Josef Schwammberger
| Josef Franz Leo Schwammberger | |
|---|---|
| Nascita | Bressanone, 14 febbraio 1912 |
| Morte | Ludwigsburg, 3 dicembre 2004 |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | Schutzstaffel |
| Anni di servizio | 1939-1945 |
| Grado | SS-Oberscharführer[1] |
| Guerre | Seconda guerra mondiale |
| Azioni | Sonderaktion 1005 |
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Josef Franz Leo Schwammberger (Bressanone, 14 febbraio 1912 – Ludwigsburg, 3 dicembre 2004[2]) è stato un militare tedesco, SS-Oberscharführer[1] condannato all'ergastolo per crimini di guerra.[3][4]
Biografia
I suoi genitori si trasferirono ad Innsbruck nel 1914, prima dello scoppio della prima guerra mondiale. Suo padre, Florian, era un funzionario di un ufficio postale postale, mentre sua madre, Helene, era casalinga. Dopo aver frequentato una scuola di formazione commerciale, completò un apprendistato triennale come commerciante presso la ditta di colori Michael Murauer. Tra il 1930 e il 1931, lavorò come assistente in un'azienda di materiali esplosivi.[5]
Carriera
Nel 1933 aderì allo NSDAP, all'epoca bandito in Austria.[6][7] Nel settembre 1933, perse la cittadinanza austriaca, ottenendo quella tedesca nel dicembre 1935. Si arruolò nell'8º Reggimento di Fanteria delle SS-Verfügungstruppe a Cracovia il 13 novembre 1939, che il 15 febbraio 1941 cambiò nome in SS-Infanterie-Regiment (mot.) 8[8]. In questo periodo, probabilmente risiedette a Cracovia, Radom e Varsavia, e fu promosso a SS-Unterscharführer.[9]
Dalla fine dell'agosto 1942 alla primavera del 1944, durante la seconda guerra mondiale, Schwammberger fu comandante dei campi di lavoro delle SS (in tedesco Arbeitslager) di Rozwadów, Przemyśl e Mielec,[10] nel distretto di Cracovia.[11][12] Assunse il comando del campo di lavoro forzato ebraico di Rozwadów il 1º settembre 1942.[13] Qui, impose un regime arbitrario dedito all'arricchimento personale, vendendo parte delle derrate alimentari al mercato nero e intascando la maggior parte dei proventi; era solito uccidere un nuovo arrivato come suo "rituale di accoglienza", e i prigionieri malati o inabili al lavoro per più di tre giorni dovevano essere liquidati.[13]
Alla fine di gennaio 1943, fu trasferito a Przemyśl, dove il quartiere di Garbaze era stato dichiarato ghetto ebraico nell'autunno del 1941. Qui, Schwammberger si distinse per la sua brutalità nei confronti degli ebrei: era noto per appostarsi al mattino presto per "sparare agli ebrei"; applicava ripetutamente il principio della responsabilità collettiva e il sequestro di ostaggi; amministrava personalmente le punizioni, comprese impiccagioni e uccisioni con colpi alla nuca; provava piacere a umiliare le sue vittime, in un'occasione, costrinse degli ebrei a mangiare i propri escrementi prima di sparargli personalmente.[14] Durante questo periodo a Przemyśl, Schwammberger fu coinvolto anche nell'Aktion 1005 dove scelse gli operai per costituire una "brigata della morte" per rimuovere e bruciare i corpi. Nel settembre 1943, in un altro atto di crudeltà, Schwammberger e alcuni ucraini giustiziarono circa 40 bambini ebrei orfani, e non impiegò un commando di prigionieri per bruciare i corpi, affidando il compito ai suoi ucraini.[15]
Nel febbraio 1944, Schwammberger completò la liquidazione del ghetto di Przemyśl e fu chiamato a dirigere per un breve periodo il sottocampo della città di Mielec. A Mielec, non esisteva un'infermeria; Schwammberger liquidava i prigionieri gravemente malati, inclusi i bambini, come suo "metodo di selezione" personale.[16]
Nel dopoguerra
Dopo il conflitto, fu arrestato il 19 luglio 1945 a Innsbruck, in Austria, nella zona di occupazione francese.[3][7][11][17] Fuggì nel gennaio 1948 e raggiunse la moglie a Bressanone dove ottenne una carta d'identità che lo identificava come optante altoatesino, in questo modo ottenne un nuovo documento d'identità rilasciato dalla Croce Rossa.[18] Dopo aver lavorato per qualche mese a Firenze, il 13 novembre 1948 fece richiesta di passaporto a Roma e, pochi giorno dopo, si imbarcò per Buenos Aires, in Argentina. Qui visse mantenendo la propria identità[7] e ottenne la cittadinanza argentina nel 1965.[3][6][11][12][19][20]
