Hyaenodonta

Hyaenodonta


Scheletro di Hyaenodon horridus (sopra); ricostruzione in vita di Hyaenodon crucians (sotto)
Intervallo geologico
Paleocene inferiore - Miocene superiore [1][2]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseMammalia
InfraclassePlacentalia
Ordine†Hyaenodonta
Van Valen, 1967[3]
Sinonimi

Hyaenodontida (Solé, 2010)[4]
Hyaenodontidae (Leidy, 1869)
Proviverroidea (Morlo, 2009)[5]

Gli Hyaenodonta Van Valen, 1967, il cui nome significa «denti di iena», costituiscono un ordine estinto di mammiferi placentati prevalentemente carnivori, appartenente al clade Pan-Carnivora del mirordine Ferae.[6][7] Gli ienodonti furono importanti predatori del Cenozoico e si ritiene che si siano originati durante il Cretaceo superiore[8][1][9] oppure all'inizio del Paleocene,[10] in Europa[8][1][10] o, secondo un'ipotesi alternativa, in America settentrionale.[9] Il gruppo sopravvisse fino al Miocene superiore.[11][12][13] Nel corso del Cenozoico, gli ienodonti si diffusero in Africa, Eurasia e America settentrionale, occupando ecosistemi molto diversi, dalle foreste alle regioni costiere. Mostravano una notevole varietà di forme corporee, dimensioni e adattamenti alimentari. Comprendevano predatori d'agguato, come Hyainailouros, e forme come Hyaenodon, alcune specie del quale erano adattate alla corsa.

L'ordine comprende attualmente tre superfamiglie principali, Hyaenodontoidea, Hyainailouroidea e Limnocyonoidea, oltre a gruppi minori come il clade di Galecyon. Gli Hyaenodontoidea comprendevano gli Hyaenodontidae e i Proviverrinae; gli Hyainailouroidea includevano Hyainailouridae, Prionogalidae e Teratodontidae; i Limnocyonoidea comprendevano invece Arfiinae, Limnocyoninae e Sinopinae.

Le cause dell'estinzione dell'ordine sono state a lungo dibattute. Molti studiosi hanno attribuito il declino degli ienodonti alla competizione con i rappresentanti dell'ordine Carnivora. Negli ultimi anni, tuttavia, questa interpretazione è stata messa in discussione e numerosi ricercatori ritengono che il declino e la scomparsa del gruppo in gran parte del suo areale siano stati provocati soprattutto dai cambiamenti climatici e ambientali.

Tassonomia

Classificazione

Gli ienodonti furono molto più diffusi e diversificati degli ossienodonti, l'altro gruppo di mammiferi che in passato veniva classificato insieme a essi nell'ordine Creodonta.[14] Nel 2015, un'analisi filogenetica dei mammiferi paleogenici condotta da Halliday e collaboratori sostenne la monofilia dei Creodonta e collocò il gruppo all'interno dei Ferae, più vicino ai Pholidota che ai Carnivora.[15] Attualmente, tuttavia, i Creodonta sono generalmente considerati un taxon contenitore polifiletico, nel quale erano stati riuniti due cladi non strettamente imparentati, ritenuti in passato affini o ancestrali rispetto ai Carnivora. Hyaenodonta e Oxyaenodonta vengono pertanto riconosciuti come due ordini distinti.[10][16][17][18][19][20][21][22][23][24][25]

Evoluzione

Si ritiene che gli ienodonti si siano originati in Europa durante il Cretaceo superiore o il Paleocene inferiore.[8][1][10] Al-Ashqar e collaboratori, in uno studio del 2025, hanno tuttavia proposto per l'ordine un'origine nordamericana.[9] Gli ienodonti si dispersero precocemente in Africa e nel subcontinente indiano, indicando l'esistenza di stretti collegamenti biogeografici tra queste regioni.[18][19] Tali dispersioni portarono successivamente all'evoluzione del clade afro-arabico.[8] Tra i più antichi ienodonti conosciuti figurano Lahimia e Tinerhodon, rinvenuti in depositi del Paleocene medio del Marocco.[26] In seguito, gli ienodonti raggiunsero l'Asia, probabilmente dall'Europa o dall'India, e infine l'America settentrionale, provenendo dall'Europa o dall'Asia.[27][28] In Africa, la ricchezza delle sottofamiglie di ienodonti aumentò dopo la conclusione dell'Optimum climatico dell'Eocene inferiore.[29] Tra l'Eocene medio e quello superiore, gli ienodonti e i carnivoramorfi sostituirono progressivamente ossienidi, mesonichidi e miacoidi nelle comunità di predatori dell'America settentrionale e dell'Europa.[30][31] Durante il Paleogene, gli ienodonti furono il gruppo dominante di mammiferi carnivori in Africa e in Europa.[31][32]

Tra la fine dell'Eocene e l'inizio dell'Oligocene, l'ordine subì un grave declino globale, probabilmente collegato alla diminuzione delle prede più favorevoli e all'espansione degli ambienti aperti.[33][34][30][35] Nell'Afro-Arabia, tuttavia, gli ienailauroidi conobbero una nuova fase di diversificazione tra l'Oligocene superiore e il Miocene inferiore.[35] Tra i rappresentanti miocenici dell'ordine figuravano gli ienailauridi Megistotherium, Simbakubwa, Hyainailouros, Sectisodon, Exiguodon, Sivapterodon, Metapterodon e Isohyaenodon, il prionogalide Prionogale, il teratodontide Dissopsalis e alcune specie di Hyaenodon.[11][12][13]

