Jafar Sharif-Emami
| Jafar Sharif-Emami | |
|---|---|
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| Primo ministro dello Stato Imperiale dell'Iran | |
| Durata mandato | 27 agosto 1978 – 6 novembre 1978 |
| Monarca | Mohammad Reza Pahlavi |
| Predecessore | Jamshid Amouzegar |
| Successore | Gholam Reza Azhari |
| Durata mandato | 31 agosto 1960 – 5 maggio 1961 |
| Monarca | Mohammad Reza Pahlavi |
| Predecessore | Manouchehr Eghbal |
| Successore | Ali Amini |
| Presidente del Senato | |
| Durata mandato | 11 settembre 1964 – 27 marzo 1978 |
| Dati generali | |
| Partito politico | Partito della Resurrezione della Nazione Iraniana |
| Università | Università di Teheran |
Jafar Sharif-Emami (Teheran, 17 giugno 1912 – New York, 16 giugno 1998) è stato un politico iraniano, Primo ministro sotto lo scià Pahlavi dal 1960 al 1961 e nel 1978, rifugiatosi in seguito alla rivoluzione islamica negli Stati Uniti d'America[1].
Biografia
Sharif-Emami nacque a Teheran il 17 giugno 1912 in una famiglia di tradizione religiosa; suo padre era un mullah[2]. Dopo aver completato gli studi liceali, fu inviato insieme ad altri trenta studenti in Germania, dove rimase per circa diciotto mesi. Rientrò in Iran nel 1930 e iniziò a lavorare presso l'organizzazione delle ferrovie statali, incarico che mantenne fino all'invasione anglo-sovietica dell'Iran. In seguito fu mandato in Svezia per una formazione tecnica, completata nel 1939 con il conseguimento della laurea in ingegneria, prima del suo ritorno in patria.[1]
Carriera politica
Sharif-Emami iniziò la sua carriera presso le ferrovie statali iraniane nel 1931[3]. Nell'estate del 1943 fu arrestato con l'accusa di presunti legami con la Germania e detenuto insieme a numerosi esponenti dell'élite iraniana. Dopo la scarcerazione fu nominato direttore generale dell'Agenzia per l'irrigazione.[1] Nel 1950 divenne sottosegretario alle Strade e Comunicazioni e, nello stesso anno, il primo ministro e generale Haj Ali Razmara lo designò ministro ad interim, per poi conferirgli l'incarico di ministro delle Strade nel suo gabinetto inaugurato nel giugno 1950: si trattò della sua prima esperienza ministeriale.[1]

In seguito fu ministro dell'Industria e delle Miniere nel governo di Manuchehr Eqbal. Ricoprì la carica di primo ministro in due occasioni: dal 1960 al 1961 e nuovamente nel 1978, pochi mesi prima della caduta della monarchia. Fu nominato capo del governo dallo Scià il 27 agosto 1978, in considerazione dei suoi rapporti con il clero, succedendo a Jamshid Amouzegar. Presentò le dimissioni il 5 novembre dello stesso anno e venne sostituito da Gholam Reza Azhari.
Durante il suo breve mandato tentò di allentare la tensione politica adottando alcune misure di apertura, tra cui la chiusura dei casinò, l'abbandono del calendario imperiale, lo scioglimento del partito Rastakhiz e la legalizzazione dell'attività di più partiti politici. Nonostante ciò, i suoi sforzi riformatori furono oscurati dal Massacro di Zahedan, detto anche massacro del Venerdì Nero, in piazza Jaleh l'8 settembre 1978, dalle manifestazioni di piazza, dall'instaurazione della legge marziale e dagli scioperi generali, che paralizzarono l'economia del Paese. Le rivolte del 5 novembre 1978 lo spinsero infine a rassegnare le dimissioni[4].
Sharif-Emami fu inoltre a lungo presidente del Senato iraniano[5] e presidente della Fondazione Pahlavi. Era considerato uno dei collaboratori più vicini allo Scià.
Vita privata
Sharif-Emami era sposato e aveva tre figli, due femmine e un maschio. Per alcuni anni ricoprì la carica di Gran Maestro della Gran Loggia massonica dell'Iran, posizione che gli conferì una certa influenza informale all'interno dell'élite politica del Paese.
Gli ultimi anni e la morte
Dopo la rivoluzione islamica del 1979, Sharif-Emami lasciò l'Iran e si stabilì nell'Upper East Side di Manhattan, a New York. Negli Stati Uniti ricoprì inizialmente la carica di presidente della Fondazione Pahlavi, dalla quale in seguito si dimise. Morì il 16 giugno 1998, un giorno prima del suo ottantaseiesimo compleanno, in un ospedale di New York. Fu sepolto a Valhalla, nello Stato di New York.
Note
- 1 2 3 4 (EN) Memoirs of Sharif-Emami, Prime Minister, Ibex Publishers, 1999, ISBN 0-932885-22-5.
- ↑ (FA) کابینه و عملکرد جعفر شریفامامی, su psri.ir.
- ↑ Jafar Sharif-Emami, 87, Aide To Shah and a Prime Minister, su nytimes.com.
- ↑ 1978: Iran's PM steps down amid riots, su news.bbc.co.uk.
- ↑ (EN) Centri di potere in Iran (PDF), su 2001-2009.state.gov.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (EN) Jafar Sharif-Emami, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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