Jerome Bowes
| Jerome Bowes | |
|---|---|
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| Ambasciatore del Regno d'Inghilterra nel Regno russo | |
| Durata mandato | 1583 – 1584 |
| Monarca | Elisabetta I d'Inghilterra |
| Membro del parlamento inglese | |
| Durata mandato | 1601 |
| Circoscrizione | Lancaster |
| Durata mandato | 1604 |
| Circoscrizione | Reading |
| Dati generali | |
| Professione | Diplomatico |
Sir Jerome Bowes (traslitterato in russo Еремей Боус?, Eremej Bous; ... – 1616) è stato un diplomatico e politico inglese, ambasciatore inglese nel Regno russo tra il 1583 e il 1584, durante l'ultimo periodo di regno di Ivan il Terribile.
Biografia
Originario di Durham, era figlio del signorotto John Bowes e della moglie Anne Gunville. La sua prima menzione risale al 1558, quando prese parte alla spedizione condotta da Edward Clinton, I conte di Lincoln, che invase il Regno di Francia per vendicare la sconfitta inglese all'assedio di Calais, che segnò la fine dei territori inglesi esistenti in Francia.[1]
Era un favorito di Robert Dudley, I conte di Leicester, e risultava con lui nel 1571 alla corte di Elisabetta I d'Inghilterra, ma i rapporti con lui col tempo peggiorarono, perché nel 1577 ne fu bandito per avergli rivolto delle offese. Negli anni successivi si occupò di tradurre dalla lingua francese opere di stampo moraleggiante, come ad esempio un'apologia degli ugonotti; questa attività contribuì a farlo rientrare nelle grazie della regina, che entro il 1583 l'aveva perdonato. In quell'anno fu nominato ambasciatore inglese presso la corte dello zar Ivan il Terribile, e si recò quindi in Russia per negoziare una possibile alleanza con l'Inghilterra.[1][2] L'ambasciata inglese era di risposta a quella russa giunta a Londra nel 1582 e guidata da Fëdor Pisemskij, che aveva avviato i contatti anglo-russi per instaurare una potenziale collaborazione tra i due regni; obbiettivi aggiuntivi dell'ambasciatore Bowes erano assicurare i diritti dei mercanti inglesi nella Russia europea e nel mar Bianco, e scongiurare proposte di matrimonio da parte di Ivan alla regina Elisabetta stessa, fantasioso progetto che lo zar portava avanti da anni.[2]
Bowes intuì subito il carattere imprevedibile e sanguinario di Ivan, e per guadagnarsi la sua fiducia cercò di giocare d'astuzia.[2] Quando fu convocato alla corte russa gli fu impedito di portarvi la spada, così ritardò la sua venuta per cambiarsi in abiti sontuosi e aristocratici, irritando così lo zar, che negli ultimi anni di regno era divenuto più spietato che mai, facendo uccidere chiunque volesse anche per i più futili motivi.[1] Ammesso alla presenza di Ivan il Terribile, mostrò fin da subito un comportamento spavaldo e arrogante, rifiutando di togliersi il cappello in segno di deferenza; lo zar allora minacciò di riservargli lo stesso trattamento dato all'ambasciatore francese, il cui cappello gli era stato inchiodato in testa per lo stesso motivo. Bowes continuò a rifiutarsi, dicendo che la regina Elisabetta avrebbe ben saputo vendicarsi di un affronto simile a differenza del debole re francese.[1] Ivan allora minacciò di farlo defenestrare, ma anche questa minaccia cadde nel vuoto. Lo zar lo prese quindi in simpatia per il suo coraggio e lo volle sempre con sé a corte; questi aneddoti non sono tuttavia citati dal poeta John Milton nel suo Breve storia della Moscovia, e non è quindi improbabile che siano un'invenzione.[1]
Durante il suo soggiorno in Russia, Bowes impressionò ancora Ivan domando un cavallo imbizzarrito che cadde morto subito dopo. Bowes continuò a sfidare l'etichetta di corte russa rifiutando di comunicare con lo zar tramite l'intermediazione del suo cancelliere, e si salvò sempre da conseguenze tragiche grazie alla sua spavalderia che divertiva grandemente Ivan. Lo zar tentò quindi di avviare trattative matrimoniali con Elisabetta, cercando di concordare un nuovo matrimonio con una sua parente, Mary Hastings, figlia nubile del cugino Francis Hastings, II conte di Huntingdon. Bowes riuscì anche ad ottenere concessioni e privilegi per i mercanti inglesi operanti in Russia.[2] Tuttavia la morte di Ivan nel marzo 1584 vanificò tali prospettive, facendo anche svanire la possibilità di un'alleanza anglo-russa.[1][2]
Con l'ascesa del successore Fëdor I di Russia, di carattere opposto al padre, i modi dell'ambasciatore inglese non riscossero lo stesso successo, e l'ascesa di una fazione ostile all'Inghilterra lo portarono ad essere sfiduciato e anche ad essere incarcerato per un breve periodo. Dietro richiesta di Elisabetta, Bowes e altri inglesi furono poco dopo scarcerati e fu loro permesso di rientrare in Inghilterra via nave partendo da Arcangelo.[1][2] In seguito giustificò il fallimento della propria missione diplomatica con la follia dello zar e i modi crudeli e barbari dei russi, testimonianze poi raccolte dallo scrittore Richard Hakluyt che alcuni anni più tardi realizzò un resoconto dell'ambasciata Bowes in Russia.[2]
Bowes trascorse il resto della vita in relativa tranquillità. Nel 1592 avviò un'impresa di lavorazione del vetro col permesso di vendere i suoi prodotti in Inghilterra e Irlanda, mentre nel 1597 fece costruire un magazzino a Londra.[1] Fu brevemente eletto al parlamento inglese per due volte, nel 1601 e nel 1604. Nel 1607 viveva a Charing Cross, poiché un verbale del tempo riportava la rapina da lui subita nella sua casa londinese assieme alla morte di una persona. Entro il 1616 era già morto, poiché il suo corpo fu sepolto il 28 marzo di quell'anno.[1]
Note
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 26932381 · ISNI (EN) 0000 0000 5105 4376 · LCCN (EN) nr93000810 |
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