Guerra di Riforma
| Guerra di Riforma | |||
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| Data | 17 dicembre 1857 – 11 gennaio 1861 | ||
| Luogo | Messico | ||
| Causa | Conflitto tra liberali e conservatori per l’attuazione della Costituzione del 1857 e la riforma del potere della Chiesa e dell’esercito | ||
| Esito | Vittoria dei liberali | ||
| Modifiche territoriali | Nessun cambiamento territoriale significativo, ma devastazione interna e instabilità politica | ||
| Schieramenti | |||
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| Comandanti | |||
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| Effettivi | |||
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| Guerra civile messicana conosciuta anche come "Guerra dei Tre anni"; la vittoria liberale consolidò lo Stato laico ma lasciò il paese indebolito, aprendo la strada a interventi stranieri. | |||
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La Guerra di Riforma (17 dicembre 1857 – 11 gennaio 1861), conosciuta anche come Guerra dei Tre Anni (in spagnolo Guerra de los tres años) o Guerra Civile Messicana[1], fu un complesso conflitto civile in Messico combattuto tra liberali e conservatori messicani, con variazioni regionali, in seguito alla promulgazione della Costituzione del 1857. È stata definita “la peggiore guerra civile che abbia colpito il Messico tra la guerra d'indipendenza del 1810–21 e la rivoluzione del 1910–20”[2].
Dopo che i liberali rovesciarono la dittatura del conservatore Antonio López de Santa Anna, approvarono una serie di leggi che codificavano il loro programma politico. Queste leggi furono incorporate nella nuova Costituzione, che mirava a limitare il potere del ramo esecutivo e quello politico, economico e culturale della Chiesa cattolica. Tra le misure specifiche vi erano l’espropriazione dei beni ecclesiastici, la separazione tra Stato e Chiesa, la soppressione dei privilegi dell’esercito messicano, il rafforzamento dello Stato laico attraverso l’istruzione pubblica e la promozione dello sviluppo economico nazionale[3].
I conservatori cercarono di restaurare un sistema politico e religioso tradizionale, contando anche sul sostegno del clero e di settori dell’esercito rimasti fedeli alla vecchia élite. I liberali, invece, sostenevano un progetto di modernizzazione basato su istituzioni laiche e sul rafforzamento dello Stato nazionale.
La guerra ebbe conseguenze profonde per il Messico: oltre alle devastazioni materiali e al pesante tributo in vite umane, contribuì a definire l’equilibrio tra Stato e Chiesa (nazionalizzazione dei beni ecclesiastici, matrimonio civile, stato civile e istruzione laica), consolidando temporaneamente la posizione dei liberali e aprendo la strada alle successive riforme politiche e sociali, come quelle attuate durante la presidenza di Benito Juárez[4][5].
Contesto
Dopo aver ottenuto l’indipendenza nel 1821, il Messico fu governato alternativamente da coalizioni liberali e conservatrici. La Costituzione originale del 1824 istituì il sistema federalista sostenuto dai liberali, nel quale gli stati detenevano il potere sovrano e il governo centrale era debole. La breve amministrazione liberale di Valentín Gómez Farías tentò di attuare misure anticlericali già nel 1833. Il governo chiuse le scuole gestite dalla Chiesa, si attribuì il diritto di nominare i vescovi e altre alte cariche religiose (nomine prima affidate alla Chiesa stessa) e soppresse i monasteri[6]. La reazione che ne seguì portò al rovesciamento del governo di Gómez Farías e i conservatori instaurarono una Repubblica Centralista nel 1835, che durò fino allo scoppio della guerra messicano-americana nel 1846.
Nel 1854 vi fu una rivolta liberale, nota come il Piano di Ayutla, contro la dittatura di Antonio López de Santa Anna[7]. Una coalizione di liberali, tra cui Benito Juárez, allora governatore di Oaxaca, e Melchor Ocampo del Michoacán, rovesciò Santa Anna e la presidenza passò al caudillo liberale Juan Álvarez.
La Riforma

Juan Álvarez assunse il potere nel novembre 1855. Il suo gabinetto era radicale e includeva importanti liberali come Benito Juárez, Miguel Lerdo de Tejada, Melchor Ocampo e Guillermo Prieto, ma anche il più moderato Ignacio Comonfort[8].
