1928) and his scientific activity based on personal and institutional correspondence, in Annals of Geophysics, vol. 52, n. 6, dicembre, pp. 709-727.
- Josep Batlló, CGUL-IDL, Universidade de Lisboa, Portugal, Influence of Giulio Grablovitz in Spain: instruments and scientific correspondence, in Annals of Geophysics, vol. 52, n. 6, dicembre, pp. 699-707.
Onorificenze e premi
- Socio fondatore della Società Sismologica Italiana[6]
- Consulente del Consiglio Direttivo di Meteorologia e Geodinamica[4]
- Medaglia d'oro all'Esposizione internazionale di Milano (1906)[4]
- Commendatore dell’Ordine della Corona d'Italia[6]
- Membro della Società degli Spettroscopisti[3]
- Membro del Comitato Talassografico Italiano[6]
Note
- 1 2 3 4 Graziano Ferrari, Giuseppe Palumbo e Gianfranco Giardina, Le lune di Giulio Grablovitz, Lavieriª ed., 2023, ISBN 9788854920514.
- ↑ CASAMICCIOLA, ISCHIA | Le Lune di Giulio Grablovitz: un fumetto per raccontare il grande sismologo, su ingv.it, INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, 13 Aprile 2023. URL consultato il 3 febbraio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 Emilio Oddone, Grablovitz G. e gli studi geofisici nell’Isola d’Ischia, in Bollettino della Società Sismologica Italiana, XXVIII, 1928/1929, pp. 59-73.
- 1 2 3 4 5 Grablovitz Giulio. Note biografiche., su storing.ingv.it, INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. URL consultato il 1º Febbraio 2026.
- ↑ Giovanni Battista Alfano (Direttore dell'Osservatorio Sismico di Pompei dal 1907 al 1931), Sismologia moderna, Ulrico Hoepli Editore libraio della Real Casa Milano, 1910, p. 266.«Parimenti suggestiva era la nuova teoria delle maree data dal Grablovitz. Secondo questo sismologo la marea è dovuta all'attrazione lunare non solo sulle acque del mare ma anche sulle rocce terrestri, per cui anche queste subiscono un movimento periodico all'epoca della marea. Allorquando però la crosta terrestre in alcuni punti non possiede più mobilità e resistenza sufficiente a subire questi sforzi periodici si rompe, producendo una scossa di terremoto, la quale coinciderà appunto con le posizioni volute della Luna e del Sole, rispetto alla terra.»
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Giovanni Agamennone (Regio Osservatorio Geodinamico di Rocca di Papa), La morte del sismologo Prof. Giulio Grablovitz, in Il Messaggero, 22 settembre 1928, p. 3.
- ↑ Giovanni Battista Alfano, Sismologia moderna, Ulrico Hoepli Editore libraio della Real Casa Milano, 1910, p. 266.«Parimenti suggestiva era la nuova teoria delle maree data dal Grablovitz. Secondo questo sismologo la marea è dovuta all'attrazione lunare non solo sulle acque del mare ma anche sulle rocce terrestri, per cui anche queste subiscono un movimento periodico all'epoca della marea. Allorquando però la crosta terrestre in alcuni punti non possiede più mobilità e resistenza sufficiente a subire questi sforzi periodici si rompe, producendo una scossa di terremoto, la quale coinciderà appunto con le posizioni volute della Luna e del Sole, rispetto alla Terra.»
- ↑ Giulio Grablovitz, La dottrina dei terremoti, in Bollettino della Società Sismologica Italiana, XXV, Società Sismologica Italiana, 1925, p. 112.«Che l'azione lunare tanto efficace nelle maree non possa essere estranea del tutto ai terremoti è provato dagli studi fatti all'Estero (da Rebeur-Paschwitz, Ehlert, Kortazzi, Schweypar, Hecker, Orloff, ecc.), sulla deformazione periodica della superficie e tale studio meriterebbe essere coltivato specialmente in Italia lungo l'asse appenninico ; ma di ciò si tratterà in altra nota.»
- ↑ Giovanni Celoria, I terremoti considerati da un punto di vista generale astronomico e geodetico, in Rivista di Astronomia e Scienze Affini. Bollettino della Società Astronomica Italiana, V, n. 9, Torino, 1911, p. 386.
Voci correlate
Collegamenti esterni
- Grablovitz Giulio, su storing.ingv.it.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 35241333 · SBN GEAV006962 · GND (DE) 117719773 |
|---|