Inquadramento sistematico

  • Ordine †Hyaenodonta Van Valen, 1967
    • Clade non classificato †Eoproviverra-Tinerhodon
      • genere †Eoproviverra Solé, 2014
      • genere †Tinerhodon Gheerbrant, 1995
    • Clade non classificato †Galecyon
      • genere †Galecyon Gingerich e Deutsch, 1989
      • genere †Gazinocyon Polly, 1996
      • genere †Pyrocyon Gingerich e Deustch, 1989
      • famiglia †Wyolestidae Gingerich, 1981
    • Superfamiglia †Hyaenodontoidea Leidy, 1869
      • famiglia †Hyaenodontidae Leidy, 1869
      • clade †Proviverrinae Schlosser, 1886
    • Superfamiglia †Limnocyonoidea Vankelst, 2024
      • clade †Arfiinae Solé, 2014
      • clade †Limnocyoninae Wortman, 1902
      • clade †Sinopinae Solé, 2013
    • Clade afro-arabico non classificato
      • genere †Furodon Solé, 2013
      • genere †Glibzegdouia Crochet, 2001
      • clade non classificato †Kyawdawia
        • genere †Kyawdawia Egi, 2005
        • genere †Paratritemnodon Ranga Rao, 1973
      • clade non classificato †Lahimia
        • genere †Parvavorodon Solé, 2013
        • clade †Boualitominae parafiletico, Borths, 2022
      • clade non classificato †Tritemnodon
      • famiglia †Indohyaenodontidae Solé, 2013
      • clade †Koholiinae Crochet, 1988
      • superfamiglia †Hyainailouroidea, polifiletica, Borths, 2016
        • famiglia †Hyainailouridae, parafiletica, Pilgrim, 1932
        • famiglia †Prionogalidae Morales, 2008
        • famiglia †Teratodontidae Savage, 1965

  • Icnotaxa attribuiti agli Hyaenodonta
    • icnogenere †Creodontipus Santamaria, 1989
    • icnogenere †Dischidodacylus Sarjeant e Wilson, 1988
    • icnogenere †Sarcotherichnus Demathieu, 1984
    • icnofamiglia †Sarjeantipodidae McCrea, Pemberton e Currie, 2004
      • icnogenere †Hyaenodontipus Ellenberger, 1980
      • icnogenere †Quiritipes Sarjeant, 2002
      • icnogenere †Sarjeantipes McCrea, Pemberton e Currie, 2004

Caratteristiche

Dimensioni

Gli ienodonti avevano generalmente un'altezza al garrese compresa tra 30 e 140 cm.[14] Per Simbakubwa kutokaafrika è stato stimato un peso massimo di circa 1.500 kg, mentre Megistotherium avrebbe potuto raggiungere addirittura una massa compresa tra 1.794 e 3.002 kg.[10] Queste stime sono tuttavia considerate poco attendibili, poiché sono basate sui rapporti tra dimensioni del cranio e del corpo osservati nei felidi, i quali possiedono crani proporzionalmente molto più piccoli di quelli degli ienodonti. È stato inoltre stimato che la massa massima raggiungibile da un mammifero carnivoro terrestre fosse di circa 1.100 kg, circostanza che rende improbabili i valori più elevati proposti per Megistotherium.[36]

Tra gli altri ienodonti di grandi dimensioni figuravano l'ienailurino Hyainailouros e le più antiche specie Hyaenodon gigas e Hyaenodon mongoliensis, i maggiori rappresentanti del loro genere. Entrambe possedevano un cranio lungo circa 60 cm e avrebbero raggiunto dimensioni paragonabili a quelle di Hyainailouros.[37] La maggior parte degli ienodonti pesava tuttavia tra 5 e 15 kg, risultando quindi paragonabile a un cane di media taglia.[38]

Cranio e dentatura

Cranio di Hyaenodon horridus
Confronto tra i denti carnassiali di un lupo, Hyaenodon e Oxyaena

A differenza dei carnivori, che possiedono una sola coppia di denti carnassiali, gli ienodonti potevano avere fino a tre paia consecutive di molari carnassiali o simili a carnassiali. Il cranio era generalmente provvisto di un'alta cresta sagittale, sulla quale si inserivano potenti muscoli temporali.[39] Come tutti i mammiferi tradizionalmente riuniti nei Creodonta, gli ienodonti erano privi dei molari trituranti posti posteriormente ai denti carnassiali, presenti invece in numerose famiglie di Carnivora, soprattutto Canidae e Ursidae.[39]

L'anatomia cranica indica che possedevano un olfatto particolarmente sviluppato, mentre la dentatura era adattata soprattutto a tagliare la carne anziché a frantumare il cibo.[14] Gli ienodonti differivano dai Carnivora anche per la più lenta sostituzione della dentatura decidua.[16][17] Gli studi condotti su Hyaenodon indicano che i giovani impiegavano tra tre e quattro anni per completare l'ultima fase dell'eruzione dentaria, suggerendo una fase adolescenziale molto prolungata. Nelle forme nordamericane, il primo premolare superiore erompeva prima del primo molare superiore; nelle specie europee, invece, il primo molare superiore compariva più precocemente.[17]

