Iliona
| Iliona | |
|---|---|
| Saga | ciclo troiano |
| Nome orig. | Ἰλιόνη (Ilióne) |
| Lingua orig. | greco antico |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Specie | umana |
| Sesso | femmina |
| Luogo di nascita | Troia |
| Professione | regina del Chersoneso di Tracia |
Iliona (in greco antico Ἰλιόνη?, Ilióne) è un personaggio della mitologia greca. Fu una regina del Chersoneso di Tracia.
Etimologia
Il nome Iliona non è solidamente testimoniata nelle fonti greche superstiti (dove la morfologia linguistica classica farebbe presupporre una terminazione in -ώνη). La grande diffusione del nome in ambito letterario si deve alla tradizione latina, a partire dall'omonima tragedia Iliona di Marco Pacuvio, rappresentata con grande successo fino all'epoca di Cicerone e Orazio. Il nome compare inoltre nell'Eneide di Virgilio e nei successivi commenti di Servio[1].
Dal punto di vista linguistico, non si tratta di un antroponimo greco originario, bensì di un aggettivo latino derivato direttamente dal toponimo Ilium (ovvero Troia), assumendo il significato letterale di "troiana" (in analogia con il nome maschile Ilioneo)[1].
Genealogia
Figlia di Priamo,[2][3] sposò Polimestore[4][5][3] che la rese madre di Deipilo.[5]
Mitologia
A differenza di altre figure del ciclo troiano, il personaggio di Iliona non presenta tradizioni nella letteratura greca arcaica od classica e si presenta invece come una figura tipica della rielaborazione mitologica e teatrale romana. Dal punto di vista narrativo, la sua figura è legata al dramma familiare dello scambio delle culle (tra suo figlio Deipilo e suo fratello Polidoro) il quale rappresenta un espediente del personaggio intento a salvare il fratello Polidoro dal futuro eccidio della stirpe reale troiana operato dai Greci vincitori della guerra di Troia.
Le uniche fonti riguardanti Ilione ci sono pervenute grazie ai riferimenti dell'opera perduta Iliona di Marco Pacuvio, ad oggi riportati in riferimenti ritrovati in opere di altri autori latini, tra i quali Cicerone, Orazio, Servio Onorato ed Igino.
La fortuna scenica e le testimonianze letterarie
Sebbene l'opera originale sia andata perduta, la sua esistenza è stata riportata da autori latini suoi contemporanei o successivi che hanno permesso la ricostruzione della scena (già a suo tempo) divenuta più celebre, ovvero il momento in cui lo spettro del figlio si presenta in sogno alla madre per chiederle la sepoltura.
Il testo di questo momento drammatico ci viene tramandato da Cicerone che cita i celebri versi d'apertura (Mater, te appello...) della tragedia di Pacuvio, utilizzandoli come esempio filosofico delle infondate paure umane dopo la morte.[6] Nel passo ciceroniano, però, i personaggi agiscono senza essere esplicitamente nominati, ma la certezza filologica che tale frammento appartenga proprio alla tragedia di Pacuvio e che riguardi Iliona ci viene fornita da Orazio poiché descrive un celebre aneddoto teatrale dell'epoca, in cui l'attore Fufio (crollato in un sonno profondo sul palco perché ubriaco), non fu svegliato nemmeno quando il collega Catieno e l'intero pubblico gli gridarono in coro la battuta chiave della tragedia: «Mater, te appello!».[7]
A completare il quadro mitologico interviene infine il commentatore antico Servio Onorato che, formalizza lo status di Ilona definendola esplicitamente come figlia di Priamo e sposa di Polimestore il re dei Traci, confermando così l'ossatura geopolitica e familiare su cui Pacuvio aveva costruito il proprio dramma.[3]
La versione di Igino
Igino racconta che il marito Polimestore non fu messo al corrente dello scambio tra le culle dei due infanti (suo figlio Deipilo e Polidoro) compiuto da Iliona, e che non sapeva che lei desiderava proteggere il fratello (Polidoro) più del figlio e così, agli occhi del padre, il bambino ospite crebbe come suo figlio e l'altro fu ritenuto il cognato.[5]
Polimestore accettò in seguito un'offerta dai vincitori della guerra (i Greci, che volevano estirpare la stirpe di Priamo), che gli chiedevano di uccidere Polidoro in cambio di una ricompensa in oro e la mano di Elettra, un offerta che lui, avido, accettò. Ma, non avendo mai saputo dello scambio tra le culle, uccise suo figlio Deipilo anziché Polidoro.[5]
Ad Iliona infine, una volta che suo fratello (Polidoro) fu cresciuto non restò che accordarsi con lui per vendicare la morte del figlio accecando e poi uccidendo il marito Polimestore[5] e per poi porre fine alla sua stessa vita suicidandosi.[8]
Lo scettro di Iliona nell'Eneide
Un'ulteriore testimonianza della diffusione della figura di Iliona nella letteratura latina successiva è legata al suo scettro reale. Virgilio menziona infatti lo scettro, un tempo appartenuto alla principessa troiana, come uno dei doni solenni che Enea offre alla regina Didone.[9]
Il commentatore Servio, analizzando il passo virgiliano, annota come lo scettro fosse un dono appropriato per una regina, sollevando il problema filologico della provenienza dell'oggetto ovvero se provenisse dalla città di Troia o dalla Tracia. Servio riporta inoltre una tradizione minoritaria secondo la quale fu la stessa Iliona a fare dono dello scettro al fratellastro Enea prima della caduta di Troia. Infine, il commentatore evidenzia la natura intrinsecamente tragica del personaggio che, pur trattandosi di un dono regale adatto a Dido, gli oggetti appartenuti a Iliona recavano in sé un nefasto presagio di sventure future, prefigurando così il tragico destino della regina cartaginese.[10]
Note
- 1 2 Ezio Pellizer, Iliona (PDF), in Dizionario Etimologico della Mitologia Greca, 2013. URL consultato il 14 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 28 aprile 2018).
- ↑ (EN) Publio Virgilio Marone, Eneide, I, 613, su topostext.org. URL consultato il 18 luglio 2026.
- 1 2 3 (LA) Servio Mario Onorato, Commentarii in Vergilii Aeneidos libros, 3.15, su topostext.org. URL consultato il 19 luglio 2026.
- ↑ (EN) Igino, Fabulae, 240, su topostext.org. URL consultato il 18 luglio 2026.
- 1 2 3 4 5 (EN) Igino, Fabulae, 109, su topostext.org. URL consultato il 18 luglio 2026.
- ↑ (LA) Cicerone, Tusculanae disputationes, LXIV, 106, su la.wikisource.org. URL consultato il 19 luglio 2026.
- ↑ (LA) Quinto Orazio Flacco, Libro II, Satira III, vv. 60-61, in Satire. URL consultato il 19 luglio 2026.««...ei non più sente / Di Fusio allor che pien di vin dormìa / La parte d’Iliona, e non l’avrebbe / Riscosso il suon di mille Cazieni / Gridanti: Ah madre, il tuo soccorso imploro» (Fusio è l'attore ubriaco, Cazieni è chi attende la battuta ed il pubblico grida Mater, te appello per svegliare l'attore addormentato)»
- ↑ (EN) Igino, Fabulae, 243, su topostext.org. URL consultato il 18 luglio 2026.
- ↑ (EN) Virgilio, Eneide, I, 613, su topostext.org. URL consultato il 19 luglio 2026.
- ↑ (EN) Servio Mario Onorato, Commentarii in Vergilii Aeneidos libros, 1.653, su topostext.org. URL consultato il 19 luglio 2026.