I miei viaggi

I miei viaggi
Titolo originaleVoyages
Prima edizione del libro Voyages di Montesquieu
AutoreMontesquieu
1ª ed. originale1894
Generediario
Sottogenerediario di viaggio
Lingua originalefrancese

I miei viaggi (titolo originale in lingua francese: Voyages) è un diario di viaggio scritto da Montesquieu che raccoglie una serie di appunti scritti a mano o dettati durante un viaggio di tre anni attraverso l'Europa, dal 5 aprile 1728, quando lasciò Parigi, al maggio 1731, quando vi fece ritorno.

Circostanze del viaggio

L'8 luglio 1726, Montesquieu cedette la sua carica di magistrato al Parlamento della Guyenne e si stabilì a Parigi per un anno[1]. Fu eletto all'Accademia di Francia il 5 gennaio 1728[2], e formalmente insediato il 24 gennaio dello stesso anno[3]. A 49 anni, aveva il tempo e le risorse per intraprendere il Grand Tour, che iniziò l'8 aprile 1728 per un periodo di tre anni. Per l'autore delle Lettere persiane, che non aveva ancora scritto Lo spirito delle leggi, si trattò di un viaggio di svago e scoperta.

Montesquieu sperava anche di ottenere un incarico nel corpo diplomatico. Da Vienna, il 10 maggio 1728, scrisse all'Abate d’Olivet:

«Qualche giorno fa ho scritto al cardinale Fleury e a M. de Chauvelin che sarei molto lieto di essere impiegato presso corti straniere e che ho lavorato duramente per rendermene capace [...] Le ragioni per cui mi prendono in considerazione sono che non sono più sciocco di chiunque altro, che ho fatto fortuna e che lavoro per l'onore e non per vivere, che sono abbastanza socievole e curioso da essere istruito in qualsiasi paese andrò.»

Chiese al duca di Richelieu, che era stato ambasciatore a Vienna, di intervenire in suo favore. Scrisse al duca diu Berwick il 2 luglio 1728, che il cardinale "era stato così gentile da rispondere che al momento non c'era nessun posto vacante e che, quando se ne fosse presentato uno, mi avrebbe proposto al re". Da Londra, scrisse a cardinale il 12 febbraio 1730: "Sono in paesi stranieri da due anni. Se mi riteneste adatto a ricoprire qualche incarico onorevole, non potreste trovare nessuno più desideroso di fare il suo dovere, di servire il Re e di guadagnarsi la vostra stima e protezione". Annotò anche nei suoi Pensieri: "Mi pentirò sempre di non aver cercato, al ritorno dai miei viaggi, un incarico negli affari esteri"[4].

Montesquieu precedette e accompagnò il suo viaggio con letture di Muratori, Giannone, Vico[5]. Descrisse Les délices d'Italie, la guida illustrata[6] di Alexandre de Rogissart e dell'abate Havard, che utilizzò durante il suo soggiorno. A ogni tappa, fu ricevuto dalla nobiltà locale, che gli mostrò "molte cortesie". Nel diario registrò meticolosamente le sue interazioni sociali.

Montesquieu fu preceduto in Inghilterra da Voltaire, che vi soggiornò dal 1726 al 1728 e ne parlò nelle sue Lettere filosofiche, e da César-François de Saussure, che viaggiò in Europa e in Inghilterra per quattro anni, dal 1725 al 1729[7].

Pubblicazione

Gli appunti di viaggio di Montesquieu rimasero inediti fino alla fine del XIX secolo. Non erano destinati alla pubblicazione, ma servirono come ricerca e fonti per le sue altre opere[8]. Gli appunti contengono "osservazioni personali, riassunti di conversazioni e riflessioni di ogni genere"[9]. Costituiscono anche "una raccolta di eventi e personaggi di politica, commercio, industria e agricoltura"[10]. Julien Gracq, commentando Il viaggio da Graz all'Aia, vi vede "un memorandum arido, aneddotico e tecnico, pieno di cifre su distanze, numeri, statistiche e bilanci [...] L'amministrazione non è più al seguito; marcia in prima linea, e il legislatore per eccellenza sembra qui, senza molto piacere, in mezzo al trambusto delle stazioni di posta, aggiornare i conti dell'Europa in un taccuino di cucina"[11]. In effetti, sono, per usare le parole di Jean Ehrard, "schede di valore documentario".

La maggior parte degli appunti di Montesquieu relativi al suo viaggio in Inghilterra furono bruciati, per una ragione sconosciuta, dal nipote omonimo, Charles-Louis de Secondat, che era diventato cittadino inglese naturalizzato[12]. Il manoscritto originale, " in bella copia, pronta per la stampa, in grado di formare un volume in ottavo", descritto nell'inventario dei manoscritti di Montesquieu[13], andò quindi perduto, fatta eccezione per alcuni appunti misteriosamente riscoperti e resi pubblici per la prima volta nell'edizione Lefèvre del 1818[14], forse attraverso la trasmissione clandestina di un segretario[15].

