Inaco

Inaco
Io riconosciuta dal padre Inaco, dipinto di Victor Honoré Janssens, XVII sec.
Nome orig.Ἴναχος (Ínachos)
Lingua orig.Greco antico
Caratteristiche immaginarie
Speciepotamoi[1]
Sessomaschio
Luogo di nascitaArgo
Professionere di Argo

Inaco (in greco antico Ἴναχος?, Ínachos) è un personaggio della mitologia greca. Fu il primo re di Argo[2] ed il capostipite della dinastia degli Inachidi.[2][3]

Etimologia

Il nome Inaco presenta un'etimologia storicamente oscura e, secondo la critica moderna, è plausibile che tragga origine da un sostrato linguistico pre-greco.[4] Tuttavia, data la natura primordiale del personaggio strettamente interconnessa all'omonimo corso d'acqua, la filologia classica ha evidenziato diverse ipotesi di derivazione autoctona.

Una prima linea interpretativa collega l'etimo al verbo ἰνάοµαι (ináomai), glossato dal lessicografo Esichio con il significato di προΐεσθαι (proíesthai), ovvero "essere spinto avanti" o "scorrere".[4] Sulla base di questa radice e ipotizzando la presenza di una iota lunga, la linguistica comparata — a partire dagli studi di Richard Meister ripresi successivamente nei dizionari etimologici di Hjalmar Frisk e Robert Beekes — accosta il termine al sanscrito isnáti, nell'accezione di "trascinare velocemente" o, più specificamente per un contesto fluviale, "sgorgare".[4] Il nome assumerebbe dunque il valore semantico descrittivo di "corrente impetuosa" o "colui che sgorga velocemente".

Genealogia

Figlio di Oceano[2] e di Teti.[2]

Dalla ninfa oceanina Melia[2] divenne padre di Egialeo[2] e Foroneo.[2][1]

Fu anche il padre di Micene,[5][6][7] di Io[8][9][10][11][12] (avuta da Astioche)[13] e di Argo Panopte.[14]

Il latino Igino fa più riferimenti al fatto che la donna che diede la discendenza ad Inaco sia Argia,[15][16] ma probabilmente confonde la madre dei figli di Inaco con le donne che si unirono ai suoi discendenti.

Mitologia

Strettamente interconnesse alla geografia ed alla civilizzazione dell'Argolide, le vicende mitologiche che vedono protagonista Inaco si dividono tra il suo ruolo di sovrano terreno e la sua natura primordiale di divinità fluviale e, a seconda degli autori, il suo personaggio è a volte un padre con sentimenti umani ed altre un fiume.

Il regno e il culto di Era

Nella tradizione arcaica dell'Argolide, la figura di Inaco segna l'inizio stesso della memoria storica della regione. Secondo quanto riportato da Pausania, la più antica testimonianza locale ricorda Inaco come il sovrano che impose il proprio nome al corso d'acqua principale della pianura argiva (l'omonimo[17] fiume Inaco)[18] e che, inoltre, fu il primo Argivo ad istituire i sacrifici in onore di Era, divinità che diventò la protettrice della città e della pianura circostante.

La disputa tra Era e Poseidone

Quando gli dei olimpi decisero di spartirsi il patrocinio delle città, Poseidone (il dio del mare) ed Era (la regina degli dei), rivendicarono contemporaneamente il possesso dell'Argolide. Per risolvere la disputa senza scatenare un conflitto celeste, le due divinità decisero di rimettersi al giudizio di un tribunale locale composto dalle divinità fluviali della regione, ovvero Inaco, Cefiso ed Asterione.[1]

Inaco (e gli altri due giudici) dopo aver ascoltato le ragioni delle parti, emise il verdetto che stabilì che la terra spettava ad Era (che così divenne la protettrice assoluta di Argo). Poseidone però, offeso per la decisione dei tre potamoi, si vendicò prosciugando per sempre le loro sorgenti e da quel momento il fiume Inaco perse la sua portata perenne e si trasformò in un corso d'acqua stagionale.[1]

