Joseph Raphanaud

Joseph Jean Voltaire Raphanaud
Il colonnello Raphanaud, comandante del 2º Reggimento fucilieri algerini, 1961.
Soprannome"Il Diavolo"
NascitaTroyes, 1 maggio 1911
MorteBrienne-le-Château, 29 marzo 1999
Luogo di sepolturacimitero di Fontvannes
Dati militari
Paese servitoFrancia (bandiera) Francia
Forza armataArmée de terre
CorpoZuavi
Anni di servizio1931-1962
GradoColonnello
GuerreSeconda guerra mondiale
Guerra d'Indocina
Guerra d'Algeria
BattaglieBattaglia di Francia
Decorazionivedi qui
dati tratti da Parachutiste au 1er RCP Tome 2[1]
voci di militari presenti su Wikipedia

Joseph Jean Voltaire Raphanaud (Troyes, 1º maggio 1911 – Brienne-le-Château, 29 marzo 1999) è stato un militare francese, particolarmente distintosi nel corso della seconda guerra mondiale, della guerra d'Indocina e della guerra d'Algeria.

Decorato con la Croce di Commendatore della Legion d'onore, della Médaille de la Résistance con rosetta, della Croix de guerre 1939-1945 con quattro palme di bronzo, e della Croix de Guerre des Theatres d'Operations Exterieurs con palma d'argento.[2] Soprannominato dai Viet Minh "Il Diavolo", titolare di 27 citazioni di cui 14 a livello d'armata, era uno degli ufficialipiù decorati dell'esercito francese, secondo solo al generale Marcel Bigeard.[1].

Biografia

Nacque a Troyes (Aube) il 1 maggio 1911, maggiore di nove figli.[2] Lavorò come scalpellino, come suo padre, prima di arruolarsi per il servizio militare di leva nell'Armée de terre, assegnato in forza al 9° Reggimento zuavi ad Algeri.[2]

Richiamato in servizio attivo nel 1939, dopo lo scoppio seconda guerra mondiale, dal 10 giugno 1940 prese parte alla battaglia di Francia.[2] Promosso caporale, era stato citato due volte all'ordine del giorno quando fu fatto prigioniero di guerra dai tedeschi a Toul nell'ottobre 1940.[2] Fuggì tre giorni dopo, si unì al BCRA ed entrò nella resistenza (rete Marco-Polo).[3] Arrestato dalla polizia tedesca vicino a Moulins (Allier) il 27 giugno 1941, fuggì in quello stesso giorno, proprio mentre stava per essere giustiziato.[3] Divenuto uno dei capi dei gruppi di combattimento "Combat" e "Libération-Sud", fu nuovamente arrestato dalla Gestapo a Clermont-Ferrand nel maggio 1943, riuscendo a fuggire di nuovo pochi giorni dopo, alla vigilia della sua esecuzione.[3] I suoi superiori gli ordinarono allora di recarsi in Nord Africa passando per la Spagna.[3] Fu arrestato e internato nel carcere di El Séminaire Viejo a Lleida, poi nel campo di concentramento di Onthemiente.[4] Dopo il rilascio, si recò in Marocco, dove fu assegnato al 1° Battaglione Paracadutisti d'Assalto a Staoueli, in Algeria.[2] Dopo aver ottenuto il brevetto di paracadutista, partecipò alla creazione delle unità di commandos dell'Armée de l'air francese e terminò la guerra con il grado di capitano.[2] Assegnato al quartier generale dell'esercito, si arruolò volontario per la guerra d'Indocina.[2]

Giunto nel teatro delle operazioni, fu assegnato al 2e Régiment étranger d'infanterie.[2] La sua missione era quella di costruire un treno blindato e condurre operazioni di protezione e controinsurrezione sulla linea dell'Annam meridionale, da Ninh Hòa a Suoi-Kiet, servendo le città di Phan Thiết e Nha Trang.[5] Selezionò un centinaio di legionari, tra cui un caporale tedesco, ex ufficiale della Kriegsmarine, per smantellare una vecchia nave giapponese e blindare i 14 vagoni di quella che sarebbe stata soprannominata "La Rafale" (La Raffica).[5] Con i suoi vice, i tenenti Novack (ufficiale straniero tedesco) e Lehiat, nonché il sottufficiale Parsianni, le sue audaci imprese e vittorie sarebbero state immortalate nel famoso libro di Paul Bonnecarrère, "Par le sang pleure (Fayard, 1969).[5] Dopo il servizio nella Legione straniera, fu trasferito a capo dei commando nel Vietnam centrale, dove ottenne numerosi successi, soprattutto alla testa della 610ª Compagnia ausiliaria commandos.[2] Promosso maggiore, fu inviato in Algeria.[3] Dopo un breve ritorno al 2e Régiment étranger d'infanterie, assunse il comando dell'11° Battaglione fucilieri algerini (11° BTA) a Bonifacio.[4] Da colonnello comandò il 3ème RTA (Régiment de Tirailleurs Algériens).[1] Entrò poi nel Centro Sperimentale Militare Sahariano, dove concluse la sua carriera come vicecomandante.[1] Nel 1962 definitivamente lasciò l'esercito.[2] Si ritirò a vita privata a La Rivière-de-Corps.[2] Appassionato di fauna selvatica, creò il parco ornitologico di acclimatazione di Troyes, dove sono conservate più di 800 specie, alcune delle quali rare.[4] Morì il 29 marzo 1999 ed è sepolto nel cimitero di Fontvannes.[3] La maggior parte dei suoi uomini lo descrisse come una "bestia da guerra".[1] I Viet Minh, quando comandava il treno corazzato del 2° REI, lo soprannominarono "il Diavolo" .[1]

Onorificenze

Croix de la Valeur militaire - nastrino per uniforme ordinaria
Croix de la Valeur militaire
Médaille de la Résistance con rosetta - nastrino per uniforme ordinaria
— 31 settembre 1947.
Médaille commémorative de la campagne d'Indochine - nastrino per uniforme ordinaria
Médaille commémorative de la campagne d'Indochine
Médaille commémorative des opérations de sécurité et de maintien de l'ordre - nastrino per uniforme ordinaria
Médaille commémorative des opérations de sécurité et de maintien de l'ordre

Note

Bibliografia

  • (FR) Erwan Bergot, Commando Vandenberghe : Le Pirate du Delta: Roger Vandenberghe, héros légendaire de la Guerre d'Indochine (février 1947-janvier 1952), Paris, Pygmalion, 1985.
  • (FR) Georges Fleury, Le Guerrier. Raphanaud: un baroudeur hors-série au service de la France (1939-1962), Paris, Grasset, 1981, ISBN 978-2-246-26581-8.
  • (FR) Guy Leonetti (a cura di), Mémorial Indochine, Paris, Ministère de la Défense, 2014.
  • (FR) Paul Bonnecarrère, Par le sang versé: La Légion étrangère en Indochine, Paris, Gallimard, 1968.

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN) 50092716 · ISNI (EN) 0000 0000 1217 6637 · LCCN (EN) n81152190 · GND (DE) 121816893