Giulio Pavesi

Giulio Pavesi, O.P.
arcivescovo della Chiesa cattolica
 
Incarichi ricoperti
 
Nascita1510 a Quinzano
Nomina a vescovo23 agosto 1555 da papa Paolo IV
Consacrazione a vescovoin data sconosciuta
Elevazione ad arcivescovo20 luglio 1558 da papa Paolo IV
Morte11 febbraio 1571 a Sorrento

Giulio Pavesi (Quinzano, 1510 – Sorrento, 11 febbraio 1571) è stato un arcivescovo cattolico italiano.

Biografia

Nacque a Quinzano[1], nella diocesi di Brescia, da una famiglia bergamasca.

Intraprese la carriera ecclesiastica entrando nel convento domenicano di San Clemente a Brescia, divenendo poi magister in teologia e diritto. Dal 1541 fu a Napoli, dove fu priore del convento di Santa Caterina a Formiello fino al 1543 e ancora dal 1546 al 1548. In quel periodo si avvicinò al circolo di Juan de Valdés, guidato da Giulia Gonzaga e sospetto di eresia. Al contempo, si era guadagnato la stima del cardinale Gian Pietro Carafa, che lo prosciolse dalle accuse di eresia. Lo stesso cardinale il 20 maggio 1553 lo nominò consultore dell'Inquisizione di Napoli.

Il 23 agosto 1555 il Carafa, divenuto papa col nome di Paolo IV, lo nominò vescovo di San Leone, mentre poco più di un mese dopo, il 2 ottobre, lo trasferì alla sede di Vieste; quindi, il 20 luglio 1558 lo elevò alla dignità arcivescovile, assegnandogli la sede metropolitana di Sorrento.

Al contempo, anche grazie al sostegno di Michele Ghislieri, a sua volta collaboratore di Paolo IV, assunse vari ruoli di rilievo: dall'8 ottobre 1555 divenne amministratore e vicario generale dell'arcidiocesi di Napoli, venendo confermato nell'incarico da Alfonso Carafa fino al 1561; dall'agosto 1558 fu anche commissario dell'Inquisizione, collettore delle decime e nunzio apostolico nel Regno di Napoli, con l'incarico di visitare sia l'arcidiocesi di Napoli (incarico che intraprese nel 1557, ma che fu interrotto dalla nomina ad arcivescovo di Sorrento), sia il Regno intero.

In qualità di commissario dell'Inquisizione si occupò di rafforzarla ed organizzarla, mantenendosi in rapporti con il Ghislieri, al quale segnalava i casi di eresia e dal quale riceveva istruzioni sulle procedure da intraprendere. Da nunzio apostolico, inoltre si occupò di mediare tra Roma e i vescovi del Regno di Napoli.

A Sorrento contribuì alla ricostruzione della città, gravemente danneggiata da un attacco dei turchi, restaurando la cattedrale[2] e il palazzo arcivescovile[3]. Inoltre, visitò per quattro volte l'arcidiocesi (nel 1559, nel 1561, nel 1566 e nel 1567) e convocò, nel 1567, il sinodo provinciale[4].

Terminati gli incarichi di nunzio e di vicario generale di Napoli, prese parte alle fasi finali del Concilio di Trento, dove fu membro della commissione incaricata di rivedere l'Indice dei libri proibiti.

Tornato in Campania, si impegnò per l'applicazione della Controriforma nella sua sede episcopale[5]. Inoltre, dal 13 dicembre 1565 al 27 marzo 1566, fu nuovamente vicario generale di Napoli, nominato dall'arcivescovo Mario Carafa; in seguito fu fino a luglio del 1566 legato a latere nelle Fiandre.

Morì a Sorrento l'11 febbraio 1571 e fu sepolto nella chiesa di Santa Caterina a Formiello.

Note

  1. ↑ PAVESI Giulio - Enciclopedia Bresciana, su enciclopediabresciana.it. URL consultato il 24 giugno 2026.
  2. ↑ Cattedrale SS. Filippo e Giacomo | Città di Sorrento, su archivio.comune.sorrento.bbsitalia.com. URL consultato il 24 giugno 2026.
  3. ↑ HistAntArtSI, su www.histantartsi.eu. URL consultato il 24 giugno 2026.
  4. ↑ BeWeB - Diocesi : Sorrento - Castellammare di Stabia, su BeWeB - Beni Ecclesiastici in Web. URL consultato il 24 giugno 2026.
  5. ↑ La Storia del Monastero e della Chiesa di S.Maria delle Grazie di Sorrento (Na), su www.monasterosantamariadellegrazie.it. URL consultato il 24 giugno 2026.

Collegamenti esterni