Immagine clipeata

L'immagine clipeata (in latino imago clipeata, plurale imagines clipeatae) è un ritratto (in latino imago) racchiuso entro una cornice tonda che ricorda uno scudo della stessa forma (detto in latino clipeus), simile al medaglione.
Storia
Questa tipologia di ritratto nasce nell'antica Grecia, con l'uso di porre immagini eroiche al centro del clipeo (scudo) che accompagnava la statua o il ritratto in costume militare; all'interno dei clipei si usavano raffigurare anche teste e busti di divinità[1].
L'immagine clipeata divenne uno degli stili tipici del ritratto romano, in particolare delle gentes patrizie; le prime sembrano essere state collocate da un Appio Claudio, forse Pulcro, nella propria casa nell'80 a.C. Molto diffuso fu il clipeo nell'arte funebre romana sia pagana che paleocristiana (sarcofagi): il culto degli antenati prevedeva infatti la conservazione delle maschere funerarie di cera dei membri della gens, che venivano portati nelle processioni. Si usò anche nella propaganda imperiale, con l'inserimento della imago clipeata dell'imperatore o del magistrato nei dittici consolari. Queste opere svolsero un ruolo importante nell'arte romana, incentivando lo sviluppo della ritrattistica realista.
In seguito l'immagine clipentrò a far parte dell'iconografia funeraria (comparendo per esempio sui sarcofagi)
Vennero chiamati "clipei" anche le scene inscritte entro un cerchio (detto anche "medaglione"), all'interno di cicli di affreschi o mosaici, non solo di arte romana, ma anche medievale e rinascimentale.
Clipeus virtutis

Tra i massimi esempi di clipei votivi figura il clipeus virtutis augusteo, ritrovato nel santuario di Ottaviano Augusto ad Arelate (odierna Arles) e conservato al Museo di arte antica della medesima città. L'iscrizione su di esso reca:
POPVLVSQVE ROMANVS
IMP CAESARI DIVI F AVGVSTO
COS VIII DEDIT CLVPEVM
VIRTVTIS CLEMENTIAE
IVSTITIAE-PIETATIS-ERGA
Il disco marmoreo, che riprende quello di tradizione ellenistica, è riproduzione del clipeo aureo affisso nella Curia. Riprodotto anche su monete e cammei (di solito associato alla dea Vittoria, che lo sorregge in una mano, secondo la disposizione nella Curia, che lo vedeva accanto alla statua della divinità), riporta l'elenco delle virtù del principe (valore, giustizia, pietà e clemenza). Lo scudo onorario fu dedicato dal Senato ad Augusto nel 26 a.C. Nelle Res Gestae (34, 2), Augusto ricorda l'evento del dono del clipeo, di cui quello marmoreo di Arles è solo una replica:
«34. [...] Per questo mio atto, in segno di riconoscenza, mi fu dato il titolo di Augusto per delibera del senato e la porta della mia casa per ordine dello Stato fu ornata con rami d'alloro, e una corona civica fu affissa alla mia porta, e nella Curia Giulia fu posto uno scudo d'oro, la cui iscrizione attestava che il senato e il popolo romano me lo davano a motivo del mio valore e della mia clemenza, della mia giustizia e della mia pietà. Dopo di che, sovrastai tutti per autorità, ma non ebbi potere più ampio di quelli che mi furono colleghi in ogni magistratura.»
Note
- ↑ CLIPEATE, Immagini, su Treccani. URL consultato il 19 gennaio 2026.
Bibliografia
- (DE) J.Bolten, «Die imago clipeata», Studien zur Gesch. u. Kultur des Altertums XXI, 1. H., Paderborn 1937.
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