Anatomia postcraniale

La condizione ancestrale degli ienodonti era plantigrada,[7] ma le forme più tarde e di maggiori dimensioni erano generalmente digitigrade o semidigitigrade.[10][7] Almeno una linea evolutiva, la sottofamiglia Apterodontinae, sviluppò adattamenti a uno stile di vita acquatico e simile a quello delle lontre.[18] L'omero di Hyainailouros era robusto quanto quello di un felide di taglia media. Rispetto alla tigre, la tuberosità deltoidea era collocata più distalmente lungo l'omero.[40]

Alimentazione

Sebbene molti ienodonti fossero predatori ipercarnivori,[10][8][33] alcune forme, tra cui Anasinopa, Limnocyon e Pakakali, erano mesocarnivore o onnivore.[8][41] L'analisi del ciclo masticatorio di Lesmesodon indica invece che questo animale era prevalentemente insettivoro.[42] Nel complesso, tuttavia, gli ienodonti possedevano una minore versatilità alimentare rispetto ai rappresentanti dell'ordine Carnivora.[43][39]

Estinzione

Ricostruzione di Hyaenodon realizzata da Heinrich Harder (circa 1920)

In America settentrionale, gli ienodonti subirono un declino definitivo tra l'Eocene e l'Oligocene. Durante quest'ultima epoca, Hyaenodon rimase l'unico genere rappresentato nel continente, prima di scomparire a sua volta.[34][33] Nell'Afro-Arabia, gli ienailauroidi conobbero una forte diminuzione della diversità e soltanto cinque linee evolutive sopravvissero fino all'Oligocene inferiore.[35] In Europa, la Grande Coupure coincise con una marcata riduzione della diversità degli ienodonti. Gli ienailurini si estinsero e soltanto Hyaenodon sopravvisse nell'Oligocene.[31] Gli ienodontoidi europei scomparvero entro l'Oligocene superiore, con le ultime testimonianze risalenti alla zona MP30.[44] Dopo una temporanea fase di diversificazione, gli ienailauroidi iniziarono un declino definitivo a partire dal Miocene inferiore.[45][35] Nel Miocene superiore, l'ordine era rappresentato soltanto da Dissopsalis, Hyainailouros, Hyaenodon, Megistotherium e Metapterodon. Gli ultimi ienodonti si estinsero circa 10 milioni di anni fa[12] oppure, secondo altre datazioni, intorno a 7,5 milioni di anni fa.[13]

Numerosi studiosi hanno attribuito il declino e l'estinzione degli ienodonti alla competizione con i rappresentanti dell'ordine Carnivora.[10][30][34] Lang e collaboratori hanno proposto che il successo evolutivo dei carnivori, rispetto agli ienodonti, fosse favorito dalla conservazione di un piano corporeo di base relativamente versatile nel corso della loro storia evolutiva. Gli autori hanno inoltre suggerito che i Carnivora abbiano contribuito almeno in parte all'estinzione degli ienodonti, grazie alle differenti caratteristiche funzionali e al maggiore potenziale adattativo dei loro denti carnassiali.[43]

In America settentrionale, Friscia e Van Valkenburgh hanno sostenuto che i carnivori potrebbero aver limitato l'evoluzione ecologica dei cosiddetti «creodonti», determinando la sopravvivenza delle sole forme di grandi dimensioni e strettamente ipercarnivore.[34] Serio e collaboratori hanno rilevato che i creodonti nordamericani conservarono un elevato grado di differenziazione morfologica fino all'Eocene medio. Nello stesso periodo aumentò anche la disparità anatomica dei carnivori. Secondo gli autori, la crescente diversificazione dei Carnivora potrebbe aver ridotto quella dei creodonti, suggerendo una possibile sostituzione competitiva degli ienodonti.[46]

Ricostruzione in vita di Hyainailouros sulzeri (all'estrema sinistra), Cynelos eurydon, Afrosmilus africanus e Hyainailouros napakensis (all'estrema destra)

In Africa, è stato ipotizzato che l'arrivo dei carnivori eurasiatici abbia prodotto una sostituzione competitiva, spingendo gli ienailauridi verso una maggiore specializzazione carnivora. A sostegno di questa interpretazione, anche alcuni tra i più piccoli ienailauridi miocenici, come Isohyaenodon e Mlanyama, mostrano adattamenti all'ipercarnivoria più marcati rispetto agli ienodonti mesocarnivori più antichi, come Boualitomus e Pakakali.[8][47] Borths e Stevens, in uno studio del 2019, sostennero che i carnivori capaci di cacciare in branco disponessero di cervelli più grandi e complessi, che avrebbero permesso loro di sottrarre le carcasse ai grandi ienailurini solitari.[10] In Europa, il declino dei proviverrini coincise con l'arrivo dei carnivori, degli ienodontini e degli ienailurini.[48][7]

