Iblidae
| Iblidae | |
|---|---|
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| Intervallo geologico | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Arthropoda |
| Subphylum | Crustacea |
| Superclasse | Multicrustacea |
| Classe | Thecostraca |
| Sottoclasse | Cirripedia |
| Infraclasse | Thoracica |
| Superordine | Phosphatothoracica |
| Ordine | Iblomorpha |
| Famiglia | Iblidae Leach, 1825 |
| Sottofamiglie | |
| vedi testo | |
Iblidae Leach, 1825 è una famiglia di cirripedi peduncolati marini appartenenti al superordine Phosphatothoracica.[1][2]
Frutto di una profonda revisione della classe Thecostraca redatta nel 2021 da un gruppo di ricercatori coordinati dal taiwanese Benny Kwok-Kan Chan, è una delle 65 famiglie in cui si suddivide l'intera classe in base ai principali eventi morfologici nell'evoluzione dei cirripedi proposti alla comunità scientifica.[2]
Descrizione
A questo gruppo tassonomico appartengono cirripedi peduncolati caratterizzati dal sale con cui è costituito l'involucro esterno, il fosfato di calcio, una forma considerata primitiva e con le parti dure, tuttavia debolmente mineralizzate, tra le più simili ai primi organismi fossili, interpretato come antico clado di cirripedi toracici con origini nel Paleozoico inferiore.[3] Il carapace è infatti costituito da solo quattro piastre fosfatiche, dove scuto e terga sono accoppiati.[4] Questo peculiare aspetto era già stato notato da Charles Darwin, determinando l'unicità di questo gruppo dalla descrizione dei suoi tratti morfologici salienti, con cirri relativamente indifferenziati, l'armamento capitolare e peduncolare in gran parte chitinoso e la posizione post-orale del muscolo adduttore del carapace, caratteristiche simili a quelle che in seguito sarebbero state accostate alle specie riclassificate come Acrothoracica e ritrovate molti anni più tardi negli Ascothoracida, a quel tempo non ancora scoperti.[3] Studi recenti relativi all'analisi genetica molecolari degli esemplari in laboratorio hanno definitivamente confermato la filogenesi che fa risalire questo gruppo quello più antico ancota vivente.[3]
Tassonomia
Il primo esemplare studiato dal naturalista francese Georges Cuvier, dall'Isola dei Canguri, nell'Australia meridionale, nel 1817 fu descritto e classificato come Anatifa quadrivalvis, e solo dopo che venne consegnato a William Elford Leach questo ritenne, riconoscendogli un'unicità che si discostava da quelli fino ad allora conosciuti, di dovergli assegnare una diversa e nuova collocazione tassonomica, il genere Ibla a sua volta parte della famiglia Iblidae.[3]
Fu tuttavia Darwin che nel 1825 diede un'ulteriore unica connotazione alla famiglia, quando studiò la nuova specie Ibla cumingi delle Filippine, in seguito accettata come Ibla sibogae Hoek, 1907, e circa un secolo più tardi riclassificata Ibla cumingi Darwin, 1851, nella fascia costiera della Penisola malese, scoprendone l'evidente dimorfismo sessuale, con il maschio nano che vive nel mantello dell'organismo femminile (in realtà ermafrodita).[3]
Biologia
Riproduzione
Le specie appartenenti a questa famiglia hanno un evidentissimo dimorfismo sessuale, con individui maschili ed ermafroditi (androdioici). I maschi, di taglia nana e che prendono il nome di maschi complementari, vivono a strettissimo contatto con la femmina, ospiti nelle cavità del loro mantello, e che, non nutrendosi affatto, hanno vita breve. Le uova vengono incubate nel carapace, allevate al suo interno in tutti i primi stadi larvali e rilasciate solo all'ultima muta, come cypris, nuotando come parte dello zooplancton in attesa dell'ultima mutazione che andrà alla ricerca di un adatto substrato al quale ancorarsi come giovane adulto.[5]
Tassonomia
Il superordine comprende due sole sottofamiglie, entrambe monotipiche, qui di seguito elencate:[1]
- Iblinae Leach, 1825
- Ibla Leach, 1825
- Neoiblinae Buckeridge & Newman, 2006
- Neoibla Buckeridge & Newman, 2006
Note
- 1 2 (EN) Iblidae, su WoRMS.
- 1 2 Chan et al, 2021
- 1 2 3 4 5 Buckeridge & Newman, 2006, p. 2
- ↑ Chan et al, 2021, p. 810
- ↑ Buckeridge & Newman, 2006, p. 3
Bibliografia
- (EN) John St James Stewart Buckeridge e William Anderson Newman, A revision of the Iblidae and the stalked barnacles (Crustacea: Cirripedia: Thoracica), including new ordinal, familial and generic taxa, and two new species from New Zealand and Tasmanian waters, in Zootaxa, vol. 1136, Auckland, Magnolia Press, February 2006, pp. 1-38, DOI:10.11646/zootaxa.1136.1.1, ISSN 1175-5326. URL consultato il 20 febbraio 2026.
- (EN) John St James Stewart Leach e William Anderson Newman, A revision of the Iblidae and the stalked barnacles (Crustacea: Cirripedia: Thoracica), including new ordinal, familial and generic taxa, and two new species from New Zealand and Tasmanian waters, in Zootaxa, vol. 1136, Auckland, Magnolia Press, February 1825, pp. 1-38, DOI:10.11646/zootaxa.1136.1.1, ISSN 1175-5326. URL consultato il 20 febbraio 2026.
- (EN) Benny K.K. Chan et al., The evolutionary diversity of barnacles, with an updated classification of fossil and living forms, in Zoological Journal of the Linnean Society, vol. 193, n. 3, London, Oxford University Press, 25 February 2021, pp. 789-846, DOI:10.1093/zoolinnean/zlaa160, ISSN 1096-3642. URL consultato il 20 febbraio 2026.
- (EN) Joel W. Martin e George E. Davis, An Updated Classification of the Recent Crustacea (PDF), collana Science Series, n. 39, Natural History Museum of Los Angeles, 2001, ISBN 1-891276-27-1. URL consultato il 20 febbraio 2026 (archiviato dall'url originale il 29 dicembre 2009).
Altri progetti
Wikispecies contiene informazioni su Iblidae
Collegamenti esterni
- (EN) Iblidae, su Catalogue of Life.
- (EN) Iblidae, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
- (EN) Iblidae, su ITIS.
- (EN) Iblidae, su WoRMS.