Il nipote di Montesquieu, il barone Albert de Montesquieu (1837-1911), decise di pubblicare, nel 1895, con la Société des Bibliophiles de Guyenne, i manoscritti dei viaggi di Montesquieu, con la prefazione di Henri Barckhausen[16][17]. Questa pubblicazione, intitolata Voyages, raccoglieva gli appunti presi dal viaggiatore in Austria, Italia, Germania e Paesi Bassi, la Lettera su Genova[18], le Memorie sulle miniere[19], le Riflessioni sulla sobrietà degli abitanti di Roma rispetto all'intemperanza degli antichi romani[20], la Maniera gotica[21] e le Memorie della corte di Stanislao Leszczynski[22].

I manoscritti sono conservati presso la Biblioteca Municipale di Bordeaux: solo in parte autografi di Montesquieu, si tratta spesso di copie realizzate da segretari intorno al 1754, poco prima della sua morte.

Tappe del viaggio

Mappa dei principali percorsi di Montesquieu in Europa
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Austria

Sir. Hildebrand Jacob

Montesquieu lasciò Parigi il 5 aprile 1728 per Vienna. Viaggiò in una diligenza postale con il suo amico diplomatico, Lord Waldegrave, nominato ambasciatore di Giorgio II alla corte dell'imperatore Carlo VI. Il viaggio fu movimentato. La carrozza si ribaltò più volte. Montesquieu dovette terminare il viaggio a cavallo.

A Vienna, incontrò numerose personalità di spicco e visitò musei in compagnia di un letterato inglese, Sir Hildebrand Jacob, che in seguito lo accompagnò in Italia. Nel suo Spicilegium, Montesquieu scrisse: "Sono andato a vedere molti dipinti a Vienna con il signor Jacob. È a lui che devo la comprensione dell'arte della pittura"[23].

Da Vienna, si recò a Graz, Presburgo e in Ungheria (oggi Slovacchia), dove trascorse quasi un mese visitando le miniere di rame di Kremnitz (Kremnica), Schemnitz (Banská Štiavnica) e Neu-Sohhl (Banská Bystrica), a cui dedicò una relazione separata[19]. In Bassa Sassonia, visitò la Miniere di Rammelsberg (argento, rame, piombo) nei monti Harz[24]. Il 28 e 29 maggio 1728, partecipò alle sessioni della Dieta ungherese a Presburgo[25].

Quindici mesi dopo, prima di lasciare la Germania per i Paesi Bassi, tornò a visitare le miniere dell'Harz[26].

Italia

John Law in un ritratto di Casimir de Balthasar

Il 12 agosto 1728 partì per l'Italia, dove viaggiò per un anno. Giunse a Venezia passando per la Stiria, la Carniola e il Friuli. Lì scoprì le opere di Tintoretto, Tiziano e Veronese. Incontrò l'inventivo conte di Bonneval e conversò con il finanziere John Law, che descrisse come "un uomo astuto... peraltro, più innamorato delle sue idee che del suo denaro"[27]. Lasciò la città il 14 settembre 1728, esasperato dai gondolieri e dalle prostitute[23].

Viaggiò verso sud passando per Padova, dove ammirò opere di Giotto e Mantegna. Passò per Vicenza e Verona, arrivando il 24 settembre a Milano, dove fu ricevuto dalla contessa Clelia Grillo Borromeo. Visitò le Isole Borromee.

Arrivò a Torino il 24 ottobre 1728, dove fu ricevuto dal re Vittorio Amedeo II di Savoia. Menzionò la Sardegna (Cagliari: "brutta città", Sassari: "aria migliore"[28]), senza dire se vi fosse stato personalmente. Visitò il castello di Susa e il castello di Rivoli, allora in fase di restauro. Presso l'Archivio Storico della Città di Torino, consultò la Mensa isiaca e i manoscritti di Pirro Ligorio. Vide la Sacra Sindone di Torino, esposta in una cappella di marmo nero dietro l'altare maggiore del Duomo, che aveva "più fama che bellezza"[29].

Lasciò Torino, "città piuttosto noiosa", il 5 novembre 1728, per Genova, passando per Alessandria: "Il paesaggio, da Torino ad Alessandria, è meraviglioso [...] pieno di gelsi. Vi sono vigneti [...] I contadini [...] hanno ciascuno un pezzo di terra, che è molto fertile, e sono talvolta ricchi quanto i loro signori"[29]. Passa per Villanova d'Asti (6 novembre) e Asti (7 novembre) e nota l'importanza del commercio della seta, che aggira i confini doganali d'oltremare passando per le Alpi[30].

