Giuseppe Mangili

Giuseppe Mangili

Giuseppe Mangili (Caprino Bergamasco, 7 marzo 1767 – Bergamo, 15 novembre 1829) è stato un anatomista, entomologo e naturalista italiano[1][2]. Ha lavorato per tanto tempo all'Università di Pavia dove è stato anche rettore e ha diretto il museo di storia naturale[1][2].

Presso la Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo si conservano molte lettere, manoscritti, diari e documenti su Mangili. Ci sono corrispondenze con studiosi come Lazzaro Spallanzani e Lorenzo Mascheroni, e anche testi letterari e poesie. [1][2]

Biografia

Mangili è nato nella frazione di Molini della Sonna, vicino Caprino. Ha studiato in seminario a Bergamo e dopo essere diventato sacerdote ha insegnato grammatica al collegio Mariano[1][2]. Nel 1790 si è spostato a Pavia su invito del suo amico Lorenzo Mascheroni[1][2]. Qui ha potuto seguire le lezioni di famosi studiosi come Lazzaro Spallanzani, Alessandro Volta, Antonio Scarpa e Vincenzo Brusati[1]. Grazie a Mascheroni è entrato in contatto coi principali circoli culturali della città[1]. Nel 1791 è andato in viaggio nel Mezzogiorno d'Italia insieme a Mascheroni, Gregorio Fontana e Carlo Baldinotti, salendo anche sul Vesuvio[1]. Dopo ha fatto una tappa a Firenze, dove ha visitato l'Imperial Regio Museo e conosciuto Felice Fontana e Paolo Mascagni. Tornato a Pavia, ha concluso nel 1793 gli studi in fisiologia e anatomia[1][2]. Con l'arrivo dei Francesi nel 1797 ha partecipato alla politica, entrando nella Municipalità di Bergamo e diventando membro del Consiglio dei juniori della Repubblica Cisalpina[1]. Ha preso parte pure ai Comizi di Lione del 1801–02, dove fu proclamata la Repubblica Italiana[1].

Dopo la morte di Spallanzani nel 1799, Mangili è stato nominato professore di storia naturale a Pavia e gli è stata affidata la guida del museo universitario[1][2]. Era anche membro di varie accademie scientifiche, tra cui la Società Medica di Bologna e l'Ateneo di Bergamo[1][2]. Nel 1815 ha avuto una paraplegia che lo ha lasciato senza l’uso delle gambe, e quattro anni più tardi ha dovuto smettere di insegnare[1][2]. È morto a Bergamo nel 1829[2].

Attività scientifica

Mangili si è occupato di diversi temi collegati alla zoologia e alla medicina sperimentale: ha studiato il sistema nervoso negli invertebrati come sanguisughe e lombrichi[1]. Poi ha continuato le sue ricerche sui molluschi bivalvi, dimostrando che avevano un sistema nervoso, al contrario di quello che sosteneva Giuseppe Saverio Poli[1]. Ha corretto anche alcune idee di Georges Cuvier. Si è anche occupato del letargo nei mammiferi, osservando animali come marmotte, ricci, ghiri, pipistrelli e moscardini[1]. Ha capito che la temperatura tra 5 e 12 gradi e il digiuno erano fattori importanti per far partire il letargo. Ha pubblicato questi risultati nel Saggio d'osservazioni per servire alla storia dei mammiferi soggetti a periodico letargo nel 1807[1][3], e poi ha risposto a diverse critiche con altri scritti nel 1818 e 1828[1]. Infine ha fatto molti esperimenti sul veleno delle vipere. Come Francesco Redi pensava che il veleno fosse mortale solo se entrava nel sistema sanguigno o nei muscoli, ma non se veniva ingoiato[1]. Ha anche provato che il veleno essiccato resta attivo per più di 14 mesi. Secondo lui, l'ammoniaca era il miglior rimedio dopo il morso[1].

Pubblicazioni

Ha pubblicato varie opere, sia scientifiche che letterarie:

  • De sistemate nerveo hirudinis terrestris aliorumque vermium (1795)[1]
  • Nuove ricerche zootomiche sopra alcune specie di conchiglie bivalvi (1804)[1][3]
  • Saggio d'osservazioni per servire alla storia dei mammiferi soggetti a periodico letargo (1807)[1][3]
  • Sul veleno della vipera (1809)[1]
  • Discorso intorno al veleno della vipera (1817)[1]
  • Dei mammiferi soggetti a periodico letargo. Memoria V (1818)[1]
  • Sulla epistola zootomica del professore Otto di Breslavia... (1828)[1]
  • Elogio di Lorenzo Mascheroni (1812)[1][3]
  • Leonilda, una tragedia pubblicata nel 1819, che fu anche criticata in una lettera stampata nel 1820[3]

Note

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