La tragedia greca ed il dolore di Inaco

Nelle riscritture dei grandi tragediografi greci del V secolo a.C., la figura di Inaco si spoglia della sua veste cosmica per assumere i tratti profondamente umani di un padre straziato dal dolore. Nel Prometeo incatenato di Eschilo, il dramma del rapimento di Io viene vissuto interamente attraverso gli occhi e i tormenti del vecchio re. Inaco, tormentato da sogni notturni ambigui che gli ordinavano di sacrificare la purezza della figlia ai desideri di Zeus, consulta ripetutamente gli oracoli di Pito e Dodona per comprendere la volontà divina.[19]

Di fronte alla spietata minaccia di Zeus di sterminare l'intera stirpe degli Inachidi con un fulmine, Inaco si trova costretto a cacciare di casa la figlia ed a bandirla per sempre dal regno, accettando così un destino imposto dall'alto che non poté evitare o combattere.[19]

La ricerca di Io

Diodoro Siculo, scrive invece che Inaco, dopo la scomparsa della figlia Io, incaricò Cirno di partire con la sua flotta e di non fare ritorno fino a quando non l'avesse trovata.[10]

La metamorfosi di Io e l'amore del padre

Il poeta latino Ovidio trasforma il dramma greco in un poema epico-mitologico e racconta che Inaco fu l'unico dei fiumi che non partecipò alla riunione delle divinità fluviali poiché, disperato, si era nascosto nella sua grotta a causa della scomparsa della figlia Io, che credeva morta.[20]

Quando Zeus, per nasconderla da Era, trasforma Io in una splendida giovenca bianca, la donna vaga lungo le sponde del fiume Inaco (cioè vicino al padre), ma il fiume (Inaco), non riconoscendola, le si avvicina e le accarezza il viso e le offre dei ciuffi d'erba strappati dal prato. Il dramma tocca il culmine quando Io, incapace di parlare, usa lo zoccolo per tracciare sulla sabbia le lettere del proprio nome, rivelando la sua vera identità al padre e lui, Inaco, colto da un pianto straziante, cinge il collo della giovenca e lamenta il destino di una figlia che non potrà mai dargli dei nipoti umani. Questo avviene prima che Argo Panoptes (il custode dai cento occhi inviato da Era con l'incarico di sorvegliare la donna trasformata in mucca), intervenga per strapparla via dalle braccia di Inaco e condurla su pascoli isolati d'alta montagna per continuare a sorvegliarla.[20]

La variante eziologica del fiume Carano

Un'ulteriore e drammatica variante legata alla metamorfosi fluviale di Inaco ci viene tramandata dal trattato *Sui fiumi* (attribuito a Pseudo Plutarco). In questa narrazione, l'antico corso d'acqua dell'Argolide originariamente si chiamava Caranus ed il cambio del nome avvenne quando Inaco, dopo aver scoperto che Zeus aveva rapito e violato sua figlia Io, si gettò nelle sue acque.[21]

Secondo un'altra tradizione correlata, il re vi si rifugiò per sfuggire alla persecuzione delle Erinni (che l'autore chiama Furie), inviate da Era per punire la stirpe argiva dell'oltraggio subìto e da quel momento quel corso d'acqua prese definitivamente il nome di Inaco.[21]

Morte e successione

Secondo la testimonianza di Apollodoro il primogenito Egialeo morì senza lasciare alcuna discendenza (probabilmente) prima della morte di Inaco. Apollodoro scrive inoltre che la terra governata da Inaco prese il nome del figlio deceduto (Egialea) e che la successione del regno fu data a Foroneo dopo la morte di Inaco.[2]

L'Inaco di Sofocle

Sofocle scrisse un'opera (oggi perduta) intitolata Inaco, di cui ne sopravvivono oggi soltanto numerosi frammenti papiracei.[22]

Localizzazione geografica del fiume

Il profondo legame tra il mito di Inaco e la geografia del mondo greco ha generato nell'antichità un complesso dibattito sull'esatta identificazione del corso d'acqua. Le fonti storiche e i frammenti letterari identificano principalmente tre fiumi omonimi:

  • Inaco argivo: è il fiume principale del mito, che sorge nelle alture tra l'Argolide e l'Arcadia (tra i monti Artemision e Lirceo) ed attraversa la pianura di Argo prima di sfociare nel golfo argolico.
  • Inaco etolo: un affluente del fiume Acheloo, che scende dalle montagne del Pindo e scorre nella regione della Tessaglia e dell'Etolia.
  • Inaco epirota (o anfilochico): un corso d'acqua che sorgeva dal monte Lacmo (nell'Epiro), attraversava il territorio dei Perrebi e bagnava la città di Argo d'Anfilochia.

