Giuseppe Pièche

Giuseppe Pièche
Ritratto del generale Giuseppe Pièche
NascitaFirenze, 7 marzo 1886
MorteVelletri, 25 agosto 1977
Dati militari
Paese servitoItalia (bandiera) Regno d'Italia
Forza armata Regio Esercito
ArmaArma dei Carabinieri Reali
Anni di servizio1907 - 1945
GradoGenerale di corpo d'armata
GuerrePrima guerra mondiale
Guerra civile spagnola
Seconda guerra mondiale
Comandante diComandante generale dell'Arma dei Carabinieri Reali
Vice-comandante generale dell'Arma dei Carabinieri Reali
3ª Divisione "Ogaden"
3ª Brigata carabinieri reali
Legione carabinieri reali di Palermo
DecorazioniUfficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
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Giuseppe Pièche (Firenze, 7 marzo 1886 – Velletri, 25 agosto 1977) è stato un generale e agente segreto italiano. Fu Comandante Generale dei Reali Carabinieri dal novembre 1943 al luglio 1944.[1]

Biografia

Giuseppe Pièche frequentò l'Accademia militare di Modena e nel 1907 fu nominato sottotenente del Regio esercito.[1]

Nel 1913 divenne ufficiale dei Reali carabinieri, in servizio alla Legione di Roma e quindi prese parte alla prima guerra mondiale. Promosso nel 1927 tenente colonnello fu inviato in Tripolitania. Responsabile della sezione (III) controspionaggio del Servizio Informazioni Militare dal 1932 al 1935,[2] nel 1935 fu promosso colonnello[3] e inviato al comando della Legione carabinieri di Palermo. Il gen. Mario Roatta, comandante del Corpo truppe volontarie lo vuole alla fine del 1936 con sé nella guerra di Spagna quale comandante di tre sezioni ed una compagnia di carabinieri, pari a circa 500 uomini.[4] Pièche funge anche da coordinatore di tutti gli aiuti militari che giungono al campo nazionalista e nel 1937 diviene Ispettore generale di polizia del CTV. Nel 1938 è promosso generale di brigata, per meriti speciali e posto al comando della 3ª Brigata carabinieri.[1][3]

Promosso al grado di generale di divisione l'11 novembre 1940, resse il comando della III Divisione carabinieri "Ogaden" di Napoli.[1][3]

Dopo aver collaborato con l'OVRA,[5] nel 1942 Pièche svolse su incarico di Mussolini un'indagine sulla proliferazione delle polizie "parallele" agli ordini dei vari gerarchi fascisti. Dal luglio 1942 al febbraio 1943 coordinò e diresse le azioni di polizia militare in Croazia, nuovamente sotto il comando di Roatta, alla 2ª Armata. Gli viene attribuito il ruolo, non provato, di consulente all'organizzazione della polizia politica di Ante Pavelić in questi mesi. Ma è altresì dimostrata la sua azione di desistenza rispetto al genocidio nei confronti delle locali comunità ebraiche da parte degli ustascia.[4] Il 4 novembre 1942 avvertì Mussolini dell'uso dei gas per sterminare intere comunità ebraiche deportate dai Balcani.

Rientrato in Italia, il 23 febbraio 1943 è nominato vicecomandante generale dell'Arma dei Carabinieri, massimo grado fino ad allora raggiungibile da un carabiniere.[5] Dal 22 luglio, nominato prefetto, resse brevemente la prefettura di Foggia.[1][3][4]

Il capo del Governo, Maresciallo Badoglio, lo nominò il 19 novembre 1943 comandante dell'Arma dei reali carabinieri dell'Italia Liberata (equivalente al Comandante Generale) a Bari, sostituendo il colonnello Romano Dalla Chiesa e partecipando alla guerra di liberazione. Dopo la ricostituzione formale del Comando Generale a Roma, il 20 luglio 1944 fu Prefetto reggente della provincia di Ancona, per gestire la transizione civile delle aree adriatiche appena liberate.[2][3][6] Ebbe anche l'incarico di coordinare il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco nel Centro Sud. Mentre ricopriva tali incarichi, l'Alto Commissariato delle sanzioni contro il fascismo decise di deferirlo alla Commissione di epurazione, che dichiarò però non esservi luogo a procedere. Intanto il 29 aprile 1945 era stato posto in congedo dall'Arma.

Nel dopoguerra

All'indomani del conflitto, fu nominato prefetto di Ancona fino a settembre del 1945 e quindi venne nominato nel marzo 1946, dal ministro Mario Scelba, Direttore generale dei Servizi antincendio del ministero dell'Interno, con competenza sul comando dei Vigili del fuoco,[5][7] e lo restò fino a metà anni '50[8].

