Jean-Jacques Uhrich
| Jean-Jacques Alexis Uhrich | |
|---|---|
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| Nascita | Phalsbourg, 5 febbraio 1802 |
| Morte | Parigi, 9 ottobre 1886 |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | Esercito del Secondo Impero francese |
| Arma | Fanteria |
| Anni di servizio | 1820 - 1870 |
| Grado | Generale di divisione |
| Guerre | Conquista francese dell'Algeria Guerra di Crimea Seconda guerra d'indipendenza italiana Guerra franco-prussiana |
| Battaglie | Assedio di Sebastopoli Battaglia di Magenta Assedio di Strasburgo |
| Decorazioni | vedi qui |
| Studi militari | École spéciale militaire de Saint-Cyr |
| Pubblicazioni | vedi qui |
| dati tratti da Uhrich Jean-Jacques Alexis[1] | |
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Jean-Jacques Alexis Uhrich (Phalsbourg, 5 febbraio 1802 – Parigi, 9 ottobre 1886) è stato un generale francese, che fu comandante di della 2ª Divisione del 5° Corpo d'armata durante la seconda guerra d'indipendenza italiana (1859), e comandante della 6ª Divisione militare e governatore militare di Strasburgo nel corso della guerra franco-prussiana (1870-1871). Decorato con la Gran croce della Legion d'onore.
Biografia

Nacque a Phalsbourg, in Alsazia, il 5 ottobre 1802, figlio di Michel François, capitano del genio, e di Marie Vidal.[1] Fu prozio del generale Maurice Gamelin (1872–1958). Frequentò dal 1818 al 1820 la École spéciale militaire de Saint-Cyr, ricevendo il decreto di promozione alla presenza di re Luigi XVIII a Saint-Cloud.[N 1] In questa stessa occasione il generale Nicolas Charles Oudinot ottenne il bastone da Maresciallo di Francia. La sua classe di diplomati fu la prima ad uscire dall'accademia dopo la restaurazione dei Borboni sul trono di Francia.[2]
Il suo primo reparto fu la Legione delle Alte Alpi (1820), e dopo aver conseguito il diploma alla scuola di fanteria dell'esercito francese, il suo primo incarico fu presso il 3° Reggimento di fanteria leggera con il grado di sottotenente nel 1821.[2] Fu promosso tenente (1825), capitano (1830) e poi prestò servizio in Africa.[1] Divenne colonnello presso il 3° Reggimento di fanteria leggera nel 1848.[2] Fu promosso generale di brigata nel 1852, e nel 1855 prese parte alla guerra di Crimea.[2] L'11 settembre 1855 fu promosso generale di divisione e comandò la 1ª Divisione fanteria del 1º Corpo d'armata del Nord e, nello stesso mese divenne Ispettore Generale del 6º Distretto di fanteria.[1] Venne posto al comandò della 2ª Divisione del 5° Corpo d'armata durante la seconda guerra d'indipendenza italiana nel 1859.[2] Al comando della sua unità si distinse particolarmente nel corso della battaglia di Magenta. Prestò servizio anche per un periodo come comandante di una delle suddivisioni territoriali dell'esercito a Nancy.[2] Dopo aver ricoperto diversi incarichi a Costantina, Châlons e Parigi, nel 1867 fu trasferito nella lista degli ufficiali generali della riserva.[2][3]
Quando scoppiò la guerra franco-prussiana nel 1870, fu richiamato in servizio attivo.[3] Sostituì il generale di divisione Auguste-Alexandre Ducrot come comandante della 6ª Divisione militare e su sua richiesta divenne governatore militare diStrasburgo.[2][4] Subito dopo la vittoria nella battaglia di Wœrth (nota anche come battaglia di Reichshoffen e battaglia di Frœschwiller) il 6 agosto 1870, le forze degli stati tedeschi iniziarono ad arrivare a Strasburgo e iniziarono l'assedio della città il 13 agosto con una forza che presto raggiunse i di 40.000 uomini.[4] Le forze tedesche, composte da elementi dell'esercito prussiano e dell'esercito del Granducato di Baden, iniziarono un saltuario bombardamento di artiglieria sulla città e delle sue fortificazioni, progettate da Sébastien Le Prestre de Vauban durante il XVII secolo e oramai obsolete.[5]
Il 14 agosto il comandante tedesco, il generale prussiano August von Werder, iniziò a considerare i modi per porre fine rapidamente all'assedio, e lo informò che le sue forze avrebbero iniziato un bombardamento intensivo della città se non si fosse arresa.[4][6] Dopo il suo netto rifiutò, i tedeschi iniziarono il bombardamento il 23 agosto.[3][7]