Piazza della Nunziata a Genova in una illustrazione del XVIII secolo

Arrivato a Genova il 9 novembre 1728, ne apprezza la posizione: "Questa città, vista dal mare, è molto bella. Il mare entra nella terra e forma un arco"[31]. Passa in rassegna le strutture portuali per un commercio molto sviluppato con Francia, Spagna e Inghilterra. La ricchezza dei mercanti contrasta con la povertà della città. Descrive in dettaglio le opere che adornano la Basilica della Santissima Annunziata del Vastato, di Giulio Cesare Procaccini e di Pietro da Cortona (Cristo che insegna ai dottori; Presentazione di Gesù Bambino al Tempio; San Pietro d'Alcantara). Visita il Palazzo Ducale. Viaggia in feluca a Savona il 14 novembre, dove esamina i resti del porto, trasformati dai genovesi. Assiste alla fabbricazione del sapone. Loda la rada di Vado, adatta al commercio marittimo, ed esamina le possibilità di Spotorno e della spiaggia di Finale Ligure. Montesquieu elabora i suoi appunti di viaggio nella regione nella sua Lettera su Genova, scritta più accuratamente in forma di saggio[32][33].

Montesquieu lasciò Genova il 20 novembre 1728, irritato dalla "asocialità" dei genovesi. Prese la via marittima per Porto Venere per evitare le strade dissestate. Afflitto dal mal di mare, cercò conforto nella locanda di Portofino, dove trascorse la notte. Non raggiunse Porto Venere fino al 22 giugno. Dopo aver esplorato e descritto meticolosamente i porti di La Spezia, viaggiò da Lerici a Lucca, dove valutò la popolazione e descrisse le opere d'arte e la forma di governo. Occasionalmente usò l'italiano in questo contesto.

Torre di Pisa

Il 24 novembre arrivò a Pisa, una città che paragonò a Parigi, in particolare per quanto riguarda gli edifici lungo Arno. Calcolò l'inclinazione della torre e valutò il rischio di crollo. Ricordò una precedente sosta a Savona e descrisse il processo di fabbricazione del sapone. Menzionò anche le imprese di Fra Melani. A Livorno, si interessò al funzionamento del porto, che doveva essere dragato da macchine specializzate[34].

Il 1° dicembre 1728 giunse a Firenze, dove apprezzò l'architettura gotica, che generalmente non era di suo gusto. Cercò di censire la popolazione esatta di ciascuno degli stati italiani[35]. Frequentava l'opera, che apprezzava. Nei suoi appunti su Firenze, descrisse e commentò a lungo i dipinti della Galleria del Granduca, che oggi costituiscono la Galleria degli Uffizi[36].

Il 15 gennaio 1729 partì per Roma, passando per Siena e Viterbo, di cui descrisse e ammirò la fontana centrale (Fontana di Piazza della Rocca)[6]. Percorse i restanti tratti della Via Appia fino a Roma, lodando e invidiando la qualità della sua costruzione[37].

Il 19 gennaio 1729 iniziò il suo primo soggiorno a Roma. Lì ammirò le Nozze Aldobrandini[38] e l'Aurora di Guido Reni[38] nel Palazzo Pallavicini Rospigliosi. Visitò cappelle, chiese, antichità e gabinetti di curiosità. Denunciò la gestione di Papa Benedetto XIII, che "non aveva alcuna conoscenza degli affari mondani"[39], e le attività del Vaticano[40]:

«Ora, la pubblica simonia regna a Roma. Mai prima d'ora si è visto il crimine regnare così apertamente nella Chiesa. Uomini vili vengono insediati in posizioni di potere da ogni parte. Il popolo è altrettanto indifferente a ciò che può accadere. Per come vanno le cose, è impossibile che venga eletto un papa che sia un uomo di merito: perché nessuno lo vuole... Benedetto XIII è profondamente disprezzato. Si dice che questo sia il modo di un pazzo che si comporta da stupido.»
Palazzo Borghese in una stampa del Settecento.

Montesquieu visitò Palazzo Borghese, ammirò la Deposizione dalla Croce di Daniele da Volterra[41], ma commentò che "la maestà del popolo romano, di cui parla Tito Livio, si è molto abbassata"}[42]. Ammirò e descrisse attentamente gli affreschi della Galleria Farnese[43], l'affresco della Liberazione di San Pietro in Vaticano dove, secondo lui, si vedono quattro luci: "quella dell'angelo; quella di un altro angelo accanto a lui; quella della luna; quella di una fiaccola"[44]. Visitò il Tempio di Vespasiano. Sviluppò il suo gusto per la pittura di architetture e fontane. Per Montesquieu, "Roma è un luogo molto piacevole in cui soggiornare: tutto lì ti diverte. Sembra che le pietre parlino. Non si finisce mai di vedere"[45]. Nelle sue Riflessioni sulla sobrietà degli abitanti di Roma paragonata all'intemperanza degli antichi romani, Montesquieu si stupisce della frivolezza e della sobrietà degli abitanti della città, in contrasto con la sua immagine degli antichi romani che "usavano molto l'arte del mangiare": "L'ambizione di una posizione suprema, che si può ottenere solo con la vecchiaia, una vita disciplinata e buoni costumi, ispira oggi a tutti una generale sobrietà; ognuno difende le proprie aspirazioni prendendosi costantemente cura della propria salute, e Roma è una nazione di convalescenti"»[46].