L'ipotesi della sostituzione competitiva è stata tuttavia contestata da numerosi studiosi.[33][45][49] Per quanto riguarda i grandi ienailauridi, la scoperta di Simbakubwa suggerisce che l'evoluzione delle enormi dimensioni corporee degli ienailurini fosse collegata ai cambiamenti nella fauna erbivora e non alla competizione con i Carnivora.[10] Gli studi sui carnivori moderni indicano inoltre che le dimensioni complessive del cervello presentano una correlazione scarsa o nulla con la socialità.[50][51][52] Il comportamento gregario sembra essere maggiormente associato alle dimensioni relative delle regioni anteriori dell'encefalo.[53][54][55] È stato inoltre osservato che, data l'assenza dei canidi, i quali raggiunsero l'Africa non più tardi del Miocene superiore[56] è difficile stabilire quanto fosse diffusa la caccia in branco tra i carnivori africani del Miocene inferiore. Gli ambienti dell'epoca erano generalmente più chiusi e densamente vegetati, rendendo meno efficaci sia la caccia cooperativa sia i brevi inseguimenti ad alta velocità.[57] Morales e collaboratori hanno attribuito il declino degli ienailauridi all'aumento dell'aridità. Questi animali sarebbero stati maggiormente adattati agli ambienti forestali che alle savane, alle steppe e ai deserti.[45] Il declino degli ienodonti afro-arabici tra l'Eocene superiore e l'Oligocene inferiore è stato collegato anche alla diminuzione delle loro prede preferenziali, tra cui antropoidi e istricognati. Ulteriori fattori potrebbero essere stati il sollevamento dell'altopiano etiopico, le supereruzioni vulcaniche dell'Etiopia, le grandi colate basaltiche della provincia magmatica araba e l'apertura del Mar Rosso e del golfo di Aden.[35]

Christison e collaboratori hanno analizzato gli ienodonti e i carnivori della località di Calf Creek, nella Formazione Cypress Hills. I risultati indicano che soltanto il piccolo Hyaenodon microdon presentava una significativa sovrapposizione di nicchia con cinque carnivori contemporanei. Gli ienodonti di maggiori dimensioni, Hemipsalodon grandis e Hyaenodon horridus, occupavano invece nicchie nettamente distinte da quelle dei carnivori come Hoplophoneus. Secondo gli autori, la sostituzione competitiva non fu quindi il principale fattore responsabile del declino e dell'estinzione degli ienodonti nordamericani. Il raffreddamento climatico globale verificatosi all'inizio dell'Oligocene produsse paesaggi più aridi e aperti e provocò l'estinzione di grandi erbivori brucatori, tra cui i brontoteri. Questi furono sostituiti da mammiferi maggiormente adattati al pascolo e agli ambienti aperti, come equidi e rinoceronti. Poiché i rinoceronti non raggiunsero dimensioni molto elevate prima del Miocene, gli ienodonti di grande taglia si trovarono temporaneamente svantaggiati dalla scarsità di grandi prede disponibili. Le loro zampe relativamente corte potrebbero inoltre aver limitato l'efficienza locomotoria nei paesaggi sempre più aperti.[33] Sebbene gli ienodonti nordamericani mostrassero un certo grado di adattamento alla corsa, Castellanos ha ipotizzato che le porzioni distali relativamente corte degli arti li rendessero meno cursori degli anficionidi contemporanei. Questa limitazione avrebbe impedito loro di sfruttare efficacemente gli ambienti aperti e, insieme alla scomparsa dei grandi erbivori brucatori, potrebbe averne determinato l'estinzione.[49]

In Europa, l'estinzione di ienodonti come Pterodon tra l'Eocene superiore e l'Oligocene inferiore è stata collegata alla Grande Coupure, un importante ricambio faunistico contemporaneo alla crisi biologica del limite Eocene-Oligocene.[58][59] Durante la Grande Coupure si estinse circa il 60% delle linee evolutive di mammiferi dell'Europa occidentale.[60][61][62] L'evento coincise con un brusco passaggio verso condizioni climatiche di tipo glaciale, causato dall'espansione delle calotte antartiche, e con un abbassamento del livello marino di circa 70 metri.[63] Non sono state trovate prove di una sostituzione competitiva degli ienodonti da parte dei Carnivora in Europa. Fino alla Grande Coupure, gli ienodonti erano infatti più diversificati dei carnivori.[31] Hyaenodon, sopravvissuto alla Grande Coupure, e gli anficionidi riuscirono inoltre a coesistere grazie alla ripartizione delle nicchie. Hyaenodon frequentava presumibilmente ambienti più aperti, mentre gli anficionidi erano maggiormente legati a habitat boschivi.[44] L'estinzione degli ienodonti europei durante l'Oligocene viene pertanto attribuita soprattutto ai cambiamenti climatici e ambientali, piuttosto che alla competizione con i rappresentanti dell'ordine Carnivora.[47][44]

