Innocenzo Leonelli

Il venerabile Innocenzo Leonelli (Fossombrone, 28 dicembre 1592 – Brescia, 25 aprile 1625) è stato un religioso e militare italiano.

Detto anche “l’eremita di Maddalena”, fu un soldato la cui fervente religiosità lo portò a giurare di combattere solo i nemici della fede cattolica. Era figlio di una “famiglia ricca e seminobile” Suo padre, Giulio Leonelli, era un avvocato molto stimato e un tempo governatore di Torino. I suoi fratelli erano Mutatesia Leonelli, che fu nominato tesoriere delle camere pontificie da papa Urbano VIII, e il missionario carmelitano scalzo Ignazio di Gesù.

Combatté dapprima in Lombardia e in seguito, nel 1617, servì la sua fede combattendo contro i protestanti in Boemia e Ungheria. Nel 1620 o 1622 dopo essere tornato dalle sue campagne, diede le sue ricchezze ai poveri e rinunciò al suo nome; cercando la pace, si rinchiuse nell'eremo di Santa Maria Maddalena a Brescia, prendendo il nome di Tiburzio Lazzari. Trascorreva il suo tempo con i malati e i bisognosi, offrendo loro conversazione e consolazion, e lasciava l'eremo solo per andare a mendicare l'elemosina.[1]

La vita da eremita minò la sua salute e si ammalò gravemente. I ricchi di Brescia gli offrirono aiuto nei loro palazzi, ma lui li rifiutò. Chiese invece di essere portato in un ospedale per morire tra le stesse persone che aveva precedentemente assistito. Dopo la sua morte nell'aprile del 1625, i fedeli lo considerarono così santo che il vescovo di Brescia dovette proteggere il suo corpo da coloro che lo volevano come reliquie. Il vescovo in seguito indisse un processo per esaminare la sua vita e le sue opere, allora a Leonelli fu conferito il titolo di "venerabile".

Due anni dopo la sua morte, i reggenti dell'ospedale lo seppellirono di nuovo in una tomba di marmo pregiato. La tomba fu spostata nel 1733 nell'ambito dei lavori di restauro e miglioramento effettuati in quel periodo al tempio di Santa Lucia.

Note

  1. ↑ LEONELLI Serbellonghi Innocenzo - Enciclopedia Bresciana, su www.enciclopediabresciana.it. URL consultato il 3 luglio 2026.

Bibliografia

Collegamenti esterni