L'aspetto più affascinante di questa triplicazione geografica risiede nel fatto che gli stessi antichi Greci tentarono di unificare questi fiumi attraverso il mito. Come riportato dal geografo Strabone (che cita esplicitamente il frammento 271 Radt dell'Inaco di Sofocle), esisteva una radicata tradizione poetica secondo cui l'Inaco epirota non si gettasse semplicemente nell'Acheloo, ma scorresse sotto il letto del mare per via sotterranea, riemergendo miracolosamente nell'Argolide come Inaco argivo, unendo così le due patrie di Inaco in un unico e sacro flusso divino.[22]

Note

  1. 1 2 3 4 (EN) Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia II, 15.5, su topostext.org. URL consultato il 30 giugno 2026.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Apollodoro, Biblioteca, libro II, 1.1, su topostext.org. URL consultato il 25 giugno 2026.
  3. ↑ Acusilao, Frammento 23 (FGrH 2 F 23).
  4. 1 2 3 Ezio Pellizer, Inaco (PDF), in Dizionario Etimologico della Mitologia Greca, 2013, pp. 128. URL consultato il 24 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 28 aprile 2018).
  5. ↑ Scolii a Omero, Odissea, II, 120, che cita Ferecide di Atene: Μυκήνη Ἰνάχου θυγάτηρ καὶ Μελίας τῆς Ὠκεανοῦ· ἧς καὶ Ἀρέστορος [Ἄργος] ("Micene, figlia di Inaco e di Melia figlia di Oceano; dalla quale e da Arestore [nacque Argo]").
  6. ↑ (EN) Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia II, 16.4, su topostext.org. URL consultato il 30 giugno 2026.
  7. ↑ (EN) Esiodo, frammento, GE.F9, su topostext.org. URL consultato il 25 giugno 2026.
  8. ↑ (EN) Erodoto, Storie, libro I, 1.1, su topostext.org. URL consultato il 25 giugno 2026.
  9. ↑ (EN) Sofocle, Elettra, 1, su topostext.org. URL consultato il 25 giugno 2026.
  10. 1 2 (EN) Diodoro Siculo, Bibliotheca Historica, libro V, 60.3, su topostext.org. URL consultato il 30 giugno 2026.
  11. ↑ (EN) Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia III, 18.13, su topostext.org. URL consultato il 30 giugno 2026.
  12. ↑ (EN) Suda, Ἰώ, 453, su topostext.org. URL consultato il 29 giugno 2026.
  13. ↑ Scolii a Euripide, Le Fenicie, 1116.
  14. ↑ (EN) Apollodoro, Biblioteca, II, 1.3, su topostext.org. URL consultato il 1º luglio 2026.
  15. ↑ (EN) Igino, Fabulae, 143, su topostext.org. URL consultato il 23 giugno 2026.
  16. ↑ (EN) Igino, Fabulae, 145, su topostext.org. URL consultato il 23 giugno 2026.
  17. ↑ (EN) Strabone, Geografia, Libro VIII, 6.7, su topostext.org. URL consultato il 1º luglio 2026.
  18. ↑ (EN) Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia II, 15.4, su topostext.org. URL consultato il 1º luglio 2026.
  19. 1 2 (EN) Eschilo, Prometeo incatenato, 551-686, su topostext.org. URL consultato il 1º luglio 2026.
  20. 1 2 (EN) Ovidio, Metamorfosi, Libro I, 568-746, su topostext.org. URL consultato il 1º luglio 2026.
  21. 1 2 (EN) Pseudo Plutarco, De Fluvis, 18, su topostext.org. URL consultato il 1º luglio 2026.
  22. 1 2 (EN) The Fragments of Sophocles, Pearson.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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