I contrasti all’interno del gabinetto portarono alle dimissioni del radicale Ocampo[9], ma l’amministrazione era comunque determinata ad approvare riforme significative. Il 23 novembre 1855 fu promulgata la Legge Juárez, così chiamata dal nome del ministro della Giustizia, che ridusse sostanzialmente la giurisdizione dei tribunali militari ed ecclesiastici, i quali fino ad allora giudicavano soldati e membri del clero[9].
Ulteriori dissensi tra i liberali portarono alle dimissioni di Álvarez e all’ascesa alla presidenza del più moderato Comonfort l’11 dicembre, il quale formò un nuovo gabinetto. Un congresso costituente iniziò a riunirsi il 14 febbraio 1856 e ratificò la Legge Juárez. In giugno emerse un’altra grande controversia con la promulgazione della Legge Lerdo, così chiamata dal nome del ministro delle Finanze, Miguel Lerdo de Tejada. La legge mirava a sopprimere la proprietà collettiva degli immobili detenuti dalla Chiesa cattolica romana e dalle comunità indigene. Essa obbligava le “istituzioni civili o ecclesiastiche” a vendere le terre di loro proprietà, concedendo agli affittuari la priorità e condizioni favorevoli per acquistare le terre comunitarie che coltivavano[10][11]. La legge intendeva ridurre il potere economico della Chiesa e creare una classe di piccoli proprietari terrieri tra i membri delle comunità indigene.
La legge era concepita come uno strumento per sviluppare l’economia messicana aumentando il numero di proprietari privati indigeni[12], ma in pratica le terre furono acquistate da ricchi speculatori. Gran parte delle terre comunitarie indigene perdute andò ad accrescere le grandi proprietà terriere, le haciendas[13][14].
La Costituzione del 1857 fu promulgata il 5 febbraio 1857 e incorporava sia la Legge Juárez sia la Legge Lerdo. Era prevista la sua entrata in vigore per il 16 settembre[15]. Il 17 marzo fu decretato che tutti i funzionari pubblici dovessero giurare pubblicamente fedeltà alla nuova Costituzione e firmare un giuramento[16]. La Chiesa cattolica decretò la scomunica per chiunque avesse prestato tale giuramento, e di conseguenza molti cattolici impiegati nel governo persero il lavoro per essersi rifiutati di giurare[17].
Le controversie sulla Costituzione continuarono a infuriare, e lo stesso Comonfort fu sospettato di complottare per formare un nuovo governo. Il 17 dicembre 1857 il generale Félix María Zuloaga proclamò il Piano di Tacubaya, dichiarando nulla la Costituzione del 1857 e offrendo i pieni poteri al presidente Comonfort, il quale avrebbe dovuto convocare una nuova convenzione costituzionale per redigere un nuovo documento più conforme agli interessi del Messico. In risposta, il congresso destituì il presidente Comonfort, ma le truppe di Zuloaga entrarono nella capitale il 18 dicembre e sciolsero il congresso. Il giorno seguente, Comonfort accettò il Piano di Tacubaya e pubblicò un manifesto sostenendo che, nelle circostanze attuali, fossero necessarie riforme più moderate[18].
Il Piano di Tacubaya non portò però alla riconciliazione nazionale e, quando Comonfort se ne rese conto, iniziò a prendere le distanze da Zuloaga e dai conservatori. Si dimise dalla presidenza e arrivò persino a guidare scontri contro il governo di Zuloaga, ma, abbandonato dalla maggior parte delle sue truppe fedeli, lasciò la capitale l’11 gennaio 1858. La presidenza costituzionale passò allora al presidente della Corte Suprema, Benito Juárez. Il governo conservatore nella capitale convocò un consiglio di rappresentanti che elesse Zuloaga presidente, mentre gli stati del Messico dichiararono la propria fedeltà o al governo conservatore di Zuloaga o a quello liberale di Juárez. Era così iniziata la Guerra di Riforma[19].
La guerra
Fuga del governo liberale

Il presidente Juárez e i suoi ministri fuggirono da Città del Messico verso Querétaro. Il generale Zuloaga, consapevole dell’importanza strategica dello stato del Golfo di Veracruz, cercò di conquistare l’appoggio del suo governatore, Gutiérrez Zamora, che tuttavia confermò il proprio sostegno al governo di Juárez. Santiago Vidaurri e Manuel Doblado Partida organizzarono le forze liberali nel nord e guidarono una coalizione liberale nell’interno con quartier generale nella città di Celaya, Guanajuato. Il 10 marzo 1858 le forze liberali guidate da Anastasio Parrodi, governatore di Jalisco, e Leandro Valle persero la battaglia di Salamanca, che aprì l’interno del paese ai conservatori[20].
