John Roderick Galvin
| John Roderick Galvin | |
|---|---|
| Soprannome | "Dumbo" |
| Nascita | Burlington, 21 aprile 1920 |
| Morte | Scottsdale, 9 marzo 1994 |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | US Navy |
| Arma | United States Naval Aviation |
| Grado | Tenente |
| Guerre | Seconda guerra mondiale |
| Campagne | Guerra del Pacifico |
| Decorazioni | vedi qui |
| dati tratti da How a WWII ace became the unlikely honoree of a submarine combat award[1] | |
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John Roderick Galvin (Burlington, 21 aprile 1920 – Scottsdale, 9 marzo 1994) è stato un militare e aviatore statunitense, asso dell'aviazione con 7 vittorie accertate e 2 velivoli danneggiati conseguite nel corso della seconda guerra mondiale, decorato con quattro Distinguished Flying Cross.[2][3] La sua storia e narrata nel libro autobiografico Salvation for the Doomed Zoomie: A True Story, pubblicato nel 1993[1].
Biografia

Nacque a Burlington, Iowa, il 21 aprile 1920, figlio di Martin e Stella Amelia Haag.[4] Mentre frequentava la Northwestern University si arruolò nell'US Navy presso la NAS di Glenview nel 1942, per l'addestramento al pilotaggio.[3] Nel gennaio dell'anno successivo si brevettò come aviatore navale sulla NAS Corpus Christi, Texas.[3] Effettuò l'addestramento avanzato a Miami, Florida, e poi la qualificazione all'imbarco su portaerei a Norfolk, Virginia.[3]
Nel giugno 1943 fu assegnato allo Fighter Squadron VF-8 "Shakedown" a bordo della portaerei Intrepid assegnata al teatro operatico del Pacifico. [3] Dopo quattro mesi a Maui, Hawai, il Vf-8 si imbarcò sulla portaerei Bunker Hill.[1] La missione della Bunker Hill iniziò con un attacco su Peleliu, nelle isole Palau, il 30 e 31 marzo 1944, durante il quale i suoi piloti dichiararono di aver abbattuto 11 aerei nemici.[1] Il 1 aprile, alla sua quinta missione di combattimento volando a bordo di un caccia Grumman F6F Hellcat, riuscì a mitragliare un bombardiere Mitsubishi G4M "Betty" sulla pista dell'atollo di Woleai, prima di essere centrato da una raffica di fuoco antiaereo.[1] Rimasto gravemente ferito, e convinto che il suo aereo non fosse in grado di ritornare sulla portaerei, si lanciò con il paracadute cinque miglia a nord dell'isola di Taugalap, mentre i suoi compagni di squadriglia riferivano la sua posizione.[4]
Dopo aver nuotato per ore nel mare mosso, riuscì a superare una barriera corallina che costeggiava Taugalap e a raggiungere la spiaggia.[1] Qui un Grumman TBM Avenger lanciò un gommone di salvataggio con un biglietto che gli intimava di "nuotare verso il largo", ma egli era troppo esausto e gravemente ferito per riuscirci.[4] Il sommergibile Harder, al comando del tenente comandante Samuel David Dealey, stava effettuando il servizio di salvataggio nei pressi dell'atollo quando venne informato della situazione del pilota.[1] Lo Harder si posizionò a 1.500 iarde dalla costa, mentre gli aerei della portaerei continuavano a mitragliare Woleai, nella speranza di distogliere l'attenzione del nemico da Taugalap.[4] Poiché il pilota non riusciva a raggiungere in mare, l'equipaggio del sommergibile posizionò lo Harder con la prua verso la riva e le eliche che ruotavano lentamente all'indietro per evitare che il battello andasse alla deriva.[1] A mezzogiorno tre volontari, il tenente Samuel M. Logan, il cuoco J.W. Thomason e il primo ufficiale di macchina di prima classe Francis X. Ryan, scesero a terra con una zattera di salvataggio e un cavo di traino.[4]
