Kamal Nasser

Nasser ed Arafat in Giordania, 1970

Kamal Butros Nasser (in arabo: كمال ناصر; Gaza, 1925 – Beirut, 10 aprile 1973) è stato un rivoluzionario, politico e scrittore palestinese.

Biografia

Nasser nacque nel 1925 a Gaza e crebbe nella città di Bir Zeit[1], una delle maggiori del governatorato di Ramallah, in Cisgiordania, parte della Palestina sotto il Mandato Britannico.[2]

Studiò prima al Bir Zeit College fino al 1941 e poi si iscrisse alla facoltà di scienze politiche dell'American University di Beirut, completando gli studi nel 1945.[1] Durante gli studi, ricevette un'astensione agli studi semestrale a causa del suo attivismo politico.[3] In questo periodo, scoprì la sua passione per la letteratura e il giornalismo, e iniziò a pubblicare le prime poesie e racconti già nel 1947 sul settimanale al-Qafila e sul giornale Filastin.[4]

Gli esordi

Completati gli studi, ritornò in Palestina e iniziò a lavorare come insegnante a Gerusalemme e a Ramallah fino al 1948.[3][4] Il 1948 segna l'anno della svolta: l'occupazione israeliana della Palestina si concretizza nella Nakba con l'espulsione e lo sfollamento forzato di circa 700.000 palestinesi.[5] La Nakba ebbe un profondo impatto nella vita e personalità di Nasser.[4]

In quel momento, il suo interesse per il giornalismo si intensificò, portandolo a supportare la nascita del neonato periodico Al-Jil Al-Jadid ("la nuova generazione").[3] Dal 1949, Nasser collabora frequentemente come giornalista da Gerusalemme,[1] venendo anche più volte imprigionato per la pubblicazione di materiale considerato rivoluzionario.[3] Nasser era un fervente attivista politico a favore dell'unità araba e contro l'occupazione israeliana della Palestina.[6] L'anno seguente, partecipa alla nascita del partito arabo socialista Baʿth palestinese a Ramallah, seguendo i principi dell'ideologo fondatore Michel Aflaq, uniti a quelli del leader dell'omonimo partito in Giordania Abdallah al-Rimawi.[4] Poco dopo, tenta di fondare il giornale al-Baath a Gerusalemme, chiuso dopo appena pochi mesi dalla sua inaugurazione.[4]

Nel 1952, Nasser, assieme ad altri membri del partito Baʿth palestinese, si trasferisce in Giordania e si unisce all'omonimo partito giordano, al quale fu permesso di operare apertamente.[4] Dopo un breve soggiorno in Kuwait e un ritorno a Gerusalemme, Nasser viene eletto al parlamento giordano come rappresentante per il distretto di Ramallah.[4] Una delle sue prime proposte di legge furono quelle per garantire i diritti delle donne, in particolare quelli politici.[4]

Dopo il colpo di stato del nazionalista Suleiman al-Nabulsi nell'aprile 1957, Nasser fu costretto a lasciare il ruolo di parlamentare e a vivere da latitante, fino a quando non riuscì a scappare in Siria, facente parte della Repubblica Araba Unita.[4] Nel 1959 pubblicò la sua prima raccolta di poesie, intitolata Jirah tughanni ("Ferite che cantano").[6] La sua prima opera copre una grande varietà di temi, inclusa la sua esperienza da rifugiato e la lotta come aspetto condiviso dai vari stati arabi.[4]

Dopo la caduta della Repubblica Araba Unita e la divisione di Egitto e Siria nel 1961, Nasser lasciò Damasco per cercare rifugio al Cairo.[4] Di lì a poco si sarebbe imbarcato per un tour che lo avrebbe portato in visita a vari paesi, tra cui Unione Sovietica, Francia, Italia e Regno Unito, alla conoscenza di vari scrittori ed intellettuali europei, tra cui Jean-Paul Sartre.[4] Una volta che il governo giordano dichiarò l'amnistia generale per tutti gli attivisti politici di opposizione nel 1965, Nasser ritornò in Cisgiordania e si stabilì nella sua città Bir Zeit.[4]

L'espulsione

Una volta ritornato in Palestina, Nasser iniziò a lottare attivamente contro l'occupazione israeliana, soprattutto quando Gerusalemme cadde sotto il controllo di Israele nel 1967.[4] Dopo la guerra dei sei giorni del 1967, infatti, i territori palestinesi vennero occupati militarmente da Israele.[7]

A causa del suo impegno contro l'occupazione israeliana, Nasser venne arrestato più volte, imprigionato a Ramallah, e successivamente fu espulso forzatamente dai territori occupati palestinesi il 23 dicembre 1967.[1][4] L'espulsione forzata, tuttavia, gli diede nuovo slancio. Nel 1967, pubblicò Ughniyat Min Paris ("Canzoni da Parigi"), una raccolta di poesie.[6] L'anno successivo entrò a far parte dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), di cui fu eletto membro del Comitato Esecutivo l'anno seguente, sotto la guida del leader palestinese Yasser Arafat.[1][6]

Presso l'OLP, Nasser lavorò come capo redattore del suo periodico ufficiale, il Falastin al-Thawra ("rivoluzione palestinese") e divenne presto il portavoce ufficiale dell'organizzazione.[6] Il contributo editoriale ebbe un forte impatto nel forgiare l'ideologia dell'OLP: i suoi articoli di opinione spesso ne diventarono le posizioni ufficiali.[4]

Dal 1969 al 1973, Nasser si occupò di tutte le questioni mediatiche e informative dell'OLP, impegnandosi a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla causa palestinese.[6]

Assassinio

Il 10 aprile 1973, degli agenti israeliani del Mossad infiltrati a Beirut assassinarono Nasser, insieme a due noti leader palestinesi, Kamal Adwan e Muhammad Yusuf al-Najjar.[6]

Nasser fu seppellito nel Cimitero dei Martiri a Beirut, vicino al suo amico e collega palestinese Ghassan Kanafani, assassinato l'anno prima.[6]

Note

  1. 1 2 3 4 5 (EN) Kamal Nasser, su all4palestine.com. URL consultato il 15 agosto 2025.
  2. ↑ Birzeit, su visitramallah.ramallah.ps. URL consultato il 14 agosto 2025.
  3. 1 2 3 4 (EN) KAMAL BUTROS NASSER – PASSIA, su personalities.passia.org. URL consultato il 14 agosto 2025.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 (EN) Kamal Nasser - Political Leaders (1925 - 1973), su Interactive Encyclopedia of the Palestine Question – palquest. URL consultato il 14 agosto 2025.
  5. ↑ Simone Sibilio, Nakba. La memoria letteraria della catastrofe palestinese (PDF), Q - Romaª ed., Roma, 2013, ISBN 978-88-97831-19-8.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Remembering Kamal Nasser on the 45th anniversary of Land Day, su Birzeit University, 30 marzo 2021. URL consultato il 14 agosto 2025.
  7. ↑ (EN) Dpr 3, History of the Question of Palestine, su Question of Palestine, 28 agosto 2025. URL consultato il 14 agosto 2025.

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