Juárez si trovava nella capitale del Jalisco, Guadalajara, quando tra il 13 e il 15 marzo una parte dell’esercito si ammutinò e lo imprigionò, minacciando la sua vita. Il ministro liberale e compagno di prigionia Guillermo Prieto dissuase i soldati ostili dal fucilare Juárez, episodio oggi commemorato da una statua. Mentre le fazioni rivali lottavano per il controllo della città, Juárez e gli altri prigionieri liberali furono liberati in seguito a un accordo, dopo il quale Guadalajara fu completamente conquistata dai conservatori entro la fine di marzo. I conservatori presero il centro minerario d’argento di Zacatecas il 12 aprile. Juárez ricostituì il suo governo a Veracruz, imbarcandosi dal porto occidentale di Manzanillo, attraversando Panama e arrivando a Veracruz il 4 maggio 1858, che divenne la capitale liberale[21].
Avanzate conservatrici
Juárez nominò Santos Degollado capo degli eserciti liberali, ma questi subì una sconfitta dopo l’altra. Miramón lo sconfisse nella battaglia di Atenquique il 2 luglio. Il 24 luglio Miramón catturò Guanajuato e San Luis Potosí fu presa dai conservatori il 12 settembre. Vidaurri fu sconfitto nella battaglia di Ahualulco il 29 settembre. A ottobre i conservatori erano all’apice della loro forza[22].
I liberali fallirono nel tentativo di prendere Città del Messico il 14 ottobre, ma Santos Degollado conquistò Guadalajara il 27 ottobre, dopo un assedio di trenta giorni che lasciò un terzo della città in rovina. Questa vittoria causò sconcerto nella capitale conservatrice, ma Guadalajara fu ripresa da Márquez il 14 dicembre[23].
Il fallimento del governo di Zuloaga nel produrre una Costituzione portò a una rivolta conservatrice contro di lui guidata dal generale Echegaray. Zuloaga si dimise in favore di Manuel Robles Pezuela il 23 dicembre. Il 30 dicembre una giunta conservatrice a Città del Messico elesse presidente il generale Miguel Miramón[24].
Prima offensiva contro Veracruz


La priorità militare più importante per Miramón divenne la conquista di Veracruz, roccaforte dei liberali. Lasciò la capitale il 16 febbraio, guidando personalmente le truppe insieme al ministro della guerra. Aguascalientes e Guanajuato erano passate ai liberali. Le truppe liberali nell’ovest erano guidate da Degollado e avevano quartier generale a Morelia, che ora fungeva da arsenale liberale. I conservatori furono colpiti dalla malaria, endemica nella costa del Golfo, e abbandonarono l’assedio di Veracruz il 29 marzo[25]. Il generale liberale Degollado tentò un altro attacco a Città del Messico all’inizio di aprile, ma fu sconfitto nella battaglia di Tacubaya da Leonardo Márquez.
Il 6 aprile il governo di Juárez fu riconosciuto dagli Stati Uniti durante l’amministrazione Buchanan. Miramón tentò senza successo di assediare Veracruz a giugno e luglio. Il 12 luglio il governo liberale nazionalizzò i beni della Chiesa cattolica e soppresse monasteri e conventi; la vendita di tali beni fornì nuovi fondi allo sforzo bellico liberale, anche se meno del previsto, poiché gli speculatori attendevano tempi più stabili per acquistare[26].
A novembre Miramón incontrò le forze liberali: fu dichiarata una tregua e si tenne una conferenza sulla Costituzione del 1857 e sulla possibilità di convocare un congresso costituente. Le trattative fallirono e le ostilità ripresero il 12 dello stesso mese, quando Degollado fu sconfitto nella battaglia di Estancia de las Vacas[27].
Seconda offensiva contro Veracruz
Il 14 dicembre 1859 Melchor Ocampo firmò il trattato McLane–Ocampo, che concedeva agli Stati Uniti diritti perpetui di transito per merci e truppe lungo tre importanti rotte commerciali in Messico e un certo grado di extraterritorialità per gli americani. Il trattato suscitò forte preoccupazione tra i conservatori e anche tra alcuni liberali, nella stampa europea e persino tra membri del gabinetto di Juárez. La questione divenne irrilevante quando il Senato degli Stati Uniti non approvò il trattato[28].