Voci correlate

Note

  1. 1 2 3 4 Matthew R. Borths, Patricia A. Holroyd e Erik R. Seiffert, Hyainailourine and teratodontine cranial material from the late Eocene of Egypt and the application of parsimony and Bayesian methods to the phylogeny and biogeography of Hyaenodonta (Placentalia, Mammalia), in PeerJ, vol. 4, 2016, DOI:10.7717/peerj.2639, PMC 5111901, PMID 27867761.
  2. ↑ Matthew Robert Borths e Nancy J. Stevens, The first hyaenodont from the late Oligocene Nsungwe Formation of Tanzania: Paleoecological insights into the Paleogene-Neogene carnivore transition, in PLOS One, vol. 12, n. 10, 2017, Bibcode:2017PLoSO..1285301B, DOI:10.1371/journal.pone.0185301, PMC 5636082, PMID 29020030.
  3. ↑ L. Van Valen, New Paleocene insectivores and insectivore classification, in Bulletin of the American Museum of Natural History, vol. 135, n. 5, 1967, pp. 217-284.
  4. ↑ (FR) F. Solé, Les premiers placentaires carnassiers européens (Oxyaenodonta, Hyaenodontida et Carnivora): origine, évolution, paléoécologie et paléobiogéographie; apport des faunes de l'Eocène inférieur du Bassin de Paris, Parigi, Muséum National d'Histoire Naturelle, 2010, pp. 703.
  5. ↑ M. Morlo, G. F. Gunnell e P. D. Polly, What, if not nothing, is a creodont? Phylogeny and classification of Hyaenodontida and other former creodonts, in Journal of Vertebrate Paleontology Program and Abstracts volume=152A, 2009.
  6. ↑ F. Solé, J. Lhuillier, M. Adaci, M. Bensalah, M. Mahboubi e R. Tabuce, The hyaenodontidans from the Gour Lazib area (?Early Eocene, Algeria): implications concerning the systematics and the origin of the Hyainailourinae and Teratodontinae, in Journal of Systematic Palaeontology, vol. 12, n. 3, 16 luglio 2013, pp. 303-322, DOI:10.1080/14772019.2013.795196.
  7. 1 2 3 4 Floréal Solé, E. Amson, Matthew Robert Borths, D. Vidalenc, Michael Morlo e Katharina Anna Bastl, A New Large Hyainailourine from the Bartonian of Europe and Its Bearings on the Evolution and Ecology of Massive Hyaenodonts (Mammalia), in PLOS One, vol. 10, n. 9, 23 settembre 2015, Bibcode:2015PLoSO..1035698S, DOI:10.1371/journal.pone.0135698, PMC 4580617, PMID 26398622.
  8. 1 2 3 4 5 6 7 Matthew Robert Borths e Nancy J. Stevens, The first hyaenodont from the late Oligocene Nsungwe Formation of Tanzania: Paleoecological insights into the Paleogene-Neogene carnivore transition, in PLOS One, vol. 12, n. 10, 2017, Bibcode:2017PLoSO..1285301B, DOI:10.1371/journal.pone.0185301, PMC 5636082, PMID 29020030.
  9. 1 2 3 Shorouq F. Al-Ashqar, Matthew Borths, Heba El-Desouky, Steven Heritage, Mohamed Abed, Erik R. Seiffert, Sanaa El-Sayed e Hesham M. Sallam, Cranial anatomy of the hypercarnivore Bastetodon syrtos gen. nov. (Hyaenodonta, Hyainailourinae) and a reevaluation of Pterodon in Africa, in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 44, n. 3, 16 febbraio 2025, DOI:10.1080/02724634.2024.2442472, ISSN 0272-4634.
  10. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Matthew Robert Borths e Nancy J. Stevens, Simbakubwa kutokaafrika, gen. et sp. nov. (Hyainailourinae, Hyaenodonta, 'Creodonta,' Mammalia), a gigantic carnivore from the earliest Miocene of Kenya, in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 39, n. 1, 2019, Bibcode:2019JVPal..39E0222B, DOI:10.1080/02724634.2019.1570222.
  11. 1 2 J. C. Barry, Dissopsalis, a middle and late Miocene proviverrine creodont (Mammalia) from Pakistan and Kenya, in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 48, n. 1, 1988, pp. 25-45, Bibcode:1988JVPal...8...25B, DOI:10.1080/02724634.1988.10011682.
  12. 1 2 3 John C. Barry, Siwalik Creodonts and Carnivorans, in At the Foot of the Himalayas: Paleontology and Ecosystem Dynamics of the Siwalik Record, gennaio 2025, ISBN 978-1421450278.
  13. 1 2 3 K. Mahmood, S. G. Abbad, S. E. Jasinski, M. A. Babar e M. A. Khan, Hyaenodonta from the Middle to Late Miocene deposits of the Siwaliks of Pakistan with a brief account of Indian subcontinent hyaenodonts, in PalZ, 2026, DOI:10.1007/s12542-025-00766-5.
  14. 1 2 3 David Lambert e il Diagram Group, The Field Guide to Prehistoric Life, New York, Facts on File Publications, 1985, ISBN 0-8160-1125-7.
  15. ↑ Thomas J. D. Halliday, Paul Upchurch e Anjali Goswami, Resolving the relationships of Paleocene placental mammals (PDF), in Biological Reviews, vol. 92, n. 1, 2015, pp. 521-550, DOI:10.1111/brv.12242, ISSN 1464-7931, PMC 6849585, PMID 28075073.