L'eruzione del Vesuvio in un a stampa del 1724

Lasciò Roma il 18 aprile 1729 per Napoli, in una "Cabriolet" (una piccola carrozza trainata da cavalli), accompagnato da un ufficiale tedesco e dal console di Livorno. Passò per Marino, pernottò a Piperno e raggiunse Terracina, "una misera città [...] dove gli abitanti sono tutti pallidi e le donne brutte". Seguendo ancora la via Appia, che ammirava ancora[47], giunse a Fondi, poi a Capua, il 22 aprile. Arrivò a Napoli il 23 aprile, dove gli sembrò "che sia più facile rovinare il proprio gusto che coltivarlo". Tutto lì era gotico e, secondo lui, "le chiese sono infinitamente ricche e di cattivo gusto". Visitò la Solfatara. Sabato 30 aprile 1729, assistette alla liquefazione del sangue di San Gennaro. Come per la testa di San Giovanni Battista, "tutto questo è solo un termometro"[48]. Salì sul Vesuvio prima di recarsi all'isola di Capri. Il 6 maggio 1729, tornò a Roma. Prese una barca per Gaeta, passando per Piperno. Tornato a Roma, si interessò all'architettura. Il 1° giugno, visitò Monte Porzio dove ammirò il panorama della campagna romana. Il 5 giugno si recò a Villa d'Este, dove ammirò le fontane[49]. L'8 giugno si recò a Frascati e Castel Gandolfo, dove visitò il palazzo del Papa e incontrò il Papa. Ritornò passando per Gensano, Lanuvio e Albano Laziale, dove incontrò nuovamente il Papa. Visitò Palestrina e Zagarolo.

La piazza della Santa Casa di Loreto in una stampa del Settecento.

Lasciò Roma il 4 luglio 1729 in diligenza postale. Si recò a Narni nel caldo soffocante, passando per Ternana, e poi a Spoleto. Visitò Loreto e ammirò i bassorilievi della Santa Casa, "una delle cose più belle che abbia mai visto"[50]. Si interessò al porto e all'arco di trionfo di Ancona e al porto di Senigallia, dove la fiera commerciale era fiorente. Proseguì per Fano, Pesaro e Rimini, dove acquistò la "Bilancia commerciale tra Inghilterra e Francia" di John Law[51]. Si recò poi nella piccola Repubblica di San Marino, dove "gli stranieri, entrando, lasciano le armi e danno i loro nomi". Dopo aver attraversato il Rubicone, arrivò a Bologna il 9 luglio 1729, dove visitò chiese e palazzi. Si soffermò a lungo all'Istituto, dove Luigi Ferdinando Marsigli aveva creato un museo di scienza e storia naturale che impressionò i visitatori[52]. Entusiasta, dichiarò che "la città di Bologna avrebbe dovuto erigere una statua al generale Marsigli".

Il 17 luglio 1729, Montesquieu lasciò Bologna per Modena, una città "senza bellezza e squallida". Nel Palazzo Ducale, visitò gli appartamenti riccamente arredati con dipinti che, dieci anni dopo, avrebbero stupito un altro magistrato itinerante, Charles de Brosses[53].

Ritratto di Scipione Maffei, dipinto del XVIII secolo opera di Fra Galgario

A Reggio, si interessò alla filatura della seta, descrivendo dettagliatamente i meccanismi del mulino e la produzione dell'organzino. A Parma, visitò il Duomo e la chiesa benedettina. Il 27 luglio era a Mantova, "la seconda Venezia". Dopo aver visitato Palazzo del Te, studiò il sistema idrografico dei tre laghi. Ritornò a Verona il 29 luglio 1729, osservò i lavori di restauro dell'arena e lodò il suo collega accademico, il marchese Maffei. Si recò poi in Germania passando per Trento, Dolcè e Ala, dove scoprì la lavorazione del velluto. Roveredo, circondata da gelsi, produceva la seta nelle sue fabbriche.

Germania

Il 31 luglio 1729, Montesquieu lasciò Trento e raggiunse Innsbruck il giorno successivo attraverso il Brennero, dove si lamentò del freddo. "Come le Alpi... sono montagne, per lo più coperte di neve, e per lo più molto brulle". Il Tirolo gli sembrava "un paese pessimo", ma "una fortezza quasi inespugnabile". Notò che si passa "dai capelli neri ai capelli biondi. Sono le montagne a fare questa differenza". Raggiunse la Baviera passando per Seefeld, Mittenwald e Benediktbeuern.

Il Palazzo di Nymphenburg nel 1730

Fece tappa a Monaco. In questo paese "interamente in voga alla Riforma", fu presentato al Principe Elettore e alla Principessa Elettrice al Castello di Nymphenburg. Lasciò Monaco il 16 agosto 1729 per Augusta, dove arrivò, malato come il suo cameriere, con una febbre che i medici locali curarono con ipecacuana e chinino. "Sono sicuro che il mio medico non seppe mai da quale febbre avesse curato il mio cameriere", scrisse Montesquieu, che lasciò la città "con mal di stomaco". La città era "metà luterana, metà cattolica. Tra i ricchi borghesi, c'erano più luterani che cattolici. Tra i poveri, c'erano più cattolici che protestanti". Il 23 agosto 1729 si recò a Louisbourg, dove visitò il castello.

