Juana Bormann

Johanna Bormann, anche nota come Juana Borman (Birkenfelde, 10 settembre 1893[1] – Hameln, 13 dicembre 1945), è stata una militare tedesca, guardia di numerosi campi di concentramento nazisti, condannata a morte per crimini di guerra dopo il Processo di Belsen, nel 1945.
I rispettivi nomi dei genitori erano: Christian Wilhelm Bormann e Johanna Dorothea Emilia Bergfeld. Aveva altre tre sorelle: Lina Luisa Bormann, Maria Johanna Christina Bormann e Minna Meta Antonie Bormann.
Johanna non si sposò mai e non ebbe figli. Condusse una vita solitaria fino al 1938, quando entrò nelle SS ausiliarie.
Fino all'età di 44 anni si considerava una fervente cattolica, aveva persino intrapreso per un breve periodo una carriera come missionaria per conto della Deutsche Mission.
Entrò a far parte delle SS ausiliarie il giorno 1 marzo 1938. Disse di aver intrapreso questa carriera unicamente per guadagnare più denaro.
Iniziò il suo percorso a Lichtenburg, lavorando principalmente nelle cucine del campo.
Dal 1939 al 1942 lavorò a Ravensbrück, dove fu promossa alla supervisione dei gruppi di lavoro interni ed esterni delle detenute.
Dal 1942 al 1944 prestò servizio tra Auschwitz-Birkenau e Budy, fu qui che sviluppò il suo massimo impegno.
Nel 1945 si spostò definitivamente a Bergen-Belsen, insieme a Irma Grese, Elisabeth Volkenrath, Josef Kramer e gli altri. Rimase qui fino all'aprile del 1945.
Seconda guerra mondiale
Durante il processo, la Bormann disse di essersi arruolata come Aufseherin nelle SS Ausiliarie nel 1938 "per guadagnare più denaro". Prestò servizio prima presso il campo di concentramento di Lichtenburg, nella regione della Sassonia sotto il comando della guardia superiore Jane Bernigau con altre 49 donne delle SS. Nel 1939 fu incaricata di sorvegliare un gruppo di lavoro al campo femminile di Ravensbrück, nei pressi di Berlino. Nel marzo del 1942 Johanna Bormann faceva parte della squadra di donne designata per la sorveglianza ad Auschwitz, in Polonia. Seppur di bassa statura, si distingueva per la sua crudeltà[2]. Le vittime la chiamavano "Wiesel" e "la donna con i cani"[3]. Johanna fu ulteriormente spostata a Budy, un "sottocampo" vicino dove continuò i suoi abusi contro i prigionieri[2]. Nel 1944, quando erano cominciate le sconfitte per la Germania nazista, Bormann fu trasferita al campo ausiliario di Hindenburg (nei pressi dell'attuale città di Zabrze) in Polonia. Nel gennaio 1945 tornò a Ravensbrück. A marzo fu fatto il suo ultimo trasferimento, a Bergen-Belsen, vicino Celle, dove prestò servizio sotto Josef Kramer, Irma Grese ed Elisabeth Volkenrath (tutti avevano già prestato servizio con lei a Birkenau).
Processo e morte
Il 15 aprile 1945 le truppe britanniche liberarono il campo di Bergen-Belsen, trovando oltre 10.000 cadaveri e 60.000 superstiti. I liberatori costrinsero tutto il personale delle SS a trasportare i corpi e darne sepoltura. La Bormann fu più tardi incarcerata ed interrogata dai militari, poi fu messa in stato d'accusa nel processo di Bergen-Belsen, che durò dal 17 settembre al 17 novembre del 1945. La corte ascoltò i testimoni riguardo agli omicidi da lei commessi ad Auschwitz e a Bergen-Belsen e secondo numerose testimonianze:
Fu considerata colpevole di tutti i capi d'accusa e fu impiccata insieme alla Grese e a Volkenrath il 13 dicembre 1945[3]. Il suo esecutore, Albert Pierrepoint, scrisse più tardi:
Nel 1954 fu sepolta nel cimitero di Hameln, “Friedhof am Wehl”.
Note
- ↑ Deposizione al processo di Belsen. Esistono svariate località chiamate Birkenfelde nella Prussia Orientale
- 1 2 Bormann on cwporter.com, su cwporter.com.
- 1 2 Bormann on Capitalpunishmentuk.org, su capitalpunishmentuk.org.
- ↑ Albert Pierrepoint, Executioner, Harrap, 1974, ISBN 0-245-52070-8.
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