Intermedio
L'intermedio è una forma rinascimentale di spettacolo teatrale e musicale, di origine italiana, eseguita tra un atto e l'altro di commedie, tragedie o altri lavori teatrali. Poteva comprendere musica, canto, ballo, declamazione, apparati scenici, soggetti allegorici o mitologici e forme di spettacolarità cortigiana.[1][2]
Nato come semplice inserto musicale o scenico tra le parti di una rappresentazione, l'intermedio assunse progressivamente autonomia spettacolare, fino a sviluppare trame e apparati distinti da quelli dell'opera teatrale principale. Nel corso del XVI secolo divenne uno degli elementi più rilevanti delle feste di corte, specialmente in Italia centrale, e contribuì alla formazione del teatro musicale moderno e del melodramma.[3]
Definizione e terminologia
Nel lessico teatrale e musicale, il termine "intermezzo" indica in generale una breve azione scenica inserita tra un atto e l'altro o tra due quadri successivi di una rappresentazione. La tradizione dell'intermezzo ha però precedenti nell'"intermedio", definito da Treccani come un breve spettacolo drammatico-musicale di origine italiana, inserito nel XVI secolo tra gli atti di tragedie, commedie, opere serie e altri spettacoli.[1]
Nell'uso storico, l'intermedio cinquecentesco non va confuso con l'intermezzo comico sei-settecentesco. La voce "Intermezzo scenico" dell'"Enciclopedia Italiana" distingue infatti gli intermezzi successivi dall'intermezzo cinquecentesco, "detto di solito intermedio", dotato di carattere proprio.[2]
Il termine indica dunque, nel contesto rinascimentale, una forma scenico-musicale distinta sia dal semplice intervallo sia dall'intermezzo buffo settecentesco. L'intermedio poteva avere funzione di pausa fra gli atti, ma anche valore autonomo come episodio spettacolare, allegorico, encomiastico o celebrativo.[1][2]
Sviluppo storico
Gli intermedi derivarono dagli interludi e dagli inserti musicali o spettacolari posti fra le parti di una rappresentazione. In origine ebbero una funzione subordinata rispetto alla commedia o alla tragedia in cui erano inseriti, ma nella pratica teatrale rinascimentale assunsero crescente importanza, fino a costituire in alcuni casi il centro dell'intero spettacolo.[4][5]
Nel teatro del tardo Quattrocento e del Cinquecento gli intermedi furono usati per separare gli atti delle commedie classiche in latino e delle imitazioni moderne in volgare. La loro presenza rispondeva anche a esigenze sceniche: la struttura del teatro e la concezione unitaria della scena rendevano complessi i cambiamenti di ambientazione, e l'intermedio permetteva di occupare lo spazio tra le varie parti della rappresentazione.[4][6]
In molte occasioni gli intermedi non avevano un rapporto stretto con la trama della commedia o della tragedia principale. Potevano invece sviluppare un proprio soggetto allegorico, pastorale o mitologico, con legami solo generali o simbolici con l'evento celebrato.[2][3]
Caratteri scenici e musicali

Gli intermedi di corte potevano comprendere musica vocale e strumentale, danza, azione scenica, scenografie, macchine teatrali e apparati allegorici. La loro funzione non era soltanto quella di separare gli atti, ma anche di manifestare la magnificenza della corte promotrice attraverso immagini, simboli, effetti scenici e composizioni musicali.[3]
Secondo Luca Zoppelli, nel Cinquecento gli intermedi furono cicli di spettacoli allestiti fra gli atti di commedie parlate, spesso privi di vero sviluppo drammatico e fondati sulla rappresentazione statica di episodi mitologici. Essi avevano carattere simbolico e celebrativo, facevano uso di scenografie fastose e macchine teatrali, e impiegavano forme musicali diverse, dal madrigale profano alla canzonetta, dal canto monodico alle sezioni strumentali.[3]
La varietà dei mezzi espressivi rese gli intermedi un luogo di sperimentazione per il rapporto fra testo, musica, scena e apparato visivo. In particolare, l'uso della monodia e di forme di canto drammatico contribuì a preparare alcuni aspetti del teatro musicale del primo Seicento.[3]
Intermedi di corte
Una particolare importanza ebbero gli intermedi allestiti nelle feste di corte. Essi furono spesso legati a occasioni dinastiche, nuziali o celebrative, nelle quali lo spettacolo serviva a rappresentare simbolicamente il prestigio politico e culturale della famiglia committente.[4][5]
Tra gli esempi più noti vi furono gli intermedi organizzati alla corte dei Medici a Firenze. Le feste nuziali medicee del XVI secolo, e in particolare quelle del 1589 per il matrimonio di Ferdinando I de' Medici con Cristina di Lorena, rappresentarono un momento di grande sviluppo del genere.[4][3]