Arrivò a Heidelberg il 26 agosto, dove visitò la grande botte di vino nelle cantine del castello[54]. Il 28 agosto fu a Mannheim, "ora una delle città più belle della Germania", e poi a Francoforte il 30-31 agosto. In ogni città che attraversò, contò la percentuale di protestanti e cattolici. Notò "il libero esercizio della religione". A Magonza, il 1° settembre 1729, si imbarcò immediatamente il giorno dopo via fiume per Bonn, navigando tra le ricche colline ricoperte di vigneti: "Il vino del Reno è costoso nella regione, e mi sembra che costi il doppio di quanto si vende nella Guyenne". Lungo il Reno, osservò attentamente le fortificazioni di Coblenza, dove si trovava il 3 settembre, continuando a contare meticolosamente le guarnigioni delle città che attraversò. Lasciò Bonn l'8 settembre per Colonia. Visitò l'incompiuta Cattedrale di San Pietro e Santa Maria, con la sua scalinata apparentemente infinita. Il 9 settembre si recò a Düsseldorf, dove visitò la Grande Galleria. Il 10 partì per Münster, dove arrivò l'11 per vedere, ancora esposto, "in una gabbia di ferro, il corpo di quel sarto di Leida che si fece re degli anabattisti". Il 12 settembre passò per Osnabrück, dove osservò la predominanza dei luterani.

Giardini del Palazzo d'Herrenhausen alla fine del XVIII secolo

Dipinge un duro ritratto del Re di Prussia ("è una miseria essere sudditi di questo principe: si è tormentati nei propri beni e nella propria persona [...] Il re di Prussia esercita una spaventosa tirannia sui suoi sudditi [...] La povertà grava sui suoi stati e il ridicolo sulla sua persona") e si reca ad Hannover il 24 settembre 1728, dove cena con il re, elettore di Hannover e re d'Inghilterra, poco prima della sua partenza per l'Inghilterra. Ammira e descrive le fontane del castello di Herrenhausen.

Il 24, accompagnato dal diplomatico Lord Waldegrave, si recò a Braunschweig, dove incontrò il Duca di Brunswick nel suo castello di Wolfenbüttel e cenò con lui qualche giorno dopo. "Il Duca e la Duchessa di Brunswick vivono con i loro sudditi come con i loro amici." Ammira la biblioteca, di cui disegna una pianta: "È un ovale molto alto formato da una circonferenza attorno alla quale, dentro e fuori, sono i libri. Questo ovale è al centro di un quadrato dentellato agli angoli. Intorno alle pareti ci sono altri libri"[55].

Pianta della Biblioteca del Castello di Wolfenbüttel disegnata da Montesquieu

Riflette sulla questione della religione negli stati:

«Da parte mia, credo che questa politica di unione con i principi protestanti sia una vecchia politica, che non è più valida in questi tempi; che la Francia non ha avuto e non avrà mai nemici mortali più dei protestanti, come dimostrano le guerre passate; che è capace di stringere alleanze con i principi cattolici, come con i principi protestanti, ogni volta che si tratta di indebolire la Casa d'Austria; che non dobbiamo tornare alle vecchie massime del cardinale Richelieu, perché non sono più accettabili; che i protestanti di Germania saranno sempre uniti agli inglesi e agli olandesi; che la religione è un legame senza tempo; che la Casa d'Austria non è più quella di una volta, a capo del mondo cattolico; che ciò che pensavamo di aver perso in Francia è stata l'invasione dell'Inghilterra da parte di un principe protestante".»

Il 28 settembre visitò le miniere dell'Harz. Il 5 ottobre incontrò il Principe Elettore di Colonia e rimase fino al 7 ottobre nella ricca regione mineraria dell'Harz. "Gli scrittori si stanno esaurendo nel tentativo di scoprire perché non ci sia più alcuna trasmigrazione di popoli dal Nord. È perché lì la terra è coltivata e le miniere sono sfruttate in modo tale che tutti possano guadagnarsi da vivere."

Repubblica delle Sette Province Unite

Via Zellerfeld e Osnabrück, Montesquieu si recò nella Repubblica delle Sette Province Unite, gli attuali Paesi Bassi. Attraversò Amersfoort, Deventer e Utrecht, "una città molto graziosa" con il suo canale e il suo lungomare, dove si scontrarono gesuiti e giansenisti, che si erano radunati lì invece di cercare rifugio "in tutti gli stati d'Europa". Il 15 ottobre 1729 arrivò ad Amsterdam, una città industriosa costruita su palafitte, dove ammirò l'orto botanico e il suo "numero infinito di piante rare" riportate dai chirurghi della marina.

