Isidoro Wiel

Isidoro Wiel
NascitaPadova, 1º gennaio 1897
MorteMare Adriatico, 6 agosto 1928 (31 anni)
Cause della mortenaufragio
Luogo di sepolturaCimitero dell'Arcella, Padova
Dati militari
Paese servitoItalia (bandiera) Italia
Forza armataRegia Marina
Anni di servizio1915-1928
GradoCapitano di corvetta
GuerreGuerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Decorazionivedi qui
Studi militariRegia Accademia Navale di Livorno
dati tratti da Uomini della Marina, 1861-1946[1]
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Isidoro Wiel (Padova, 1º gennaio 1897 – Mare Adriatico, 6 agosto 1928) è stato un militare e marinaio italiano, distintosi come ufficiale imbarcato su varie navi nel corso della prima guerra mondiale. Dopo aver comandato varie unità sommergibili, nel 1928 assunse il comando del battello F 14 andato perso per collisione con il cacciatorpediniere Giuseppe Missori il 6 agosto 1928[2].

Biografia

Nacque a Padova il 1º gennaio 1897.[1] Nel 1911 fu ammesso a frequentare la Regia Accademia Navale di Livorno da cui uscì, con il grado di guardiamarina, nel 1915.[1] Mentre frequentava l'Accademia navale come allievo, nel 1912 prese parte alla guerra italo-turca imbarcato sulla nave scuola Flavio Gioia.[1] Dopo l'entrata in guerra del Regno d'Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, prese parte alle operazioni belliche dapprima imbarcato sulla nave da battaglia Giulio Cesare, e poi su varie unità leggere di superficie impiegate nella scorta ai convogli diretti verso l'Albania.[1] Nel 1918 fu imbarcato sull'incrociatore protetto Basilicata e poi sulla corazzata Enrico Dandolo.[1] Fu promosso tenente di vascello nel novembre 1918, e poi, dopo la fine delle ostilità, si imbarcò sulla cannoniera Pietro Verri in qualità di vicecomandante.[1] Dopo aver frequentato un corso di specializzazione sull'utilizzo dei siluri, fu assegnato alla Scuola torpedinieri di La Spezia, e nel 1928 completò lo studio su una torpedine oscillante che gli valse l'assegnazione della medaglia d'oro di 1ª classe per lavori utili alla Regia Marina.[1] Nel 1924 fu assegnato alla specialità sommergibili imbarcandosi in successione come comandante sui battelli H 4, H 1, H 3 e H 7.[1] Dopo aver frequentato la Scuola di comando navale, ed essere stato promosso capitano di corvetta, nell'aprile successivo assunse il comando del sommergibile F 14.[2] Il 6 agosto 1928 l'unità salpò da Pola per un'esercitazione d'attacco a una formazione navale composta dall'incrociatore leggero Brindisi e dall'esploratore Aquila, con la scorta della V Flottiglia Cacciatorpediniere, da Parenzo a Pola.[2] Durante la manovra andò a quota periscopica di prora alla squadriglia di scorta.[1] Lo F 14 fu avvistato dal cacciatorpediniere Giuseppe Missori quando si trovava a 180-160 metri di distanza dal CT; a nulla valsero le manovre del Missori (timone a dritta e macchine indietro tutta) e del sommergibile (accostata a dritta), che si trovava pressoché immobile, quasi in affioramento: il cacciatorpediniere speronò lo F 14 a poppavia del portello di poppa, aprendo nello scafo una falla di 60 centimetri per 25, il sommergibile sbandò a dritta, si appoppò, impennò la prua spingendola fuor d'acqua e affondò 7 miglia ad ovest di San Giovanni in Pelago (Pola) su un fondale di circa 40 m.[2][1]

Fu successivamente tentata una manovra di sollevamento a mezzo del grosso pontone a gru GA 141, da 240 tonnellate, al comando del capitano di corvetta Tullio Vian, giunto appositamente da Pola.[2] L'operazione di soccorso durò in tutto 34 ore, ma tutti i membri dell'equipaggio furono trovati morti a causa delle esalazioni dovute al cloro alle batterie degli accumulatori e per l'eccesso di anidride carbonica.[1] Nei momenti del sollevamento egli tenne un brogliaccio di bordo descrivendo la drammatica situazione, e scrivendo fino a quando poté.[1] Fu insignito della medaglia d'argento al valor militare alla memoria.[1] Una via di Padova e una scuola a Santa Croce Bigolina portano il suo nome.

Onorificenze

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«Investito il sommergibile al suo comando durante un'esercitazione navale , compiva fino all'ultimo, con grande fermezza d'animo il suo dovere dando così altissimo esempio all'equipaggio che così affrontava con lui la morte. Acque di Pola, 6 agosto 1928.»
— Regio Decreto 25 marzo 1929.

Note

Bibliografia

  • Paolo Alberini e Franco Prosperini, Uomini della Marina, 1861-1946, Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Marina Militare, 2016, ISBN 978-8-89848-595-6.
  • Franco Favre, La Marina nella Grande Guerra. Le operazioni aeree, navali, subacquee e terrestri in Adriatico, Udine, Gaspari Editore, 2008.
  • Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2002, ISBN 978-8-80450-537-2.
  • Mario Maffi, La Vittoria in Adriatico, Milano, Alfieri e Lacroix, 1919.

Collegamenti esterni