  16. 1 2 Matthew Robert Borths, e Nancy J. Stevens, Deciduous dentition and dental eruption of Hyainailouroidea (Hyaenodonta, "Creodonta," Placentalia, Mammalia), in Palaeontologia Electronica, vol. 20, n. 3, 2017, pp. 55A, Bibcode:2017PalEl..20..776B, DOI:10.26879/776.
  17. 1 2 3 Katharina Anna Bastl, First evidence of the tooth eruption sequence of the upper jaw in Hyaenodon (Hyaenodontidae, Mammalia) and new information on the ontogenetic development of its dentition, in Paläontologische Zeitschrift, vol. 88, n. 4, 2013, pp. 481-494, DOI:10.1007/s12542-013-0207-z.
  18. 1 2 3 V. Laudet, C. Grohé, Michael Morlo, Y. Chaimanee, C. Blondel, P. Coster, X. Valentin, M. Salem, A. A. Bilal, J. J. Jaeger e M. Brunet, New Apterodontinae (Hyaenodontida) from the Eocene Locality of Dur At-Talah (Libya): Systematic, Paleoecological and Phylogenetical Implications, in PLOS One, vol. 7, n. 11, 21 novembre 2012, Bibcode:2012PLoSO...749054G, DOI:10.1371/journal.pone.0049054, PMC 3504055, PMID 23185292.
  19. 1 2 Floréal Solé e Thierry Smith, Dispersals of placental carnivorous mammals (Carnivoramorpha, Oxyaenodonta & Hyaenodontida) near the Paleocene-Eocene boundary: a climatic and almost worldwide story, in Geologica Belgica, vol. 16, n. 4, 2013, pp. 254-261.
  20. ↑ F. J. Prevosti e A. M. Forasiepi, Introduction. Evolution of South American Mammalian Predators During the Cenozoic: Paleobiogeographic and Paleoenvironmental Contingencies, 2018.
  21. ↑ P. D. Polly, What, if anything, is a creodont?, in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 14, Supplement 3, 1994, p. 42A, DOI:10.1080/02724634.1994.10011592.
  22. ↑ P. D. Polly, The skeleton of Gazinocyon vulpeculus gen. et comb. nov. and the cladisitic relationships of Hyaenodontidae (Eutheria, Mammalia), in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 16, n. 2, 1996, pp. 303-319, Bibcode:1996JVPal..16..303P, DOI:10.1080/02724634.1996.10011318.
  23. ↑ Michael Morlo, G. Gunnell e P. D. Polly, What, if not nothing, is a creodont? Phylogeny and classification of Hyaenodontida and other former creodonts, in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 29, Supplement 3, 2009, p. 152A, DOI:10.1080/02724634.2009.10411818.
  24. ↑ Floréal Solé e Sandrine Ladevèze, Evolution of the hypercarnivorous dentition in mammals ( Metatheria , Eutheria ) and its bearing on the development of tribosphenic molars, in Evolution & Development, vol. 19, n. 2, 2017, pp. 56-68, DOI:10.1111/ede.12219.
  25. ↑ Floréal Solé, Bernard Marandat e Fabrice Lihoreau, The hyaenodonts (Mammalia) from the French locality of Aumelas (Hérault), with possible new representatives from the late Ypresian, in Geodiversitas, vol. 42, n. 13, 2020, pp. 185-214, Bibcode:2020Geodv..42..185S, DOI:10.5252/geodiversitas2020v42a13.
  26. ↑ F. Solé, E. Gheerbrant, M. Amaghzaz e B. Bouya, Further evidence of the African antiquity of hyaenodontid ('Creodonta', Mammalia) evolution, in Zoological Journal of the Linnean Society, vol. 156, n. 9, 2009, pp. 827-846, DOI:10.1111/j.1096-3642.2008.00501.x.
  27. ↑ Xiaoming Wang, Zhanxiang Qiu e Banyue Wang, Hyaenodonts and carnivorans from the early Oligocene to early Miocene Xianshuihe Formation, Lanzhou Basin, Gansu Province, China (PDF), in Palaeontologia Electronica, vol. 8, n. 1, 2005, pp. 14.
  28. ↑ New Remains of Hyaenodontidae (Creodonta, Mammalia) From the Oligocene of Central Mongolia" (PDF), su oeaw.ac.at. URL consultato il 4 maggio 2008 (archiviato dall'url originale l'8 maggio 2010).
  29. ↑ Floréal Solé, El Mabrouk Essid, Wissem Marzougui, Rim Temani, Hayet Khayati Ammar, Mhammed Mahboubi, Laurent Marivaux, Monique Vianey-Liaud e Rodolphe Tabuce, New fossils of Hyaenodonta (Mammalia) from the Eocene localities of Chambi (Tunisia) and Bir el Ater (Algeria), and the evolution of the earliest African hyaenodonts, in Palaeontologia Electronica, 18 agosto 2016, DOI:10.26879/598, ISSN 1094-8074. URL consultato il 6 marzo 2025.
  30. 1 2 3 Blaire Van Valkenburgh, Major patterns in the history of carnivorous mammals, in Annual Review of Earth and Planetary Sciences, vol. 27, 1999, pp. 463-493, Bibcode:1999AREPS..27..463V, DOI:10.1146/annurev.earth.27.1.463.
  31. 1 2 3 4 Floréal Solé, Valentin Fischer, Kévin Le Verger, Bastien Mennecart, Robert P. Speijer, Stéphane Peigné e Thierry Smith, Evolution of European carnivorous mammal assemblages through the Paleogene, in Biological Journal of the Linnean Society, vol. 135, n. 4, 2022, pp. 734-753, DOI:10.1093/biolinnean/blac002.