Miramón preparò un nuovo assedio di Veracruz, lasciando Città del Messico l’8 febbraio e guidando personalmente le truppe insieme al ministro della guerra, con l’intenzione di ricongiungersi a una piccola squadra navale guidata dal generale Tomás Marín, in arrivo dall’Avana. Tuttavia la Marina degli Stati Uniti aveva ricevuto ordini di intercettarla[29]. Miramón arrivò a Medellín il 2 marzo e attese l’attacco di Marín per iniziare l’assedio. Il piroscafo statunitense Indianola era ancorato vicino alla fortezza di San Juan de Ulúa per difendere Veracruz[30].
Il 6 marzo la squadra di Marín arrivò a Veracruz e fu catturata dalla Marina degli Stati Uniti nella battaglia di Antón Lizardo. Le navi furono inviate a New Orleans insieme al generale Marín, divenuto prigioniero, privando i conservatori di una forza d’attacco e di una notevole quantità di artiglieria, armi e viveri destinati a Miramón[31]. Il tentativo di assediare Veracruz fu abbandonato il 20 marzo e Miramón tornò a Città del Messico il 7 aprile.
Trionfo liberale
I conservatori subirono sconfitte anche nell’interno, perdendo Aguascalientes e San Luis Potosí prima della fine di aprile. Degollado fu inviato nell’interno per guidare la campagna liberale, poiché i nemici avevano ormai esaurito le loro risorse. Nominò José López Uraga quartiermastro generale[32]. Uraga divise le truppe tentando di attirare Miramón per isolarlo, ma a fine maggio commise l’errore strategico di tentare l’assalto a Guadalajara con le truppe di Miramón alle sue spalle. L’assalto fallì e Uraga fu fatto prigioniero[33].
Miramón fu sconfitto il 10 agosto a Silao, Guanajuato, con la cattura del comandante Tomás Mejía, e si ritirò verso Città del Messico. In seguito al disastro, Miramón si dimise da presidente per cercare un voto di fiducia. La giunta conservatrice lo rielette presidente dopo due giorni di interregno[34].
Alla fine di agosto i liberali si preparavano alla battaglia decisiva. Città del Messico era isolata dal resto del paese. Guadalajara era circondata da 17.000 truppe liberali contro 7.000 conservatori. Il comandante conservatore Severo del Castillo si arrese senza combattere e poté lasciare la città con le sue truppe. Il generale Leonardo Márquez fu sconfitto il 10 novembre mentre tentava di rinforzare Castillo, ignaro della sua resa[35].
Il 3 novembre Miramón convocò un consiglio di guerra con cittadini influenti e il 5 novembre si decise di combattere fino alla fine. I conservatori non soffrivano per mancanza di fondi (anche grazie al saccheggio della legazione britannica per 700.000 dollari) ma per crescenti diserzioni. Miramón ottenne una vittoria il 9 dicembre attaccando il quartier generale liberale a Toluca, catturando quasi tutte le loro forze[36].
Con la situazione ormai favorevole ai liberali, Juárez respinse il trattato McLane-Ocampo a novembre. Juárez aveva ottenuto il riconoscimento del governo statunitense, rifiutato la vendita di territorio messicano e ricevuto aiuto dalla Marina USA, assicurando benefici al Messico senza concludere il trattato.
All’inizio di dicembre, con la guerra ormai chiaramente favorevole ai liberali, Juárez firmò il 4 dicembre la Legge sulla Libertà di Culto, ultimo passo del programma liberale per ridurre il potere della Chiesa cattolica e introdurre la tolleranza religiosa in Messico[37].
Il generale González Ortega si avvicinò a Città del Messico con rinforzi. La battaglia decisiva ebbe luogo il 22 dicembre a Calpulalpan: i conservatori disponevano di 8.000 uomini e i liberali di 16.000. Miramón fu sconfitto e si ritirò verso la capitale[38].
Un altro consiglio di guerra conservatore decise la resa. Il governo conservatore fuggì dalla città e Miramón si rifugiò in esilio in Europa, mentre Márquez si ritirò nelle montagne del Michoacán. I liberali entrarono trionfalmente in città con 25.000 uomini il 1º gennaio 1861 e Juárez fece il suo ingresso nella capitale l’11 gennaio[39].