Durante questo incarico diede la propria consulenza per ricostruire e riattivare gli apparati informativi del Ministero dell'Interno, in un momento di vacatio dei servizi italiani, per la costituzione dell'Ufficio affari riservati. Nel 1947 permise che una serie di riunioni del neonato Movimento Sociale Italiano si tenessero presso sedi romane dei vigili del fuoco. Nel 1948 favorì la nascita di gruppi armati come il Movimento Anticomunista per la Ricostruzione Italiana (MACRI, una presunta fondazione cattolica di assistenza), il Fronte Antibolscevico e l'Armata italiana di liberazione (AIL), guidata dall'ex ministro della guerra nel governo Badoglio Antonio Sorice, composta da ufficiali delle forze armate, volontari monarchici, reduci della RSI e, comunque, anticomunisti.[9][10] Negli stessi mesi, a cavallo delle elezioni politiche, Pieche coordinò l'allontanamento, deciso dal governo De Gaspari, degli ex partigiani che erano stati arruolati nella polizia ausiliaria e la riammissione di poliziotti dal passato fascista.[7]

Vi fu inoltre un'attività di infiltrazione di informatori in vari gruppi di sinistra, così come, attraverso il casellario politico centrale, ricostituito nel 1945, si iniziò nuovamente a raccogliere informazioni su personalità legate ai partiti di opposizione.[5][11] L'AIL fu particolarmente attiva nell'importare armi attraverso Bolzano e distribuendole ad unità in tutta Italia. Il suicidio di un ufficiale dell'AIL, certo Zanetti, portò alla scoperta dell'intera rete ed alla sua smobilitazione.

Monarchico anche all'indomani del referendum (il 14 ottobre 1969 venne nominato barone dal re in esilio Umberto II), mantenne nel corso del dopoguerra relazioni con i principali servizi segreti occidentali e, segnatamente, quelli statunitense e britannico.

Nel 1963 è eletto Sovrano Gran Commendatore della Comunione massonica di Piazza del Gesù, fino al 1966.[7][12]

Nel 1970 si rifugiò a Malta per sfuggire ad un mandato di cattura che lo vedeva collegato al fallito golpe del principe Junio Valerio Borghese.[4] Venne successivamente scagionato e poté quindi tornare in Italia.[4]

Onorificenze

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 Gen.C.A. Giuseppe Pieche, su www.carabinieri.it. URL consultato il 15 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 1º febbraio 2026).
  2. 1 2 Page 301 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale, su musei.difesa.it. URL consultato il 15 maggio 2026.
  3. 1 2 3 4 5 Biography of Major-General Giuseppe Pieche (1886 – 1977), Italy, su generals.dk. URL consultato il 15 maggio 2026.
  4. 1 2 3 4 5 La vicenda italiana tra fascismo e democrazia. Il fascismo (parte seconda), su www.questionegiustizia.it. URL consultato il 15 maggio 2026.
  5. 1 2 3 4 Super User, Appunti sull'anticomunismo, su Fondazione Luigi Cipriani. URL consultato il 15 maggio 2026.
  6. ↑ Arma dei Carabinieri, su Associazione Nazionale Combattenti Guerra di Liberazione inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate. URL consultato il 15 maggio 2026.
  7. 1 2 3 1948 Gennaio – Giugno – Senti le rane che cantano, su sentileranechecantano.net. URL consultato il 15 maggio 2026.
  8. ↑ Il Presidente della Repubblica riceve in udienza, su archivio.quirinale.it. URL consultato il 13 luglio 2026.
  9. ↑ Davide Paparcone, Lo Stato contro l’opposizione: sorveglianza e controllo politico nell’Italia del secondo dopoguerra, su Bibliomanie. URL consultato il 15 maggio 2026.
  10. ↑ Massoneria, su Nothing_Is_True_Nothing_Is_Untrue. URL consultato il 15 maggio 2026.
  11. ↑ Documento interno della I legislatura (PDF), su legislature.camera.it.
  12. ↑ Grande Oriente d'Italia, su grandeorienteditalia.beepworld.it.

Bibliografia

  • Boatti Giorgio, L'Arma. I carabinieri da De Lorenzo a Mino 1962-1977, Milano, Feltrinelli, 1978.
  • De Lutiis Giuseppe, Storia dei servizi segreti in Italia, Roma, Editori Riuniti, 1991.
  • Murgia Pier Giuseppe, Il vento del Nord. Storia e cronaca del fascismo dopo la Resistenza, Milano, SugarCo, 1975.