Granata a doppio cilindro

Granata a doppio cilindro
Granate a doppio cilindro
TipoBomba a mano a frammentazione
OrigineAustralia
Produzione
Entrata in servizio1915
Descrizione
CaricaAmmonal e schegge metalliche
SpolettaMiccia a frizione
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La granata a doppio cilindro[1][2] era un tipo di ordigno esplosivo improvvisato – nella fattispecie una granata a mano antiuomo difensiva a frammentazione – utilizzato dalle forze armate britanniche e del Commonwealth, in particolare dall'Australian and New Zealand Army Corps (ANZAC) durante la Prima Guerra Mondiale (1914-1918), ed era una delle tante granate progettate dalle truppe ANZAC all'inizio della Prima Guerra Mondiale in risposta alla mancanza di equipaggiamento adatto alla guerra di trincea.

La granata, in due modelli No. 8 e No. 9, era costituita da un cilindro di cartone pesante o metallo leggero pieno di esplosivo, nel quale era inserito un innesco (una miccia provvista o no di detonatore); il cilindro era posto all'interno di una comune lattina per conserve, e lo spazio fra la parete esterna del cilindro e la parete interna della lattina veniva riempito con schegge e frammenti metallici; la lattina era infine richiusa con il suo coperchio, fissato in posizione con filo metallico e nel quale era stato praticato un foro centrale per farvi passare l'innesco[3][4]. La granata modello No. 9, più pesante[2], conteneva più esplosivo ad alto potenziale e più frammenti metallici.

La miccia veniva accesa da un dispositivo a frizione o da una sigaretta.

Inizialmente, quando la domanda di granate era al massimo, i genieri furono incoraggiati a improvvisare le proprie granate utilizzando le scatole contenenti la razione di marmellata dei soldati, da cui il nome in inglese di jam tin grenade. Incidenti con la forma improvvisata e la fornitura di granate di qualità superiore portarono al ritiro ufficiale di questa tipologia di ordigni.

Queste granate venivano utilizzate anche come trappole esplosive dalle truppe ANZAC, agganciandole a un meccanismo d'innesco a pressione e lasciandole sotto un corpo o un altro oggetto pesante per mantenerle disarmate finché non venivano mosse.

Durante l'assedio di Kut in Mesopotamia (dicembre 1915 - aprile 1916), i Royal Engineers inquadrati nelle forze al comando del generale Townshend improvvisarono proiettili da mortaio con barattoli di marmellata (in inglese jam pot) da utilizzare con mortai improvvisati ricavati dai cilindri di un motore rotativo Gnome da 80 CV (60 kW) (credito al capitano R.E. Stace, RE)[5]. Il motore proveniva da un aereo da ricognizione Martinsyde S.1, probabilmente danneggiato o comunque impossibilitato a evacuare[6].

Ordigni esplosivi improvvisati di questo tipo furono utilizzati limitatamente anche durante la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945): gli agenti del SOE e dell'OSS, prima di essere paracadutati dietro le linee nemiche, erano addestrati a costruire vari tipi di ordigni improvvisati, tra cui queste granate a doppio cilindro[7]; istruzioni riguardanti la loro costruzione erano incluse anche nell'addestramento per la Home Guard britannica[8].

Granata a lattina (in inglese Tin Can Grenade)[9].

Un ordigno esplosivo improvvisato denominato Granata a lattina (in inglese Tin Can Grenade) rimase nell'arsenale delle United States Army Special Forces almeno fino agli anni '60[9].

Note

  1. ↑ (EN) Stephen Bull, World War I Trench Warfare (1) 1914–16, Oxford, Osprey Publishing, 2002, pp. 27–28, 58, ISBN 1-84176-197-4.
  2. 1 2 (EN) Stephen Chambers, Gully Ravine: Gallipoli, Barnsley, Pen & Sword Books, 2003, p. 81, ISBN 0-85052-923-9.
  3. ↑ (EN) Dianne Rutherford, ANZAC voices - Improvisation at Gallipoli [Voci ANZAC - Improvvisazione a Gallipoli], su awm.gov.au, The Australian War Memorial, 12 dicembre 2013. URL consultato il 26 febbraio 2024 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2023).
  4. ↑ (EN) Grenade, Hand, No 8 Mk. 1 "Jam Tin", su iwm.org.uk, Imperial War Museum. URL consultato il 26 febbraio 2024 (archiviato dall'url originale il 29 dicembre 2014).
  5. ↑ (EN) Ronald Millar, Death of an Army: The Siege of Kut 1915–1916, Boston, Houghton Mifflin, 1970, pp. 106–107, 111–112.
  6. ↑ (EN) Trevor Henshaw, The Sky Their Battlefield II: Air Fighting and Air Casualties of the Great War, London, Fetubi Books, 2014, p. 295, ISBN 978-0-9929771-1-5.
  7. ↑ (EN) Gordon L. Rottman, World War II Allied Sabotage Devices and Booby Traps, illustrazioni di Peter Dennis, Botley, Oxford, Osprey Publishing, 2010, pp. 52–53, ISBN 978-1-84908-175-7.
  8. ↑ (EN) Campbell McCutcheon (a cura di), Home Guard Manual 1941, London, Tempus Publishing Limited, 2006 [1941], pp. 73–74, ISBN 0-7524-3887-5.
  9. 1 2 (EN) U.S. Army J.F.K. Special Warfare Center, ST 31-180 Special Forces Handbook (PDF), gennaio 1965, p. III-33. URL consultato il 26 febbraio 2024.

Bibliografia

  • (EN) Campbell McCutcheon (a cura di), Home Guard Manual 1941, London, Tempus Publishing Limited, 2006 [1941], ISBN 0-7524-3887-5.
  • (EN) Gordon L. Rottman, World War II Allied Sabotage Devices and Booby Traps, illustrazioni di Peter Dennis, Botley, Oxford, Osprey Publishing, 2010, ISBN 978-1-84908-175-7.
  • (EN) Ronald Millar, Death of an Army: The Siege of Kut 1915–1916, Boston, Houghton Mifflin, 1970.
  • (EN) Stephen Bull, World War I Trench Warfare (1) 1914–16, Oxford, Osprey Publishing, 2002, ISBN 1-84176-197-4.
  • (EN) Stephen Chambers, Gully Ravine: Gallipoli, Barnsley, Pen & Sword Books, 2003, ISBN 0-85052-923-9.
  • (EN) Tom Wintirngham, Shells and Grenades, in Picture Post, 2 marzo 1940.
  • (EN) Trevor Henshaw, The Sky Their Battlefield II: Air Fighting and Air Casualties of the Great War, London, Fetubi Books, 2014, ISBN 978-0-9929771-1-5.
  • (EN) U.S. Army J.F.K. Special Warfare Center, ST 31-180 Special Forces Handbook (PDF), gennaio 1965.

Voci correlate

Collegamenti esterni