Le autorità della Germania occidentale richiesero la sua estradizione a partire dal 1973, i funzionari argentini lo rintracciarono il 13 novembre 1987.[11][21] Dopo aver resistito all'estradizione per due anni, fu trasferito in Germania Ovest nel maggio 1990 per essere processato.[3][11][12][19][22][23][24]
Processo e condanna
Durante il processo, durato quasi un anno (dal 1991 al 1992),[25] Schwammberger negò di essere colpevole dei crimini di cui era accusato, ossia l'uccisione di almeno 3000 ebrei.[3][12][19] Ammise soltanto che il "Ghetto A" era stato trasferito al campo di Przemyśl.[11] Il 18 maggio 1992, il tribunale regionale di Stoccarda (in tedesco Landgericht) lo condannò all'ergastolo.[24] Fu riconosciuto colpevole di sette capi d'accusa per omicidio e di 32 per complicità in omicidio.[2][11][25][26]
«Il tribunale ha stabilito che il 21 settembre 1942, giorno dello Yom Kippur, il giorno dell'espiazione ebraica, Schwammberger ha cercato e ucciso un rabbino ebreo a Rozwadów, un crimine che il giudice Luippold ha definito uno dei suoi "più spregevoli e riprovevoli". Inoltre, il giudice ha stabilito che Schwammberger fu l'organizzatore di un'esecuzione di massa nel campo di Przemyśl il 2 settembre 1943, in cui almeno 500 prigionieri ebrei furono fucilati dai soldati della Gestapo.»
Fu detenuto in diverse prigioni, tra cui Singen e Mannheim. Nell'agosto 2002, il tribunale regionale di Mannheim respinse la sua richiesta di libertà condizionata a causa della singolare crudeltà dei reati commessi: era stato infatti giudicato colpevole di omicidi arbitrari motivati dall'odio razziale nei confronti degli ebrei.[11][28] Sua moglie, Käthe Schwammberger, morì in Argentina nel 2003 all'età di 87 anni, un anno prima che Josef morisse il 3 dicembre 2004, all'età di 92 anni, nell'ospedale penitenziario della fortezza di Hohenasperg. Un'infermiera riferì che nelle sue ultime ore aveva ripetutamente chiamato ad alta voce il "Führer".[3][11][12][29]
Per la sua cattura, lo Stato tedesco del Baden-Württemberg versò circa 255 000 euro come ricompensa a un informatore.[30][31] Il Centro Simon Wiesenthal svolse un ruolo determinante nel consegnarlo alla giustizia.[6][27][32][33] Al caso contro Schwammberger, inclusa la sua estradizione dall'Argentina, contribuirono anche Elliot Welles[34] e Anna Unger Weinberg.[35]
Onorificenze
Note
- 1 2 Angrick, p. 812
- 1 2 (DE) NS-Verbrecher Schwammberger ist tot, su rp-online.de (archiviato dall'url originale il 29 agosto 2025).
- 1 2 3 4 5 6 (EN) The Associated Press, Joseph Schwammberger, 92, Nazi Labor Camp Commander, Dies, in The New York Times, 14 dicembre 2004. URL consultato il 3 maggio 2025.
- ↑ (EN) Schwammberger's Alleged Brutality Corroborated by Two More Witnesses, su Jewish Telegraphic Agency. URL consultato il 29 agosto 2025.
- ↑ Schreiber, p. 97
- 1 2 3 (DE) Beispiele wichtiger Fälle - Bund jüdischer Verfolgter des Naziregimes - gegründet von Simon Wiesenthal, su simon-wiesenthal-archiv.at, 6 febbraio 2020. URL consultato il 29 agosto 2025.
- 1 2 3 La fuga dei criminali nazisti verso l’Argentina di Perón e la rete internazionale che li ha protetti. Il ruolo della Chiesa cattolica e dei servizi di intelligence. (PDF) (tesi), pp. 90-91 (archiviato dall'url originale il 15 marzo 2025).
- ↑ SS-Division Reich, su www.okh.it. URL consultato il 30 agosto 2025.
- ↑ Schreiber, pp. 99-100
- ↑ Stahl, p. 46
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Josef Schwammberger, su www.jewishvirtuallibrary.org. URL consultato il 3 maggio 2025.
- 1 2 3 4 5 (EN) L. A. Times Archives, Josef Schwammberger, 92; Ran 3 Nazi Labor Camps, su Los Angeles Times, 5 dicembre 2004. URL consultato il 29 agosto 2025.