  32. ↑ Jonathan Kingdon, East African Mammals: An Atlas of Evolution in Africa, vol. 1, Chicago: University of Chicago Press, 1974.
  33. 1 2 3 4 5 Brigid E. Christison, Fred Gaidies, Silvia Pineda-Munoz, Alistair R. Evans, Marisa A. Gilbert e Danielle Fraser, Dietary niches of creodonts and carnivorans of the late Eocene Cypress Hills Formation, in Roger Powell (a cura di), Journal of Mammalogy, vol. 103, n. 1, 25 gennaio 2022, pp. 2-17, DOI:10.1093/jmammal/gyab123, ISSN 0022-2372, PMC 8789764, PMID 35087328. URL consultato il 17 ottobre 2024.
  34. 1 2 3 4 Anthony Friscia e Van B. Valkenburgh, Ecomorphology of North American Eocene carnivores: evidence for competition between Carnivorans and Creodonts, in Carnivoran Evolution, Cambridge University Press, 2010, pp. 311-341, DOI:10.1017/CBO9781139193436.012, ISBN 978-0-521-51529-0.
  35. 1 2 3 4 5 Dorien de Vries, Steven Heritage, Matthew R. Borths, Hesham M. Sallam e Erik R. Seiffert, Widespread loss of mammalian lineage and dietary diversity in the early Oligocene of Afro-Arabia, in Communications Biology, vol. 4, DOI:10.1038/s42003-021-02707-9, PMC 8497553.
  36. ↑ Chris Carbone, Amber Teacher e J. Marcus Rowcliffe, The Costs of Carnivory, in PLOS Biology, vol. 5, n. 2, 16 gennaio 2007, DOI:10.1371/journal.pbio.0050022, ISSN 1545-7885, PMC 1769424, PMID 17227145.
  37. ↑ Michael Morlo e Doris Nagel, New remains of Hyaenodontidae (Creodonta, Mammalia) from the Oligocene of Central Mongolia, in Annales de Paléontologie, vol. 92, n. 3, 2006, pp. 305-321, DOI:10.1016/j.annpal.2005.12.001.
  38. ↑ Naoko Egi, Body Mass Estimates in Extinct Mammals from Limb Bone Dimensions: the Case of North American Hyaenodontids, in Palaeontology, vol. 44, n. 3, 2001, pp. 497-528, Bibcode:2001Palgy..44..497E, DOI:10.1111/1475-4983.00189.
  39. 1 2 3 Xiaoming Wang e Richard H. Tedford, Dogs: Their Fossil Relatives and Evolutionary History, New York, Columbia University Press, 2008.
  40. ↑ Boris Sorkin, A biomechanical constraint on body mass in terrestrial mammalian predators, in Lethaia, vol. 41, n. 4, 2008, pp. 333-347, Bibcode:2008Letha..41..333S, DOI:10.1111/j.1502-3931.2007.00091.x.
  41. ↑ Michael Morlo e Gregg F. Gunnell, New Species of Limnocyon (Mammalia, Creodonta) from the Bridgerian (Middle Eocene), in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 25, n. 1, 2005, pp. 251-255, DOI:10.1671/0272-4634(2005)025[0251:nsolmc]2.0.co;2.
  42. ↑ Jannik Weidtke, Julia A. Schultz, Michael Morlo et al., Chewing cycle analysis of Lesmesodon edingeri (Mammalia; Hyaenodonta) and implications for carnivoran feeding adaptions, in Palaeontologia Electronica, vol. 28, n. 3, ottobre 2025, pp. 1-35.
  43. 1 2 Andreas Johann Lang, Thomas Engler e Thomas Martin, Dental topographic and three-dimensional geometric morphometric analysis of carnassialization in different clades of carnivorous mammals (Dasyuromorphia, Carnivora, Hyaenodonta), in Journal of Morphology, vol. 283, n. 5, novembre 2021, pp. 91-108, DOI:10.1002/jmor.21429, PMID 34775616, hdl:20.500.11811/10981.
  44. 1 2 3 Solé, Dubied, Le Verger e Mennecart, Niche partitioning of the European carnivorous mammals during the paleogene, in PALAIOS, vol. 33, n. 11, 2018, pp. 514-523, Bibcode:2018Palai..33..514S, DOI:10.2110/palo.2018.022.
  45. 1 2 3 J. Morales, M. Pickford e M. J. Salesa, Creodonta and Carnivora from the Early Miocene of the Northern Sperrgebiet, Namibia, in Memoir of the Geological Survey of Namibia, vol. 20, n. 20, 2008, pp. 291-310.
  46. ↑ Carmela Serio, Richard P. Brown, Marcus Clauss e Carlo Meloro, Morphological disparity of mammalian limb bones throughout the Cenozoic: the role of biotic and abiotic factors, in Palaeontology, vol. 67, n. 4, 2024, Bibcode:2024Palgy..6712720S, DOI:10.1111/pala.12720.
  47. 1 2 Anthony R. Frisica, Mathew Macharwas, Samuel Muteti, Francis Ndiritu e D. Tab Rasmussen, A Transitional Mammalian Carnivore Community from the Paleogene–Neogene Boundary in Northern Kenya, in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 40, n. 5, 2 novembre 2020, Bibcode:2020JVPal..40E3895F, DOI:10.1080/02724634.2020.1833895.
  48. ↑ (FR) Brigitte Lange-Badré, Les Creodontes (Mammalia) d'Europe occidentale de l'Eocene superieur a l'Oligocene superieur, in Mémories du Muséum National d'Historie Naturelle, Série C, Sciences de la Terre, vol. 42, 1979, pp. 1-249.