«Preferirei Amsterdam a Venezia: perché ad Amsterdam si ha l'acqua senza essere privati della terra. Le case sono pulite dentro e ben costruite fuori, uniformi; le strade sono dritte e larghe; "Infine, ne fa una delle città più belle del mondo.»

A L'Aia, il suo soggiorno nelle Province Unite si concluse con la constatazione del loro declino economico dovuto all'eccessiva tassazione ("Le finanze dei Paesi Bassi sono completamente rovinate"), con i sindaci preoccupati solo della natura lucrativa delle loro cariche: "La sfortuna della Repubblica è che la corruzione ha preso piede." Questo declino fu mitigato dai profitti derivanti dall'attività commerciale della Compagnia delle Indie Orientali, un'importante fonte di occupazione e di benefici economici.

Inghilterra

Kensington Palace ad inizio XVIII secolo

Il 31 ottobre 1729, Montesquieu lasciò L'Aia sullo yacht di Lord Chesterfield e salpò per l'Inghilterra, dove rimase fino all'agosto del 1731. Fu presentato a Re Giorgio II e alla Regina a Kensington Palace. Partecipò alle sessioni del Parlamento[56]. Non fu affascinato dalla città di Londra, "una città brutta dove ci sono cose molto belle". Il suo testo contiene massime generali ("Quando vado in un paese, non esamino se ci sono buone leggi, ma se quelle che esistono vengono applicate, perché ci sono buone leggi ovunque") e l'abbozzo di una teoria della separazione dei poteri:

«L'Inghilterra è ora il paese più libero del mondo, non escludendo repubblica alcuna. La chiamo libera perché il principe non ha il potere di fare alcun male immaginabile a nessuno, per la ragione che il suo potere è controllato e limitato da una legge. Ma se la Camera dei Comuni dovesse diventare sovrana, il suo potere sarebbe illimitato e pericoloso, perché deterrebbe contemporaneamente il potere esecutivo; mentre attualmente il potere risiede nel Parlamento e nel Re, e il potere esecutivo nel Re, il cui potere è limitato.

Pertanto, un buon inglese deve impegnarsi a difendere la libertà allo stesso modo dagli attacchi della Corona e da quelli della Camera.»

John Law Il conte di Broglie ritratto di un allievo di Hyacinthe Rigaud del XVIII secolo

Alcuni passaggi dello Spicilegio e dei Pensieri alludono al suo periodo in Inghilterra. Montesquieu ama citare frammenti di autori inglesi in lingua originale[23]. La sua corrispondenza con il Duca di Richmond e il Duca di Montagu, così come il suo coinvolgimento nella Royal Society, di cui fu eletto membro[57], testimoniano i suoi legami con alcuni importanti massoni inglesi. Montesquieu fu iniziato durante questo suo soggiorno[58]. Montesquieu leggeva regolarmente il quotidiano The Craftsman. Incontrò membri della comunità francese (John Theophilus Desaguliers, Pierre Des Maizeaux, Pierre Coste, Hyacinthe Cordonnier de Belair).

Il suo spirito indipendente fu notato dall'ambasciatore, il conte de Broglie, che lo riassunse in un dispaccio datato 31 ottobre 1730[59][60]:

«È un uomo molto vivace che parla molto, come se fosse molto informato su tutto, e che, a mio parere, è spiritoso – per usare un termine del suo paese – ha una mente molto pronta e che, sebbene forse senza cattive intenzioni, dice molte cose che non dovrebbe.»

Nel maggio del 1731 tornò a Parigi, poi a La Brède.

In totale, Montesquieu trascorse quattro mesi in Austria (aprile-agosto 1728), undici mesi in Italia (agosto 1728-luglio 1729), due mesi in Germania (agosto e prima metà di ottobre 1729), alcuni giorni in nei Paesi Bassi (seconda metà di ottobre 1729) e un anno e mezzo in Inghilterra (novembre 1729-maggio 1731).