- 1 2 Schreiber, p. 102
- ↑ Schreiber, pp. 102-106
- ↑ Angrick, pp. 812-813
- ↑ Schreiber, pp. 110-112
- ↑ Schreiber, p. 112
- ↑ Schreiber, pp. 119-122
- 1 2 3 (EN) Tale of Nazi Horror Unfurls in Stuttgart Trial (Published 1991), in The New York Times, 14 novembre 1991. URL consultato il 29 agosto 2025 (archiviato dall'url originale il 19 settembre 2023).
- ↑ Schreiber, p. 123
- ↑ NAZI WAR CRIMES DISCLOSURE ACT 2000 (PDF), su cia.gov.
- ↑ Accused Nazi War Criminal Extradited to West Germany, su latimes.com, 3 maggio 1990.
- ↑ (EN) NAZI WAR CRIMES DISCLOSURE AUT 2000 (PDF), su cia.gov.
- 1 2 Stahl, pp. 332-333
- 1 2 (EN) EX-NAZI GETS LIFE TERM IN WORLD WAR II SLAYINGS, in The Washington Post, 19 maggio 1992. URL consultato il 29 agosto 2025.
- ↑ Schreiber, p. 127
- 1 2 Stephen Kinzer, 'Last' Nazi Criminal Gets Life Sentence, su nytimes.com, The New York Times, 19 maggio 1992. URL consultato il 22 dicembre 2010.
- ↑ Schrimm, p. 91
- ↑ Schreiber, pp. 128-129
- ↑ (DE) Kopfgeld auf Verbrecher - Viel versprochen, wenig ausgezahlt, su Süddeutsche.de, 24 agosto 2025. URL consultato il 29 agosto 2025.
- ↑ Schreiber, p. 125
- ↑ Stahl, p. 157
- ↑ Schreiber, p. 124
- ↑ Margalit Fox, Elliot Welles Is Dead at 79; Indefatigable Nazi Hunter, su nytimes.com, The New York Times, 3 dicembre 2006. URL consultato il 22 dicembre 2010.
- ↑ Susan Ball, Holocaust Survivor Testifies in Germany at Nazi's Trial, su news.hrvh.org, Bronxville Review Press and Reporter, 28 maggio 1992. URL consultato il 29 settembre 2021.
- ↑ Schreiber, p. 99
Bibliografia
- Andrej Angrick, » Aktion 1005 « – Spurenbeseitigung von NS-Massenverbrechen 1942–1945, Göttingen, Wallstein Verlag, 2018, ISBN 978-3-8353-3268-3.
- (EN) Aaron Freiwald, The last Nazi : Josef Schwammberger and the Nazi past, New York, W.W. Norton, 1994 (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2021).
- Horst Schreiber, Der Tiroler Exzesstäter Josef Schwammberger, in "Liebesverbrechen", Zwangsarbeit und Massenmord - NS-Täter und Opfer in Tirol, Polen und der Sowjetunion, Innsbruck, StudienVerlag, 2023, ISBN 9783706562881 (archiviato dall'url originale il 30 agosto 2024).
- Kurt Schrimm, Schuld, die nicht vergeht. Den letzten NS-Verbrechern auf der Spur., München, Heyne, 2017, ISBN 978-3-453-20119-4.
- Daniel Stahl, Hunt for Nazis. South America’s Dictatorships and the Prosecution of Nazi Crimes, Amsterdam, Amsterdam University Press, 2018, ISBN 9789462985216.
Articoli
- Shirley Christian, NAZI VICTIMS SEEK ARGENTINE JUSTICE, su nytimes.com, The New York Times, 10 luglio 1988. URL consultato il 22 dicembre 2010.
- Shirley Christian, Argentine Court Moves to Extradite Ex-Nazi, su nytimes.com, The New York Times, 3 settembre 1989. URL consultato il 22 dicembre 2010.
- Shirley Christian, Argentina to Extradite Ex-SS Man, su nytimes.com, The New York Times, 25 marzo 1990. URL consultato il 22 dicembre 2010.
- Joseph NAZI COMMANDANT INDICTED BY BONN, su nytimes.com, The Associated Press, 21 agosto 1990. URL consultato il 22 dicembre 2010.
Collegamenti esterni
- (EN) Opere riguardanti Josef Schwammberger, su Open Library, Internet Archive.
- (DE) Beispiele wichtiger Fälle, su simon-wiesenthal-archiv.at.
- (DE) Literatur von und über Josef Schwammberger, su Katalog der Deutschen Nationalbibliothek.
(EN) The Real Odessa, Josef Schwammberger, su YouTube.- (EN) Schwammberger Josef, su portal.ehri-project.eu.
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