Seguirono altre quattro notti di pesanti bombardamenti, durante le quali il governo municipale gli chiese di proporre a Werder che la città pagasse un riscatto di 100.000 franchi al giorno affinché i tedeschi non la bombardassero, ma egli rifiutò tale richiesta.[7] Il 26 agosto 1870 Werder, che a insaputa del comandante francese, stava esaurendo le munizioni per continuare il bombardamento ad un altro livello di intensità elevato, offrì un cessate il fuoco se la città si fosse arresa, ma lui rifiutò anche questo ultimatum.[7]
Dimostrando fermezza e professionalità militare, raccolse l’opinione pubblica di Strasburgo a favore di continuare la resistenza, e tale determinazione della popolazione irrigidì l’opinione militare contro un proposto bombardamento tedesco di Parigi.[7][8] Dopo la quarta notte di pesanti bombardamenti, il 27 agosto, Werder ridusse il fuoco d'artiglieria a un livello molesto e si dispose per un lungo assedio.[3][9]
L'11 settembre 1870, i francesi a Strasburgo ricevettero notizie da una delegazione svizzera che i tedeschi avevano permesso entrasse in città che l'Armée du Rhin aveva subito una grave sconfitta nella battaglia di Gravelotte il 18 agosto 1870 e che successivamente era stata assediata a Metz e che l'Armée du Châlons era stata circondata e distrutta nella battaglia di Sedan l'1-2 settembre.[9]
Le doppia sconfitta significava che nessuna forza francese sarebbe arrivata per liberare Strasburgo.[9] Il 17 settembre, i tedeschi riuscirono a fare la loro prima breccia nelle fortificazioni della città.[9] Il governo municipale chiese a generale di arrendersi e consegnare la città il 19 settembre, ma lui rifiutò.[9] Quel giorno, tuttavia, i tedeschi penetrarono ulteriormente nelle difese, e il 27 settembre i suoi subordinati lo informarono che un'ulteriore difesa della città era impraticabile.[10][11] Il 28 settembre, aspettandosi un ultimo assalto di fanteria tedesca per conquistare la città che sarebbe iniziato il giorno seguente, chiese a generale Werder i termini della resa.[3][11] La bandiera bianca fu issata sulla cattedrale con il consenso del prefetto repubblicano Valentin e del sindaco Kuss.[1]
I due generali negoziarono educatamente e si trattarono cavallerescamente, e Werder permise ai difensori di Strasburgo di marciare fuori dalla città con tutti gli onori militari, sebbene le truppe francesi, arrabbiate e umiliate, lasciassero la città in modo indisciplinato.[11] Rilasciato sulla parola, lasciò Strasburgo, recandosi prima a Tours e poi in Svizzera, dove visse in un esilio autoimposto.[11]
Durante l'assedio di Strasburgo, quasi 192.600 e proiettili di artiglieria tedeschi erano caduti in città, causando ingenti danni e radendo al suolo interi quartieri, lasciando 10.000 persone senza casa.[3] 1244 civili e 738 militari erano deceduti nel corso dell'assedio.[1] Nonostante ciò, i francesi avevano resistito per 46 giorni con una forza di 10.000 uomini contro una forza assediante che aveva raggiunto le 60.000 unità.[3]
Egli ricevette comunque forti critiche in Francia per la capitolazione di Strasburgo, con molte persone che considerarono che si fosse comportato in modo troppo cortese nei confronti del nemico,[11] Esse affermarono che Strasburgo si era arresa prematuramente, e lo accusavano persino di aver commesso un atto equivalente al tradimento consegnando la città.[11] Fu consigliere generale del cantone di Phalsbourg sino al 1871. In quanto firmatario della resa, comparve davanti a una commissione d'inchiesta il 2 gennaio 1872 e fu costretto al definitivo ritiro.[1] In sua difesa scrisse un libro, Documents relatifs au siège de Strasbourg, pubblicato nella Capitane nel corso del 1872.[1]
Morì a Parigi il 9 ottobre 1886 e fu sepolto nel cimitero di Père-Lachaise (50ª divisione).[12]
A Parigi, l'avenue du Général-Uhrich venne chiamata così in suo onore per breve tempo dal 1870 al 1872 su proposta del sindaco di Parigi di allora, Étienne Arago. Dopo la capitolazione di Strasburgo, a causa delle diffuse accuse contro di lui, dal 1875 la strada venne ribattezzata col nome di avenue du Bois de Boulogne. Attualmente la strada è l'avenue Foch.