Gli Intermedi della Pellegrina, eseguiti a Firenze nel 1589 fra gli atti della commedia La Pellegrina di Girolamo Bargagli,[7] sono considerati uno degli esempi più importanti di intermedio tardo-cinquecentesco. La loro rilevanza è legata sia alla ricchezza scenografica sia all'impiego della monodia in un contesto teatrale, in una fase immediatamente precedente alla nascita dell'opera in musica.[3]
Intermedio e nascita dell'opera
Gli intermedi ebbero un ruolo significativo nella storia dello spettacolo musicale italiano perché contribuirono a preparare la nascita dell'opera in musica. Nel corso del XVI secolo l'opera fu preceduta da forme di spettacolo cortigiano che prevedevano l'uso della musica, fra cui intermedi e trionfi.[3]
In questo contesto, gli intermedi permisero di sperimentare l'integrazione fra canto, azione scenica, apparato mitologico e rappresentazione visiva. Le forme musicali impiegate comprendevano madrigali, canzonette, canto monodico e interventi strumentali; questa varietà favorì lo sviluppo di una nuova concezione del teatro musicale, nella quale il canto poteva assumere funzione drammatica.[3]
Gli intermedi del 1589 per La Pellegrina sono particolarmente rilevanti per il frequente uso della monodia in un contesto scenico. Secondo Zoppelli, essi furono importanti in vista dei futuri sviluppi dello spettacolo musicale e del passaggio verso la favola per musica e il melodramma.[3]
Differenza dall'intermezzo comico
L'intermedio rinascimentale e primo-seicentesco va distinto dall'intermezzo comico che, tra la fine del XVII e il XVIII secolo, si sviluppò come genere autonomo e contribuì alla formazione dell'opera buffa. Treccani ricorda che il soggetto dei primi intermezzi seicenteschi era ancora ispirato, come negli intermedi, alla mitologia, mentre la tendenza comica si definì solo più tardi, dal 1676 circa.[1][2]
L'opera buffa settecentesca si sviluppò a partire dai primi intermezzi comici inseriti tra gli atti dei drammi seri, seguendo poi una linea autonoma rispetto all'opera seria.[8]
Per il teatro di corte tra Cinque e primo Seicento, dunque, il termine "intermedio" indica prevalentemente un episodio scenico-musicale allegorico, mitologico, pastorale o celebrativo; non designa ancora l'intermezzo comico settecentesco, fondato su intrecci buffi, personaggi di condizione sociale non eroica e autonomia drammaturgica più marcata.[2][8]
Esempi nel primo Seicento
Nel primo Seicento la tradizione degli intermedi continuò a essere impiegata in contesti celebrativi e dinastici. Un esempio tardo è costituito dall'Ilarocosmo, ovvero il mondo lieto di Pietro Pace, su testo di Ignazio Bracci, concepito per le nozze di Federico Ubaldo Della Rovere con Claudia de' Medici.[9]
L'opera è definita da Gregorio Moppi un'azione allegorico-mitologica articolata in un prologo e tre intermezzi. Angelo Solerti descrive il manoscritto Vaticano Urbinate 379 come contenente la partitura e il testo poetico dell'Ilarocosmo, ovvero Il mondo lieto; nel manoscritto la musica è attribuita a Pietro Pace, organista della Santa Casa di Loreto.[10]
Gli intermezzi dell'Ilarocosmo devono quindi essere intesi nel quadro degli intermedi di corte tra Cinque e Seicento: episodi drammatico-musicali di carattere allegorico ed encomiastico, legati al contesto festivo e dinastico delle nozze roveresche del 1621, e non intermezzi comici nel senso settecentesco del termine.[9][10]
Note
- 1 2 3 4 Intermezzo, su treccani.it.
- 1 2 3 4 5 6 Andrea Della Corte, Intermezzo scenico Enciclopedia Italiana, su treccani.it.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Luca Zoppelli, L'opera I. Seicento e Settecento (PDF), su scuolateatromusicale.it.
- 1 2 3 4 Federico Ghisi, Feste musicali della Firenze Medicea, Firenze, Forni, 1939.
- 1 2 Nino Pirrotta, Poesia e musica e altri saggi, Firenze, La Nuova Italia, 1994.
- ↑ Nino Pirrotta, Musica tra medioevo e Rinascimento, Einaudi, 1997.
- ↑ Bargagli, Girolamo Enciclopedia online, su treccani.it.; Nino Borsellino, Bargagli, Girolamo Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 6 (1964), su treccani.it, 1964.
- 1 2 Cecilia Panti, Dall'intermezzo all'opera buffa, su treccani.it.
- 1 2 Gregorio Moppi, Pace, Pietro Dizionario Biografico degli Italiani (2014), su treccani.it, 2014.
- 1 2 Solerti1905, pp.159–160
Bibliografia
- Intermezzo, su treccani.it.
- Andrea Della Corte, Intermezzo scenico Enciclopedia Italiana, su treccani.it.
- Cecilia Panti, Dall'intermezzo all'opera buffa, su treccani.it.
- Luca Zoppelli, L'opera I. Seicento e Settecento (PDF), su scuolateatromusicale.it.
- Federico Ghisi, Feste musicali della Firenze Medicea, Firenze, Forni, 1939.
- Nino Pirrotta, Poesia e musica e altri saggi, Firenze, La Nuova Italia, 1994.
- Nino Pirrotta, Musica tra medioevo e Rinascimento, Einaudi, 1997.
- Gregorio Moppi, Pace, Pietro Dizionario Biografico degli Italiani (2014), su treccani.it, 2014.
- Angelo Solerti, Musica, ballo e drammatica alla corte medicea dal 1600 al 1637 (PDF), Firenze, R. Bemporad & Figlio, 1905.