I marziani
"I marziani" (in ungherese: A marslakók) furono un gruppo di eminenti scienziati – per lo più, ma non esclusivamente, fisici e matematici – di origine ebraica ungherese che emigrarono dall’Europa agli Stati Uniti nella prima metà del XX secolo.[1]
Il fisico Leó Szilárd scherzosamente suggerì che l’Ungheria fosse una sorta di “copertura” per alieni provenienti da Marte. Alla domanda sul perché non esista alcuna prova di vita intelligente al di fuori della Terra (il cosiddetto paradosso di Fermi), nonostante la sua alta probabilità, Szilárd rispose: «Sono già qui tra noi – si fanno semplicemente chiamare ungheresi». Questo celebre aneddoto è riportato nel libro di György Marx La voce dei marziani. [2]
Membri del gruppo
Tra i membri del gruppo si annoverano:
- Paul Erdős
- Paul Halmos
- Theodore von Kármán
- John George Kemeny
- John von Neumann
- George Pólya
- Leó Szilárd
- Edward Teller
- Eugene Wigner
- Franz Alexander
- Peter Carl Goldmark
- John Harsanyi
- Peter David Lax
- George Andrew Olah
- Egon Orowan
- John Charles Polanyi
- Valentine Telegdi
- Cornelius Lanczos
- George Charles de Hevesy
Origine del nome

Nel libro di György Marx La voce dei marziani viene riportata così la storia originale: «L’universo è immenso, con miriadi di stelle… verosimilmente circondate da pianeti. Le forme di vita più semplici si moltiplicheranno, evolveranno per selezione naturale e diventeranno via via più complesse, finché emergeranno creature attive e pensanti… bramose di nuovi mondi… dovrebbero diffondersi in tutta la Galassia. Persone così eccezionali e talentuose difficilmente avrebbero potuto ignorare un luogo così bello come la Terra. – “E allora,” arrivò la domanda di Fermi, “se tutto questo è avvenuto, dovrebbero essere già arrivati qui, dunque dove sono?” – Fu Leó Szilárd, uomo dal senso dell’umorismo pungente, a fornire la risposta perfetta al paradosso di Fermi: “Sono tra noi”, disse, “ma si fanno chiamare ungheresi.”»
Quando la domanda fu posta a Edward Teller – che era particolarmente orgoglioso del suo monogramma, ET (abbreviazione di extraterrestre ) [3] sembrava preoccupato e disse: "Von Kármán deve aver parlato." [4]
Secondo György Marx, l'origine extraterrestre degli scienziati ungheresi è dimostrata dal fatto che i nomi di Leó Szilárd, John von Neumann e Theodore von Kármán non si trovano sulla mappa di Budapest, ma sulla Luna si possono trovare crateri che portano i loro nomi:[5] Szilard, Von Neumann, Von Kármán e un cratere su Marte, Von Kármán .[6]
Note
- ↑ Marina von Neumann Whitman, The Martian's Daughter: A Memoir, University of Michigan Press, 2012, ISBN 9780472118427, OCLC 777364334. P. 55
- ↑ Marx, A marslakók legendája, su mek.oszk.hu. URL consultato il 1º June 2024.
- ↑ Marx, A marslakók legendája, su mek.oszk.hu. URL consultato il 1º June 2024. Marx, György. "A marslakók legendája" (in Hungarian). Archived from the original on 6 August 2023 . Retrieved 1 June 2024.
- ↑ Norman Macrae, John von Neumann: The Scientific Genius Who Pioneered the Modern Computer, Game Theory, Nuclear Deterrence, and Much More, Pantheon Press, 1992, p. 33, ISBN 0-679-41308-1.
- ↑ Marx, A marslakók legendája, su mek.oszk.hu. URL consultato il 1º June 2024.Marx, György. "A marslakók legendája" (in Hungarian). Archived from the original on 6 August 2023. Retrieved 1 June 2024.
- ↑ International Astronomical Union, Gazetteer of Planetary Nomenclature | Von Kármán, su planetarynames.wr.usgs.gov. URL consultato il 4 March 2015.
Bibliografia
- György Marx, A marslakók érkezése (Arrival of the Martians), Akadémiai Kiadó, 2000, pp. 456, ISBN 963-05-7723-2.
- István Hargittai, The Martians of Science: Five Physicists Who Changed the Twentieth Century, Oxford University Press, 2006, pp. 376, ISBN 978-0-19-517845-6.
- Kati Marton, The Great Escape: Nine Jews Who Fled Hitler and Changed the World, Simon & Schuster, 2006, pp. 272, ISBN 978-0-74-326115-9.