A Nantes, il quai de la Bourse venne ribattezzato quai Uhrich il 4 ottobre 1870. Dal 1906 il nome venne riportato a quello originario di quai de la Bourse.[13]
A Illkirch-Graffenstaden, uno dei forti della piazza d'arme di Strasburgo porta il suo nome dal 1918.
Onorificenze
Onorificenze francesi
Onorificenze straniere
Pubblicazioni
- Documents relatifs au siége de Strasbourg, E. Dentu Libraire-Èditeur, Paris, 1872
Note
Annotazioni
- ↑ Membri della sua classe erano anche Roch Pâris de Bollardière (1803–1866), bisnonno del generale di brigata Jacques Pâris de Bollardière (1907–1986); il giornalista e scrittore Armand Carrel (1800–1836), morto in un duello; il generale di divisione e politico Prudent de Chasseloup-Laubat (1802–1863).
Fonti
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Alsace Historie.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Hozier 1995, p. 58.
- 1 2 3 4 5 6 7 Archives de Strasbourg.
- 1 2 3 Howard 1961, p. 273.
- ↑ Howard 1961, p. 272-273.
- ↑ Howard 1961, p. 273-274.
- 1 2 3 4 Howard 1961, p. 274.
- ↑ Howard 1961, p. 274-275.
- 1 2 3 4 5 Howard 1961, p. 275.
- ↑ Howard 1961, p. 275-276.
- 1 2 3 4 5 6 Howard 1961, p. 276.
- ↑ Bauer 2006, p. 757.
- ↑ Pied 1906, p. 304.
- 1 2 3 4 5 Leonore.
Bibliografia
- (FR) Paul Bauer, Deux siècles d'histoire au Père Lachaise, Versailles, Éditeur. Mémoire & Documents, 1906, ISBN 978-2-914611-48-0.
- (EN) Gustav Fischbach, Die Belagerung und das Bombardement von Straßburg 1870, Straßburg, Moritz Schauenburg, 1961.
- (EN) Michael Howard, The Franco-Prussian War, New York, Routledge, 1961.
- (EN) Henry Montague Hozier, The Franco-Prussian War: Its Causes, Incidents, and Consequences, Volume 2, London, William Mckenzie, 1995.
- (FR) Édouard Pied, Notice sur les rues de Nantes, Nantes, Imprimerie A. Dugas, 1906.
- (EN) Jean Tulard, Dictionnaire du Second Empire, Cambridge, Cambridge University Press, 1995.
- (EN) Geoffrey Wawro, The Franco-Prussian War. The German Conquest of France in 1870–1871, Cambridge, Cambridge University Press, 2003, ISBN 978-0-511-33728-4.
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Collegamenti esterni
- Uhrich, Jean-Jacques-Alexis, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- (FR) Jean-Jacques Uhrich, su Archives de Strasbourg. URL consultato il 29 gennaio 2026.
- (FR) Uhrich Jean-Jacques Alexis, su Alsace Histoire. URL consultato il 29 gennaio 2026.
- (FR) Uhrich Jean-Jacques Alexis, su Leonore. URL consultato il 29 gennaio 2026.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 45076152 · ISNI (EN) 0000 0000 4918 944X · BAV 495/160538 · CERL cnp00389226 · LCCN (EN) nr2001028095 · GND (DE) 117280100 · BNF (FR) cb10684621f (data) |
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