Mentre raggiungevano la riva e legavano la zattera per issare tutti e quattro gli uomini a bordo dello Harder, un idrovolante Curtiss SOC Seagull, confuse il pilota con un altro aviatore del VF-8 abbattuto che stava cercando, il guardiamarina Warner W. Delesdernier, poi dichiarato disperso in azione, e ammarò lì vicino per aiutare riuscendo a recidere il cavo di traino.[1] Thomason nuotò per informare il pilota del SOC Seagull della situazione, e un altro volontario dell'Harder, il cannoniere di prima classe Freeman Paquet Jr., nuotò verso la spiaggia con una cavo di ricambio.[4] Tuttavia, i cecchini giapponesi avevano individuato le attività sulla testa di ponte e iniziarono a sparare a Paquet dagli alberi, mentre gli F6F Hellcat mitragliavano il nemico, permettendo al pilota e alla squadra di soccorso di allontanarsi dalla spiaggia e ritornare al sommergibile.[1] Lo Harder fece indietro tutta e ritornò in mare aperto.[1] Il pilota rimase ospite a bordo dello Harder per ben 33 giorni, partecipando alla quarta missione bellica del battello.[4]
Il 13 aprile il sommergibile incontrò e affondò quattro siluri il cacciatorpediniere Ikazuchi che scortava il trasporto Sanyo Maru a 200 miglia a sud-sudovest di Guam.[4] Non vi furono superstiti.[1] Il 3 maggio lo Harder ritorno alla sua base a Fremantle, nell'Australia Occidentale, e sbarcò il pilota affinché facesse ritorno sulla Bunker Hill.[1] Quando ritornò al VF-8 scoprì di essere soprannominato "Dumbo", un soprannome comune per i piloti abbattuti e salvati in mare.[4]
Nel settembre di quell'anno, abbatté due caccia Nakajima Ki-43 sopra l'aeroporto di Marcelino a Luzon, Filippine.[4] Durante i raid sull'isola di Formosa effettuati nell'ottobre dello stesso anno abbatté tre caccia Nakajima Ki-44 e danneggiò due Mitsubishi A6M nei pressi dell'aeroporto di Matsuyama, divenendo asso dell'aviazione.[1] Il 16 ottobre gli fu attribuito l'abbattimento di due bombardieri Mitsubishi G3M "Nell", portando il suo totale a nove tra aerei abbattuti o danneggiati.[4] Lasciò il servizio nell'United States Naval Aviation come tenente, avendo effettuato 97 missioni di combattimento.[1] Ritornato alla vita civile scrisse un libro di memorie insieme a Frank Allnutt, intitolato Salvation for the Doomed Zoomie: A True Story, pubblicato nel 1993.[4] Si spense nei pressi di Scottsdale, in Arizona, il 9 marzo 1994.[2]
Onorificenze
Note
Bibliografia
- (EN) James Francis Calvert, Silent Running: My Years on a World War II Attack Submarine, Hoboken, John Wiley & Sons, 1995.
- (EN) Philip A. St. John, Battle of Leyte Gulf, Paducah, Turner Publishing Company, 1996, ISBN 1-56311-926-9.
- (EN) Michael D. O'Leary, United States Naval Fighters of World War II in Action, Blandford Press, 1980.
Voci correlate
Collegamenti esterni
- (EN) John Galvin, su Valor Guardians. URL consultato il 19 aprile 2025.
- (EN) John Guttman, How a WWII ace became the unlikely honoree of a submarine combat award, su Military Times. URL consultato il 19 aprile 2025.
- (EN) John Roderick Galvin, su Valor Military Times. URL consultato il 24 aprile 2025.
- (EN) Galvin, John R. “Dumbo”, su Traces of War. URL consultato il 19 aprile 2025.
- (EN) Lieutenant John R. Galvin USNR Signature on pilot profile of WW2 ace with 7 confirmed air-to-air, su Saleroom. URL consultato il 19 aprile 2025.