Potenze straniere

Dopo il colpo di Stato di Zuloaga, il governo conservatore fu rapidamente riconosciuto da Spagna e Francia. Né i conservatori né i liberali ebbero mai truppe straniere ufficialmente integrate nelle rispettive forze armate. Il governo conservatore firmò il Trattato Mon-Almonte con la Spagna, promettendo di pagare indennizzi al governo spagnolo in cambio di aiuti[40].
Anche i liberali cercarono sostegno all’estero, rivolgendosi agli Stati Uniti. Il Messico firmò il Trattato McLane-Ocampo, che avrebbe concesso agli Stati Uniti diritti perpetui di transito e privilegi di extraterritorialità in territorio messicano. Il trattato fu denunciato dai conservatori e anche da alcuni liberali; Juárez ribatté che le perdite territoriali a favore degli Stati Uniti erano avvenute sotto governi conservatori[41].
Dopo la vittoria liberale, il governo di Juárez non fu in grado di far fronte agli obblighi del debito estero, parte del quale derivava proprio dal Trattato Mon-Almonte. Quando il governo di Juárez sospese i pagamenti, questo fatto fu usato come pretesto per avviare il secondo intervento francese in Messico.
Durante la Guerra di Riforma, mentre lo stallo militare continuava, alcuni liberali presero in considerazione l’idea di un intervento straniero. I fratelli Miguel Lerdo de Tejada e Sebastián Lerdo de Tejada erano politici liberali di Veracruz con legami commerciali con gli Stati Uniti. Miguel Lerdo, ministro delle Finanze di Juárez, tentò di negoziare un prestito con gli Stati Uniti. Secondo alcune fonti, egli disperava della situazione del Messico e vedeva in una qualche forma di protezione statunitense la via da seguire e il mezzo per prevenire una rinascita del colonialismo spagnolo.
La corrispondenza tra Melchor Ocampo e Santos Degollado, in cui si discuteva del tentativo di Lerdo di negoziare un prestito, fu intercettata e pubblicata dai conservatori[42]. In seguito Degollado arrivò a sostenere una mediazione attraverso il corpo diplomatico presente in Messico per porre fine al conflitto. Juárez rifiutò categoricamente l’invito di Degollado a dimettersi, poiché riteneva che ciò avrebbe significato consegnare il futuro del Messico alle potenze europee[43].
Conseguenze

Un’invasione francese e l’istituzione del Secondo Impero messicano seguirono quasi immediatamente la fine della Guerra di Riforma, e figure chiave di quel conflitto continuarono a svolgere un ruolo durante l’ascesa e la caduta dell’Impero[44].
Sebbene i principali combattimenti della Guerra di Riforma fossero terminati entro la fine del 1860, il conflitto di guerriglia continuò nelle campagne. Dopo la caduta del governo conservatore, il generale Leonardo Márquez rimase in libertà e, nel giugno 1861, riuscì ad assassinare Melchor Ocampo. Il presidente Juárez inviò contro Márquez l’ex comandante delle sue truppe durante la Guerra di Riforma, Santos Degollado, ma Márquez riuscì a uccidere anche Degollado[45].
Influenzato dagli esuli monarchici messicani, e utilizzando come pretesto la sospensione del pagamento dei debiti esteri da parte di Juárez (oltre al fatto che la guerra civile americana impediva l’applicazione della Dottrina Monroe) Napoleone III invase il Messico nel 1862 e cercò appoggi locali per istituire uno Stato monarchico cliente. L’ex presidente liberale Ignacio Comonfort, che aveva avuto un ruolo chiave nello scoppio della Guerra di Riforma, fu ucciso in combattimento quello stesso anno, dopo essere rientrato nel Paese per combattere i francesi e aver ricevuto un comando militare. Anche l’ex presidente conservatore durante la Guerra di Riforma, Manuel Robles Pezuela, fu giustiziato nel 1862 dal governo di Juárez per aver tentato di aiutare i francesi. Considerando l’intervento come un’opportunità per annullare la Riforma, generali e statisti conservatori che avevano avuto un ruolo durante la Guerra di Riforma si unirono ai francesi, e un’assemblea conservatrice votò nel 1863 per invitare l’arciduca asburgico Massimiliano a diventare Imperatore del Messico[46].
