Il fratello

Il fratello
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1975
Durata90 min
Generedrammatico
RegiaMassimo Mida Puccini[1]
SoggettoMassimo Mida Puccini
SceneggiaturaMassimo Mida Puccini, Antonio Saguera e Dante Troisi
Casa di produzioneRai, R.E.I.A.C. Film
Distribuzione in italianoItalnoleggio Cinematografico
FotografiaAngelo Bevilacqua
MontaggioMassimo Mida Puccini e Velia Santini
MusicheEgisto Macchi
ScenografiaSergio Palmieri
CostumiLuciana Marinucci
Interpreti e personaggi

Il fratello è un film italiano del 1975 diretto da Massimo Mida.

Trama

Marco è un uomo di mezza età che, dopo aver inutilmente tentato una carriera come regista cinematografico, ha ripiegato sull'insegnamento in una scuola media di una borgata romana. Fidanzato con una ragazza polacca, ha una segreta angoscia: quella di non essere mai riuscito a instaurare un dialogo con suo fratello Bruno, che invece nel cinema ha sfondato ed è diventato celebre. Solo una volta ci era riuscito, quando entrambi si trovavano in carcere, negli anni della resistenza. Così affiorano i ricordi di Marco, che accusa via via il fratello di indifferenza, di cinismo, di insensibilità, come quando decisero insieme di uscire dal partito comunista in seguito alla invasione sovietica dell'Ungheria e il fratello si tirò indietro all'ultimo momento senza dare una spiegazione. Riavvolgendo la pellicola del passato, vengono fuori altri episodi di disaccordo e di contrasto, ma Marco rimprovera anche sé stesso per non aver saputo reagire per debolezza di carattere e per non essere riuscito neanche a imporsi sui suoi allievi della scuola media.

Ora che il fratello è ricoverato in ospedale per una grave malattia, Marco vorrebbe riprendere il dialogo con lui e aprirsi con sincerità, ma prima che questo desiderio si realizzi, l'ammalato muore e a Marco non rimane che frugare nei propri rimorsi e nelle proprie gelosie.[2]

Produzione

In questa opera di straziante autobiografismo il regista racconta, senza infingimenti,[3] il suo rapporto con il fratello maggiore Gianni Puccini, affermato regista e sceneggiatore morto a 54 anni, denunciando la propria incapacità di comunicazione e mettendo allo scoperto una somma di dati autobiografici in uno sfogo esistenziale, agghiacciante e rischioso per un cineasta.[2] Il film, finanziato dal Settore Cinema della RAI, debuttò nel marzo 1975 a Sanremo nella Mostra del film d'autore e venne successivamente ripresentato alla Mostra di Venezia, che in quegli anni veniva organizzata in forma di rassegna non competitiva.

Accoglienza critica

  • «tentativo pressoché unico di affidare all'immagine cinematografica la funzione del transfert psicoanalitico.»[2]
  • «pubblica riflessione sul ruolo dell'intellettuale... dialogo insistito e ridondante.»[4]

Note

  1. ↑ Nei titoli in regista si firma aggiungendo il suo vero cognome a quello scelto come artista, che era in realtà il cognome della nonna
  2. 1 2 3 Leonardo Autera, Una nevrosi ininterrotta, in Corriere della Sera, 19 marzo 1975, p. 16
  3. ↑ Giovanni Grazzini, Il cruciverba dell'amore, in Corriere della Sera, 2 settembre 1975, p.13
  4. ↑ Paolo Mereghetti, Dizionario dei film, Baldini+Castoldi, 1994.

Collegamenti esterni