Note

  1. ↑ (FR) Dictionnaire Montesquieu, su dictionnaire-montesquieu.ens-lyon.fr. URL consultato il 9 giugno 2025.
  2. ↑ (FR) Montesquieu bibliothèque & éditions > Éditions critiques, su montesquieu.huma-num.fr. URL consultato il 9 giugno 2025.
  3. ↑ (FR) Paule Henry-Bordeaux, L'élection mouvementée de Montesquieu à l'Académie française (PDF), in La revue des deux mondes, aprile 1959.
  4. ↑ (FR) Zioutos G. D., Montesquieu et la diplomatie, su Le Monde diplomatique, 1º giugno 1955. URL consultato il 12 giugno 2025.
  5. ↑ (FR) Eleonora Barria-Poncet, L'Italie de Montesquieu. Entre lectures et voyage - Montesquieu, su montesquieu.ens-lyon.fr. URL consultato il 25 maggio 2025.
  6. 1 2 (FR) Voyages de Montesquieu. T. 1 / publ. par le baron Albert de Montesquieu, 1894-1896, p. 194. URL consultato il 5 giugno 2025.
  7. ↑ (FR) Lettres et voyages de Monsr César de Saussure en Allemagne, en Hollande et en Angleterre, 1725-1729 (Prefazione di B. van Muyden), Losanna, Parigi, Amsterdam, Fischbacher, 1903. URL consultato il 19 giugno 2025.
  8. ↑ (FR) Doumic René, Revue littéraire - Les Voyages de Montesquieu, in Revue des Deux Mondes, 1897, pp. 924–935. URL consultato l'11 maggio 2025.
  9. ↑ Pierre Barrière, Un grand provincial : Charles Louis de Secondat, baron de la Brède et de Montesquieu, Bordeaux, Delmas, 1946, p. 157.
  10. ↑ (FR) Louis Desgraves, Montesquieu, l'œuvre et la vie, L'esprit du temps, 1994, p. 124.
  11. ↑ (FR) Julien Gracq, en lisant, en écrivant (PDF), José Corti, 1982, p. 224.
  12. ↑ (EN) Allen Steve, Montesquieu in England: his ‘Notes on England’, with Commentary and Translation Commentary | Oxford University Comparative Law Forum, su ouclf.law.ox.ac.uk, 27 luglio 2017. URL consultato il 19 giugno 2025.
  13. ↑ (FR) Charles de Secondat (a cura di), Oeuvres complètes de Montesquieu Tome III, 1950, p. 1575. URL consultato il 19 giugno 2025.
  14. ↑ (FR) Oeuvres complètes de Montesquieu: précédées de la vie de cet auteur (tomo V), Parigi, Chez Lefèvre, 1818, p. 485. URL consultato il 19 giugno 2025.
  15. ↑ (FR) Société Montesquieu, Œuvres complètes de Montesquieu, Introduction de Cecil Patrick Courtney p. 491 à 496 (tomo 10), Lione, ENS éditions - classiques Garnier, 2012, pp. 491 e segg., ISBN 9782812402876.
  16. ↑ (FR) Montesquieu, Voyages de Montesquieu (tomo 1), 1894-1896.
  17. ↑ (FR) Montesquieu, Voyages de Montesquieu (tomo 2), 1894-1896. URL consultato il 26 maggio 2025.
  18. ↑ (FR) Montesquieu, Voyages de Montesquieu. T. 2 / Lettre sur Gênes, 1894-1896, p. 285.
  19. 1 2 (FR) Montesquieu, Voyages de Montesquieu. T. 2 / Mémoire sur les mines, 1894-1896, p. 241.
  20. ↑ (FR) Montesquieu, Voyages de Montesquieu. T. 2 / Réflexions sur les habitants de Rome, 1894-1896, p. 377. URL consultato il 26 maggio 2025.
  21. ↑ (FR) Montesquieu, Voyages de Montesquieu. T. 2 / De la manière gothique, 1894-1896, p. 367.
  22. ↑ (FR) Montesquieu, Voyages de Montesquieu. T. 2 /Souvenirs de la cour de Stanislas Leczinski, 1894-1896, p. 385.
  23. 1 2 3 Jean Lacouture, Montesquieu. Les vendanges de la liberté, pp. 166 -168 ; 192 ; 211.
  24. ↑ (FR) Montesquieu, Voyages de Montesquieu. T. 2 / Second mémoire sur les mines, 1894-1896, p. 245.
  25. ↑ (FR) Szász Géza, Un lieu du politique entre féodalité et modernité : la diète hongroise avant 1848 représentée par les voyageurs français, in Histoire Politique. Revue du Centre d'histoire de Sciences Po, n. 49, 1º febbraio 2023, DOI:10.4000/histoirepolitique.10790, ISSN 1954-3670. URL consultato il 24 giugno 2025.
  26. ↑ Montesquieu présente à l'Académie de Bordeaux quatre mémoires sur ses visites de fontaines et de mines de Hongrie et du Harz en août 1731 et janvier-février 1732. Cf. : Œuvres complètes de Montesquieu, 10, Mes Voyages, Mémoires sur les mines, CNRS - Classiques Garnier, 2012, pp. 607-617.
  27. ↑ Montesquieu, Voyages de Montesquieu, Bordeaux : G. Gounouilhou, 1894, p. 63.
  28. ↑ (FR) Montesquieu, Voyages de Montesquieu. T. 1 / publ. par le baron Albert de Montesquieu ; [préf. réd. par M. Henri Barckhausen], 1894-1896, p. 113. URL consultato il 17 maggio 2025.
  29. 1 2 (FR) Montesquieu, Voyages de Montesquieu. T. 1 / publ. par le baron Albert de Montesquieu ; [préf. réd. par M. Henri Barckhausen], 1894-1896, p. 127. URL consultato il 17 maggio 2025.
  30. ↑ (FR) Montesquieu, Voyages de Montesquieu. T. 1, 1894-1896, p. 129. URL consultato il 17 maggio 2025.