L’imperatore, tuttavia, si rivelò di inclinazioni liberali e finì per ratificare le Leggi di Riforma. Nonostante ciò, il governo liberale di Benito Juárez continuò a resistere e a combattere contro le forze francesi e imperiali messicane, con l’appoggio degli Stati Uniti che, dopo la fine della guerra civile americana, poterono nuovamente far rispettare la Dottrina Monroe. I francesi si ritirarono infine nel 1866, portando al crollo della monarchia nel 1867. L’ex presidente Miguel Miramón e il generale conservatore Tomás Mejía morirono insieme all’imperatore, fucilati il 19 giugno 1867. Santiago Vidaurri, che era stato comandante di Juárez nel nord durante la Guerra di Riforma, si era in realtà unito agli imperialisti; fu catturato e giustiziato per tradimento l’8 luglio 1867. Leonardo Márquez riuscì ancora una volta a fuggire, questa volta a Cuba, dove visse fino alla sua morte nel 1913 e pubblicò una difesa del proprio ruolo nell’Impero[47].
Note
- ↑ Will Fowler, The Grammar of Civil War: A Mexican Case Study, 1857-61. Lincoln: University of Nebraska Press 2022
- ↑ Fowler, The Grammar of Civil War, p. 43
- ↑ Sinkin, The Mexican Reform, 169.
- ↑ Benito Juárez and the Struggle for Liberal Reforms, su www.mexicohistorico.com. URL consultato il 3 marzo 2026.
- ↑ (EN) La Reforma - Mexican History, su La Reforma - Mexican History. URL consultato il 3 marzo 2026.
- ↑ Meyer, Michael (1979). The Course of Mexican History. Oxford University Press. p. 327.
- ↑ Robert J. Knowlton, "Plan of Ayutla" in Encyclopedia of Latin American History and Culture, vol. 4, p. 420. New York: Charles Scribner's Sons 1996.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. p. 668.
- 1 2 Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. p. 669.
- ↑ Fehrenbach, T.R. (1995). Fire and Blood: A History of Mexico. Da Capo Press. p. 413.
- ↑ Kirkwood, Burton (2000). The History of Mexico. Westport, Connecticut: Greenwood Press. p. 101. ISBN 9780313303517.
- ↑ Hamnett, Brian (2006). A Concise History of Mexico (2nd ed.). Cambridge University Press. p. 159. ISBN 978-0-521-85284-5.
- ↑ Fehrenbach, T.R. (1995). Fire and Blood: A History of Mexico. Da Capo Press. p. 414.
- ↑ Nutini, Hugo (1995). The Wages of Conquest: The Mexican Aristocracy in the Context of Western Aristocracies. University of Michigan. p. 294.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. p. 696.
- ↑ Fehrenbach, T.R. (1995). Fire and Blood: A History of Mexico. Da Capo Press. p. 416.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. p. 710.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. p. 725.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. pp. 729–730.
- ↑ Hamnett, "Wars of Reform", 1601
- ↑ Hamnett, "Wars of Reform", 1602
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1885). History of Mexico Volume V 1824-1861. The Bancroft Company. pp. 747–748.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1885). History of Mexico Volume V 1824-1861. The Bancroft Company. pp. 748–749.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1885). History of Mexico Volume V 1824-1861. The Bancroft Company. pp. 750–753.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1885). History of Mexico Volume V 1824-1861. The Bancroft Company. pp. 757–759.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1885). History of Mexico Volume V 1824-1861. The Bancroft Company. pp. 768–769.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1885). History of Mexico Volume V 1824-1861. The Bancroft Company. p. 771.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1885). History of Mexico Volume V 1824-1861. The Bancroft Company. pp. 774–775.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. p. 776.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. p. 777.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. pp. 778–779.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. pp. 780–781.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. p. 782.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. p. 785.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. p. 790.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. p. 792.
- ↑ Hamnett, Juárez, 255
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. p. 793.
- ↑ Bancroft, Hubert Howe (1886). History of Mexico Volume V. The Bancroft Company. p. 795.
- ↑ El gobierno conservador firma en Paris el tratado con España Mon-Almonte, su www.memoriapoliticademexico.org. URL consultato il 19 febbraio 2026.
- ↑ Sinkin, The Mexican Reform, 151-54
- ↑ Hamnett, Juárez, 121-22
- ↑ Hamnett, Juárez, 124.
- ↑ The Last Emperor of Mexico – Edward Shawcross
- ↑ The French Intervention in Mexico, 1861-1867 – Michele Cunningham
- ↑ Juárez and His Mexico – Ralph Roeder
- ↑ A Glorious Defeat – Robert H. Duncan
Collegamenti esterni
- (EN) War of the Reform, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
| Controllo di autorità | LCCN (EN) sh2010002595 · J9U (EN, HE) 987007586083505171 |
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