  49. 1 2 Miguel Castellanos, Hunting types in North American Eocene–Oligocene carnivores and implications for the 'cat-gap', in Journal of Mammalian Evolution, vol. 32, n. 2, 2025, pp. 1-12, DOI:10.1007/s10914-025-09767-2.
  50. ↑ J. A. Finarelli e J. J. Flynn, Brain-size evolution and sociality in Carnivora, in Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A., vol. 106, n. 23, 2009, DOI:10.1073/pnas.0901780106, PMC 2695124.
  51. ↑ Helen Rebecca Chambers, Sandra Andrea Heldstab e Sean J. O'Hara, Why big brains? A comparison of models for both primate and carnivore brain size evolution, in PLOS ONE, vol. 16, n. 12, 2021, DOI:10.1371/journal.pone.0261185, PMC 8691615.
  52. ↑ Sarah Benson-Amram, Ben Dantzer, Gregory Stricker, Eli M. Swanson e Kay E. Holekamp, Brain size predicts problem-solving ability in mammalian carnivores, in Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 113, n. 9, 2016, pp. 2532-2537, DOI:10.1073/pnas.1505913113, PMC 4780594.
  53. ↑ Sharleen T. Sakai, Bradley M. Arsznov, Ani E. Hristova, Elise J. Yoon e Barbara L. Lundrigan, Big Cat Coalitions: A Comparative Analysis of Regional Brain Volumes in Felidae, in Front Neuroanat, vol. 10, 2016, pp. 1-12, DOI:10.3389/fnana.2016.00099, PMC 5071314.
  54. ↑ Víctor Vinuesa, Dawid A. Iurino, Joan Madurell-Malapeira, Jinyi Liu, Josep Fortuny, Raffaele Sardella e David M. Alba, Inferences of social behavior in bone-cracking hyaenids (Carnivora, Hyaenidae) based on digital paleoneurological techniques: Implications for human–carnivoran interactions in the Pleistocene, in Quaternary International, vol. 413, agosto 2016, pp. 7-14, Bibcode:2016QuInt.413....7V, DOI:10.1016/j.quaint.2015.10.037.
  55. ↑ Sharleen T. Sakai, Blake Whitt, Bradley M. Arsznov e Barbara L. Lundrigan, Endocranial Development in the Coyote (Canis latrans) and Gray Wolf (Canis lupus): A Computed Tomographic Study, in Brain Behavior and Evolution, vol. 91, n. 2, 2018, pp. 1-17, DOI:10.1159/000487427.
  56. ↑ Lorenzo Rook, The wide ranging genus Eucyon Tedford & Qiu, 1996 (Mammalia, Carnivora, Canidae, Canini) in the Mio-Pliocene of the Old World, in Geodiversitas, vol. 31, n. 4, dicembre 2009, pp. 723-741, DOI:10.5252/g2009n4a723.
  57. ↑ Alan Turner e Mauricio Antón, Africa - the Evolution of a Continent and its Large Mammal Fauna (PDF), in Cranium, vol. 23, n. 1, 2006, pp. 17-40.
  58. ↑ Norbert Schmidt-Kittler, Marc Godinot, Jens L. Franzen e Jeremy J. Hooker, European reference levels and correlation tables, in Münchner geowissenschaftliche Abhandlungen A10, Pfeil Verlag, München, 1987, pp. 13-31.
  59. ↑ Jerry J. Hooker, The 'Grande Coupure' in the Hampshire Basin, UK: taxonomy and stratigraphy of the mammals on either side of this major Palaeogene faunal turnover, in John E. Whittaker e Malcolm B. Hart (a cura di), Micropalaeontology, Sedimentary Environments and Stratigraphy: a Tribute to Dennis Curry (1912–2001), vol. 4, Geological Society of London, 2010, pp. 147-215, DOI:10.1144/TMS004.8, ISBN 978-1-86239-622-7.
  60. ↑ Jerry J. Hooker, Margaret E. Collinson e Nicholas P. Sille, Eocene–Oligocene mammalian faunal turnover in the Hampshire Basin, UK: calibration to the global time scale and the major cooling event (PDF), in Journal of the Geological Society, vol. 161, n. 2, 2004, pp. 161-172, Bibcode:2004JGSoc.161..161H, DOI:10.1144/0016-764903-091. URL consultato il 31 agosto 2023 (archiviato l'8 agosto 2023).
  61. ↑ (FR) Serge Legendre, Cécile Mourer-Chauviré, Marguerite Hugueney, Elodie Maitre, Bernard Sigé e Gilles Escarguel, Dynamique de la diversité des mammifères et des oiseaux paléogènes du Massif Central (Quercy et Limagnes, France), in STRATA, 1, vol. 13, 2006, pp. 275-282.
  62. ↑ Gilles Escarguel, Serge Legendre e Bernard Sigé, Unearthing deep-time biodiversity changes: The Palaeogene mammalian metacommunity of the Quercy and Limagne area (Massif Central, France), in Comptes Rendus Geoscience, vol. 340, n. 9-10, 2008, pp. 602-614, Bibcode:2008CRGeo.340..602E, DOI:10.1016/j.crte.2007.11.005. URL consultato il 19 settembre 2023 (archiviato il 13 ottobre 2023).
  63. ↑ Agathe Toumoulin, Delphine Tardif, Yannick Donnadieu, Alexis Licht, Jean-Baptiste Ladant, Lutz Kunzmann e Guillaume Dupont-Nivet, Evolution of continental temperature seasonality from the Eocene greenhouse to the Oligocene icehouse –a model–data comparison, in Climate of the Past, vol. 18, n. 2, 2022, pp. 341-362, Bibcode:2022CliPa..18..341T, DOI:10.5194/cp-18-341-2022.

Altri progetti