  31. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 1 / publ. par le baron Albert de Montesquieu, 1894-1896, p. 132. URL consultato il 18 maggio 2025.
  32. ↑ Œuvres complètes de Montesquieu, 10, Mes Voyages, ENS éditions - Classiques Garnier, 2012, pp. 509 - 512.
  33. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 2 / Lettre sur Gênes, 1894-1896, pp. 285 - 298. URL consultato il 23 giugno 2025.
  34. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 1 / publ. par le baron Albert de Montesquieu, 1894-1896, p. 163. URL consultato il 4 giugno 2025.
  35. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 1 /, 1894-1896, p. 179. URL consultato il 4 giugno 2025.
  36. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 2 / Florence - Galerie du Grand-Duc, 1894-1896, pp. 301 e segg.. URL consultato il 23 giugno 2025.
  37. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 1 / publ. par le baron Albert de Montesquieu, 1894-1896, p. 195. URL consultato il 5 giugno 2025.
  38. 1 2 (FR) Voyages de Montesquieu. T. 1 / publ. par le baron Albert de Montesquieu, 1894-1896, p. 198.
  39. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 1 / publ. par le baron Albert de Montesquieu, 1894-1896, p. 200.
  40. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 1 / publ. par le baron Albert de Montesquieu, 1894-1896, pp. 202-203.
  41. ↑ (FR) Lavagne Henri, La Descente de Croix de Daniel de Volterra à la Trinité-des-Monts (Rome). Réflexions sur le problème des copies en peinture, in Monuments et mémoires de la Fondation Eugène Piot, vol. 89, n. 1, 2010, pp. 137–219, DOI:10.3406/piot.2010.1728. URL consultato il 5 giugno 2025.
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  43. ↑ (FR) Montesquieu, Voyages de Montesquieu. T. 1 / publ. par le baron Albert de Montesquieu ; [préf. réd. par M. Henri Barckhausen], 1894-1896, p. 227.
  44. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 1 / publ. par le baron Albert de Montesquieu, 1894-1896, p. 233. URL consultato il 6 giugno 2025.
  45. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 1 / publ. par le baron Albert de Montesquieu, 1894-1896, p. 244. URL consultato il 6 giugno 2025.
  46. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 2 /Réflexions sur le habitants de Rome..., 1894-1896, pp. 381-382. URL consultato il 23 giugno 2025.
  47. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 2 / publ. par le baron Albert de Montesquieu, 1894-1896, p. 4. URL consultato il 7 giugno 2025.
  48. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 2 / publ. par le baron Albert de Montesquieu, 1894-1896, p. 19. URL consultato il 7 giugno 2025.
  49. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 2 / publ. par le baron Albert de Montesquieu, 1894-1896, p. 49. URL consultato il 7 giugno 2025.
  50. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 2 / publ. par le baron Albert de Montesquieu, 1894-1896, p. 71. URL consultato il 7 giugno 2025.
  51. ↑ (FR) Larrère Catherine, Montesquieu, critique de Law. Qui est l’ennemi du libéralisme ?, in Cahiers d'économie Politique, vol. 73, n. 2, 28 dicembre 2017, pp. 13–30, DOI:10.3917/cep.073.0013, ISSN 0154-8344. URL consultato il 7 giugno 2025.
  52. ↑ (FR) Voyages de Montesquieu. T. 2 / publ. par le baron Albert de Montesquieu, 1894-1896, pp. 86 e segg.. URL consultato il 7 giugno 2025.
  53. ↑ Lettres familières d'Italie, lettre XVI 1986, t. II p. 471 ; 1991 t. II , p. 1184
  54. ↑ 202 000 litres (Œuvres complètes de Montesquieu, 10, Mes Voyages, ENS éditions - Classiques Garnier, 2012, p. 418, note 4)
  55. ↑ (FR) Voyage d'Italie, d'Allemagne et de Hollande, su selene.bordeaux.fr. URL consultato il 23 giugno 2025.
  56. ↑ Le 28 janvier 1730 à la Chambre des communes, Montesquieu assiste à un débat sur le maintien d'une armée permanente en temps de paix, à la discussion du Pension Bill présenté par l'opposition pour combattre la corruption et au débat sur la reconstruction des fortifications de Dunkerque (cf. Montesquieu, par Louis Desgraves, p. 238).
  57. ↑ Montequieu, Correspondance choisie (Prefazione di Philip Stewart), Parigi, Classiques Garnier, 2024, p. 12.
  58. ↑ (FR) Portraits de franc-maçons, su BnF Essentiels. URL consultato il 24 giugno 2025.
  59. ↑ Louis Desgraves, Montesquieu, Mazarine, 1986, p. 241.
  60. ↑ (FR) Fernand Baldensperger, Un jugement diplomatique inédit sur Montesquieu en Angleterre, in Revue de littérature comparée, 1º gennaio 1929, p. 349. URL consultato il 20 giugno 2025.

Bibliografia

Collegamenti esterni